Di origine afroamericana, è considerata come la prima celebrità nera e tra le più acclamate vedette di Parigi. Ottenne la nazionalità francese nel 1937 e, nel corso della Seconda guerra mondiale, ebbe un ruolo importante nel controspionaggio francese della Francia Libera. Nel 1946 le fu assegnata la medaglia della Resistenza francese. Il 18 agosto 1961, nel parco del castello des Milandes in Dordogna residenza di Joséphine Baker, Charles de Gaulle le conferì la più alta onorificenza dello Stato francese: la Legion d'onore. Insieme a questa le fu anche conferita la Croix de guerre.

In seguito usò la sua grande popolarità nella lotta contro il razzismo e a favore dell'emancipazione dei neri, in particolare sostenendo, negli Stati Uniti, il movimento per i diritti civili. Nel 1963, durante la marcia su Washington per il lavoro e la libertà, fu al fianco di Martin Luther King sul palco del Lincoln Memorial dove tenne un proprio discorso.

Nel 2021, a quasi cinquant'anni dalla sua morte, è stata ammessa tramite una sepoltura simbolica al Pantheon di Parigi, diventando la sesta donna e la prima donna nera a entrare nel "tempio" repubblicano.

Biografia

Nata Freda Josephine McDonald a St. Louis, Josephine Baker crebbe in un quartiere eterogeneo e a basso reddito. A otto anni iniziò a lavorare per aiutare a sostenere la sua famiglia e a dodici anni abbandonò la scuola per lavorare a tempo pieno. A tredici anni Josephine incontrò, al Club dove lavorava come cameriera, quello che diventò il suo primo marito.

L'artista Dopo un'infanzia difficile e il matrimonio all'età di 13 anni, subito naufragato, Freda Josephine Baker abbandonò la famiglia nel 1920. Risparmiando, riuscì ad acquistare il biglietto per assistere agli spettacoli del Boxer Washington Theatre, riservato ai soli neri. Qui maturò il suo amore per il ballo e il canto finché, con grande difficoltà, un giorno riuscì a convincere il direttore del teatro a farle un provino. Iniziò così la carriera di ballerina nei piccoli teatri di Saint Louis. Successivamente prenotò un viaggio di sola andata per New York, dove finì per lavorare come sarta nel backstage per la rivista Shuffle Along. Quando un membro del coro si ammalò, Baker intervenne come sostituta. Dopo il successo dello spettacolo, ottenne un ruolo nel musical di Broadway del 1924 The Chocolate Dandies. Il 2 ottobre 1925 giunse in Europa con la "Revue nègre" al Théâtre des Champs-Élysées, di cui divenne in breve tempo la prima ballerina. La sua bellezza di donna e la sua bravura di artista divennero celeberrime a Parigi, tanto che il teatro registrò costantemente il tutto esaurito. Nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni (alcune delle quali, come La canne à sucre, sono molto note) unì il gusto piccante e ricercato del varietà francese al folklore della musica africana.

Vestita solo di un gonnellino di sedici banane, che sarebbe divenuto un'icona di inizio Novecento e della vita parigina in particolare, scatenata nel più pazzo charleston, una musica allora ancora sconosciuta in Europa, Josephine Baker incarnò una delle immagini tipiche degli anni 1920. La passionalità delle sue interpretazioni ed il sincero interesse per l'arte popolare le impedirono di cadere nell'esotismo di maniera e suscitarono l'entusiasmo dei parigini per il jazz e le musiche nere. La leggenda narra che più di 1500 uomini chiesero la sua mano.

Dopo una tournée in Europa, Josephine Baker iniziò a rappresentare la revue delle Folies Bergère del 1927 accompagnata da un ghepardo, che terrorizzò l'orchestra e fece fremere di paura il pubblico. Nel 1927 la giovane celebrità si lanciò nella canzone. In questo periodo fu seguita da Giuseppe Abatino, suo impresario e amante per circa dieci anni. Nel 1931 ottenne un indimenticabile successo con la canzone J'ai deux amours, composta da Vincent Scotto.

