Il cannone da 47/32 Mod. 1935, soprannominato "Elefantino" dai soldati italiani, fu un cannone controcarro e d'accompagnamento adottato dal Regio Esercito nella seconda metà degli anni trenta e impiegato estesamente durante la seconda guerra mondiale. Derivato dal cannone austriaco Böhler M35, del quale costituiva una versione prodotta su licenza e successivamente modificata dall'industria italiana, rappresentò il principale pezzo controcarro delle forze armate italiane per gran parte del conflitto.

Caratterizzato da peso contenuto, facilità di trasporto e notevole versatilità d'impiego, il 47/32 poteva essere utilizzato sia nel ruolo anticarro sia come arma d'appoggio diretto alla fanteria contro postazioni fortificate, nidi di mitragliatrici e altri obiettivi campali. Grazie alle sue dimensioni ridotte e alla sagoma relativamente bassa, risultava inoltre facile da occultare e impiegare in imboscata.

Il cannone fu impiegato su tutti i principali fronti in cui operarono le forze italiane, dall'Africa Settentrionale ai Balcani, dall'Africa Orientale Italiana al fronte orientale, venendo installato anche su numerosi mezzi corazzati e semoventi. Adeguato contro i carri armati leggeri e medi della prima fase della guerra, mostrò tuttavia limiti crescenti con l'introduzione di mezzi dotati di corazzature più spesse, contro i quali le sue munizioni perforanti risultavano spesso insufficienti.

Nonostante il progressivo superamento tecnico, il 47/32 rimase una delle armi più diffuse e caratteristiche dell'artiglieria italiana durante il conflitto, distinguendosi per affidabilità, semplicità costruttiva e ampiezza di impiego. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 continuò a essere utilizzato sia dalle forze della Repubblica Sociale Italiana sia dall'Esercito Cobelligerante Italiano, oltre che dalle forze armate tedesche che ne catturarono numerosi esemplari.

Tecnica e specifiche

Il 47/32 Mod. 1935 era un cannone leggero progettato per l'impiego sia come arma controcarro sia come pezzo d'accompagnamento della fanteria. Derivato dal cannone austriaco Böhler M35, conservava le caratteristiche di leggerezza e trasportabilità che ne avevano determinato il successo, pur presentando numerose modifiche introdotte dall'industria e dai comandi militari italiani.

La canna in acciaio, unita alla slitta mediante un chiavistello e dotata di otturatore a cuneo trasversale, pesava 78 kg. Il congegno di sparo si riarmava automaticamente all'apertura dell'otturatore oppure manualmente mediante un'apposita leva. Il sistema di rinculo comprendeva un freno di sparo idraulico e un recuperatore a molla. L'affusto, del tipo a deformazione, era montato su due ruote a disco in acciaio con semipneumatici e carreggiata di 1,02 m; posteriormente era dotato di due code divaricabili con vomeri, smontabili per il trasporto a soma. Gli organi di mira consistevano in un cannocchiale panoramico a doppia graduazione installato sull'orecchione sinistro.

Per la messa in batteria il pezzo veniva privato delle ruote e stabilizzato mediante una piastra anteriore fissata sotto l'affusto e dai due vomeri delle code, realizzando un appoggio su tre punti. Grazie al peso contenuto, l'arma poteva essere spostata per brevi tratti direttamente dai serventi. Il cannone era inoltre scomponibile per il trasporto in più elementi principali, comprendenti bocca da fuoco, affusto, slitta e culla, caratteristica che ne consentiva il someggio e l'impiego in terreni difficili o montani. Le modalità di trasporto previste comprendevano il traino animale, il trasporto su autocarro e il someggio, ed in questoultimo caso veniva scomposto in otto elementi:

bocca da fuoco e stanga da batteria: kg 78; culla e slitta: kg 77; testata d'affusto con affustino a forcella: kg 39 + kg 29; gambe mobili, ruote, stanghe, sedile, bilancino: kg 25; scudi: kg 27 (mai montati nel servizio italiano).

