Il Servizio informazioni militare (SIM) è stato il primo strumento di intelligence militare italiano dopo la Grande Guerra, attivo dal 1925 al 1945, dipendente dalle forze armate del Regno d'Italia. Nella Repubblica Italiana fu sostituito dal SIFAR (1949-1966).

Storia Origini Una piccola struttura informativa militare l'Ufficio I dello Stato Maggiore, era stata costituita dal Regio Esercito fin dal 1900. Nel 1916 fu denominato "Servizio informazioni del comando supremo", e dal 1920 dello "stato maggiore generale". Un reparto che aveva dato buoni risultati nel corso della prima guerra mondiale. Anche la Regia Marina si dotò poi di un suo ufficio informazioni.

Costituzione Il SIM nacque, dal Servizio I, il 15 ottobre 1925 (R.D. 1809/25). Dal 6 febbraio 1927 (R.D. 70/27) il SIM veniva posto alle dirette dipendenze del capo di stato maggiore generale ed in esso venivano unificati i servizi informativi di Regio Esercito, Regia Marina e quello neocostituito della Regia Aeronautica.

Capo del Servizio rimase per pochi mesi, fino all’aprile 1926, il colonnello Attilio Vigevano, ufficiale degli alpini ed appassionato studioso di storia militare. Una certa avversione nei confronti del regime fascista ed uno scandalo dovuto ad intercettazioni telefoniche a danno dei potenti di turno, organizzate dal suo sottoposto, il maggiore Calleri dei Reali Carabinieri, gli procurarono l’allontanamento.

Il SIM fu quindi affidato al colonnello Carlo Barbieri fino al 1927. I successivi capi del Servizio furono il colonnello Luigi Toselli (1927-1929); il colonnello, poi generale di brigata, Mario Vercellino (1929-1931); il colonnello Vittorio Sogno (1932-1934).

In questi anni Mussolini preferì avvicendare con una certa frequenza la guida del SIM poiché non nutriva una completa fiducia nei confronti dell’elemento militare. Non vi sono prove, fino al 1934, di un coinvolgimento del SIM nella repressione dell’opposizione antifascista. Questi compiti erano delegati al Ministero dell’Interno ed in particolare all’OVRA.

D’altro canto, come si vedrà, il SIM non fu l’unico soggetto di intelligence operante all’estero durante l’intero ventennio ed a maggior ragione nei primi dieci anni. Il SIM prima del 1934 comunque rafforza le proprie strutture e concentra l’attività di intelligence, per lo più militare, su Francia, Austria e Jugoslavia.

Organizzazione (1927-1934) Poche sono le notizie sul funzionamento e l’organizzazione del SIM sino alla metà degli anni Trenta. All’inizio del 1934 il SIM era strutturato su cinque sezioni: la prima (I) denominata "Situazione" ed articolata per Stati esteri, si occupava dell’analisi delle informazioni raccolte; la seconda (II) era dedicata alle reti di raccolta; la terza (III) al controspionaggio sul territorio nazionale; la quarta (IV) al personale; la quinta (V) alla decrittazione. Vi era poi un servizio intercettazione radio e un servizio fotografico. Questo per quanto concerne gli uffici di Roma.

Vi erano quindi quattro sezioni statistica dislocate nei pressi delle frontiere, rispettivamente a Torino, Milano, Verona e Trieste, quali centri avanzati per la raccolta di informazioni e dieci centri di controspionaggio basati presso i comandi dei Corpi d’Armata. Sempre a Roma vi era anche un centro radiotelegrafico.

Con il SIM infine collaborava, pur non avendo dipendenza gerarchico-funzionale diretta, la rete degli addetti militari presso le ambasciate d’Italia. Il SIM nel 1934 aveva comunque dimensioni ridotte: contava su una quarantina di uomini in servizio (eccetto gli informatori), per lo più provenienti dal Regio Esercito con una forte componente dei Reali Carabinieri, ed un bilancio di due milioni di Lire. L’atteggiamento volto a tollerare una certa autonomia da parte di Mussolini è però destinato a cambiare con la nomina alla direzione del SIM, nel gennaio 1934, del colonnello Mario Roatta.