Alcuni cineasti, come Marc Allégret, le proposero anche qualche ruolo cinematografico. I suoi due principali film furono Zouzou (1934) e La principessa Tam Tam (1935), ma non incontrarono il successo di pubblico sperato. Invece sui palcoscenici del music-hall riuscì a fare ombra alla celebre Mistinguett. La sua tournée del 1936 negli Stati Uniti non incontrò un grande successo. L'America era scettica e le rimproverava di parlare talvolta in francese, o in inglese con accento francese. Rientrata in Europa, ottenne la nazionalità francese nel 1937 sposando Jean Lion, cittadino francese. Il matrimonio durò soltanto due anni. Nello stesso anno pubblicò La conga blicoti, inserita nel 2011 nella colonna sonora del film Midnight in Paris di Woody Allen.

Agente del controspionaggio Allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando nel 1940 la Francia cadde sotto l'occupazione nazista, Josèphine si rifiutò di fuggire. Cittadina francese dal 1937, decise di usare la sua fama come arma contro il nazismo al servizio della sua nuova patria. Attraverso l’amicizia con Jacques Abtey, ufficiale del controspionaggio francese, Baker fu reclutata come informatrice. Il suo status di star le permetteva di muoversi liberamente, frequentando ricevimenti e ambasciate dove poteva carpire conversazioni cruciali senza destare sospetti. Per questo motivo, frequentò l'alta società parigina, poi si mobilitò a favore della Croce RossaKevin Labiausse, , Le Patriote résistant, octobre 2006.. Dopo la Campagna di Francia, il 24 novembre 1940 si arruolò nei servizi segreti della Francia libera, sempre avendo come tramite il comandante Abtey, che restò suo ufficiale di collegamento fino alla Liberazione, in Francia e poi in Marocco, allora centro di attività dell’intelligence alleata.

Durante la guerra si fece carico di missioni importanti, annotando informazioni militari e politiche su foglietti che nascondeva negli spartiti musicali o addirittura cuciti nei suoi abiti e biancheria intima, sicura che i tedeschi non l’avrebbero mai perquisita. Si spostava tra la Francia di Vichy, il Portogallo, la Spagna e il Marocco, portando informazioni cruciali ai britannici e ai servizi della Francia Libera. Una delle operazioni più delicate fu il trasferimento di notizie sui piani dell’Asse nel Nord Africa. Le informazioni raccolte da Josèphine furono utilizzate nella preparazione dell'Operazione Torch, lo sbarco alleato in Marocco e Algeria nel 1942.

In Marocco, grazie al supporto di Ahmed Belbachir Haskouri, un potente membro della corte reale, sviluppò una rete grazie alla quale ottenne passaporti spagnoli e marocchini per gli ebrei in fuga dalle persecuzioni naziste che si dirigevano verso la zona spagnola. I passaporti venivano rilasciati attestando che gli ebrei dell'Europa orientale erano ebrei marocchini, consentendo così a molti di fuggire in America Latina. Nel 1941 si ammalò gravemente. Malgrado mesi di ricovero, continuò a fornire supporto logistico e informativo dalla sua residenza a Marrakech, trasformata in rifugio per agenti e rifugiati.

In seguito fu ingaggiata dal servizio femminile inquadrato nell'Armée de l'air e sbarcò a Marsiglia nell'ottobre 1944. Alla Liberazione si esibisce per le truppe alleate in Germania e Italia, diventando simbolo della vittoria. Al termine del conflitto, raggiunto il grado di capitano, fu decorata con la Legion d'onore da Charles De Gaulle.

Dopo la guerra L'incidente allo Stork Club Il 16 ottobre 1951, la star del musical South Pacific, Roger Rico, e sua moglie accompagnarono Josephine Baker e un’altra ospite, Bessie Buchanan, al prestigioso Stork Club di New York per una cena. Una volta seduti, Baker ordinò una bistecca. Passò quasi un’ora senza che venisse servito nulla e, secondo quanto riferito dalla signora Rico, nessun cameriere, nemmeno quello che aveva preso l’ordinazione, si avvicinava al loro tavolo fingendo di non sentire quando il marito li chiamava. Dopo diversi tentativi, riuscirono a far tornare il cameriere e gli chiesero della bistecca ordinata da Baker. Lui rispose che non ne avevano. Chiesero allora del cocktail di granchio, ma fu riferito che anche quello era finito. Infine, chiesero del vino e il cameriere disse che lo stavano ancora cercando. Quando provarono a ordinare altro, il cameriere si allontanò nuovamente.