Sebbene fossero state effettuate prove di traino meccanico mediante trattori d'artiglieria, l'affusto si dimostrò poco adatto a tale impiego e nel 1942 il Regio Esercito ne limitò ufficialmente l'utilizzo a causa delle sollecitazioni riscontrate durante le operazioni belliche. In configurazione da soma il pezzo poteva essere suddiviso in diversi carichi distribuiti fra gli animali da trasporto.

Rispetto al Böhler originale e alle varianti prodotte all'estero, il 47/32 italiano presentava alcune differenze significative. La più evidente era l'assenza della scudatura protettiva per i serventi, eliminata per contenere peso e ingombri. Tale scelta migliorava la mobilità dell'arma ma riduceva la protezione dell'equipaggio contro il fuoco delle armi leggere. Anche la predisposizione al traino meccanico risultava inferiore rispetto ad alcune versioni estere, in particolare quella olandese, che venne progressivamente irrobustita e modificata per tale impiego. La dottrina italiana privilegiò inoltre il ruolo di cannone d'accompagnamento della fanteria, destinando al pezzo una consistente dotazione di munizioni ad alto esplosivo oltre a quelle perforanti, mentre altri eserciti lo impiegarono prevalentemente come arma controcarro.

Utilizzo sui mezzi blindati

Oltre al tradizionale impiego come pezzo trainato, il cannone da 47/32 fu largamente utilizzato anche in configurazioni semoventi o installato su autoveicoli, in particolare nel corso della seconda guerra mondiale. La relativa leggerezza della bocca da fuoco ne facilitò infatti l’adattamento a diversi vettori meccanizzati, consentendone l’impiego in ruoli più mobili rispetto alla configurazione campale.

Una delle applicazioni più rilevanti fu l’installazione su carri armati medi italiani M13/40 e M14/41, per i quali il 47/32 costituiva l’armamento principale in torretta. In tale configurazione il pezzo manteneva il ruolo sia controcarro sia di supporto alla fanteria, pur risultando progressivamente limitato dall’evoluzione delle corazzature avversarie.

Il cannone fu inoltre montato sul semovente leggero L40 da 47/32, uno dei principali mezzi semoventi controcarro italiani del periodo. In questa versione la bocca da fuoco veniva integrata su scafo cingolato leggero, migliorando la mobilità tattica e riducendo i tempi di ingaggio rispetto al pezzo trainato.

Nel teatro nordafricano, il 47/32 trovò ampia diffusione anche su autocarri e camionette armate, in particolare sulle Fiat-SPA AS37, AS42 “Sahariana” e AS43. In queste configurazioni improvvisate o semi-ufficiali, l’arma veniva impiegata soprattutto in azioni mobili, imboscate e pattugliamenti a lungo raggio, sfruttando la grande mobilità dei mezzi nel deserto.

L’insieme di queste applicazioni su piattaforme mobili evidenzia il tentativo del Regio Esercito di compensare i limiti intrinseci del pezzo in configurazione trainata, aumentando la rapidità di intervento e la flessibilità tattica attraverso l’integrazione su mezzi motorizzati e corazzati.

Varianti

Il 47/32 Mod. 35 Primo modello, basato sul progetto originale. Era equipaggiato con ruote in lamiera stampata e semipneumatico, le sospensioni a mezze balestre, troppo fragili, non erano adatte al traino meccanico.

Il 47/32 Mod. 39 Nel 1939 vennero introdotte una serie di migliorie. Le modifiche riguardarono sia la bocca da fuoco, con l'introduzione di un sistema di smontaggio semplificato per consentire la sostituzione delle canne più usurate, sia l'affusto; per quanto riguarda quest'ultimo, fu provvisto di sospensioni più robuste, per consentire il traino meccanico del pezzo, e le ruote in acciaio vennero sostituite con quelle in elektron (lega di magnesio, alluminio e zinco) con semipneumatici Celerflex. Nonostante le modifiche apportate il pezzo si rivelò nella pratica inadatto al traino meccanico tanto che il Regio Esercito dovette emettere nel 1942 una circolare specifica per vietarlo.