L’era Roatta (1934-1939)

Grazie al pieno appoggio di Mussolini, all’amicizia di Galeazzo Ciano, sottosegretario alla Stampa e Propaganda e futuro ministro degli Esteri, e del suo capo di Gabinetto Filippo Anfuso, il nuovo capo del SIM si mise subito al lavoro. Roatta aveva fatto esperienza nel SIM già nel corso degli anni Venti, ricoprendo incarichi a Varsavia ed Helsinki.

Le esigenze di Mussolini erano al momento due: in primo luogo, con l’aumentare delle ambizioni internazionali del regime, occorreva dotarsi di un vero e proprio strumento di intelligence per l’estero, magari mettendo ordine all’azione dei molteplici corpi separati dell’amministrazione. In secondo luogo si intendeva piegare anche il canale militare all’esigenza di reprimere le rinnovate organizzazioni antifasciste all’estero.

Come si è detto, il SIM in questi anni non era l’unico strumento di intelligence: vi è anzi traccia di operazioni a conoscenza o dirette da varie amministrazioni. Ad esempio esisteva un Ufficio Croazia che si occupava degli irredentisti in Jugoslavia, ed in particolare degli Ustascia, presso il Ministero degli esteri. Un altro Ufficio Croazia dedicato agli esuli "ospiti" in Italia operava presso il Ministero dell’interno. Nel corso del conflitto di Spagna, una struttura dalla spiccata vocazione ad azioni di intelligence fu il GABUS o Gabinetto Ufficio Spagna, presso il Ministero degli esteri. Ancora di intelligence si occupava il sottosegretariato alla stampa e propaganda presso la Presidenza del Consiglio dei ministri prevalentemente, ma non esclusivamente, con azioni di sensibilizzazione della stampa straniera ed attraverso una rete di inviati italiani all’estero. Da ricordare infine l’attività di Eugenio Coselschi e dei suoi Comitati d’Azione per l’Universalità di Roma (CAUR), spesso troppo vicini a complotti internazionali di varia entità e natura.

Alla guida del Servizio, Roatta in pochi mesi raddoppiò il bilancio a disposizione portandolo a quattro milioni di lire e permettendosi quindi una ben più ricca rete di collaborazioni. Le sezioni divennero sette, innanzitutto con l’unificazione e il potenziamento dei centri di intercettazione telefonica e telegrafica. La VII Sezione venne invece dedicata al collegamento del SIM con gli addetti militari all’estero. Successivamente nascerà anche una sezione "Prelevamento" che darà negli anni a venire, specialmente quelli del conflitto, grandi soddisfazioni al SIM. Si tratta di un gruppo di agenti specializzati nel trafugare codici crittati dalle sedi diplomatiche romane o all’estero. Tale "eccellenza" del SIM è dovuta all’esistenza di un doppio corpo diplomatico a Roma, uno presso il Regno e l’altro presso la Santa Sede. Venne infine rafforzata da Roatta la III Sezione "Controspionaggio", che già da due anni era guidata dal tenente colonnello dei Carabinieri Giuseppe Pièche.

Nonostante il progressivo impiego del SIM di Roatta in covert actions eticamente condannabili, non vi sono riscontri storici di un coinvolgimento del SIM nell’assassinio di Alessandro I di Jugoslavia e del ministro degli Esteri francese Louis Barthou, avvenuto a Marsiglia il 9 ottobre 1934. Gli autori dell’attentato, separatisti macedoni del VMRO e ustascia croati, avevano però goduto di appoggi e connivenze della polizia politica, del Ministero degli esteri italiani e dei CAURÈ certo che gli attentatori abbiano passato un periodo di addestramento in Italia. Così come è noto che dal 1934 esponenti del CAUR (Ferruccio Guido Cabalzar) intrattenessero relazioni economiche e politiche con gli uomini del VMRO. Un altro elemento inconfutabile è la presenza a Marsiglia nelle ore dell'attentato del capo dei CAUR, Coselschi. I legami tra ministero degli esteri, ministero dell'interno, CAUR ed attentatori è infine al centro di informative e corrispondenze del SIM nei mesi successivi all'attentato..