Baker e Rico lasciarono il tavolo per telefonare al suo avvocato e alla polizia. Al ritorno, un cameriere si presentò per prendere una nuova ordinazione. Secondo quanto raccontato da Buchanan, "dopo un’ulteriore lunga attesa, portarono finalmente una bistecca. Ma a quel punto eravamo tutti così a disagio che Baker si rifiutò di mangiare e ce ne andammo."

Baker presentò un reclamo alla polizia di New York per l’accaduto. L’NAACP sostenne la sua protesta, organizzando una manifestazione con numerosi personaggi famosi davanti allo Stork Club. Il segretario esecutivo dell’organizzazione, Walter White, si rivolse all’FBI, inviando un telegramma a J. Edgar Hoover in cui chiedeva che intervenisse contro la discriminazione subita da Baker, sottolineando che episodi del genere "danno argomenti ai comunisti e ai nemici della democrazia." La risposta di Hoover fu: "Non considero questa faccenda di mia competenza."

Grace Kelly, che si trovava seduta poco distante, assistette a tutta la scena. Josephine Baker era una figura nota a livello internazionale, e Kelly comprese bene a chi veniva negato il servizio. Quando divenne evidente che Baker non sarebbe stata servita, Kelly si alzò, la prese sottobraccio e lasciò il locale insieme a tutto il suo gruppo. Dichiarò che non avrebbe mai più messo piede lì. Da quel momento in poi, tra Kelly e Baker nacque una profonda amicizia. Anche dopo il matrimonio di Grace con il Principe Ranieri III, la loro amicizia rimase inalterata.

Le accuse, le minacce e l'allontanamento dagli Stati Uniti Josephine Baker ricevette minacce a seguito dell’episodio accaduto allo Stork Club. Secondo quanto riportato dal Chicago Defender, alcune persone la avvertirono che, se avesse insistito con la sua denuncia contro il locale, avrebbe rischiato la cancellazione dei suoi contratti, l’espulsione dagli Stati Uniti e, forse, la fine della sua carriera. La risposta di Baker fu ferma: "Sono pronta a sacrificare la mia carriera per un principio. Se dovrò lasciare questo paese, lo farò con la mia dignità e quella della mia gente intatte."

La sua indignazione, però, non si limitò al trattamento ricevuto nello storico club newyorkese. Il giornalista e opinionista Walter Winchell, figura molto nota all’epoca, si trovava nel locale quella stessa sera. Non è chiaro se fosse al corrente di quanto stesse accadendo a Baker, ma lei lo criticò pubblicamente per non aver preso posizione o offerto supporto. Winchell inizialmente si difese affermando di aver lasciato il locale prima che si verificassero i fatti. Poco dopo, però, Winchell che dall'anno prima aveva sposato la campagna di Joseph McCarthy contro il comunismo, iniziò ad attaccare Baker nei suoi articoli.

In uno dei suoi articoli, riportò un vecchio articolo del 1935 dell’Associated Press in cui si citava un presunto sostegno di Baker all’invasione dell’Etiopia da parte di Mussolini. Diffuse anche la voce secondo cui, alludendo a Baker, una delle persone coinvolte nel reclamo contro lo Stork Club, insieme al marito, avrebbe partecipato e fomentato i disordini legati ai concerti di Paul Robeson, arrivando a definirla "istigatrice di rivolte".

In un’altra occasione, citò un editoriale del Pittsburgh Courier che definiva l’intera vicenda "il caso di ‘discriminazione’ più debole mai registrato", suggerendo che tutto fosse stato ingigantito e che avrebbe potuto giovare solo a interessi stranieri ostili. Il 5 novembre, dopo la partenza di Baker dagli Stati Uniti, Winchell scrisse che funzionari governativi stavano monitorando i suoi spostamenti, nel caso tentasse di rientrare nel paese. Il suo visto fu revocato e l'FBI, un tempo beneficiaria di informazioni facilitate dall'attività durante la guerra di Baker per la Resistenza, aprì un dossier su di lei.

Cuba, anni '50