Ladozione di software libero e formati aperti da parte di aziende, scuole ed enti istituzionali è diversa nei vari Stati del mondo.

Le motivazioni La spinta alla valutazione di questo passaggio è motivata da diversi elementi. Da un lato si vuole tutelare con l'uso di formati aperti l'accessibilità ai dati da parte di clienti ed utenti anche a distanza di tempo e contemporaneamente si vogliono eliminare i potenziali rischi legati alla dipendenza dal software proprietario.

Un ulteriore vantaggio non meno motivante del precedente è la riduzione dei costi derivati dall'acquisto delle licenze, ma anche necessari per il mantenimento operativo dei sistemi, dato dai costi di assistenza informatica, formazione del personale, rinnovo del software ecc. Questo costo è definito Total Cost of Ownership (TCO).

Brasile Il governo Dal 2005 il governo federale brasiliano di Luiz Inácio Lula da Silva intende perseguire una politica decisa per favorire l'adozione del software open source imponendone l'uso agli uffici della pubblica amministrazione.

La ragione principale che ha portato alla decisione è di natura economica. L'obiettivo è di dirottare il denaro speso in licenze per sistemi proprietari acquistati all'estero verso lo sviluppo del settore information technology interno.

Per contrastare questa politica la Microsoft ha avviato la distribuzione di una versione di Windows XP con funzionalità limitate ma a prezzo ridotto in Brasile. (2003) (2005)

Francia Il parlamento L'assemblea nazionale è migrata nel 2007 alla distribuzione GNU/Linux Ubuntu.

La Gendarmeria Nel 2005 è iniziata la migrazione graduale da alcuni programmi proprietari verso alternative libere. In quell'anno infatti la Gendarmeria francese ha sostituito tre software nei propri uffici: OpenOffice.org per Microsoft Office, Firefox per Internet Explorer e Thunderbird per Outlook. Il risparmio per il solo Openoffice.org è di circa 7 milioni annui.

Dopo i buoni risultati ottenuti è stata decisa la migrazione dal sistema operativo Windows ad una versione modificata della distribuzione Linux Ubuntu. La versione sviluppata per la Gendarmeria prende il nome di GendBuntu. Entro fine 2015 nel 90% delle postazioni informatiche, utilizzate nelle 4500 stazioni della Gendarmeria, sarà presente il sistema operativo GendBuntu. Il risparmio stimato sarà di due milioni di euro annui.

Germania Monaco di Baviera Nel maggio 2003 il comune di Monaco di Baviera ha annunciato un piano per migrare gradualmente, nell'arco di quattro anni, i propri sistemi informatici da Windows a Linux, tra cui diversi server Windows NT, 14000 PC desktop e 16000 notebook. L'investimento previsto è di 35 milioni di euro.

Le motivazioni della proposta, più che per considerazioni economiche sono state considerazioni sull'accessibilità dei dati, ma soprattutto la certezza di potere controllare nel dettaglio i codici sorgente. La proposta ha ricevuto l'approvazione di tutte le forze politiche locali, tranne il partito conservatore CSU, che si è dichiarato fermamente contrario. Il progetto ha assunto il nome ufficiale di LiMux.

Intorno alla metà del 2004 il progetto ha subito un brusco arresto in occasione della possibile approvazione da parte del parlamento europeo della normativa sui brevetti software in Europa. I timori sono dettati dai rischi che nel codice del software libero possano essere presenti violazioni di brevetto, e secondo si andrebbe da poche decine a 238, di cui alcuni Microsoft. Per definire meglio la situazione è stato commissionato ad un gruppo di esperti legali, tra cui Bernhard Frohwitter, esperto in proprietà intellettuali, uno studio dell'impatto che la decisione europea avrebbe sul progetto. In seguito ai pareri rassicuranti uniti al sostegno del governo tedesco e alla determinazione degli ideatori, il progetto è quindi ripreso, sebbene con forti ritardi. A dicembre 2013 il Comune ha dichiarato di aver terminato completamente la migrazione. Ci sono state alcune indecisioni da parte del Comune di Monaco di Baviera, poiché il sindaco voleva ritornare a software proprietari ma ha cambiato nuovamente idea sulle licenze del software da utilizzare sui computer della propria Pubblica Amministrazione comunale e torna ad adottare soluzioni open source. La decisione è stata presa di comune accordo lo scorso 10 maggio 2020 fra il Partito dei Verdi (recentemente eletto) e i Socialdemocratici e sarà in vigore fino al 2026.

Schwäbisch Hall Schwäbisch Hall aggiornò le proprie 400 workstation a Linux nel 2002. Le motivazioni principali furono i costi e una maggiore sicurezza data dal software libero.

Italia

Acquisizione di Software libero da parte delle pubbliche amministrazioni La pubblica amministrazione italiana è tenuta per legge a preferire software libero e/o a codice sorgente aperto, valutando i possibili benefici derivanti dall'azione di formati aperti, come si può evincere dall'emanazione di direttive volte a sensibilizzare gli enti in questa direzione.

L’acquisizione di software libero da parte delle pubbliche amministrazioni è disciplinata dall’articolo 68 del , in cui vengono previsti:

L’obbligo della valutazione comparativa a monte della scelta del software d'utilizzo L’obbligo di preferenza per il software libero.

