Torino Esposizioni è un ex complesso fieristico permanente, proprietà della Città di Torino, localizzato ai margini del quartiere San Salvario, nell’estremità sud del Parco del Valentino. Il Valentino, fin da metà dell’Ottocento, quando era ancora periferico, era stato destinato a sede delle esposizioni nazionali e internazionali tenute in città.; ; ; ; ; ; .
Il complesso fu progettato, edificato, trasformato e ricostruito (dopo i bombardamenti dell'agosto 1943) in tempi e forme diversi, in un arco temporale che va dalla seconda metà degli anni trenta alla fine degli anni cinquanta del Novecento, da architetti e ingegneri quali Umberto Cuzzi, Ettore Sottsass sr., Roberto Biscaretti di Ruffia, Pier Luigi Nervi e Riccardo Morandi.
Il complesso, denominato Palazzo della Moda, fu costruito tra il 1937 e il 1938 su progetto dell’architetto Ettore Sottsass sr. e fu un rilevante esempio italiano di architettura razionalista. La sua realizzazione comportò la demolizione del preesistente Palazzo del Giornale, neobarocco, risalente all’Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro del 1911, già riadattato nel 1922 e oggetto nel 1933 di una trasformazione provvisoria in stile razionalista da parte dell’architetto Umberto Cuzzi.
In seguito agli ingenti danni subiti nei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, in soli tre anni (1948-1950) l’edificio, pur conservando parti notevoli dell’opera di Sottsass, fu ricostruito nelle parti distrutte e considerevolmente ampliato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi su progetto dell’ingegnere Roberto Biscaretti di Ruffia, con l’impiego di tecniche costruttive fortemente innovative. Esso divenne non solo la sede espositiva (denominata da allora Torino Esposizioni) della produzione industriale connessa con la ripresa economica torinese, piemontese e italiana del secondo dopoguerra, ma anche luogo deputato a ospitare innumerevoli iniziative di grande richiamo popolare, nonché importanti rassegne di carattere internazionale.
Al 1959 risale l’ultimo ampliamento: un grande spazio espositivo ipogeo progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi (Padiglione Morandi) nell’area poco distante del vecchio galoppatoio sorto sul luogo del precedente laghetto dei pattinatori, collegato al complesso principale da una galleria sotterranea.
L’attività fieristica proseguì fino al 1989, data in cui fu trasferita al Lingotto. Negli anni successivi il complesso rimase poco utilizzato con la sola eccezione del 2006, quando il Padiglione "Giovanni Agnelli" ospitò alcuni incontri di hockey su ghiaccio ai XX Giochi olimpici invernali e tutto il torneo di hockey su slittino ai IX Giochi paralimpici invernali disputati entrambi a Torino. Attualmente l'Università degli Studi e il Politecnico di Torino ne occupano una parte.
I fondi del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) consentiranno di realizzare il progetto di insediamento della nuova Biblioteca civica centrale di Torino nel Padiglione Giovanni Agnelli.
Storia
Il Palazzo del Giornale (1911-1932) Il "Palazzo stabile delle esposizioni". (successivamente noto come Palazzo del Giornale), costruito nel 1911 per l’Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro, indetta in occasione dei festeggiamenti per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, fu progettato come struttura permanente (a differenza degli altri padiglioni dell’Esposizione, provvisori e destinati a essere smantellati al termine dell’evento, come in genere accadeva per simili strutture) al fine di dotare la città di una sede stabile per mostre e rassegne future. L’edificio, localizzato nell’estremità sud del Parco del Valentino, in posizione trasversale rispetto all’angolo formato da via Francesco Petrarca e corso Massimo d’Azeglio, prese il posto del vecchio Palazzo delle Belle arti in stile neogreco, sorto in quell'area come struttura provvisoria in occasione della Esposizione generale italiana del 1884,. ma utilizzato più volte in seguito e per questo oggetto nel corso degli anni di numerosi interventi per adeguarlo alle esigenze delle nuove rassegne (tra le quali sono da ricordare la prima Esposizione internazionale di automobili del 1900 e l’Esposizione internazionale d'arte decorativa moderna del 1902, che introdusse in Italia l’Art Nouveau.Alberto Vigna, I Saloni dell'automobile, in ; ; .
