La storia di Torino, ovvero la storia locale riguardante il capoluogo del Piemonte, si estende per più di duemila anni e alcune delle sue vestigia sono ancora visibili nei principali monumenti, vie e piazze. La città divenne famosa come centro del potere di Casa Savoia, capitale del Ducato sabaudo dal XV secolo, quindi del Regno di Sardegna, fulcro politico del Risorgimento e prima capitale del Regno d'Italia dal 1861 al 1865. Nel XX secolo, invece, ospitò diversi movimenti antifascisti, compresa la Resistenza durante la seconda guerra mondiale; Nel corso della seconda metà del Novecento si affermò quale città industriale, in particolare come polo dell'industria automobilistica di importanza mondiale.

Storia antica Origini Le scarse fonti storiche risalgono al III secolo a.C., riportando testimonianze sulle quali il dibattito è ancora aperto. Da una parte, l'ipotesi di un insediamento dei Taurisci, ovvero dei Celti originari del Norico (ovvero le attuali zone della Baviera), anche se diffusasi poi gradualmente in tutto il nord-Italia, mentre dall'altra l'ipotesi, e tuttavia legata alla prima, di un insediamento dei cosiddetti Taurini, ovvero un particolare gruppo etnico dei Celto-liguri, localizzato geograficamente nei soli monti occidentali delle antiche Alpi, quindi insediatisi lungo le zone a sud e a nord della Dora Riparia.

In entrambe le ipotesi, secondo gli storici PolibioPolibio, Storie, III, 60 e AppianoAppiano, Hannibalica, 5 già nel III secolo a.C. era presente un grande villaggio, probabilmente collocato alla confluenza dei fiumi Po e Dora, che si sarebbe chiamato Taurasia (o, per altre fonti, Taurinia). Nel 218 a.C., il condottiero cartaginese Annibale entrò in Piemonte, alleandosi con numerose tribù, tra cui gli Insubri. È probabile che i Taurini-Taurisci abbiano rifiutato l'alleanza e tentato di contrastare l'invasione: secondo i documenti, il villaggio resistette tre giorni prima di crollare.Sergeĭ Ivanovich Kovaliov, Storia di Roma. I", pag. 270 Riguardo al toponimo e alla radice Taur, esistono varie ipotesi: la più probabile è legata all'indoeuropeo taur, a sua volta legato al greco antico ορος (oros, cioè montagna), e al sanscrito sthur (massiccio, robusto, o selvatico), quindi associato alle caratteristiche montanare tipiche delle tribù dei Taurisci e dei Taurini del VII-V secolo a.C., ma anche dei Taurasini, questi ultimi insediati anticamente nel Sannio.

Leggende Una leggenda sostiene un'origine risalente all'antico Egitto (probabilmente XVIII dinastia): durante i lavori per la costruzione della fortezza militare della Cittadella nel XVI secolo, fu rinvenuta una lapide con un'iscrizione dedicata al culto di Iside. La notizia fu alimentata dagli allora storici di corte Filiberto Pingone e, in seguito, Emanuele Tesauro. Quest'ultimo, citò altresì il mito greco di Eridano (antico nome attribuito al fiume Po), figlio di Fetonte e, per alcuni, presunto fratello di Osiride e dédito ai culti egizi. Dopo aver lasciato il Mediterraneo per disaccordi con le caste sacerdotali, Fetonte avrebbe raggiunto il nord Italia, passando per le coste del Tirreno e approdando in Liguria; in seguito avrebbe raggiunto una grande pianura, dove scorreva un grande fiume che gli avrebbe ricordato il Nilo, e qui avrebbe fondato un culto dedicato ad Api, dio egizio a forma di toro, probabilmente intorno al XVI secolo a.C.. I Taurini, anch'essi dediti ai culti teriomorfisti, si sarebbero adattati alla venerazione del dio-animale. Nei secoli successivi altri storici sostennero tale ipotesi. Improbabili legami dei Taurini con l'antico Egitto sono anche alimentati da una recente credenza popolare che afferma che la Chiesa della Gran Madre sarebbe stata costruita sopra un antico tempio egizio. Un'altra leggenda sulle origini della città prende spunto dalla leggenda di un villaggio neolitico tormentato da un temibile drago. Il popolo avrebbe deciso di inebriare un toro con un misto di acqua e vino e aizzarlo contro il drago; il toro inferocito, dopo aver sconfitto il mostro, sarebbe morto per le ferite riportate. Il popolo quindi, avrebbe deciso di venerarlo.

Periodo Romano

Fu soltanto nel 58 a.C. che l'allora proconsole Giulio Cesare fece insediare nell'area un accampamento militare, come posizione strategica per la via delle Gallie, per poi ampliarlo a una prima colonia nel 44 a.C., chiamata Iulia Taurinorum. Tuttavia, la definitiva fondazione avvenne grazie a suo figlio adottivo Augusto che, intorno al 28 a.C., dedusse una seconda colonia, il cui impianto urbano a castrum sarà quello che ancora adesso è rilevabile, col nome di Augusta Taurinorum. Un cippo che riporta un'iscrizione con la data consolare del 21 a.C., anno del consolato di Marco Lollio, attesta la sicura presenza romana nell'area di Torino. Tale rinvenimento epigrafico costituisce un termine temporale prima del quale la colonia venne fondata.

