Per quasi cinque secoli, la città tedesca di Francoforte sul Meno fu a capo di due differenti stati: la Città libera e imperiale di Francoforte (Freie Reichsstadt Frankfurt) nell'ambito del Sacro Romano Impero (sino al 1806);Sino al 1806, Francoforte era conosciuta col nome di "Città libera e imperiale di Francoforte" (Freie Reichsstadt Frankfurt). Con la dissoluzione del Sacro Romano Impero nel 1806, il riferimento all'Impero venne eliminato la Città libera di Francoforte (Freie Stadt Frankfurt) sotto la Confederazione tedesca (1815–66).

Francoforte era la principale città del Sacro Romano Impero, essendo sede delle elezioni imperiali sin dal Medioevo e città predisposta per le incoronazioni imperiali dal 1562 (in precedenza gli imperatori venivano incoronati ad Aquisgrana) al 1792. Francoforte venne dichiarata Città libera dell'Impero (Reichsstadt) nel 1372, atto che la rese immediatamente soggetta all'imperatore, evitando che cadesse nelle mani di governanti regionali o aristocratici locali.

Per questa sua importanza, Francoforte sopravvisse alla mediatizzazione del 1803. A seguito dello scioglimento del Sacro Romano Impero nel 1806, Francoforte passò sotto il dominio di Napoleone, che l'affidò all'arcivescovo Karl Theodor von Dalberg che, a sua volta, la elevò a principato. Nel 1810, a quello di Francoforte vennero uniti il principato di Aschaffenburg, la contea di Wetzlar, Fulda e Hanau a formare il granducato di Francoforte. Dopo la sconfitta di Napoleone ed il collasso della Confederazione del Reno, Francoforte tornò al suo status pre-napoleonico con il Congresso di Vienna del 1815 e divenne una nuova città-stato sovrana come membro della Confederazione tedesca.

Anche durante questo periodo, Francoforte continuò ad essere una delle principali città dell'area. L'organo principale di governo della Confederazione, la Dieta federale (in tedesco Bundestag o Bundesversammlung, Assemblea Federale), aveva sede nel palazzo dei Thurn und Taxis, nel centro cittadino. Durante le rivoluzioni del 1848, il parlamento di Francoforte venne costituito nel tentativo (poi fallito) di unificare la Germania per vie democratiche. Fu in questa occasione che il re di Prussia, Federico Guglielmo IV, rifiutò l'offerta della corona della "piccola Germania".

Nel 1866, il regno di Prussia entrò in guerra contro l'impero austriaco per il governo dello Schleswig-Holstein, causando lo scoppio della guerra austro-prussiana, e Francoforte decise di rimanere fedele alla Confederazione Germanica. A seguito della vittoria prussiana, Francoforte venne annessa ai domini della Prussia nella da poco costituita Provincia d'Assia-Nassau.

Storia Lo sviluppo della città La fortuna della città di Francoforte ebbe iniziò con la Bolla d'Oro del 1356 che la confermava luogo fisso per l'incoronazione dei re dei Romani (poi titolo sussidiario imperiale). Dal 1562, la città venne designata definitivamente quale luogo di elezione degli imperatori e qui venne eletto l'ultimo di questi, nel 1792, Francesco II d'Asburgo.

Dal XIV secolo, dunque, il nucleo della città-stato è andato costituendosi attorno al Roßmarkt, non lontano dal fiume Meno, dove la popolazione ricca della città (costituita inizialmente da mercanti divenuti poi patrizi) iniziò a costruire case spaziose progettate da architetti di rilievo come Salins de Montfort e Friedrich Rumpf. Come una vera e propria repubblica, nel corso dei secoli la città si dotò di tutte le strutture di pubblica fruibilità disponibili, come la biblioteca statale, che venne realizzata nel 1825 dall'architetto municipale Johann Friedrich Christian Hess, attirando ben presto l'interesse di molti artisti come Bertel Thorvaldsen, Philipp Veit, Eduard von Steinle e Moritz von Schwind.