Peraltro è noto che nel primo biennio della propria direzione, Roatta intrattenne una politica "distensiva" nei confronti dei colleghi francesi del Deuxième Bureau. Questa politica coincise con un depotenziamento della sezione statistica di Torino ed un potenziamento di quelle di Milano e Verona in chiave antitedesca. Negli stessi mesi Roatta fece missioni nella Germania nazista per "contrattare" con l’Abwehr appunto la liberazione di agenti francesi. Questa politica di buon vicinato terminò di colpo alla fine del 1935 con l’approssimarsi dei conflitti di Etiopia e Spagna. Gli stessi ambienti del Deuxième Bureau, nazionalisti di destra, smisero di intrattenere relazioni con l’Italia fascista al momento della vittoria del Fronte Popolare nella primavera 1936.

La guerra d’Etiopia e il caso Jacir Bey Il primo vero banco di prova per Roatta fu la guerra di Etiopia. Pochi mesi prima dell’inizio del conflitto venne creata una sezione speciale AO (Africa Orientale) che agiva in due direzioni: contrastando gli intelligence inglese e francese nell’appoggio all’Etiopia, e contenendo il traffico di armi dall’Europa verso l’esercito dell’imperatore Hailé Selassié. Il comandante della Sezione AO, Emilio Faldella ed il responsabile in Africa Orientale Vezio LucchiniLucchini è 1° seniore della MVSN e comandante del 111º Battaglione camicie nere "Forlì" in Africa orientale, ove compie altresì attività di intelligence., tentarono di infiltrare la corte del Negus, grazie all’azione del loro agente Jacir Bey, un finanziere palestinese che compì, a fronte di significativi compensi, azioni di disinformazione nell’entourage dell’imperatore.

Particolare attività di "osservazione" venne compiuta a Gibuti, principale sbocco al mare del Negus. Nella piccola colonia francese affluirono, alla volta dell’Etiopia, numerosi "tecnici" militari ed esperti di infrastrutture da Paesi europei, nonché alcuni volontari e persino avventurieri. Alcuni nostri agenti individuarono ad esempio una missione militare belga di una quindicina di ufficiali. Sempre secondo fonti italiane, un'altra missione, del Genio Militare svedese, fu particolarmente attiva nel rafforzamento delle fortificazioni nella zona di Harrar. Del resto il principale consigliere militare di Hailé Selassié era appunto il generale svedese de Virgin. Da Gibuti partiva inoltre la ferrovia per Addis Abeba, costruita dai francesi circa trenta anni prima. Nel piccolo porto giunsero quindi armi e munizioni destinate all’esercito etiope.

Il SIM fu poi attivo anche nel tentativo di sobillare il maggior numero di minoranze etniche dell’Etiopia contro l’elemento dominante amhara. Azioni mirate furono svolte sui galla, gli harrarini, i tigrini ed i somali.

Un altro episodio interessante di questo conflitto fu un’operazione volta a mitigare la condanna nell’impiego di gas venefici da parte del Regio Esercito nel corso della guerra. I giornalisti stranieri presenti al fronte, al seguito delle truppe del Negus, avevano già scritto numerosi reportage nei quali si faceva riferimento a tale crimine di guerra compiuto dagli italiani. Il SIM venne a conoscenza del fatto che un servizio fotografico sulle vittime dei gas era stato spedito ad un noto giornale londinese. Gli agenti italiani riuscirono quindi ad intercettare le immagini ed a sostituirle con altre foto che ritraevano vittime della lebbra. Il quotidiano britannico non si accorse dell’inganno e pubblicò il servizio. Fu quindi facile per la diplomazia italiana controbattere dimostrando che i morti non avevano nulla a che fare con i gas.

Il conflitto di Spagna e l’omicidio dei fratelli Rosselli Ma è con lo scatenarsi della guerra di Spagna, nell’estate del 1936, che il SIM si trasformò definitivamente in strumento politico del regime. Un approfondimento merita quindi l’impiego particolarmente "disinvolto" del Servizio nel corso della guerra di Spagna e significativamente le responsabilità avute nell’assassinio del leader di Giustizia e Libertà Carlo Rosselli e di suo fratello Nello.