Per barocco a MilanoA seconda dei testi consultati si trova questa definizione, così come la dicitura "barocco milanese". Il termine usato non deve tuttavia indurre a considerare la stagione artistica come minore o all'assenza di una scuola artistica nella città. Da Milano infatti partì lo stile che poi si diffuse omogeneamente in tutta la Lombardia: per questo motivi si ritiene più corretta la dicitura "barocco lombardo" per caratterizzare la scuola artistica locale, parlando quindi di "barocco a Milano" si intende lo stile artistico dominante tra il Seicento e la prima metà del Settecento nella città. Infatti grazie all'operato dei cardinali Borromeo e alla sua importanza nei domini italiani, prima spagnoli e poi austriaci, Milano visse una vivace stagione artistica in cui assunse il ruolo di centro propulsore del barocco lombardo.
Caratteristiche generali
L'esperienza barocca milanese può essere suddivisa in tre parti: il primo Seicento, il secondo Seicento e il Settecento.
Il primo Seicento inizia con la nomina a vescovo di Milano di Federico Borromeo nel 1595. in continuità con l'operato del cugino Carlo: in questa prima fase i principali esponenti della pittura milanese sono tre, Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, Giulio Cesare Procaccini e Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. In questa prima fase l'evoluzione del nuovo stile barocco segue con continuità l'arte tardo manieristica diffusa a Milano ai tempi di Carlo Borromeo; la formazione dei tre pittori avvenne infatti sui modelli del tardo manierismo toscano e romano per il Cerano e il Morazzone, mentre il Procaccini si formò su modelli emiliani. Dal punto di vista architettonico a dominare la scena sono le committenze religiose, giacché la dominazione spagnola badò più ad opere di utilità militare che non civile.; molte chiese preesistenti vennero completamente ricostruite e decorate in chiave barocca, ed altrettante edificate da nuovo.: se lo stile barocco venne introdotto a Milano da Lorenzo Binago, altri due sono i principali architetti che all'epoca si divisero la scena, ovvero Fabio Mangone, dalle linee più classicheggianti e per questo spesso scelto per le commissioni da Federico Borromeo., e Francesco Maria Richini detto semplicemente il Richini, dalle linee più ispirate al primo barocco romano.. Superato questo dualismo, il Richini rappresenta sicuramente la massima figura di architetto della Milano seicentesca, e per ritrovare una figura così prestigiosa nell'architettura milanese si dovrà aspettare fino all'avvento di Giuseppe Piermarini.
La seconda fase del barocco, che inizia indicativamente dopo i primi anni trenta del Seicento, parte dopo un breve intermezzo carico di significativi eventi: in primo luogo i principali interpreti del movimento scomparvero tra il 1625 (Giulio Cesare Procaccini) e il 1632 (il Cerano), a ciò si aggiunse la morte del cardinale Federico Borromeo, tra le maggiori figure del Seicento lombardo, e soprattutto la grande peste manzoniana, che dimezzò la popolazione della città, colpendo tra le migliaia di vittime la giovane promessa della pittura milanese Daniele Crespi., che tra l'altro porterà alla chiusura dell'Accademia Ambrosiana, fondata nel 1621 da Federico Borromeo per formare giovani artisti per la scuola milanese, in cui assunse i maggiori interpreti del primo barocco, su tutti il Cerano e Fabio Mangone, come insegnanti.. La pittura nel secondo Seicento venne quindi completamente rinnovata nei suoi interpreti, vedendo l'operato dei fratelli Giuseppe e Carlo Francesco Nuvolone, Francesco Cairo, Giovan Battista Discepoli e altri; in questo caso giocarono un ruolo fondamentale sia l'ormai chiusa Accademia Ambrosiana, che diede prima una certa continuità nello stile per poi riaprire alcuni anni, sia l'operato in alcuni cantieri di artisti provenienti dal resto d'Italia di scuola emiliana, genovese e veneta. L'architettura, con la scomparsa di Fabio Magone, vede l'operato di Francesco Richini, che restò quasi senza rivali nella sua produzione milanese., affiancato da interpreti minori come Gerolamo Quadrio e Carlo Buzzi. Grazie a quest'ultimo fatto, le realizzazioni di questo periodo ruppero completamente con le influenze manieristiche, per avvicinarsi ad un'esperienza marcatamente barocca, con influenze dalla scuola emiliana, genovese e romana. L'ultimo quarto di secolo vide l'apertura della seconda Accademia Ambrosiana riaperta nel 1669. sotto la direzione di Antonio Busca, allievo di Carlo Francesco Nuvolone, e Dionigi Bussola., che assieme alla neonata Accademia milanese di San Luca, legata all'omonima accademia romana, contribuì al ritorno di una corrente classicista legata alla scuola bolognese e romana.