Le guerre napoleoniche ed il Congresso di Vienna Dopo la mediatizzazione di molte città del Sacro Romano Impero nel 1803, Francoforte mantenne la propria indipendenza come prestigiosa sede storica e città libera, ma solo sino al 1806. In quell'anno, infatti, il 12 luglio, la città venne ceduta da Napoleone all'ultimo arcivescovo di Magonza, Karl Theodor von Dalberg, già principe di Aschaffenburg ed ora granduca di Francoforte. Questi era stato posto al ruolo di primate della Confederazione del Reno e con il dominio sulla città aveva assicurato un valido stato-cuscinetto tra Germania e Francia, cedendolo nel 1810 al figliastro del Bonaparte, Eugène de Beauharnais.

Durante il periodo del proprio governo Dalberg riuscì ad introdurre una serie di riforme all'ormai obsoleta costituzione medievale della città. Venne innanzitutto abolito il Ratsverfassung, che dal 1614 assicurava la supremazia nel governo della città ad un'oligarchia di patrizi locali, giungendo poi a riformulare anche il codice legislativo sul modello di quello francese. L'uguaglianza venne estesa anche al diritto di voto, che divenne a suffragio universale maschile, per la determinazione dei 28 rappresentanti cittadini al parlamento dello stato. Il 28 dicembre 1811 venne introdotta una norma con la quale venne imposto agli ebrei della città di pagare una forte tassa per ottenere i pieni diritti civili, abolendo nel contempo anche la schiavitù negli otto villaggi rurali che circondavano Francoforte. Nel 1804 erano state inoltre iniziate le nuove fortificazioni della città.

Dopo la battaglia di Lipsia del 18 ottobre 1813, la cittadinanza urbana si rivoltò contro le forze francesi, percepite ormai come occupanti, al punto da riuscire a scacciare le truppe napoleoniche che si ritirarono il 1º novembre di quell'anno, ponendo in esilio il granduca. Il 6 novembre, gli alleati della coalizione antinapoleonica entrarono a Francoforte. Con il ripristino dello status quo precedente al periodo napoleonico, nel dicembre del 1813 l'amministrazione del governo statale venne affidata al barone vom Stein. Malgrado questo, molte altre potenze straniere confinanti, come l'impero austriaco, il regno di Baviera ed il ducato di Nassau, chiedevano di integrare la città nei loro territori, ponendo fine alla tradizionale indipendenza della città-stato tedesca. Fu solo dopo molti e difficili negoziati diplomatici che il Congresso di Vienna, il 9 giugno 1815, decise di far fede all'articolo essenziale della costituzione di Francoforte: la ville de Francfort, avec son territoire, tel qu'il se trouvait en 1803, est déclarée libre et fera partie de la Ligue Germanique. Dal momento che non vi era più alcun imperatore del Sacro Romano Impero, la città ottenne dunque la qualifica di Libera Città e divenne completamente indipendente da influssi esterni, così come da altri stati tedeschi. Il 9 luglio 1815 la città riottenne tutti i diritti all'autogoverno.

Un importante centro di commercio e trasporto Francoforte divenne nota nel corso dei secoli come sede di una grande corporazione di mercanti, al pari di molte città olandesi e baltiche che nel medesimo periodo prosperavano con forme di autogoverno municipale. Francoforte si distinse ben presto come uno dei più importanti centri bancari della Germania, grazie soprattutto alla sede della banca Rothschild presente in città, dalla quale poi si svilupparono filiali di grande importanza in tutta Europa.

La città prosperò indisturbata sino alla ricostituzione dello stato a seguito del Congresso di Vienna. Nell'Ottocento, infatti, numerosi tentativi vennero fatti da parte del governo prussiano per minare la prosperità economica di Francoforte, sino alla costituzione nel 1834 dello Zollverein a cui la Città Libera decise di non aderire, trovandosi ben presto esclusa dalla maggioranza dei commerci dell'area tedesca, limitandosi al commercio locale con Offenbach, Höchst e Bockenheim. Nel 1836, dato l'impoverimento imminente, la città di Francoforte dovette aderire allo Zollverein. Malgrado queste costrizioni, già dal 1832 il Regno Unito aveva siglato con la città un contratto di libero commercio.

