Larchitettura etrusca è l'architettura della civiltà etrusca. Si sviluppò tra il IX secolo a.C. e il I secolo a.C. in un'area denominata Etruria, corrispondente all'incirca alla Toscana, all'Umbria occidentale e al Lazio settentrionale e centrale, con propaggini anche a nord nella zona padana, nelle attuali Emilia-Romagna, Lombardia sud-orientale e Veneto meridionale, e a sud, in alcune aree della Campania. Ne fanno parte l'abitazione, il tempio e il santuario, le opere di difesa e di regimazione delle acque e la tomba, mentre l'impianto delle città e il rito con cui venivano fondate appartengono all'urbanistica.

Di quegli edifici resta pochissimo. Si costruiva con la pietra del posto, con il legno e con l'argilla, materiali che non garantivano una lunga durata e obbligavano a rifare di continuo: quello su cui si lavora è di norma un filare di fondazione, una soglia, la base di una colonna, un frammento di tegola, l'incasso lasciato da un palo. A rendere possibile la ricostruzione degli alzati sono le coperture e i rivestimenti in terracotta, i modellini di edificio deposti come offerta votiva e, per le fasi più antiche, le urne a capanna..

Materiali e tecniche costruttive

La geologia decide il materiale. Nell'Etruria meridionale si taglia il tufo, roccia tenera che si lascia squadrare in conci regolari; nell'Etruria settentrionale, dove quella pietra manca, si adoperano blocchi meno regolari di galestro e di alberese..

Nella capanna il muro nasce da una fila di pali: fino all'età villanoviana piantati dentro una canaletta scavata nella roccia, poi appoggiati a uno zoccolo di pietrame.. Fra un palo e l'altro si intrecciano rami e frasche, sopra si spalma argilla lasciata asciugare al sole, e la superficie viene lisciata e poi intonacata; ne risulta una parete di venticinque centimetri circa. Poiché argilla e intonaco temono la pioggia, il tetto aggetta molto oltre il filo del muro..

Nella seconda metà del VII secolo a.C. il modo di costruire cambia. Il basamento passa all'opera quadrata, mentre l'alzato resta a graticcio oppure diventa un telaio di legno tamponato con pietrame o con mattoni crudi; le pareti sono intonacate e talvolta dipinte. Che i mattoni fossero preferibili lo scrive Vitruvio, che del graticcio dice di rimpiangerne l'invenzione, perché prende fuoco come una fiaccola, e conclude che conviene spendere di più ed essere sicuri.

Del muro in mattoni crudi si conosce anche la messa in opera, grazie alla casa che a Roselle crollò su sé stessa negli anni centrali del VII secolo a.C.: i filari sono posati in piano, direttamente sul battuto di argilla, accostati l'uno all'altro con argilla chiara molto depurata che fa da malta, e infine rivestiti da uno strato spesso della stessa materia, a guisa di intonaco..

Per i muri di una certa consistenza si ricorre alla tecnica a sacco: due paramenti di pietra e, in mezzo, un riempimento di terra e pietrisco. È quella con cui è costruito, nel IV secolo a.C., l'anello sommitale della fortezza di Poggio Civitella, spesso circa quattro metri..

La seconda novità, negli stessi anni, è il tetto di tegole. Si adotta la copertura che unisce i due sistemi greci, il laconico e il corinzio: tegole piane rettangolari raccordate da coppi semicilindrici, appoggiate a un'orditura lignea. Un tetto così pesa, e il suo arrivo presuppone una carpenteria che prima non serviva..

Il tetto è per lo più a doppio spiovente ed è coronato da un coppo di colmo, che talvolta regge acroteri anche figurati. Bartoloni li fa discendere, sul piano ideologico, dai pali biforcuti e dalle rozze figure umane che sormontavano il tetto delle capanne, quali le urne a capanna li mostrano: il coronamento della capanna diventa, in terracotta, il coronamento della casa e poi del tempio..

Sul podio dei templi e sugli altari ricorre una modanatura diffusa in Etruria e nelle regioni vicine: un toro molto grande, simile nel profilo all'ovolo greco ma posto alla base anziché in alto, tanto caratteristico da essere chiamato toro etrusco..

