I Lascaris di Briga (o Lascaris di Ventimiglia e Briga) costituiscono un'importante linea di successione dei conti di Ventimiglia, i quali, nel ramo primogenitale, assunsero alla fine del XIII secolo il cognome Lascaris per il matrimonio di Guglielmo Pietro I di Ventimiglia con la principessa bizantina Eudossia Lascaris.
Il ramo dei Lascaris di Ventimiglia e Briga sorse a seguito del testamento di Guglielmo Pietro II Lascaris, conte di Ventimiglia e Tenda, redatto il 7 aprile 1358. Infatti, in questo atto la signoria fu divisa tra i figli del conte. Tenda e i principali territori comitali rimasero in possesso del primogenito Pietro Balbo II e di Antonio, monaco benedettino, mentre Briga venne suddivisa tra gli altri fratelli: Luigi Lascaris di Ventimiglia, celebre poeta e uomo d'arme, Giovanni, monaco nel monastero di Lérins, Guglielmo Pietro III e Ranieri..
Il lignaggio dei Lascaris di Briga si estinse all'inizio del XIX secolo con Honoré-Théodore Lascaris, conte di Briga e Gorbio, che divorziò dalla bellissima Jeanne-Rosalie de Reghat nel 1793. Honoré-Théodore (detto Diplo Lascaris per essere di madre e padre Lascaris) fu colonnello del reggimento Royal-Italien e poi del reggimento Lascaris nell'armata del principe Luigi-Giuseppe di Borbone-Condé.
La struttura storico-economica della signoria brigasca La contea di Briga nei secoli XIV e XV prosperò, sotto la guida dei Lascaris, in ragione della strategica posizione di controllo della Via del sale, fondamentale arteria commerciale che vedeva ogni anno partire da Nizza e Ventimiglia decine di migliaia di mule, dirette a Cuneo o Torino, con il prezioso carico di sale marino, ritornando poi cariche di pregevoli manufatti e derrate alimentari. Il sale scaricato nei porti di Nizza e Ventimiglia - o prodotto in loco - poteva viaggiare per una strada all'interno delle terre attraverso le valli di Ventimiglia, della Roia controllata da Briga, il Col di Tenda per passare infine in Piemonte. Sin dall'inizio del XIII secolo i conti di Ventimiglia riattarono le antiche vie di comunicazione romane che dai porti di Nizza e Ventimiglia permettevano il commercio dell'«oro bianco» – il preziosissimo sale – con l'entroterra piemontese. Altra fondamentale infrastruttura commerciale e militare brigasca fu costituita dalla via Marenca. Il suo percorso si snodava da Limone e da Tenda quindi per il Passo di Boaria scendeva al Colle dei Signori, le Navette, il passo Tanarello – controllato dai signori di BrigaPalmero, Montagne indivisibili, pp. 147-149. – per passare poi alle Castellanie, formate dai borghi incastellati di Mendatica, Pornassio, Cosio, Borghetto e Montegrosso, in val Arroscia, sempre sotto il dominio brigasco. La via, fondamentale per la ricca pastorizia transumante e l'industria della lana, proseguiva ai passi di Garessio - dominato dagli Scarella vassalli dei Lascaris - e Mezzaluna, per poi inoltrarsi verso sud, lungo i crinali delle valli Argentina, Impero e Maro.
Nel 1388 il conte di Savoia si impadronì della contea di Nizza e della parte orientale dell'antica contea ventimigliese, ossia della val Vésubie, ma i conti di Tenda e Briga continuarono a frapporre al commercio sabaudo il controllo della vitale val Roia. Nel 1407 il conte di Savoia tentò di aprire una via alternativa al commercio passando dalla val Vésubie, ma il limite di questa nuova direttrice fu costituito dal passo di Finestre, impraticabibile d'inverno mentre il commercio del sale si svolgeva soprattutto in quella stagione. Durante i secoli XV-XVI la principale arteria commerciale continuò dunque a passare da Briga, permettendo ai Lascaris di orientare da una posizione di forza la loro nuova alleanza con i dinasti savoiardi che nel 1406 acquistarono parte della signoria brigasca e resero vassalli i Lascaris. Mentre i Lescaris di Tenda mantennero viva la propria linea politica avversa ai Savoia, imponendo pesanti pedaggi al commercio straniero. Questa situazione tra l'altro, il 17 marzo 1491, mosse re Carlo VIII di Francia a tentar di proibire al conte di Tenda l'imposizione di pedaggi considerati esorbitanti.Laszlo, pp. 18-20.