La città era nota anche come centro nevralgico per le comunicazioni e fu tra le prime in Germania a dotarsi di una moderna ferroviaria, poiché i banchieri locali supportarono largamente questa iniziativa per permettere un più veloce scambio delle merci.

Nero-rosso-oro Francoforte durante l'Ottocento fu uno dei centri principali del movimento rivoluzionario Vormärz. Il giornalista Ludwig Börne fu una delle figure più illustri in questa fase della storia di Francoforte, divenendo poi una delle figure prominenti della "Giovane Germania". Dopo la ricostituzione dello stato a seguito del Congresso di Vienna, la repubblica locale era divenuta più stringente nei confronti degli spiriti rivoluzionari, ancora di più dopo la rivoluzione del luglio del 1830 che, pur non investendo direttamente la città, portò studenti e ufficiali dell'esercito a concentrarsi in città ed a dare vita al Frankfurter Wachensturm, un movimento che iniziò ad attaccare essenzialmente le stazioni di polizia. Il movimento venne brutalmente spazzato via dall'esercito locale con l'aiuto di rinforzi austriaci e prussiani, il che ebbe un effetto negativo nei confronti della borghesia locale, dal momento che in città stazionarono 2.500 soldati stranieri.

Negli anni '40 dell'Ottocento, Francoforte si distinse ancora una volta per essere un centro di nuove idee: lo scultore Ludwig Schwanthaler diede espressione al nazionalismo tedesco locale creando un famoso monumento alla memoria di Goethe, la cui scopertura nel 1844 divenne un evento per tutte le organizzazioni patriottiche della città.

Nei primi giorni del marzo del 1848, lo spirito rivoluzionario passò dalla Francia alla Germania e, come in molti altri luoghi dell'area, Francoforte pretese i diritti fondamentali propugnati dai rivoluzionari: libertà d'assemblea, ugugaglianza per tutti i cittadini, amnistia per i detenuti politici, diritto per tutti i cittadini di portare le armi. Il 3 marzo 1848, il Senato della città decise di concedere tutti questi diritti alla popolazione, ma non si pronunciò favorevolmente all'emancipazione degli ebrei. Venne stabilito inoltre che tutti i cittadini potessero essere eletti membri dell'assemblea costituente per la città, assemblea chiamata a redigere la nuova costituzione in sostituzione della vecchia, presente ma di rado applicata.

Il 9 marzo 1848 sul tetto del Palazzo Thurn und Taxis, nel centro cittadino, venne issata una bandiera nera-rossa-oro che diverrà poi l'emblema nazionale della Germania intera. Il 31 marzo di quell'anno, il cosiddetto "pre-parlamento" tenne un incontro nella Paulskirche, che in quell'anno era stata convertita da luogo di culto a sede del parlamento. I muri e le finestre della chiesa vennero decorati con bandiere nazionali, il pulpito ricoperto con un grande telo e l'organo mascherato da un grande arazzo di Philipp Veit rappresentante la Germania nell'atto di tenere una bandiera nazionale ed una spada, il tutto accompagnato da corone d'alloro e versi patriottici. Venne posta una cattedra per il presidente in luogo dell'altare maggiore.

Nel maggio del 1849, un'insurrezione per imporre la costituzione venne sedata con la forza delle armi e l'aiuto delle truppe prussiane. Sul campo morirono 30 ribelli e 12 soldati. Il 30 maggio 1849 il Parlamento della Paulskirche venne sciolto e venne proclamata una nuova rinascita della città-stato.

La fine della Città Libera Dopo l'abbattimento dell'Assemblea Nazionale ed il ristabilimento del Bundestag nel 1850, l'opposizione democratica continuò comunque ad avanzare le proprie richieste che, pur continuando a non venire ascoltate in toto, portarono ad ogni modo ad una riforma graduale dell'antica costituzione. Nel 1853 venne varata una riforma elettorale che portò al voto anche i contadini. Escludendo i senatori dal ricoprire ruoli nei tribunali, la riforma giudiziaria ed amministrativa del 1856 preparò la città alla separazione dei poteri.