Il Promptuarium iconum insigniorum è un'opera pubblicata a Lione nel 1553 dal tipografo e umanista francese Guillaume Rouillé.

Pubblicata in tre versioni (in latino, francese e italiano), l'opera consiste in una raccolta di xilografie con ritratti di personaggi storici, ciascuno accompagnato da un breve schizzo biografico: si spazia da figure dell'Antico Testamento e della mitologia classica a coeve personalità della metà del XVI secolo. Molti dei ritratti sono frutto di fantasia, plasmati dall'interesse di Rouillé per la fisiognomica - lo studio che cercava di collegare i tratti del viso al carattere e alla personalità - e dalla libertà artistica dell'incisore che realizzò le xilografie (non accreditato nel testo: nel XIX secolo Henri-Louis Baudrier propose di identificarlo in Georges Reverdy).Nome francesizzato di Giorgio Reverdino, artista attivo a Lione di origini italiane (nato probabilmente a Chivasso).

Titolo L'opera, suddivisa in due parti, ha come titolo completo della prima metà Prima pars Promptuarii iconum insigniorum à seculo hominum, subiectis eorum vitis, per compendium ex probatissimis autoribus desumptis, sottintendendo quindi che la seconda parte debba essere intitolata Secunda pars Promptuarii…: pertanto non è raro di vedere citata l'opera come Prima [et Secunda] pars…Cfr. ad esempio l'inserzione della casa d'aste Bonhams Skinner:

Nel presente articolo è stata adottata la soluzione di indicare l'opera nel suo complesso semplicemente come Promptuarium, sulla scorta non solo dell'uso immediatamente successivo alla pubblicazione,Vedi il paragrafo "Storia editoriale". ma anche della tradizione di studi (già nel 1895 Henri-Louis Baudrier la indicò come Promptuarium iconum, e nel 1922 Riccardo Nobili come Promptuarium iconum insigniorum a seculo hominum).

Contenuto

Il libro presenta 828 incisioni. I ritratti seguono un formato standardizzato a medaglione, ciascuno circondato da un margine all'interno del quale è inciso il nome del personaggio ritratto. La maggior parte dei ritratti sono disposti in coppia, seguiti da concise informazioni biografiche. Molti di questi ritratti di coppia raffigurano individui che furono in relazione tra loro, indipendentemente dal loro stato civile o dalla legittimità della loro unione. In un caso,Adriano e Antinoo. viene anche sottintesa l'esistenza di un legame omosessuale. In caso di nuove nozze, occasionalmente i soggetti appaiono più volte, ritratti accanto ai diversi coniugi.

Il frontespizio mostra la marca tipografica di Rouillé: un'aquila su un globo circondata da due serpenti. Questa iconografia è un adattamento di un emblema pre-classico, nel medioevo reinterpretato dai cristiani a simboleggiare la vittoria di Cristo su Satana. Nella versione adottata da Rouillé, tuttavia, la posizione dell'aquila suggerisce un dominio più mondano che spirituale. La raffigurazione è accompagnata dal motto in latino In virtute, et fortuna ("Nella virtù e nella [buona] sorte"), adattato dal Virtute duce, comite Fortuna ("Con la Virtù come guida e la Sorte per compagna") di un altro tipografo lionese, Sebastian Gryphius (che a sua volta lo aveva tratto da un'epistola di Cicerone a Lucio Munazio Planco). Al di sopra del titolo, un cartiglio reca l'iscrizione "D. MEM. S.", abbreviazione di Dis Memoribus Sacrum ("Consacrato alle memorie divinizzate").

L'opera si articola in due sezioni cronologiche, Prima e Secunda pars: ciascuna ha una numerazione propria, ma molto spesso furono rilegate in un unico volume. L'evento che funge da spartiacque è la nascita di Cristo: la Prima pars cataloga personaggi dell'epoca pre-cristiana, documentandone i principali eventi biografici con una doppia datazione: Anno Mundi ("nell'anno del mondo"), derivato dal racconto della creazione della Genesi, e Ante Christum natum ("prima che Cristo [fosse] nato"), equivalente alla designazione "avanti Cristo". Esordendo con i ritratti di Adamo ed Eva in età senile, la Prima pars elenca personalità dell'Antico Testamento (Abramo, Noè, Nimrod, Geremia), figure mitologiche (Osiride, Giano, Teseo e il Minotauro, le regine delle Amazzoni) e personaggi storici (Zoroastro, Pitagora, Talete, Saffo, Pericle, Giulio Cesare).