Il 47/40 Mod. 38 Nel 1942, per dotare la torretta del nuovo carro armato medio M15/42 di una più efficace arma controcarro, il 47/32 Mod. 1935 fu allungato di 8 calibri e venne camerato per un cartoccio-proietto leggermente più lungo (con bossolo portato da 192 mm a 328 mm), ottenendo il 47/40 Mod. 38 che aveva una velocità alla volata superiore rispetto al predecessore (755 contro 630 m/s)Anlage 1 zum Merkblatt ueber den ital.Pz.Kpf.Wg. M 13/40, M 14/41 u. M 15/42 und Stu.Gesh.L 6 (ital). 1943.; ciò comportò un aumento del potere perforante; in particolare, con le granate E.P.S., cioè effetto pronto speciale (il termine italiano per descrivere le granate anticarro ad alto esplosivo HEAT)

Il 47/48 A partire dal 1941 l'Ansaldo mise allo studio un nuovo pezzo da 47 mm con lunghezza della canna portata a 48 calibri. L'arma era installata su un affusto dotato di scudo adatto esclusivamente all'autotraino, aveva una velocità di volata di 815 m/s ed un peso complessivo di 740 kg. Lo sviluppo di tale pezzo si protrasse fino all'estate 1943, quando venne in fine rifiutato dall'Esercito in quanto il calibro 47 mm era ormai considerato superato ed i 75/22 e 75/43 (denominazione italiana del PaK 40) erano stati scelti al suo posto.

Munizionamento

Il cannone disponeva di granate ad alto esplosivo (HE), perforanti ordinarie Modello 35 (AP) e perforanti dotate di tagliavento Modello 39 (APBC), oltre alle granate anticarro EP (effetto pronto) ed EPS (effetto pronto speciale, a carica cava): queste ultime due erano rarissime e, anche quando erano a disposizione, non venivano usate, perché avevano quasi la stessa potenza delle granate perforanti standard ad energia cinetica.. Le granate standard ad alto esplosivo avevano una velocità iniziale di 250 metri al secondo, mentre quelle perforanti di soli 630 metri al secondo ( il 2 libbre inglese aveva una velocità' iniziale di 792 m/s ) Con munizionamento perforante ordinario era in grado di penetrare la corazza frontale dei carri modello Cruiser inglesi delle prime serie (A9/10/13) a distanze variabili tra i 900 ed i 1200 metri.T:.Jentz datas. Essendo considerato dagli alti comandi "pezzo di accompagnamento", le munizioni perforanti formavano una minima parte del munizionamento ordinario e questo ha fatto nascere la leggenda dell'incapacità di tale pezzi di perforare alcunché..

Storia e impiego operativo

Sviluppo e adozione Il cannone da 47/32 Mod. 1935 derivò dal progetto del cannone anticarro austriaco Böhler M35, sviluppato negli anni trenta per fornire alle fanterie un’arma leggera, facilmente trasportabile e in grado di contrastare i primi mezzi corazzati. L’arma venne adottata dal Regio Esercito italiano come sostituto del cannone d’accompagnamento 65/17 Mod. 1908/1913, con l’obiettivo di disporre di un pezzo più moderno e versatile, capace di operare sia in funzione controcarro sia di supporto diretto alla fanteria.

In una prima fase, una parte dei pezzi venne acquistata direttamente dalla ditta Böhler, mentre successivamente la produzione fu avviata su licenza in Italia da diverse aziende e arsenali militari. Nel complesso, il 47/32 divenne il cannone controcarro standard del Regio Esercito a partire dalla seconda metà degli anni trenta e risultò uno dei pezzi d’artiglieria più diffusi in servizio durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1937 il cannone entrò ufficialmente in servizio, e venne rapidamente distribuito alle unità di fanteria e bersaglieri. Durante la guerra civile spagnola alcuni esemplari furono impiegati a scopo valutativo dalla Divisione “Littorio”, dove evidenziarono buone capacità di precisione e una discreta efficacia contro i mezzi corazzati dell’epoca, pur mostrando alcune criticità legate alla lentezza della messa in batteria.

Organizzazione e distribuzione