Il Palazzo del Giornale, che ospitò nel 1911 l’arte della stampa e la fabbricazione della carta (di qui il nome), era in stile neobarocco, sovraccarico di decorazioni, simile ai padiglioni parigini tardo ottocenteschi,; . rigidamente simmetrico: al centro di una facciata lunga 105 metri era collocato l’ingresso monumentale formato da una maestosa scalinata che conduceva a un portale con lunetta vetrata; alle estremità vi erano quattro torrette. L’interno era a due piani. Il vastissimo salone alto 23 metri con una superficie di 1.760 metri quadrati era sormontato da una enorme cupola. La struttura era in cemento armato, tecnologia costruttiva che a Torino si impiegava da pochi anni, e fu realizzata dalla società dell’ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu, concessionario esclusivo per l'Italia del "Systéme Hennebique". Il cemento armato fu una scelta motivata dall’intenzione di costruire un edificio permanente. Alla progettazione della cupola («24 metri di luce, impostata su pianta quadrata [...] costituita da una soletta sottile 10 centimetri, con nervature»), partecipò l'ingegnere Arturo Danusso, collaboratore di Porcheddu fino al 1915, quando divenne docente di meccanica delle costruzioni presso l'Università di Milano.
Per quanto riguarda lo stile neobarocco, caratteristico dei padiglioni dell’Esposizione (stile probabilmente ritenuto più consono all’ufficialità dell’evento), l’edificio suscitò molte polemiche tra intellettuali, architetti e artisti torinesi che nel 1902 avevano partecipato al dibattito sull’Arte nuova e la nuova architettura, che lo considerarono un esempio del tardivo ed effimero ritorno all’eclettismo storicistico.; ; . Occorre comunque ricordare che nelle realizzazioni architettoniche cittadine sono rilevabili, in quel periodo e successivamente, casi importanti di ibridazione e mescolanza di stilemi nominalmente contrapposti, ma variamente declinati e fusi insieme.
Dopo l’Esposizione del 1911 l’edificio cadde in uno stato di progressivo abbandono, causa di un rapido declino che lo trasformò in un rudere dimenticato, complice anche la Prima guerra mondiale durante la quale fu usato come magazzino militare..
Nel 1922, tornata attuale per Torino la necessità di disporre di un palazzo stabile adatto ad ospitare grandi eventi, un comitato di personalità cittadine prese la decisione di riadattare l’edificio allo scopo immediato di ospitare mostre artistiche e industriali.. Le risorse finanziarie per l’intervento furono in parte messe a disposizione dal Municipio e in parte raccolte tramite pubblica sottoscrizione. Il Palazzo risorse in forme sobrie, ripulito dalle ridondanti decorazioni, rinnovato nei materiali usati, nella prospettiva di una lunga esistenza. Fu altresì deciso di concedere per vent’anni la gestione del Palazzo del Giornale a un ente autonomo partecipato dalla Città di Torino, dall’Associazione della stampa subalpina e dalla Camera di commercio. Nell’immediato il Palazzo ospitò l’Esposizione internazionale di fotografia, ottica e cinematografia in programma già per il maggio 1923. Nei pressi fu allestito un teatro all’aperto. che riscosse un grande successo di pubblico, con spettacoli cinematografici, manifestazioni artistiche, corsi di fotografia. In questo teatro venne rappresentata l’opera "La santa primavera" di Sem Benelli... La prima rappresentazione ebbe luogo il 20 luglio 1923.