La Pars secunda si apre con la natività, seguita da figure della vita di Gesù fino a Cristo stesso (la cui iscrizione recita Christus Rex venit in pace, Deus homo factus est). Seguono figure storiche dall'inizio dell'era cristiana all'epoca di pubblicazione dell'opera, abbracciando l'Impero romano, il medioevo e gli inizi dell'età moderna. Si annoverano così imperatori romani, Attila, Maometto, Carlo Magno e successori (fino a Carlo V), Dante Alighieri, sultani ottomani, fino a personalità contemporanee a Rouillé, come Edoardo VI d'Inghilterra, Caterina de' Medici e Margherita di Valois.

Ognuna delle due sezioni ha in calce un indice dei personaggi in ordine alfabetico, il che fa sì che il volume possa essere fruito anche come dizionario biografico.

Comparto iconografico

I libri di ritratti - raccolte di xilografie raffiguranti ritratti reali e immaginari di personaggi illustri di vari periodi storici e regioni - erano molto popolari nell'Europa del XVI secolo. Rouillé si dedicò al genere, commercialmente redditizio, come altri editori del tempo. Rouillé adottò il firmato del ritratto a medaglione derivandolo probabilmente dalle Illustrium imagines ("Immagini dei famosi", 1517) dell'umanista italiano Andrea Fulvio, con 204 busti di personaggi storici incisi nello stile delle monete antiche. Nella prefazione del suo Promptuarium, Rouillé riconosce di aver incluso anche ritratti fittizi per quegli individui che si dice siano vissuti prima del diluvio o dell'invenzione delle arti figurative; ammette di aver esercitato una licenza artistica nella creazione di questi ritratti, basatasi sull'interpretazione fisiognomica delle loro azioni e costumi. La fisiognomica, appunto lo studio dei tratti somatici e della loro presunta relazione con il carattere e la personalità, era una disciplina consolidata all'epoca: il suo approccio fu esteso quindi ai ritratti di personaggi privi di riferimenti iconografici credibili.

Gli altri ritratti, invece, furono derivati da una vasta gamma di materiale originario: Rouillé e il suo incisore attinsero a pubblicazioni precedenti, dipinti e raccolte numismatiche, sfragistiche e di incisioni. Tuttavia, la loro interpretazione delle immagini numismatiche incappò in diversi errori: ad esempio, il ritratto di Alessandro Magno è basato sul diritto di uno statere d'oro macedone raffigurante in realtà la dea Atena. Un'altra attribuzione erronea è l'identificazione dei didrammi d'argento di Rodi con i trenta denari dati a Giuda Iscariota per il suo tradimento di Cristo, in linea con una diffusa credenza medievale. Viceversa, Rouillé e l'incisore impiegarono accuratamente immagini numismatiche nei ritratti di Demetrio I Poliorcete e Mitridate VI Eupatore. La maggior parte dei ritratti degli imperatori romani provengono da Imperatorum et Caesarum vitae ("Vite degli imperatori e dei cesari"), un'opera del 1534 dello storico tedesco Johannes Huttich. I ritratti dei re di Francia furono tratti da due fonti: Les Anciennes et modernes genealogies des Roys de France ("Le genealogie antiche e moderne dei re di Francia"), un'opera del 1528 del poeta e storico francese Jean Bouchet, e Epitome gestorum LVIII regum Franciae ("Epitome delle gesta dei 58 re di Francia'", pubblicato nel 1546 dal libraio lionese Balthazar Arnoullet.

