Lipotesi O'Callaghan riguarda la possibile identificazione del manoscritto 7Q5 ritrovato a Qumran con un brano del Vangelo secondo Marco.
Nel 1972 il papirologo gesuita spagnolo José O'Callaghan propose l'identificazione di alcuni frammenti ritrovati nella cava 7 di Qumran con piccoli brani del Nuovo Testamento; tra questi l'identificazione più ampia e importante era quella del frammento 7Q5 con Vangelo secondo Marco , che richiedeva però di presupporre alcune eccezioni al testo tradotto. Poiché C.H. Roberts aveva datato paleograficamente 7Q5 al periodo 50 a.C.–50 d.C., O'Callaghan datò 7Q5 al 50 d.C., sostenendo quindi che 7Q5 fosse il più antico manoscritto dei vangeli conservatosi, scritto al massimo vent'anni dopo la morte di Gesù.
L'identificazione di O'Callaghan, pur registrando alcuni consensi, ha però incontrato il sostanziale scetticismo del mondo accademico.Joseph A. Fitzmyer, The Dead Sea scrolls and Christian origins, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2000
Il lavoro di O'Callaghan
O'Callaghan restò colpito dalla combinazione di lettere greche «ννησ» («NNES»), che apparivano chiaramente leggibili nella quarta riga del papiro. Inizialmente gli studiosi pensarono alla parola «ἐγέννησε[ν]», ovvero «generò», e che fosse quindi da attribuire ad una delle tante genealogie presenti nell'Antico Testamento. Non c'era però sintonia con le altre lettere del papiro e, per O'Callaghan, non c'era affinità con nessuno dei testi biblici o con i testi della letteratura greca. Nessun testo adattabile quindi, e ciò acuì la curiosità di O'Callaghan, che cercò tutte le parole greche che contengono al suo interno la sequenza di lettere «ννησ», fino ad arrivare al nome del lago di Galilea: Γεννήσαρετ (Gennesaret). Nell'Antico Testamento esiste una sola occorrenza di questa parola: in . In tutti gli altri passi dell'Antico Testamento si nomina il lago chiamandolo Cheneret o Chenara. Ma nessuna delle lettere del 7Q5 coincideva con quel passo dei Maccabei. Si provò allora, tra lo scetticismo generale, ad adattarlo con il Nuovo Testamento, e il papiro sembrò adattarsi al . Così O'Callaghan, nel 1972, pubblicò un articolo in cui spiegava i risultati del suo lavoro. Fu l'inizio di un intenso dibattito che coinvolse la comunità scientifica internazionale.nostreradici.it Secondo O'Callaghan «l'apporto dell'identificazione di 7Q5 sta nell'esserci avvicinati al Gesù storico, che questa identificazione permette. Secondo alcuni studiosi si era interrotta la linea di unione con il Cristo storico, perché – secondo costoro – non sapremmo niente di lui. Invece risulta che, se adesso siamo in possesso di un papiro dell'anno 50 d.C., e del Vangelo di Marco, significa che abbiamo stabilito il contatto, mediante la testimonianza di un papiro, con il Cristo storico».
Alla metà degli anni ottanta, il papirologo tedesco Carsten Peter Thiede riprese l'ipotesi di O'Callaghan, avanzando l'ipotesi detta «il Nuovo Testamento a Qumran», secondo la quale, contrariamente a quanto sostenuto dalla maggioranza degli studiosi, a Qumran erano presenti anche opere del Nuovo Testamento, che Thiede affermava di aver trovato nei frammenti 7Q4 e 7Q11–14, oltre che nel 7Q5, riprendendo dunque l'ipotesi di O'Callaghan.