Il Settecento rappresenta l'ultima fase barocca; lo stile non sfociò dichiaratamente nel rococò grazie all'azione normativa del collegio degli ingegneri-architetti milanesiCome del resto non sfociò in rococò in gran parte della Lombardia, v. e si assisté ad un cambio di tendenza: le committenze religiose non rivestirono più il ruolo principale nel panorama artistico milanese, ma lasciarono il posto alle ville di delizia della campagna milanese.Tali ville di delizia furono rese celebri tra gli altri dalle incisioni di Marcantonio Dal Re, v. e al ritorno dei grandi cantieri privati cittadini: la vivacità dei cantieri portò ad un maggior numero di interpreti di spessore, tra i quali Giovanni Battista Quadrio, Carlo Federico Pietrasanta, Bartolomeo Bolla, Carlo Giuseppe Merlo e Francesco Croce, a cui si aggiunse il romano Giovanni Ruggeri, molto attivo in tutta la Lombardia.. Nella pittura spiccano i lavori di Giambattista Tiepolo per la "pittura di storia" e di Alessandro Magnasco per la pittura di genere., entrambi non lombardi: questa fase segnò un mutamento del gusto delle committenze, che preferirono artisti di scuola non lombarda, su tutte quella veneta, ritenuta all'epoca più prestigiosa. A Settecento inoltrato si assiste ad un periodo in cui le linee del barocco vengono mitigate dall'incombente neoclassicismo, fino chiudere la stagione barocca milanese con il pittore Francesco Londonio, alla cui morte nel 1783 la città di Milano era già nel pieno dell'età dei lumi, in piena stagione neoclassica..
Il primo Seicento
La prima parte del Seicento rappresenta il periodo di transizione tra il manierismo e le prime fasi del barocco, anche se non mancano esempi già maturi di linguaggio barocco all'epoca. Per il particolare periodo, in cui l'eredità di Carlo Borromeo era ancora forte e in cui gli interessi del governo spagnolo vertevano su aspetti più militari e strategici, l'arte e l'architettura religiosa guidano la transizione verso il nuovo gusto barocco.
L'Ambrosiana
Federico Borromeo fu uno dei principali promotori della cultura e dell'arte lombarda negli anni del suo cardinalato: molto influì in questo senso la formazione romana del cardinale, durante la quale ebbe modo di venire in contatto con i migliori artisti dell'epoca, diventando grande appassionato d'arte e collezionista.. Da questo suo interesse nacque l'idea di creare un polo culturale per la città per la formazione di artisti e letterati secondo i canoni della controriforma., ai quali sarebbero stati messi a disposizione quadri e testi, oltre che insegnanti, al fine di promuovere l'arte e la cultura all'interno della città.