Come accennato, altra fondamentale attività economica nel Brigasco fu costituita - come nella vicina contea di Tenda - dall'allevamento. Sin dal 1270 sono documentate le presenze delle greggi tendasche a Roquebrune-sur-Argens, e quelle di Briga attraversano nella transumanza i territori di Puget-sur-Argens e Saint-Raphaël. I pastori brigaschi e tendaschi sono segnalati nel 1374 nella vicaria di Draguignan e nel 1391 a Grasse, e poi nella prima metà del XV secolo a Fréjus, Aribeau, Mandelieu, Napoule e Cabris.Lassalle, Terres communes et délimitations de territoires, pp. 450-456.
Successione e storia dei Lascaris conti di Briga Luigi I, conte di Limone Piemonte e Briga (1369-1399) fonda il ramo familiare dei Lascaris di Briga. Luigi fu figlio di Guglielmo Pietro II, conte di Ventimiglia, Tenda e Briga, gran ciambellano del Regno di Sicilia/Napoli, ed è ricordato da una carta dell'Abbazia di St-Pons di Nizza del 24 settembre 1343: “nobilem virum Dominum Guilhelmum Petri comitum de Tenda et Ludovicum ejus filium”.
Secondo una leggenda, Luigi, come terzogenito, fu fatto entrare dal padre in un monastero agostiniano, ma, innamoratosi di Tiburga Grimaldi di Boglio, fuggì dal monastero per sposarsi - nel 1346 - con l'amata e porsi al servizio della regina Giovanna I d'Angiò. A capo dell'armata navale angioina Luigi si distingue per il suo valore e abilità militare, ottenendo a più riprese segnalate vittorie contro le incursioni di mercenari bretoni, inglesi e armagnacchi.
Luigi divenne famoso in Provenza, sia come grande capitano, sia come poeta, frequentatore delle corti d'amore, dove leggeva i suoi componimenti in occitano, in particolare i poemi La Paurilha e Las miserias d'aquest mond. Inoltre, tenne alto il blasone dei conti di Ventimiglia in giostre e tornei. Secondo i suoi contemporanei Luigi I Lascaris
Il 23 febbraio 1369, Luigi firmò un trattato di pace nella terra di Saorgio, al fine di far cessare la guerra tra la regina Giovanna I d'Angiò, da una parte, e Guglielmo Pietro II, Pietro Balbo II Lascaris, dall'altra. I conti di Ventimiglia rendono omaggio e fedeltà personale alla regina, questa a sua volta riconosce la loro signoria sui comitati di Tenda, Briga, Limone e Vernante. Intervenne come testimone il sire Guglielmo Lascaris di Gorbio. Il seguente 5 luglio 1369, Guglielmo Pietro II e Pietro Balbo II giurano fedeltà alla regina Giovanna.
In 27 feb 1378, Luigi insieme Guglielmo Pietro III, Pietro Balbo II, in Briga confermano i capitoli doganali, le franchigie e le libertà concesse dal padre Guglielmo Pietro II alla comunità di Briga. All'11 maggio 1379, Luigi impone l'osservanza alla comunità di Briga dei relativi privilegi e immunità. Il 18 giugno, 1379 il Comune e gli uomini di Briga si appellano all'imperatore contro le condanne di Luigi. Il 15 luglio 1379, si stipula un accordo tra Luigi e il Comune di Briga, in presenza di Pietro Alfonso Lascaris, signore di Conio e suo cognato. Il 21 settembre 1379, invio di lettera del juge-mage di Provence, per appello contro il Comune di Briga affinché siano rispettati gli ordini di Guglielmo Pietro, signore di Conio e vicario del conte Luigi. Il 20 dicembre 1380, il juge-mage di Provence pronuncia sentenza d'arbitrato tra il Comune di Briga e il conte Luigi. Tra il 1376 e il 1379 il conte Luigi, con i fratelli, promuove la ristrutturazione e il potenziamento del castello di Briga.Thévenon, p. 18. Il 26 febbraio 1383 in Aix-en-Provence, Luigi è investito della signoria di Roquette-sur-Var dal re Carlo III di Durazzo, e contestualmente presta il relativo omaggio al sovrano.