Tesi favorevoli all'identificazione di O'Callaghan
Nel 1994 Orsolina Montevecchi, ordinaria di papirologia all'Università Cattolica di Milano, disse sull'argomento: «Mi pare giunto il tempo di inserire il frammento 7Q5 nella lista ufficiale dei papiri del Nuovo Testamento»;Aegyptus, rivista italiana di egittologia e papirologia, 74, p. 207, 1994 nello stesso anno, dichiarò a una rivista ecclesiastica che «Come papirologa posso asserire che l'identificazione mi pare sicura. Le cinque linee che sono visibili e che formano il frammento corrispondono al passaggio del sesto capitolo di Marco, vv. 52 e 53. È estremamente improbabile una corrispondenza con un altro testo».30 Giorni, anno VIII, n. 82–83, 1994, pp. 55–57. Nel 1995 il gesuita Albert Dou, professore di matematica all'Università Complutense di Madrid e membro dell'Accademia reale di Scienze, sostenne che la possibilità che il 7Q5 non fosse identico ai versetti 52–53 del capitolo 6 del Vangelo secondo Marco fosse di 1 su 900 miliardiAlbert Dou, «El calculo de probabilidades y las posibles identificaciones de 7Q5», in O'Callaghan, Los primeros testimonios del Nuevo Testamento, pp. 116–139, Córdoba, 1995
Sulla base dell'elenco compilato da Gianluigi Bastia nel 1997, i pareri degli studiosi più autorevoli si dividevano più o meno equamente tra favorevoli e contrari all'identificazione di O'Callaghan, «ma è significativo che gli esperti di papirologia greca sono in maggior parte favorevoli, mentre i pareri contrari si registrano soprattutto tra gli esperti di papirologia ebraica o di critica testuale».Gianluigi Bastia, «Identificazione del frammento 7Q5», Revue de Qumran n° 18, capitolo 4, 1997. Tra coloro che sostenevano l'identificazione di 7Q5 con Mc 6,52–53 si possono citare: Herbert Hunger, Ferdinand Rohrhirsch, Hugo Staudinger, Harald Riesenfeld, Ignace de la Potterie, Enrico Galbiati, Giuseppe Ghiberti, Luis Alonso Schockel, Joan Maria Vernet (si veda «Rivista Biblica» XLVI 1998, pp. 43–60), Marta Sordi, Aristide Malnati e la presidentessa onoraria dell'Associazione Internazionale di papirologia Orsolina Montevecchi.
Tesi contrarie all'identificazione di O'Callaghan
Nel 1999 Stefan Enste pubblicò una revisione critica delle ipotesi di O'Callaghan e Thiede, evidenziandone le debolezze;Enste. sebbene non abbia proposto alcuna identificazione alternativa a quelle già avanzate da altri (come quella con il Libro di Enoch 15,9d–10 o con Zaccaria 7,4–5), «è riuscito a confermare l'opinione generale degli studiosi che questa identificazione sia improbabile».Daniel J. Harrington, What are they saying about Mark?, Paulist Press, 2004, ISBN 0-8091-4263-5, pp. 65–67.
Analisi filologica e sticometrica Secondo l'analisi del frammento effettuata da Rainer Riesner, l'identificazione di 7Q5 con il testo di Marco naufraga nel fatto che nella riga due non può leggersi αυ] TΩΝ Η [καρδια («il loro cuore»). Alla lettera Ω segue uno iota adscriptum, come già venne proposto nella prima edizione. La stessa serie di lettere TΩI con il successivo spazio (!) si trova anche in 7Q15. Probabilmente anche la fine della riga 3 di 7Q5 deve completarsi con TΩ[I]. La riga 2 due di 7Q5 è quindi da leggere in parte sicuramente, in parte ipoteticamente (punteggiata), come TΩI A, e da ritenere quindi inconciliabile con Marco 6,52R. Riesner, Esseni e prima comunità cristiana a Gerusalemme, Nuove scoperte e fonti, Libreria Editrice Vaticana, 2001, pp. 186–187. La tesi di Riesner è però respinta dai sostenitori dell'ipotesi di O'Callaghan che, dopo aver fatto esaminare al microscopio il papiro 7Q5 dal Dipartimento di Investigazione e Scienza Forense della Polizia Nazionale di Israele, nell'aprile del 1992, e dopo aver riscontrato che nel tratto verticale, nella parte superiore, discende parte del tratto obliquo corrispondente a una «N», continuano ad affermare con maggiore convinzione il riconoscimento del papiro 7Q5 come parte del Vangelo secondo Marco. In effetti la perizia ha messo in evidenza la presenza di un piccolo tratto obliquo di inchiostro che parte in alto a sinistra del presunto iota: «potrebbe essere ciò che è rimasto della barretta diagonale di una N».. Va notato che una perizia successiva, effettuata nel 2009 dalla professoressa Amelia Sparavigna del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino, ha confutato l'esistenza di tale tratto obliquo e dunque la presenza della «N».