I lavori per il complesso cominciarono nel 1603: dopo aver acquistato e demolito un caseggiato nella zona di piazza San Sepolcro, i progetti del palazzo dell'Ambrosiana furono assegnati all'architetto Lelio Buzzi, che fece partire i lavori direttamente l'anno stesso; i lavori, che si protrassero tra varie modifiche fino al 1630, passarono di mano ad Alessandro Tesauro e infine a Fabio MangoneChe verrà poi assunto come insegnante dell'accademia ambrosiana.. La facciata fu completata nel 1609: l'ingresso verso il centro è costituito da un vestibolo scandito da tre campate di pilastri dorici che terminano sull'architrave, in cui è incisa la scritta BIBLIOTHECA AMBROGIANA; lo stemma dei Borromeo è scolpito su un timpano triangolare che corona il vestibolo.. In molti contemporanei del Borromeo commentarono positivamente la soluzione classicheggiante della struttura, che venne addirittura definita "un tempo delle muse" dal teologo Luigi Rossi, elogiata per il "vestibolo alla romana" e il "peristilio architravato all'antica" da Ambrogio MazentaTali giudizi furono espressi in una corrispondenza con Cassiano del Pozzo datata 10 dicembre 1631, v. o ancora paragonata alle architetture di Roma imperiale per "solidità e maestosità" da Girolamo Borsieri.
La prima struttura fu la biblioteca nel 1609; al momento dell'apertura contava quindicimila manoscritti e trentamila opere a stampa.A testimoniare la grandezza della biblioteca è il fatto che, benché la collezione fosse molto più recente, essa aveva ad esempio un numero sette volte superiore di opere a stampa rispetto alla Biblioteca apostolica vaticana, v. , molti dei quali appartenevano precedentemente alla vasta collezione privata del cardinale Borromeo, che comprendeva pezzi provenienti da Europa e Asia: fu una delle prime biblioteche pubbliche in Europa, e all'attività di biblioteca fu affiancata una stamperia e una scuola per lo studio di lingue classiche e di lingue orientaliTra le lingue orientali si potevano approfondire l'ebraico, il siriaco, arabo, caldaico, persiano e abissino, a cui seguivano studi delle rispettive letterature, v. ; questo fu il primo passo per la creazione del vasto polo culturale e museale dell'Ambrosiana.
La seconda struttura a fare la sua comparsa fu il Museo Ambrosiano, precursore dell'attuale Pinacoteca Ambrosiana, nel 1618, creato a partire dalla collezione privata di quadri, stampe, sculture e disegni di vario tipo del cardinale Borromeo.: la collezione iniziale comprendeva 172 opere, di cui quasi la metà aveva come soggetto storie della tradizione cristiana o temi devozionali.. Tale fatto non deve stupire in quanto in accordo con la dottrina Tridentina del Borromeo, che attribuiva all'arte un ruolo fondamentale nella diffusione della religione cattolica.: più curiosa invece era la passione del cardinale per i dipinti a carattere naturale come nature morte e paesaggi, per gran parte di artisti stranieriCui fa eccezione la celeberrima Canestra di frutta del Caravaggio, nella cui categoria si possono includere poco meno del 30% delle opere. Attualmente di proprietà della pinacoteca, dell'epoca trattata si può citare la vasta collezione di pittura seicentesca lombarda, che comprende tele di Giulio Cesare Procaccini, Giuseppe Vermiglio, il Morazzone e Carlo Francesco Nuvolone., e la sezione di pittura fiamminga con opere di Paul Brill e Jan Brueghel il VecchioDi Bruegel si ricordano tra gli altri il ciclo de I quattro elementi, trafugati da Napoleone nella campagna d'Italia, due dei quali mai restituiti, v. .
Terza ed ultima istituzione a fare la sua comparsa fu l'Accademia Ambrosiana nel 1620., una scuola di Belle Arti per la formazione di giovani artisti: benché ultima, era delle tre la più importante, infatti la biblioteca e la pinacoteca erano state realizzate per essere fruibili in particolar modo ai suoi allievi. Il ruolo dell'accademia fu subito chiaro; così infatti scrisse Federico Borromeo nel suo statuto:«Per nessun altro motivo fu fondata la presente Accademia di Pittura, Scultura e Architettura se non per aiutare gli artisti a realizzare opere per il culto divino, migliori di quelle che si fanno attualmente»: il suo obiettivo era la creazione di una scuola di arte sacra, specialmente la pittura, che avrebbe istruito i fedeli e promosso le dottrine della chiesa cattolica riformata, in particolar modo descritte nel De pictura sacra dello stesso Borromeo.