Biografia Agli inizi tecnico di laboratorio presso l'Istituto di Microbiologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, dal 1967 lavora come preparatore biologo presso l'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro occupandosi di controllo di licheni alghe e muschi nelle tombe etrusche, lavori sperimentali di sistemi di pulitura su substrati lapidei effettuati con detergenti a Ph neutro (Litio7) e successivi trattamenti biocidi con Litio 3, indagine relativa alla carica microbica dei dipinti murali della cappella degli Scrovegni a Padova, indagini sugli inquinanti fungini dei dipinti murali nella cappella degli Scrovegni a Padova, alterazioni dei dipinti murali esposti all'aperto ed ai fattori microbiologici in collaborazione con il CNR di Roma fino al 1977.
Partecipa all'indagine sullo stato di conservazione e sulle tecniche pittoriche degli ipogei dipinti della necropoli di Veio in particolare sulle alterazioni microbiologiche dei materiali lapidei e sui problemi microbiologici dei dipinti di varie tombe etrusche presso la necropoli di Veio in collaborazione con Clelia GiacobiniStudi sulla conservazione della Cappella degli Scrovegni in Padova, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1982, pp. 221 e sgg.
Nel 1974 consegue la laurea in materie letterarie presso l'Università di Roma La Sapienza, specializzandosi poi in storia dell'arte medievale e moderna; nel 1978-1986 è anche Ispettore Storico dell'Arte presso il Museo nazionale d'arte orientale Giuseppe Tucci a Roma. Gli anni a Villa Giulia e la nomina di Direttore Storico dell'Arte Nel 1987 è Direttore storico dell'arte presso la Soprintendenza Archeologica dell'Etruria Meridionale al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia per i lavori di manutenzione e restauro di complessi pittorici , in particolare il Ninfeo di Villa Giulia e il GrottoneScienza e Beni Culturali n°10 Bilanci e Prospettive, Padova, Libreria Progetto Editore, p. 373 di Villa Giulia, ma la sua opera principale, fu quella di ottenere la tutela e la fruizione totale49º Congresso Nazionale ATI, Perugia 26-30 settembre 1994 p. 77 di tutte le tombe dipinte etrusche ancora oggi visitabili situate nella Necropoli dei Monterozzi le quali nel 1986 Massimo Pallottino ne auspicava la chiusura. Le soluzioni di Claudio Bettini, giudicate scientificamente corretteUniversità degli Studi di Milano, Quaderni di Acme 77, Tarquinia e le civiltà Mediterranee di Maria Bonghi Jovino Cisalpino Editore, p. 83, hanno consentito la conservazione e la fruizione del pubblico agli ipogei affrescati. Infatti nell'Aprile 1986 in un'intervista a Claudio Bettini e Massimo Pallottino pubblicata sul mensile "Gente"Gente n°17 anno XXX p. 100 veniva paventata da quest'ultimo l'ipotesi della chiusura totale al pubblico del sito Archeologico come era già stato fatto in Francia e in Spagna per le grotte preistoriche dipinte. In quel periodo solo quattro tombe su ventuno erano visitabili. Nello stesso articolo Claudio Bettini enuncia in anteprima la soluzione sperimentale delle porte termiche che ancora oggi consente di visitare le tombe dipinte salvaguardando il patrimonio.
