Il sakaki (Cleyera japonica Thunb., 1783) è un albero sempreverde appartenente alla famiglia Pentaphylacaceae. Cresce spontaneo nelle regioni più calde del Giappone, della Corea e della Cina continentale.
Etimologia La parola giapponese sakaki è scritta 榊, con un carattere kanji che combina la radicale 木 ki "albero, legno" con 神 kami "divinità, spirito". Sakaki è scritto in giapponese moderno con un logogramma eccezionalmente doppio che è un ideogramma in senso stretto, poiché rappresenta un'idea, ed è un kokuji (国字), cioè un carattere inventato in Giappone. I kokuji spesso indicano proprio piante e animali tipicamente giapponesi, non presenti originariamente in Cina, e quindi non scritti di norma con caratteri cinesi. La parola si può trovare anche scritta サカキ, con il sillabario katakana. L'etimologia della parola sakaki (榊) è incerta. C'è accordo sul fatto che il suffisso -ki (木) indica un albero, ma la parte iniziale della parola può essere differentemente interpretata: sakae-ki "albero sempreverde" (da sakae 栄え "fiorente, lussureggiante, prospero") o sakai-ki "albero del limitare" (da sakai 境 "confine, limite"). La seconda ipotesi è suffragata dal fatto che i santuari shintoisti sono spesso circondati da shinboku (神木 "alberi sacri").
Descrizione Può raggiungere un'altezza di 10 metri. Le foglie sono lunghe 6–10 cm, lisce, ovali, coriacee, lucide e di colore verde scuro sopra, verde-giallognolo sotto, con un solco profondo per lo stelo. La corteccia dell'albero è di colore marrone scuro rossiccio e liscia. I fiori, piccoli e profumati, color crema, si aprono all'inizio dell'estate, e sono seguiti da bacche che sono inizialmente rosse e diventano nere alla maturazione. Il sakaki è uno degli alberi comuni nel secondo strato delle foreste di quercia.
Usi
Il legno di sakaki è usato per fabbricare utensili (soprattutto pettini), come materiale da costruzione e come combustibile. Il sakaki è considerato un albero sacro nella religione shintoista, assieme ad altri sempreverdi quali lo hinoki (檜 "cipresso giapponese") e il kansugi (神杉 "crittomeria sacra").Nelle offerte rituali ai kami (神 "divinità, spiriti"), rami di sakaki vengono decorati con fettucce di carta (shide 紙垂, 四手) così da ottenere un tamagushi (玉串).
Mitologia e simbologia Il mito shintoista attribuisce al sakaki un ruolo chiave nell'episodio della caverna celeste narrato nel Kojiki: per indurre Amaterasu a uscire dal suo nascondiglio, gli dei sradicarono un fiorente masakaki (五百箇真賢木, letteralmente "cinquecento rami di sakaki") dal monte Ame no Kaguyama e lo adornarono con perle, uno specchio e una veste; un episodio analogo, riferito all'imperatore Keikō e al "sakaki del monte Shitsu", compare anche nel Nihongi. Il codice rituale Jinja saishiki (1875) codifica inoltre l'uso del masakaki come coppia di pali di hinoki decorati alle estremità con rami di sakaki e nastri di seta di cinque colori, ai quali si appendono rispettivamente uno specchio e un gioiello (sul lato rivolto verso il tempio) e una spada (sul lato opposto).
Note
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Pentaphylacaceae Categoria:Flora endemica del Giappone Categoria:Flora endemica della Cina Categoria:Shintoismo Categoria:Taxa descritti nel 1783