Grazie alla sua inventiva e alla sua padronanza della lingua italiana ha lasciato una profonda impronta sul giornalismo sportivo italiano del XX secolo, con un lascito di numerosi neologismi da lui introdotti e accolti nell'uso del linguaggio calcistico.Dario Corno, Antonomasia , in Enciclopedia dell'italiano (2010), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani

Biografia Nacque a San Zenone al Po, in provincia di Pavia, nel 1919, una comunità prevalentemente contadina, da Carlo Brera e Maria Ghisoni, detta Marietta, quinto e ultimogenito dopo i fratelli Alice, Albino, Norina e Franco. Di se stesso, in proposito, scrisse:

All'età di 13 anni il padre Carlo, sarto e barbiere del paese, lo mandò a studiare a Milano, ospitato dalla sorella maggiore Alice, maestra elementare. Conseguita la licenza media, fece l'esame di ammissione al Liceo Scientifico Vittorio Veneto, superandolo. Iniziò a giocare a calcio come terzino a 15 anni nella squadra "A" del G.C. Giosuè Carducci di Milano che partecipava al campionato milanese ragazzi 1934-1935.Dal settimanale "Lo schermo sportivo" segnatura giorn.k.0070. In seguito fu chiamato dall'allenatore Renato Rossi in rappresentativa milanese ragazzi in occasione del "Torneo Baravaglio"Da "Il calcio illustrato" n. 23 del 5 giugno 1935 che pubblica anche la sua fotina, quarta dall'alto nella colonna di sinistra. organizzato dal Guerin Sportivo a Torino domenica 9 giugno 1935, dove i milanesi sconfissero 2-1 i pari grado del Direttorio della Sezione Propaganda di Torino. Visto il suo trascurare gli studi per il calcio, la sorella d'accordo coi genitori lo rispedì a San Zenone, e lo iscrisse alla terza classe del Liceo Scientifico "T. Taramelli" di Pavia.Da "Il calcio illustrato" n. 24 del 12 giugno 1935.

A soli 16 anni, nello stesso 1935, iniziò a scrivere dei piccoli articoli a commento del campionato della Sezione Propaganda sul settimanale sportivo milanese Lo schermo sportivoGiornale sportivo settimanale conservato rilegato dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.; continuò comunque a giocare nelle squadre ragazzi, passando dal Carducci all'A.C. Vittoria di Milano nella stagione 1935-1936.Gianni Brera dell'A.C. Vittoria è convocato per una partita di allenamento della rappresentativa milanese il 7 marzo 1936, da "Lo schermo sportivo" del 1º marzo 1936. Di lui si scrisse che avesse giocato nel .Citato nella sua pagina messa online da biografieonline. Di fatto, pur avendo giocato nei boys della squadra milanese,Paolo Brera, Claudio Rinaldi, Gioanfucarlo. cit. non arrivò mai a giocare nelle giovanili rossonere; infatti nelle cronache pubblicate dai giornali sportivi negli anni seguenti Brera, che ormai aveva passato il limite di età per giocare nei ragazzi sia provinciali sia regionali, non è mai citato. Da Pavia continuò a spedire corrispondenze al settimanale sportivo milanese "Il nuovo schermo sportivo".Segnatura giorn.k.0070, giornale settimanale conservato rilegato dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. A 17 anni fu assunto dal Guerin Sportivo, per seguire la Serie C,Guerin Sportivo n. 1 del gennaio 2013 pag.16. dove si mise subito in luce tanto da essere considerato la terza miglior penna dopo Bruno Slawitz e Carlo Bergoglio (il "Carlin"). Ritornò al Liceo Scientifico Vittorio Veneto di Milano per gli esami di maturità. Sì iscrisse poi a Scienze politiche all'Università degli Studi di Pavia.

Durante la seconda guerra mondiale, chiamato alle armi, si arruolò volontario nel corpo dei paracadutisti e scrisse per l'ufficio propaganda del Corpo. In seguito a un periodo di addestramento a Bolzano, pubblicò nel 1942 il suo primo racconto, Il paracadutista innamorato, ancora intriso di «infatuazione mussoliniana», su una rivista di cultura fascista, lAtesia Augusta.Carlo Romeo, Un angolo di paradiso. Novelle altoatesine del Ventennio, Edizioni alphabeta Verlag, Merano, 2023, ISBN 978-88-72234143, pp. 177-192. Scrisse inoltre la tesi di laurea, sull'Utopia di Tommaso Moro. Lunedì 26 ottobre morì sua madre, il giorno dopo, martedì 27, discusse la tesi e si laureò. I suoi articoli vennero pubblicati anche sul Popolo d'Italia. Dopo l'8 settembre 1943 fuggì in Svizzera e poi venne internato in un campo di lavoro per profughi italiani. Qui entrò in contatto con alcuni esponenti della Resistenza, tra cui Fabrizio Maffi e Giulio Seniga. Quest'ultimo gli fece da garante nel 1944 quando chiese di entrare nella Brigata Garibaldina "Comolli" operante nella Repubblica partigiana dell'Ossola.Paolo Brera e Claudio Rinaldi, Gioanfucarlo (biografia), Milano, Boroli, 2004.La Stampa del 20.12.1992 - numero 348 - pagina 41 in "L'Ossola ricorda Gianni Brera giornalista-partigiano" Come aiutante di campo della 83ª Brigata Garibaldi "Comolli", facente parte della 2ª Divisione Garibaldi "Redi", fu l'autore del piano che sventò la distruzione per minamento del traforo del Sempione. Brera si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della seconda guerra mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato a un altro essere umano.

Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano. Al direttore Brera propose di scrivere di calcio o di boxe, i due sport che meglio conosceva, