Pioniere della cinematografia italiana, fotografo e cineoperatore, è ricordato per aver realizzato la prima moviola al mondo con piano di lavoro orizzontale, per essere stato uno dei primi fotoreporter di guerra del Regio Esercito nella prima guerra mondiale, e per aver fondato nel 1913, con la moglie Elena Lanzoni Prevost, le Officine Prevost (fabbrica di apparecchi cinematografici attiva dal 1913 al 1991).

La notevole produzione fotografica del fotoreporter, secretata e conservata per decenni presso il Ministero della Guerra, è custodita oggi negli archivi del Ministero della difesa.

Biografia La ricostruzione biografica è stata resa possibile grazie alla testimonianza dell'unica nipote dei coniugi Prevost, Annamaria (memoria storica delle loro attività imprenditoriali e unica testimone della vita privata della famiglia Prevost, nel 1953 divenne figlia adottiva di Attilio Prevost secondo le leggi dello Stato italianoAnnamaria Lari Prevost, "Attilio Prevost (1890-1954). Una vita in prima linea. Ritratto dell'inventore della moviola", Silvana Editoriale, Milano, 2019), che ha permesso l'accesso all'archivio della famiglia dei suoi nonni Attilio ed Elena Prevost.

Figlio di Giuseppe Prevosto e di Maria Maddalena Giraudi, nel 1927 Attilio ottenne ufficialmente dal Re il permesso di usare il cognome nella sua antica dizione di origini francesi, mentre i suoi fratelli e parenti piemontesi preferirono tenere quella italianizzata.

Da sempre appassionato di cinema e fotografia e del loro aspetto tecnico applicato all'industria, andò a studiare a Parigi, la città del Cinema, dove nel 1895 Auguste e Louis Lumière organizzarono la prima proiezione pubblica del Cinématographe Lumière, e dove Attilio ottenne il Diplôme d'Ingénieur presso L'École du Génie Civil. archivio della famiglia Lari Prevost Mojana

Anni Dieci "Il matrimonio tra ripresa e proiezione siglato all’inizio della storia dal Cinématographe Lumière dura un soffio: già alla fine dell’Ottocento le due funzioni (e i rispettivi macchinari) si separano una volta per tutte, per intraprendere uno sviluppo tecnologico autonomo. I proiettori professionali aumentano progressivamente dimensioni e peso per far scorrere nei loro ingranaggi le bobine di pellicola 35mm e per proiettare le immagini a grande distanza (dalla cabina allo schermo); l’Italia, in questo settore, grazie a Cinemeccanica, Officine Prevost, Fedi, Officine Pio Pion, Veronese, ha scritto una storia tra le più importanti a livello internazionale."Testo tratto dalla presentazione alla mostra "Cinepassioni" - Genova, Loggia della Mercanzia, 2017.

I primi anni alla Milano Films con Luca Comerio e la spedizione in Libia Nel 1908 lavorava già per la Milano Films del documentarista e pioniere della cinematografia italiana Luca Comerio. In quel periodo mise a punto la realizzazione della cinepresa Prevost 35mm,Enciclopedia Treccani (1931), Cinematografo - Principi fondamentali - Apparecchi di presa apparecchio che ebbe grande successo e fu sperimentato da Prevost e Comerio durante la Guerra di Libia (1911-12).Federico Rovida, La tecnologia dimenticata: la gloriosa storia della Prevost - sta in "La materia dei sogni", a cura di Vincenzo Buccheri e Luca Malavasi, Carocci Editore, 2005, p.37. Un esemplare di questo apparecchio è oggi conservato presso il Museo del Cinema di Torino, mentre le pellicole girate in quegli anni sono conservate presso l'Archivio di Stato. Esse oltre a rappresentare un documento storico unico della spedizione libica, sono la testimonianza di coloro che Gian Piero Brunetta definisce "gli apostoli del nuovo verbo visivo": pionieri come Omegna, Florio, Vitrotti, nonché Comerio e Prevost, i quali, veri e propri avventurieri, diventano con la loro cinepresa operatori-reporter alla ricerca di eventi da immortalare e consegnare ai posteri.Cinema muto italiano: tecnica e tecnologia - A cura di Michele Canosa, Giulia Carluccio, Federica Villa - Carocci Editore, 2006