Il Restauro innovativo del Ninfeo di Villa Giulia Successivamente al restauro eseguito negli anni ottanta dall'allora sovrintendente Paola Palagatti, nell'aprile 1989, Bettini diede vita ad un'operazione di restauro definitiva che esulava dalle tecniche definite banali utilizzate fino ad alloraUniversità di Padova, Dipartimento di chimica inorganica, Università di Venezia, Dipartimento di Scienze Ambientali, Università di Milano, Dip. Conservazione delle risorse architettoniche Ambientali, Università di Napoli, Dipartimento di Storia dell'architettura e Restauro, Atti del Convegno di Studi di Bressanone 26-29 giugno 1990 p. 386. Infatti il ninfeo si presentava come una sintesi decadente di ogni tipo di intervento precedente, coloriture inappropriate e deteriorate, tracce di umidità in atto ed efflorescenze di vario tipo, lapidi malandate, intonaci guasti e stucchi in cattivo stato di manutenzioneUniversità di Padova Dipartimento di chimica inorganica, Università di Venezia Dipartimento di Scienze Ambientali, Università di Milano Dip. Conservazione delle risorse architettoniche Ambientali, Università di Napoli Dipartimento di Storia dell'architettura e Restauro, Atti del Convegno di Studi di Bressanone 26-29 giugno 1990 pp. 382, 383. Previe indagini di laboratorio, e, sulla base dei risultati emersi anche dalle osservazioni di cantiere, fece svolgere il lavoro secondo una nuova serie di fasi: Consolidamento degli intonaci mediante iniezioni di malta idraulica speciale e primer Ripristino delle funzionalità delle trabeazioni mediante pulitura e trattamento alghicida/lichenicida, integrando le lacune con malta reoplastica Tinteggiatura delle partiture architettoniche con tinte a calce e terre naturali addizionate con resina acrilicaUniversità di Padova, Dipartimento di chimica inorganica, Università di Venezia, Dipartimento di Scienze Ambientali, Università di Milano Dip. Conservazione delle risorse architettoniche Ambientali, Università di Napoli, Dipartimento di Storia dell'architettura e Restauro, Atti del Convegno di Studi di Bressanone 26-29 giugno 1990 p. 385.
La conservazione delle Tombe etrusche di Tarquinia nel decennio 1987-1997 Nell'ultimo decennio della sua vita, si dedica esclusivamente alle moderne tecniche di conservazione per permettere definitivamente la fruizione dei visitatori alla necropoli etrusca di Tarquinia interessata da gravi problemi di conservazione dei dipinti delle tombeScienza & Vita nuova, Anno IX, n.4 aprile 1987 p. 24 a cura di Piero Palumbo; Stephan Steingraber, Abundance of Life: Etruscan Wall Painting, Getty Publications, 2006, p.21 Fino ad allora per permettere il salvataggio "in extremis" di tombe di eccezionale importanza, era utilizzata la tecnica del distacco indispensabile per gli elevati tassi di umidità delle tombe di Tarquinia, che consisteva nell'asportazione ed il riposizionamento totale dei dipinti dalle tombe all'interno dei musei; oggi questa soluzione viene utilizzata esclusivamente in casi eccezionaliPitture Etrusche Tarquiniesi pag20. Dopo il 1970 si affrontò lo studio delle cause di deperimento delle pitture e dei mezzi per prevenire o almeno rallentarne gli effetti. Fu così accertato che le cause di deterioramento sono dovute essenzialmente alle variazioni termoigrometriche che si verificano all'interno della tomba dal momento in cui viene visitata dal pubblico, queste variazioni di umidità e temperatura scaturiscono fenomeni fisici o chimico-biologici che danneggiano le pitture. Così oltre alle operazioni di restauroC. Bettini - I. Massari, Indagini e prove sperimentali di consolidamento, ai fini conservativi, del macco delle tombe etrusche in Tarquinia', Archivio SBAEM. La società che mise a punto il prodotto fu la Tecno Edile Toscana diretta da Stefano Bonaccini. svolte dal suo gruppo veniva diretta un'azione di manutenzione conservativa tramite una serie di interventi sistematici consistenti in: Diserbo chimico selettivo per controllare la vegetazione infestante gravitante all'esterno delle tombe dipinte; Disinfestazione con prodotti sia con prodotti abbattenti sia residuali per l'eliminazione della microfauna stagionale Disinfezione con prodotti fungicidi, battericidi e alghicidi per la devitalizzazione di microrganismi biodeteriogeni. Schedatura consistente in sistematici controlli su ciascuna tomba nell'ottica conservativa della prevenzione da eventuali fonti di degradoPitture Etrusche Tarquiniesi, p. 26. sostituzione del vecchio impianto d'illuminazione con corpi illuminanti a luce freddaTestò in situ che la luce fredda rallentava lo sviluppo e la moltiplicazione batterio-fungina, Quaderni del Centro di Studio per L'archeologia Etrusco-Italica, n°13 C.N.R. 1986. installando transenne protettive per evitare il contatto diretto visitatore-ambiente predisponendo la visita delle tombe secondo una ragionevole rotazione, in modo da riadattarsi alle condizioni termo igrometriche originariePitture Etrusche Tarquiniesi, p. 28.