Valutazione comparativa La direttiva Stanca del 2003, affermò esplicitamente l'adozione di soluzioni informatiche in grado di gestire almeno un formato aperto. Il DigitPA, l'ente governativo che si occupa di supportare le amministrazioni nell'utilizzo efficace dell'informatica, gestisce un Osservatorio Open Source destinato ad analizzare e promuovere l'uso e la diffusione di codice a sorgente aperto. L'Osservatorio Open Source del CNIPA ha realizzato una rilevazione continua sull'uso del software open source presso le pubbliche amministrazioni italiane; tale strumento – in continua evoluzione – ha lo scopo di raccogliere e diffondere i casi di adozione e le best practices relative all'uso delle tecnologie open in ambito istituzionale. Inoltre, è anche attivo un Ambiente di Sviluppo Cooperativo per permettere lo sviluppo (nella tipica modalità "aperta" delle community) di applicativi e componenti open source per la Pubblica Amministrazione.

Il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134 ha modificato in maniera sostanziale l'art. 68 del codice dell'amministrazione digitale introducendo all'art. 68 della norma l'obbligo di effettuare "analisi comparativa di soluzioni". Dal 5 aprile al 5 maggio 2018 sono state aperte le consultazioni per le linee Guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni, le presenti linee guida attuano quanto stabilito dagli articoli 68 e 69 del Codice dell'amministrazione digitale.

Qualsiasi pubblica amministrazione a monte dell'acquisizione di un software deve attuare una valutazione comparativa di tutti i possibili software, in particolare tra le seguenti soluzioni:

Software sviluppato per conto della pubblica amministrazione; Riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione; Software libero o a codice sorgente aperto; Software fruibile in modalità cloud computing; Software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso; Software combinazione delle precedenti soluzioni.

L'analisi comparativa deve avvenire rispettando i criteri presenti nel comma quali valutazione del costo complessivo del programma, livello di utilizzo di formati di tipo aperto e garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza, conformità e protezione dei dati personali.

Solo nel caso in cui la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico, secondo i criteri precedentemente descritti, indichi l'impossibilità di accedere a soluzioni già disponibili all'interno della pubblica amministrazione o a software liberi è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario. La valutazione è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall'AgID come descritto nel comma

Linee guida sull’acquisizione di software

Le linee guida sull'acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni, entrate in vigore dal 9 maggio 2019, dettagliano il processo e le fasi della valutazione comparativa. La procedura si articola nelle seguenti fasi:

Introduzione e contesto normativo, oggetto della valutazione : Essa si articola nell'analisi del fabbisogno, consistente nella considerazione degli acquisiti e la programmazione dei lavori pubblici, l'individuazione dei vincoli economici e temporali e definizione delle esigenze con la conseguente redazione di un documento descrittivo. : Questa fase si pone l'obiettivo di verificare la conformità alle regole sull’interoperabilità e alle normative sulla protezione dei dati personali, valutare la qualità della soluzione con parametri come la percentuale di copertura dei requisiti, la presenza di un manutentore, accordi con terzi, presenza di dipendenze con altri software, competenza nella pubblica amministrazione e infine di stimare il Total Cost of Ownership (TCO), con particolare attenzione costo di installazione, formazione, integrazione, personalizzazione e tempi di messa in produzione. : In questa fase la pubblica amministrazione, per soddisfare i propri bisogni, deve valutare le opportunità offerte dalle soluzioni proprietarie e quelle di una realizzazione ex novo verificando di entrambe vantaggi e svantaggi. Quando l’amministrazione ha determinato una soluzione che soddisfa le sue esigenze nel caso in cui si opti per la realizzazione ex novo, considerando i commi 1 e 2 dell’Articolo 69 che disciplinano la messa a riuso del software che verrà realizzato, si rimanda alle linee guida sullo che forniscono le informazioni su come progettare la realizzazione per adempiere ai commi citati e permettere il riuso. Nel caso che si proceda ad una acquisizione di software proprietario sotto licenza, si ricorda che l’Amministrazione deve, ove possibile, acquisire la titolarità del codice sviluppato (come spiegato nel capitolo dedicato alla ), per metterlo a riuso. Scelta della modalità di erogazione del software.

Dall’analisi emerge che i punti critici sono la selezione delle esigenze e delle funzionalità che deve avere il software e i vincoli di tempo e bilancio.

La preferenza per il software libero è arrivata nel 2018 ed è una delle prime che sono arrivate dal punto di vista legislativo al mondo. È uno dei quadri normativi più evoluti che ci sono ma non ci sono delle sanzioni per chi non utilizza queste norme che tendono a non essere attuate. Non costituisce un parametro di valutazione dei dirigenti. Non costituisce danno erariale: in questo caso è un danno di cui i funzionari devono rispondere di tasca loro, dal punto di vista dell’acquisto di software non c’è nessuna norma per la quale esso costituisca danno erariale (si stanno muovendo in Francia secondo questa direzione per le sanzioni).

In Italia la norma per la valutazione comparativa esiste dal 2003, ci sono stati anche dei ricorsi per omessa valutazione, dato che non ci sono delle sanzioni sono norme difficili da far rispettare, l’obbligo è stato ampiamente disatteso da molte pubbliche amministrazioni. La preferenza per il software libero, inoltre, prima che venisse attuato nel 2012 a livello nazionale era presente già molto prima in svariate regioni (la prima è la Toscana nel 2004).

La preferenza per il software libero al giorno d’oggi è un tema pacifico ma per molti anni è stato fatto un lungo di battito perché i rappresentanti dei software proprietari sostenevano la neutralità tecnologica per non alterare il mercato, pretendevano che lo stato non influisse sulle scelte di mercato.

Software libero e proprietario sono molto diversi soprattutto sul livello economico: nel software libero la licenza ha quasi un costo azzerato. Il software libero è un bene comune mentre il proprietario è appartenente al titolare dei diritti.