Il filmato dell'eclisse di sole del 17 aprile 1912 Un breve filmato documentaristico prodotto dalla Comerio & C., riprende Attilio Prevost presso l’osservatorio astronomico di Brera (Milano) mentre sta filmando l'eclisse di sole del 17 aprile 1912. Per questa ripresa utilizzò un dispositivo da lui appositamente realizzato che venne applicato al grande telescopio usato pochi anni prima dall’astronomo Giovanni Schiaparelli per le sue ricerche su Marte.Cineteca di Bologna - Gran Tour italiano - 61 film dei primi anni del ’900, a cura di Andrea Meneghelli (2016)

Il dispositivo ottico per il film Ballo Excelsior Nel 1913, la geniale versatilità di Attilio Prevost, costantemente rivolta alla ricerca di soluzioni tecniche innovative, trovò una notevole applicazione quando Lorenzo Sonzogno, noto editore musicale, fondò la Musical-Films ed incaricò Luca Comerio di realizzare una trasposizione cinematografica del Ballo Excelsior, il balletto di Luigi Manzotti reso celebre dalle musiche di Romualdo Marenco. Per le riprese di questo film, Comerio poté contare ancora su Prevost, che realizzò un dispositivo foto-ottico in grado di consentire al direttore d’orchestra di andare in sincrono con la pellicola.Franco Cocchi, "Le macchine da ripresa Prevost" - Note di Storia del Cinema, Nuova serie, n. 10, 1989 - Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema

L'incontro con Elena e la prima Società Prevost in Via Ripamonti Nel 1912 conobbe la futura moglie Elena Lanzoni presso la Milano Films, dove era impiegata in amministrazione.

Nel 1913, confidando nelle sue capacità imprenditoriali e amministrative acquisite presso l’editore Vallardi prima e la Milano Films dopo, Elena convinse Attilio a tentare la fortuna da indipendenti.

Fu proprio grazie al capitale messo a disposizione da Elena che divenne possibile avviare concretamente l’impresa: un apporto determinante che trasformò un’intuizione in realtà industriale.

Era una donna anticonformista, libera e coraggiosa, dotata di spirito imprenditoriale e carattere deciso, anticipava i tempi, andando oltre le convenzioni in cui le donne erano state intrappolate per secoli.

Fondarono così la prima azienda Prevost, di cui condivisero – come anche nelle trasformazioni successive – la proprietà del capitale sociale. Tuttavia, in linea con le consuetudini dell’epoca, fu il nome di Attilio a identificare l’impresa, che venne registrata come Officine A. Prevost & C., riflettendo un modello formale ancora fortemente orientato al riconoscimento della figura maschile.

La sede era presso la residenza di Elena in via Leopardi 26 e la fabbrica in via Ripamonti 43 a Milano.

Rimasero uniti per quarant'anni, proiettati in un'avventura molto importante che diede loro grandi soddisfazioni. In questo decennio l'azienda produceva principalmente cineprese, lanterne ad arco voltaico, stampatrici e accessori vari.

"È del 1913 il primo marchio di cineprese italiane, con quelle prodotte dal torinese Attilio Prevost, nella omonima fabbrica di Milano. La macchina da presa Prevost presentava interessanti caratteristiche di maneggevolezza, compattezza e facilità d’uso. La Prevost testimonia comunque una trovata applicazione industriale in un campo in cui l’imprenditoria italiana faticherà sempre ad imporsi rispetto alle concorrenti internazionali. La Prevost continuerà ad essere prodotta fino al 1920, con un discreto successo nel mercato nazionale, ma il suo inventore troverà maggior fortuna e futuro grazie ai brevetti per la correzione della posizione del fotogramma durante la proiezione (1919) e gli impianti di proiezione completi che, dal 1920, sono prodotti con grande successo dalla casa milanese".Introduzione al cinema muto italiano, a cura di S. Alovisio, G. Carluccio, Utet, Torino, 2014 - I percorsi della tecnica - pratiche, operatori, macchine - Luca Giuliani, Manlio Piva

Il sodalizio imprenditoriale con Elena Le grandi capacità imprenditoriali di Elena, che amministrava l'azienda occupandosi anche del rapporto coi clienti, crearono le condizioni ottimali per permettere ad Attilio di occuparsi esclusivamente della progettazione di nuove apparecchiature cinematografiche. Fu grazie a questo speciale sodalizio che alla fine degli anni Venti nacque la prima moviola orizzontale.