Una presunta datazione della colonia, basata su studi astronomici legati al sorgere del sole in asse col decumano, è stata proposta al 30 gennaio del 9 a.C. Sempre in base a un medesimo tipo di studio, è stata proposta la data del 5 febbraio del 27 a.C., a cui è seguita una replica dove c'è la data 29 gennaio del 9 d.C. La colonia fu inscritta come tribù romana rurale Stellatina, ed ebbe una struttura definitiva soltanto nel I secolo, con l'edificazione di una cinta muraria. La struttura viaria a scacchiera, sulla topografia del castrum iniziale, fu successivamente estesa anche alle altre zone della città, almeno in prossimità del centro. Il perimetro del castrum doveva essere di 2.875 metri, con superficie di 45 ettari e forma irregolarmente quadrangolare con un angolo smussato. Le mura superavano i cinque metri di altezza e i due metri di spessore e in esse si aprivano quattro porte: Porta Prætoria (ma per altri storici era la Decumana), posta a est-sud-est, nei secoli inglobata nel Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja di Piazza Castello. Nell'XI secolo fu aperta un'altra porta chiamata Porta Fibellona, forse in relazione ai discendenti di un nobile di nome Bellone (i filii Bellonis, ipotesi, comunque, mai documentata). Porta Principalis Dextera, a nord-nordest, chiamata anche Palatina o Doranea, la più conservata, a tutt'oggi, nella zona di Porta Palazzo, grazie agli interventi di D'Andrade del 1901. Porta Principalis Sinistra, a sudovest-sud, chiamata anche Porta Marmorea e oggi inesistente, era sita in Via Santa Teresa angolo Via San Francesco d'Assisi, non lontano da Piazza San Carlo. Porta Decumana, a ovest-nordovest (ma per alcuni storici era invece la Praetoria), dal Medioevo chiamata anche Porta Segusina, si trovava in Via Garibaldi angolo Via della Consolata, a pochi passi da Piazza Savoia e oggi è totalmente inesistente.

La costruzione delle mura è stata datata a un momento successivo alla fondazione della colonia, nel I secolo d.C.. La cinta muraria fu rafforzata da ulteriori cinque torri angolari ottagonali e torrette di guardia su ciascun lato, in corrispondenza dello sbocco delle vie cittadine e un certo numero di postierle, che si ritiene posizionate in corrispondenza di ogni torretta. L'interno delle mura presentava il cosiddetto intervallum, ovvero un camminamento per le ronde. La strada principale era il decumanus maximus che collegava la Porta Prætoria con la Decumana, lungo l'attuale via Garibaldi; a circa un terzo della sua lunghezza, il decumanus maximus incrociava il cardo maximus che collegava le porte Principalis Dextera e Principalis Sinistra, sviluppandosi lungo l'attuale via San Tommaso-via Porta Palatina. In questo incrocio, era possibile vedere tutte e quattro le Porte, quindi si poteva accedere al Forum che, con molta probabilità, trovava ingresso dalla Piazzetta delle Erbe (oggi piazza Palazzo di Città) e dalla piazzetta del Burro (oggi cortile interno di Palazzo Civico). L'area dell'antico castrum viene chiamato dai torinesi "Quadrilatero Romano", sebbene oggi, con questo termine, sia intesa la sola parte occidentale dello stesso. I resti più importanti dell'epoca romana consistono, nei ruderi delle mura vicino alla Porta Palatina (Porta Palazzo) e dell'adiacente teatro, affiancato da tratti di fondamenta delle sue strutture. Altri pochi resti si trovano alla Porta Praetoria (o Fibellona, per alcuni era la Decumana), nei sotterranei dell'attuale Palazzo Madama-Casaforte degli Acaja) di Piazza Castello. Della Porta Segusina invece non ci sono resti, ma soltanto la base di una torretta angolare di avvistamento in via della Consolata angolo via Giulio. Alcuni resti delle mura romane furono rinvenuti nelle sale sotterranee del Museo egizio e, sempre nel sottosuolo, durante la realizzazione del parcheggio sotterraneo del lato occidentale di via Roma, nel tratto Piazza Carlo Felice-Piazza Castello (esposti al pubblico in alcune entrate/uscite pedonali).

Testimonianze poi dell'esistenza di un anfiteatro, posto fuori dalle mura nei pressi della Porta Principalis Dextera, poi nota come Porta Marmorea, distrutta intorno al 1660 (e di cui ci rimane solamente un disegno, forse non del tutto fedele, del Da Sangallo) si hanno fino al 1508, quando Maccaneo ne descrive i ruderi. Unico possibile residuo della struttura è una condotta per il deflusso delle acque (l'anfiteatro poteva ospitare anche naumachìe), situata sotto l'attuale via Roma. Augusta Taurinorum tuttavia, si distinse poco nell'epoca romana, rimanendo una mera colonia provinciale. Pur non essendo in presenza di dati diretti, è possibile valutare, per confronto con altre colonie analoghe, in circa abitanti la consistenza numerica della città nel I secolo. Nel 69, la città fu parzialmente distrutta da un incendio provocato dai fuochi dei bivacchi di una legione dall'esercito di Otone acquartierato a Torino (Tacito, Historiae II 66). Nel 240 poi, la città fu minacciata dall'incursione dei Marcomanni.

Primo Cristianesimo