Le porte termiche della Necropoli Etrusca di Tarquinia Tuttavia nel 1988-89 riscontratosi che le difese attuate risultavano insufficienti a garantire la sicurezza conservativa, e che per via della problematiche sovraesposte soltanto 4 tombe su 21 erano visitabili, progettò, in via sperimentale, di procedere alla chiusura ermetica delle tombe realizzando dei prototipi di barriere trasparenti all'ingresso della camera funeraria. Aveva constatato e provato, che la presenza dei visitatori non produceva un aumento dell'umidità dell'ambiente, di per sé prossimo alla saturazione, ma una sua riduzione, in quanto la quantità di vapore assorbito dagli indumenti risulta superiore a quella emessa dalle persone stesse. Tale riduzione comportava una nuova immissione di vapore da parte delle pareti ed un trasporto di sali in superficie, che essiccandosi ed aumentando di volume, contribuivano al degrado pittorico49º Congresso Nazionale ATI, Perugia 26-30 settembre 1994 p. 78. Dopo attente verifiche e controlli protrattisi per circa due anni, finalmente in collaborazione con il laboratorio di fisica del CNR Centro Cause di Deperimento e Conservazione delle Opere d'Arte di Roma, si privilegiò il sistema passivo chiudendo la camera funeraria con porte vetrate opportunamente attrezzate con filamenti termici per evitare fenomeni di condensa, le quali permettono una buona visione dell'interno della tomba e, isolandola, consentono di mantenere inalterate le condizioni microclimatiche evitando qualsiasi azione di deperimento fisica o meccanicaPitture Etrusche Tarquiniesi p. 32. Il sistema adottato è tuttora costituito da una porta trasparente e autosbrinante che consente di contenere le alterazioni giornaliere, in tal modo si è ridotta notevolmente la velocità di degrado delle pitture murarie49º Congresso Nazionale ATI, Perugia 26-30 settembre 1994 p. 81.
La Tomba Claudio Bettini
A10 anni dalla sua morte la Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale gli dedica a titolo onorifico per il contributo alla salvaguardia delle tombe dipinte nella necropoli di Tarquinia la tomba n.5513 oggi Tomba Claudio Bettini. La camera, con soffitto a doppio spiovente, si distingue per la presenza di una fossa scavata nel pavimento e decorata con un motivo ad onde rosse, destinata ad accogliere il corpo del defunto. La trave centrale del soffitto (columen) è dipinto con grossi rosoni e foglie di edera mentre sugli spioventi viene riprodotto il rosso delle travi lignee. Sul timpano della parete di fondo due leoni si affrontano ai lati della mensola di sostegno del tetto. Sulle pareti un grande fregio figurato con scene di banchetto e danze ambientate in un boschetto ricco di fauna: sulla parete di fondo due coppie maschili adagiate sui letti conviviali (Klinai), accudite da tre ancellette e da un giovane coppiere nudo in piedi accanto alla tavola imbandita; sulle pareti laterali la danza orgiastica dei rituali dionisiaci. La tomba, subì un intervento di restauro nel 1991 da parte della ditta PARS, successivamente, nel 2008, venne interessata da un nuovo intervento dai restauratori F. Adamo e A. Cecchini per revisione delle lacune e pulitura del pavimento e della cassa dipinta in seguito ad allagamentoA. Cecchini, Le Tombe dipinte di Tarquinia, p. 106.
Opere
C. Bettini - A. Villa, Il problema della vegetazione infestante nelle aree archeologiche International Symposium Bologna 1975 C. Bettini et Alii, Gli ipogei dipinti di Veio: indagini sullo stato di conservazione e le tecniche pittoriche Roma 1977. C. Bettini - Spiazzi - Vittori - Accardo tudi sullo stato di conservazione della Cappella degli Scrovegni in Padova. - Roma: Istituto poligrafico e zecca dello Stato, stampa 1982