La Guerra era alle porte; il 10 maggio 1915, Attilio sottoscrisse presso il notaio Giuseppe Ghislanzoni in Milano un "Mandato Generale" in favore di Elena Lanzoni, col quale: "...con ampia facoltà e con pieni poteri ella abbia a rappresentarlo in tutti gli atti ed affari... possa disporre di tutti i beni da esso posseduti o che possederà e ne disponga come proprietario...lo rappresenti in ogni azienda di cui il mandante fosse socio...faccia tutto quanto far potrebbe lo stesso mandante se agisse personalmente, dovendosi la nominata procuratrice ritenere come suo alter ego...".Atto notarile depositato presso il tribunale di Milano, il 10/05/1915, n.5200 di repertorio - n.2224 di registro, firmato dal notaio Giuseppe Ghislanzoni e da Attilio Prevost.

Con questo documento Attilio legò a doppio filo la sua attività imprenditoriale con Elena, condividendo con lei, per un loro accordo, la proprietà del capitale sociale delle attività imprenditoriali da lui avviate.

La Astra Film e la Sabaudo Film Nel 1915 Attilio ed Elena fondarono a Milano la casa di produzione cinematografica Astra FilmAtto depositato presso la Camera di Commercio di Milano il 4/01/1915, n.54555 del Registro delle Ditte, con la quale produssero alcuni film muti dell'epoca. Attilio partecipava alle produzioni come direttore della fotografia mentre Elena Lanzoni Prevost ne seguiva la gestione. Alcuni titoli di questi primi film furono: Il Vortice, L'ombra misteriosa, Sogno di Riette, Sulla soglia della felicità, tutti del 1915 .

Nello stesso periodo, Attilio svolgeva l'attività di direttore della fotografia anche per la "Sabaudo Film", casa di produzione cinematografica milanese della quale era comproprietario.

La Grande Guerra: fotoreporter sul fronte italo-austriaco

Il 24 maggio anche l'Italia entrò nella prima guerra mondiale (1915-1918). Durante gli anni della Grande Guerra, mentre Elena gestiva l'azienda “Prevost”, Attilio venne inviato al fronte come operatore cinematografico e fotografo di guerra.

Tra il 1916 e il 1917 fu istituita la Sezione Cinematografica del Comando Supremo del Regio Esercito, voluta dal Col. Eugenio Barbarich. Infatti, fino ad allora, l'esercito italiano si era servito dell'opera di ditte private, come la Comerio Films di Luca Comerio, che dopo la disfatta italiana di Caporetto, nel 1917, vennero definitivamente escluse, e la Sezione Cinematografica assunse il monopolio delle riprese. A dirigere la sezione fu chiamato il capitano di cavalleria Maurizio Rava al quale vennero affiancate tre Squadre comandate dai tenenti Barricelli, Prevost e Malerba che operarono sul fronte italo-austriaco.Il Servizio Fotografico del Regio Esercito e la Sezione Fotocinematografica del Comando Supremo-Ufficio Stampa - Andrea Bianchi (Alpin del Domm - n.43 - Anno VIII/5 - 2007).

Agli ordini del Comando Strategico, il tenente Prevost filmò e fotografò i campi di battaglia, prima e dopo l'attacco nemico. Scattò migliaia di immagini in bianco e nero, filmò i campi di prigionia e le prime linee durante l'assalto. Fu il primo a documentare l'ingresso trionfale a Trento e Trieste appena liberate dagli austriaci e le trincee sul Carso e lungo il Piave. Fotografò le visite al fronte di Arturo Toscanini, dell'attore Armando Falconi e del vate Gabriele D'Annunzio. Questa documentazione fu a lungo secretata e conservata dal Ministero della Difesa.

L'archivio fotografico privato Nel 2018 la nipote Annamaria ha donato al Museo nazionale del cinema di Torino il Fondo fotografico di suo nonno, costituito da copie private e originali che Prevost stampò e tenne per sé di una notevole quantità di foto scattate sul fronte della Grande Guerra.