Negli anni seguenti si tennero presso il Palazzo del Giornale numerose manifestazioni di varia importanza:
L’Esposizione internazionale dell’automobile e dello sport, inaugurata il primo giugno 1924 si tenne in due edifici separati: presso il Palazzo del Giornale vennero presentate le carrozzerie, mentre allo Stadium, sito in quella che fu piazza d’Armi, le automobili e gli accessori.. Nel 1928 nel Parco del Valentino si tenne l’Esposizione nazionale italiana dedicata al IV centenario della nascita di Emanuele Filiberto e al X anniversario della Vittoria, cui il regime fascista impresse un carattere fortemente propagandistico.. Nel Palazzo del Giornale, per l’occasione denominato Palazzo della Seta, venne allestita la Mostra internazionale della seta, parte importante del settore moda dell’Esposizione. Di fronte al Palazzo della Seta si ergeva il padiglione del Palazzo della Moda, struttura provvisoria progettata da Giuseppe Pagano e Gino Levi-Montalcini.; .
Nell’Esposizione del 1928 molti giovani architetti (ricordiamo tra gli altri appunto Giuseppe Pagano e Alberto Sartoris) per la prima volta realizzarono costruzioni in “stile moderno”, in un clima culturale fortemente conflittuale tra la volontà di cambiamento caratteristica di un certo ambiente cittadino intellettuale e cosmopolita e il forte attaccamento alla tradizione.
Due anni più tardi, nel 1930, il Palazzo del Giornale venne designato dal Municipio come sede provvisoria per la durata di tre anni del Museo nazionale del Risorgimento italiano, collocato dal 1908 presso la Mole Antonelliana, edificio che necessitava di non brevi lavori di consolidamento. Nel 1936 il Museo fu definitivamente trasferito a Palazzo Carignano..
Nel 1932 il Palazzo del Giornale ospitò la Mostra della moda e dell’ambiente. Per l’occasione nell’edificio furono realizzate “suggestive ambientazioni”. I progetti per la suddivisione degli spazi interni ed esterni all’edificio furono affidati ad artisti e architetti quali Gigi Chessa, Annibale Rigotti, Aldo Morbelli e Gino Levi-Montalcini.. Dopo questa mostra il Palazzo del Giornale fu definitivamente assegnato all’Ente della moda e destinato ad ospitare l’imminente 1ª Mostra annuale della moda prevista nell’aprile 1933.; ..
Il Palazzo del Giornale nel progetto dell’architetto Umberto Cuzzi (1933-1936) Nell’ambito della politica autarchica del regime fascista sviluppatasi nel corso degli anni trenta, l’individuazione di Torino quale città capitale della moda avvenne in ragione delle importanti presenze industriali in Piemonte (la SNIA Viscosa a Torino, l’industria laniera nel biellese, la cotoniera nell’alto novarese) e della volontà di favorire lo sviluppo del settore della confezione.
Nel 1932 il Palazzo del Giornale ospitò la Mostra della moda e dell’ambiente, che ottenne un successo tale da spingere il podestà a promuoverne la trasformazione da occasionale a permanente con, a partire dal 1933, due mostre annuali in primavera e in autunno... Fu anche istituito un Ente autonomo per la mostra permanente della moda nazionale con lo scopo di valorizzare e sviluppare l’industria italiana dell’abbigliamento, affrancandola dalle influenze straniere.. Il Palazzo del Giornale fu definitivamente assegnato a questo Ente e destinato ad ospitare la 1ª Mostra annuale della moda dell’aprile 1933. Nonostante il restyling del 1922, l’edificio risultava chiaramente sorpassato e venne quindi incluso per l’occasione in un progetto di ispirazione razionalista realizzato dall’architetto Umberto Cuzzi.; ; . Il progetto prevedeva un complesso espositivo formato appunto dal Palazzo del Giornale (completamente mascherato nella facciata principale da una semplice parete lignea di 25 metri), che diventò il teatro delle sfilate di moda, e da due nuovi padiglioni: il Padiglione dell’Alta moda, a pianta rettangolare, e il Padiglione dell’Esposizione-Fiera, a ferro di cavallo, collegati da un portico che delimitava un cortile interno centrale. L’ingresso era collocato nell’angolo tra corso Massimo d’Azeglio e via Francesco Petrarca. I due nuovi padiglioni erano costituiti da una struttura in legno ricoperta di eternit.