Paternità di immagini e testo L'artista che incise i ritratti non è nominato nel testo. Nel XIX secolo, il bibliografo e giurista lionese Henri-Louis Baudrier attribuì le incisioni a Georges Reverdy, notando l'eccellenza tecnica dell'esecuzione. Al momento della creazione del libro, Reverdy lavorava a Lione e si era guadagnato una reputazione paragonabile a quella di Hans Holbein il Giovane. Alcune delle incisioni sembrano essere state modellate o create in collaborazione con il pittore olandese Corneille de Lyon, come testimoniano le somiglianze stilistiche in alcuni ritratti contemporanei, come quello di Margherita di Valois.

La paternità dei testi rimane dibattuta. Rouillé non ne rivendicò esplicitamente la paternità, e la dedica a Margherita di Valois nella prima edizione francese reca solo le iniziali "GR", che potrebbero riferirsi sia a Rouillé sia a Reverdy. Un'ipotesi alternativa suggerisce che Charles Fontaine, poeta e traduttore francese, sia stato l'autore o il traduttore in francese del testo della prima edizione latina del Promptuarium.

Storia editoriale Rouillé aveva già pubblicato edizioni multilingue di opere di respiro internazionale, distribuendole in tutta Europa grazie a una rete di legami familiari. Il Promptuarium fu pubblicato per la prima volta a Lione nel 1553 in tre versioni: in latino, francese (La première [et seconde] partie du promptuaire des médailles des plus renommées personnes qui ont été depuis le commencement du monde: avec brieve description de leurs vies et faicts, recueillie des bons auteurs) e italiano (Prima [e seconda] parte del Prontuario de le medaglie de più illustri, & fulgenti huomini & donne, dal principio del Mondo infino al presente tempo, con le lor vite in compendio raccolte). Queste ultime due divennero note con i loro titoli in volgare, rispettivamente Promptuaire des médailles e Prontuario delle medaglie. Ognuna delle tre edizioni era dedicata a un illustre personaggio: la latina al sovrano regnante Enrico II di Francia, l'italiana alla sua consorte Caterina de' Medici e la francese alla loro figlia Margherita di Valois. Queste dediche miravano a fungere strategicamente da meccanismo promozionale per l'opera.

Negli anni seguenti furono stampare nuove edizioni: seconda, terza e quarta edizione francese (1576, 1577 e 1581); seconda e terza edizione latina (1578, 1581); seconda edizione italiana (1577-8). La terza edizione francese presenta uno spostamento nel suo approccio storiografico, aggiungendo un centinaio di umanisti del Rinascimento, quasi tutti contemporanei, in particolare teorici del diritto e della medicina (ad esempio, rispettivamente François Douaren e Andrea Vesalio). Nei materiali aggiuntivi figurava un'appendice con i ritratti degli antichi medici Ippocrate e Galeno.

Una traduzione in spagnolo (Promptuario de las medallas de todos las más insignes varones que ha habido desde el principio del mundo) fu intrapresa dal teologo valenziano Joan Martí Cordero: la dedica, datata all'8 settembre 1558, quando Cordero era all'Università di Lovanio, è al "muy alto y muy poderoso señor don Carlos, por la gracia de Dios, Príncipe de las Españas", ossia Carlo d'Asturia, figlio ed erede di Filippo II di Spagna. Rouillé pubblicò l'edizione in spagnolo nel 1561.

Ricezione e lascito

All'epoca della sua pubblicazione il Promptuarium fu un successo commerciale, oltre a essere utilizzato come testo di riferimento in ambito numismatico (in particolare in Spagna). Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, tuttavia, anche se molti dei ritratti effettivamente erano tratti da monete antiche e aderivano alle relative convenzioni artistiche, l'opera in realtà non era pienamente conforme a un approccio pienamente accademico (come dimostra l'omissione di vari dettagli delle monete originali). Ciò si spiega col fatto che l'opera aveva come suo obiettivo la divulgazione, offrendo una ricostruzione storica e un contenuto visivo accessibili, diretti evidentemente anche a un pubblico non specializzato. Per tutto il tardo XVI e XVII secolo, molteplici collezioni iconografiche europee attinsero al Promptuarium, riprendendone gli elementi. Tale successo derivò, almeno in parte, dal fatto che l'opera integrava al suo interno materiale eterogeneo e selezionava ritratti che si discostavano dalle convenzioni iconografiche all'epoca consolidate.