L'abitazione

La capanna

La capanna resta il tipo edilizio corrente, in Etruria come nel resto d'Italia, fino a oltre la metà del VII secolo a.C.: un edificio di piccole dimensioni, con un vano solo nella maggior parte dei casi, senza fondazioni e fatto di materiali che il tempo distrugge. Nei villaggi sorgevano a distanza l'una dall'altra e senza un ordine riconoscibile, separate da campi coltivati e da spazi destinati al bestiame; quello che se ne ritrova è di norma il fondo, individuabile da una canaletta scavata nella roccia e dai fori dei pali oppure, più spesso, dal solo strato di terreno annerito dall'occupazione..

La pianta può essere circolare, ovale, quadrata o rettangolare, e la varietà non traduce una successione cronologica: le forme convivono. A Veio la collina di Piazza d'Armi ha restituito soprattutto capanne piccole e quasi circolari, le terrazze di Portonaccio e di Campetti capanne grandi e ovali; a Torre Valdaliga, sul litorale di Tarquinia, una capanna ovale è impiantata sopra una rettangolare, e a Roma, sul Palatino, i due tipi sono attestati insieme.. Nell'insediamento del Gran Carro, sul lago di Bolsena, occupato dagli esordi del IX all'VIII secolo a.C., si distinguono tre fasi, e nella più recente le case sono rettangolari e impostate su palafitte: si è supposto che, anziché essere abbandonato o arretrato all'asciutto, il villaggio sia stato adattato all'innalzamento delle acque del lago. Le capanne maggiori sono ovali o rettangolari, e sono le sole che qualche volta si articolino in due ambienti, come a Veio-Campetti e a Tarquinia-Calvario; fra VII e VI secolo a.C. compare un tipo più elaborato, con vestibolo quadrangolare e ambiente interno circolare, che trova riscontro puntuale nelle tombe a capanna di Cerveteri e nelle tholoi del territorio volterrano..

Dell'alzato, che non si conserva, restano soltanto frammenti di intonaco e di argilla con le impronte dei rami e delle canne: la ricostruzione si appoggia perciò alle urne a capanna, i modellini funerari che in Etruria si depongono soprattutto fra il IX e l'VIII secolo a.C., e al confronto con le capanne dei pastori della campagna tosco-laziale, rimaste in uso fino alla metà del Novecento: quelle moderne lasciano sul terreno impronte quasi indistinguibili dalle antiche..

Lars Karlsson distingue tre momenti, ciascuno con materiali propri: il legno nella fase protovillanoviana, lo zoccolo di pietra e l'argilla essiccata al sole in quella villanoviana, gli stessi materiali applicati a una pianta rettilinea e a fondazioni di blocchi più grandi, ancora non lavorati, nell'orientalizzante.. La serie più continua viene dagli scavi svedesi all'abitato di San Giovenale: nella zona D la capanna 1, lunga 10,40 m e larga al massimo 5,28, è delimitata da canalette tagliate nel tufo, due file di buche da palo ne dividono l'interno in tre navate e un'interruzione di sessanta centimetri nella canaletta segna la porta, aperta sul lato corto di sud-ovest secondo l'orientamento consueto. Piante analoghe, ovali e a tre navate su tre coppie di pali, sono state riconosciute a Sorgenti della Nova..

Su questi dati Karlsson ricostruisce la capanna protovillanoviana come un edificio ovale con i lati corti appiattiti, lungo più di dieci metri e largo più di cinque, in rapporto di due a uno fra le due misure. La navata centrale, larga circa due metri, si alza sopra le laterali; la trave orizzontale posata sulla prima e sull'ultima coppia di pali interni regge i puntoni di testa e di coda e lascia in alto due aperture triangolari per il fumo del focolare. La copertura è di stoppie o di canne, trattenuta da pali incrociati sul colmo..

