Il capo di Stato è la persona o il gruppo di persone poste al vertice dello Stato, i cui effettivi poteri, tuttavia, variano notevolmente secondo la forma di governo adottata: dalla titolarità di tutti i pubblici poteri (come avviene nello Stato assoluto), all'esercizio di funzioni di governo fino ad un ruolo quasi esclusivamente cerimoniale.
Può essere il titolare della sovranità, come avveniva negli ordinamenti del passato, o un organo della persona giuridica titolare della sovranità (lo Stato-persona, dove è un soggetto unitario), come avviene, invece, negli ordinamenti attuali. Soltanto nel primo caso, dunque, il capo dello Stato è un sovrano nel senso proprio del termine, sebbene questo titolo venga utilizzato anche per designare gli altri capi di Stato monarchici, compresi quelli con un ruolo puramente cerimoniale.
Al di là dei poteri effettivamente attribuiti, in tutti i sistemi politici il capo dello Stato ha il ruolo di personificare l'unità, la continuità, la legittimità dello Stato, ruolo che è stato efficacemente descritto da Charles de Gaulle, con riferimento al presidente della Repubblica francese, dicendo che egli incarna "une certaine idée de la France" ("una certa idea della Francia").
Monarchie e repubbliche
Tradizionalmente gli stati si distinguono in monarchie e repubbliche, secondo la natura del capo di Stato. In passato la distinzione si basava su chi deteneva effettivamente il potere supremo: una sola persona, nel caso della monarchia, una pluralità di persone nel caso della repubblica. Negli stati moderni, invece, la distinzione ha perso molta della sua importanza, essendo più rilevante quella basata sulla forma di stato e governo adottata.
Negli Stati di tipo liberaldemocratico la forma di governo può essere monarchia o repubblica parlamentare, repubblica presidenziale o semipresidenziale, monarchia costituzionale o repubblica direttoriale. Sono repubbliche anche gli stati comunisti, mentre gli stati autoritari e totalitari possono essere monarchie (come l'Italia fascista o la Spagna franchista) o repubbliche (come la Germania nazista e la gran parte delle dittature odierne), sebbene, in tutti questi casi, sia difficile scorgere analogie con le repubbliche e monarchie liberaldemocratiche che vadano oltre l'aspetto puramente formale. Sono invece oggi molto rare le monarchie assolute e del tutto scomparse le repubbliche aristocratiche (possibile eccezione può essere Samoa, che però si tratta di monarchia parlamentare elettiva).
In generale, secondo la dottrina odierna, sono considerate repubbliche gli Stati dove il capo di Stato, organo monocratico o collegiale, rappresenta il popolo, dal quale è eletto direttamente oppure indirettamente attraverso suoi rappresentanti (di solito il parlamento). Nelle monarchie, invece, il capo di Stato, persona fisica titolare della sovranità o organo monocratico della persona giuridica titolare della sovranità, non rappresenta il popolo.
A questa differenza se ne aggiungono altre che, tuttavia, non sono sempre presenti e, quindi, non valgono da sole quale criterio distintivo: il capo di Stato repubblicano è elettivo, quello monarchico quasi mai e, nei pochi casi in cui lo è, non rappresenta comunque chi, direttamente o indirettamente, lo ha eletto; nella maggior parte dei casi il monarca accede alla carica per diritto ereditario; il capo di Stato repubblicano dura in carica per un periodo limitato di tempo, mentre la carica del monarca è vitalizia, anche se non mancano casi, tra gli stati non democratici, di repubbliche in cui l'ufficio di capo dello Stato è vitalizio.
Storicamente si nota una netta tendenza al passaggio dalla monarchia alla repubblica, tanto che attualmente gli stati sono in grande maggioranza repubbliche. Permane la monarchia in alcuni stati europei o extraeuropei in cui ha una lunga tradizione, mentre sono rari i casi di stati di recente indipendenza che hanno adottato la forma monarchica. Va però fatto notare come studi e ricerche abbiano messo in luce che nelle classifiche degli Stati meglio governati al mondo e con la migliore situazione democratica vi siano per la maggioranza monarchie.
Struttura Capi di Stato monarchici Nelle monarchie il capo di Stato è la persona fisica o l'organo monocratico della persona giuridica titolare della sovranità ed è genericamente denominato monarca, anche se nei singoli stati assume denominazioni specifiche: re (la più diffusa), imperatore, principe, granduca, sultano, emiro ecc.I titoli di re, imperatore, principe e granduca sono propri della tradizione europea; quelli di sultano ed emiro della tradizione araba. Altrove i monarchi portano denominazioni tradizionali, tradotte con "re" o, talvolta "imperatore" (ad esempio, nel caso del Giappone); correlativamente la monarchia prende il nome di regno, impero, principato, granducato, sultanato, emirato ecc.
Alcuni di questi titoli hanno anche una controparte femminile - regina, imperatrice, principessa, granduchessa ecc. - che può essere usata per indicare sia la moglie di un monarca di sesso maschile sia un monarca di sesso femminile (il cui marito, peraltro, solitamente non porta i corrispondenti titoli maschili ma, per lo più, il titolo di principe consorte). È considerato, a tutti gli effetti, capo di Stato monarchico anche il Papa nel suo ruolo temporale di sovrano dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede.
Capi di Stato repubblicani Nelle repubbliche il capo dello Stato può essere un organo monocratico o collegiale. Nel primo caso ha oggi quasi ovunque il titolo di presidente della repubblica o presidente federale (in certe federazioni, ad esempio quella tedesca) o semplicemente "presidente", ad esempio negli Stati Uniti.