Secondo l'analisi effettuata da James Charlesworth, sul piccolo frammento solo dieci lettere sono ben leggibili e l'unica parola certa è un semplice «and» (KAI) [in italiano «e»]. L'identificazione con Marco 6:52–53 è stata ispirata dalla sequenza di lettere NNHΣ, che potrebbe essere parte del nome locale «Gennesaret» (NNHΣ) o parte di una forma verbale greca come εγεννησεν o qualcosa d'altro. Se l'identificazione con Marco 6:52–53 fosse corretta, ci sarebbero almeno tre principali differenze testuali fra il testo del Vangelo e quella piccola porzione di testo contenuta nel frammento: le parole επί την γην (6:53) non possono trovare posto nello spazio a sinistra, la parola δίαπερασαντες (6:53) sarebbe risultata grossolanamente errata, poiché il frammento legge τ invece di δ, ma una forma come τίαπερασαντες è del tutto improbabile. Infine, nella riga 2 la lettura proposta αυ] τωνη [καρδία è impossibile, perché il testo non può essere trascritto TΩN, ma come TΩI, con iota adscriptum, che costituisce una forma grammaticale completamente diversa da Marco 6:52–53. «Pertanto, è assolutamente impossibile che 7Q5 rappresenti il testo di Marco 6:52–53»James Charlesworth, The Bible and the Dead Sea Scrolls, Vol. I, Baylor University Press, Waco, Texas, 2006, pp. 427–430..
Anche l'analisi di Charlesworth viene però respinta dai sostenitori dell'ipotesi neotestamentaria, soprattutto in riferimento all'assenza delle parole επί την γην (6m53) e al cambio δ/τ (delta/tau) nella parola δίαπερασαντες.
I sostenitori di O'Callaghan hanno avanzato diverse opinioni in merito, tra le quali quella dell'omissione delle parole επί την γην perché non necessarie per spiegare il concetto. Una tesi alla quale si oppose, tra gli altri, il cardinale Carlo Maria Martini, così motivata però da O'Callaghan: «Omissioni analoghe a επί την γην sono casi conosciuti ed accettati. Lo stesso C.H. Roberts, quando pubblico il celebre papiro 52, quello del vangelo secondo Giovanni, realizzò l'identificazione omettendo alcune lettere. Nel testo originario di Giovanni, 18,37–38, c'è una ripetizione, che dice: «Io per questo («eis touto») sono nato e per questo («eis touto») sono venuto al mondo». La seconda occorrenza di «eis touto», che è la lettura ordinaria del testo oggi conservato, per ragione sticometriche fu omessa dallo stesso Roberts, guidato dalla verticalità delle lettere del testo nel margine destro del papiro, considerando il suo testo come una variante più breve. Nonostante ciò è nota l'accoglienza entusiasta e la generale accettazione del papiro 52 datato al 125».
O'Callaghan cita tuttavia anche un altro caso, quello del papiro 45 che corrisponde a , dove sono omesse le parole «eis tò peràn», ovvero «all'altra riva» rispetto al testo noto oggi. La traduzione letterale del passo è la seguente: «E passato in una barca di nuovo all'altra riva, si radunò una folla grande attorno a lui, ed egli stava presso il mare». Ebbene nel papiro 45 mancano le parole «eis tò peràn», le parole «su una barca» («en tòi ploioi»), e la parola «di nuovo» («pàlin»), quindi il testo è il seguente: «E passato, si radunò una folla grande attorno a lui, ed egli stava presso il mare». Si noti che l'omissione di «eis tò peràn» è legata al verbo passare («dieperasen»), lo stesso verbo del contestato papiro 7Q5O'Callaghan.. Claude Boismard si oppose a questa analisi ricordando che l'omissione in Marco 6,53–54 non è presente in nessun papiro e ricordando che quel passo ha un parallelo sinottico in , e anche qui i papiri trovati mostrano l'esistenza di «επί την γην» senza omissioni.