Il 2 agosto 1388, Bona di Borbone, contessa di Savoia, si pronuncia in arbitraggio per beni venduti a Luigi I Lascaris da Luigi Grimaldi. Questo atto si inserisce nella definitiva scelta di campo di Luigi Lascaris verso il partito savoiardo. Peraltro, già il matrimonio di Luigi Lascaris con Tiburga Grimaldi di Boglio costituì un'alleanza politica del signore di Briga con la dinastia del nipote Giovanni Grimaldi di Boglio, gran siniscalco di Provenza – di cui però controllava solo la vicaria di Nizza - per conto di re Ladislao di Durazzo e longa manus dei Savoia nelle contee di Nizza e Ventimiglia. Il Grimaldi sin, almeno, dal 1385 aveva tramato la consegna di Nizza al conte di Savoia. Proprio in coincidenza del 2 agosto 1388 – in corrispondenza dell'atto di arbitraggio della reggente Bona di Savoia favorevole al Lascaris – Giovanni Grimaldi sottoscrisse un trattato segreto con i Savoia, garantendo ai dinasti sabaudi la consegna del governo di Nizza e della Provenza orientale in cambio di ampliamenti della propria baronia di Boglio.Ripart, La « Dédition » de Nice, p. 4. Sempre in relazione alle operazioni preparatorie dell'occupazione del vicariato di Nizza da parte dei Savoia, il 21 agosto 1388, Georges de Marle, siniscalco di Provenza per conto di Luigi d'Angiò re di Sicilia – ma anch'esso segretamente “uomo del conte” di Savoia - a nome del re di Sicilia, confermò le gabelle sul sale al conte Luigi Lascaris, rappresentato dal suo vassallo e cugino Guido Lascaris di Castellar.
Il 19 maggio 1399, il Comune di Briga presta fedeltà e omaggio ai conti Pietro e Giovanni Lascaris, del fu Luigi, richiamando i patti e convenzioni del 30 settembre 1274 e del 14 ottobre 1324.
Raniero I Lascaris, consignore di Briga (1/3) e Limone (1/6) figlio di Luigi I e di Tiburga Grimaldi, sposa Maddalena Grimaldi – figlia di Luca, consignore di Antibes e Cannes - . Il 27 ottobre 1404 , il Comune di Briga presta omaggio ai fratelli Raniero, Giovanni e Pietro Lascaris, ciascuno per 1/3 della contea di Briga e signorie annesse. Il 22 dicembre 1406 è sottoscritto un patto fra Amedeo VIII di Savoia e i tre fratelli conti di Briga, che prestano omaggio al conte di Savoia – per le loro quote signorili di Briga e Limone - in cambio di privilegi commerciali sulle saline di Nizza. Il 15 agosto 1411 si stipula una convenzione tra Francesco Berto, marchese di Ceva e signore di Chiusa e i fratelli Raniero, Giovanni e Pietro Lascaris, conti di Briga, per delimitare i confini tra il castello di Mirabello e Chiusa Pesio, e per il riconoscimento del diritto di pascolo dei Brigaschi in plano Mall Aquaricii, nel territorio di Chiusa. Raniero risulta defunto nel 1430, lasciando i figli Carlo II, Tommaso II, Nicola III Giovanni Antonio III, Luchino II e Ilaria II.
Luchino II Lascaris di Briga nasce intorno al 1405, da Ranieri II signore di Briga e da Maddalena Grimaldi. Il 18 marzo 1413, rimasto orfano, è sottoposto alla tutela dello zio Giovanni/Gioanino Lascaris di Briga,Alberti, p. 265: il conte Giovanni Lascaris nel 1416 fu nominato - dal conte-duca Amedeo VIII di Savoia - Capitano generale della Vicaria della Contea di Ventimiglia e val Lantosca, con giurisdizione su Sospello, Saorgio, Pigna, La Rocchetta, Peglia, S. Agnese, L'Escarena, Lucerame, Lantosca, La Bollena, S. Martino, S. Dalmazzo del Piano, Clans, Roccabigliera, Venansone, La Torre, Utelle e Castiglione. insieme ai fratelli Carlo/Carlone II e Nicolò III – monaco di Lérins – e ai cugini Marco/Marchetto e Luigi del fu Pietro. Luchino, insieme al fratello Carlo, nel 1426 vende 1/6 di Limone a Giovanni-Antonio I e Giovanni Lascaris di Tenda, che il 26 agosto 1426 acquistano un altro sesto della signoria di Limone da Giovanni, zio di Luchino, al prezzo di duemila fiorini. Il 28 luglio 1427 interviene una convenzione, con rettifica dei confini, fra Giovanni Lascaris di Briga e i suoi nipoti, da una parte, e i cugini conti di Tenda dall'altra. L'anno successivo, il 28 luglio, Luchino fornisce al duca Amedeo di Savoia quietanza per cessione di una quota signorile su Briga, e, l'8 ottobre 1428, lo stesso duca investe Luchino, i fratelli e i cugini Tibaldo e Galeazzo – figli dello zio Giovanni – del medesimo castello e territorio di Briga.