Nell'VIII secolo a.C. lo zoccolo di pietra diventa la soluzione corrente.. A Tarquinia gli scavi condotti nell'abitato del Calvario fra il 1975 e il 1978 hanno individuato venticinque capanne: fra quelle meglio conservate, quattro hanno pianta ovale a tre navate e sette pianta rettangolare. Karlsson ritiene che le rettangolari siano posteriori e non un tipo contemporaneo destinato a usi diversi, perché risultano allineate a una strada che taglia una delle capanne ovali..

Le prime dimore aristocratiche

Sul finire dell'VIII secolo a.C., quando l'aristocrazia si è ormai costituita in ceto riconoscibile, alcune costruzioni rettangolari di due o tre ambienti cominciano a staccarsi dalle capanne curvilinee, che restano tuttavia il tipo abitativo corrente. John Bryan Ward-Perkins le chiamò «case di legno»: hanno copertura di materiale deperibile, si aprono sui lati lunghi e sono corredate di portici e di cortili. Gilda Bartoloni vi riconosce residenze principesche, case del sovrano dove si svolgevano le azioni collettive della comunità e in primo luogo il banchetto, che nei poemi omerici è l'occasione in cui si prendono le decisioni..

Sull'acropoli di Populonia un centinaio di tazze deposte presso una struttura rettangolare orientata est-ovest, divisa verosimilmente in tre ambienti e provvista di un ampio portico e di un recinto sul lato orientale, documenta una libagione e con essa una funzione politica dell'edificio. A Veio-Campetti gli scavi inglesi hanno messo in luce una sequenza che va dalla capanna alla casa in pietra: la fase intermedia, fra il 670 e il 640 a.C., è una casa rettangolare di 11,40 per 5 m con portico o cortile porticato, riconoscibile dalle buche di palo squadrate allineate a distanze regolari sulla facciata, e i molti frammenti di incannucciata indicano un alzato a graticcio intonacato d'argilla fra pali verticali di legno..

L'abbandono della pianta curvilinea, oltre a sfruttare meglio lo spazio interno, è stato messo in rapporto con la volontà di allineare gli edifici a un reticolo stradale. La prima sistemazione regolare degli spazi si coglie di nuovo a Veio, sulla collina di Piazza d'Armi, verso la metà del VII secolo a.C.: una strada principale di cinque metri, alla quale si innestano trasversali di 2,80 m. Poco più tardi San Giovenale, a pochi chilometri da Blera, mostra due quartieri nettamente diversi: sull'acropoli le case dell'aristocrazia, disposte ortogonalmente, con più vani, cortili e ambienti per il banchetto; sul pendio terrazzato il cosiddetto Borgo, dove le abitazioni sono modeste e le stradine non seguono la perpendicolare.. Alla prima metà del VII secolo a.C. appartengono anche alcune case in muratura di San Giovenale: vani quadrangolari, fondazioni di pietra conservate per più di un metro, alzato probabilmente in mattoni crudi, pavimento di terra battuta, con ciottoli di fiume costipati lungo le pareti: lo stesso accorgimento si osserva nella tomba della Capanna a Cerveteri, nella camera in fondo..

Alcuni edifici inseriti in insediamenti ancora di capanne hanno però statuto diverso. A Tarquinia, all'inizio del VII secolo a.C., un complesso di carattere sacro-istituzionale è costruito in pietra con la tecnica dei muri a pilastri, importata dal Vicino Oriente: pilastri a distanze regolari e pietrame negli intervalli. Un edificio centrale diviso in due ambienti è affiancato da due cortili; vi furono deposti tre bronzi resi inservibili (una tromba-lituo, un'ascia, uno scudo rotondo di lamina), segni del potere militare e sacrale che riferiscono l'impianto a chi stava al vertice della comunità. A Casale Marittimo, nell'orientalizzante maturo, sopra i resti livellati di una grande capanna e su un podio di argilla gialla si erige un edificio quadrangolare con cortile, in parte in muratura e con tetto stramineo; i buccheri decorati a stampo e le iscrizioni di dono lo qualificano come residenza del capo della gens e centro cerimoniale dell'insediamento, la stessa gens documentata dalle deposizioni della vicina necropoli di Casa Nocera..