Il capo dello Stato è un collegio nelle repubbliche direttoriali, nel qual caso è detto direttorio (e direttori i suoi membri) potendo, peraltro, assumere denominazioni specifiche nei vari ordinamenti (ad esempio, in Svizzera, Consiglio federale). È collegiale anche il capo degli stati comunisti, dove assume varie denominazioni: consiglio di stato, praesidium o comitato permanente del parlamento ecc. Dove il capo di Stato è collegiale, il presidente del collegio svolge alcune delle funzioni protocollari e cerimoniali che altrove sono svolte dal capo dello Stato monocratico.
Casi particolari Vi sono stati Stati nei quali il capo dello Stato ha una configurazione particolare; si possono ricordare: il Giappone, dove l'imperatore ("Tennō") è definito dalla costituzione vigente quale "simbolo" e non quale capo dello Stato ma è comunque considerato come un capo dello Stato ai fini del protocollo diplomatico; la Repubblica di San Marino, che al vertice ha i due capitani reggenti eletti per un mandato di sei mesi; un certo numero di ex domini britannici (tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda) che, ottenuta l'indipendenza, continuano a riconoscere, quale loro capo dello Stato, il monarca britannico, rappresentato da un governatore generale il quale svolge, di fatto, le funzioni del capo dello Stato; Andorra, che ha due capi di Stato, formalmente monarchici, di cui uno è il Presidente della Repubblica francese, l'altro il Vescovo di Urgell; la Malaysia, il cui capo dello Stato federale ("Yang di-Pertuan Agong") è eletto da e tra i capi degli stati federati monarchici; la Corea del Nord, dove a Kim Il-sung fu attribuito il titolo di "presidente perpetuo"; dopo la sua morte la carica di presidente è stata abolita e le funzioni di capo dello Stato sono state demandate al presidente dell'Assemblea Suprema del Popolo, in qualità di "capo dello Stato per gli affari esteri", sebbene il ruolo simbolico di capo dello Stato sia rivestito prima da Kim Jong-il e poi da Kim Jong-un, rispettivamente figlio e nipote di Kim Il-sung, presidenti del Comitato di Difesa Nazionale e presidente del Partito dei Lavoratori.
Accesso alla carica L'accesso alla carica di capo di Stato avviene in modo diverso nelle repubbliche e nelle monarchie. Va peraltro tenuto presente che, tanto nelle une quanto nelle altre, l'accesso alla carica può anche avvenire con la forza, grazie ad un colpo di Stato.
Nelle monarchie Nelle monarchie il potere viene assunto attraverso: La discendenza: a seconda delle leggi della nazione possono assumere il ruolo di capo di Stato solo i figli maschi oppure anche le femmine. Per elezione: nel Sacro Romano Impero e nell'Impero Germanico vi erano i principi elettori che eleggevano tra essi un nuovo imperatore; nello Stato della Città del Vaticano l'elezione del papa avviene da parte del collegio cardinalizio riunito in conclave (come "grandi elettori") tra qualsiasi cattolico battezzato, celibe e maschio.
Nelle repubbliche Il capo di Stato repubblicano, monocratico o collegiale, è sempre elettivo.
Il capo di Stato monocratico può essere eletto: direttamente dal popolo (nelle cosiddette "elezioni presidenziali"); da un collegio di "grandi elettori" a loro volta eletti dal popolo; dal parlamento, se bicamerale in seduta comune, eventualmente integrato da rappresentanti delle autonomie territoriali (ad esempio, in Italia, delle regioni).
L'elezione popolare diretta o attraverso i grandi elettoriL'elezione da parte dei grandi elettori è ormai presente solo negli Stati Uniti, mentre in passato era stata utilizzata anche da altre repubbliche presidenziali, quali Corea del Sud e Filippine. Tra l'altro, anche negli Stati Uniti, le modalità di svolgimento delle elezioni sono tali da far sì che il presidente venga, di fatto, scelto direttamente dal popolo è tipica delle repubbliche presidenziali e semi-presidenziali, anche se non mancano eccezioni, e tende ad attribuire un rilevante peso politico al presidente eletto, che emerge come rappresentante diretto del popolo, senza la mediazione del parlamento. Vi sono, peraltro, repubbliche nelle quali il presidente, pur eletto direttamente dal popolo e dotato sulla carta di poteri più incisivi del capo di Stato parlamentare, ha di fatto un ruolo non dissimile da quest'ultimo. Per l'elezione del presidente può essere richiesta la maggioranza assoluta (come negli Stati Uniti) o semplice (come in Francia). Quando nessun candidato ottiene la maggioranza prescritta, alcuni ordinamenti ricorrono ad una seconda votazione popolare (ballottaggio) dove è sufficiente la maggioranza relativa; vari sono i criteri per l'ammissione dei candidati al ballottaggio: tutti quelli che hanno partecipato al primo turno, i due più votati (è la formula più diffusa, adottata, ad esempio, in Francia), tutti quelli che hanno conseguito una certa percentuale di voti ecc. Altri ordinamenti, invece, demandano tale scelta al parlamento (così negli Stati Uniti).
L'elezione parlamentare è tipica delle repubbliche parlamentari e tende ad attribuire al presidente eletto un ruolo politicamente neutrale, tanto più che le costituzioni ne prevedono l'elezione con maggioranza qualificata (ad esempio dei 2/3 o dei 3/4), anche se, di solito, dopo un certo numero di votazioni senza che nessun candidato abbia raggiunto tale maggioranza, è sufficiente la maggioranza assoluta.
Il capo dello Stato collegiale può essere eletto dal parlamento (come nel caso del Consiglio federale svizzero e del capo dello Stato collegiale degli stati comunisti) o direttamente dal popolo (come il Consiglio Nazionale di Governo uruguaiano tra il 1952 e il 1967).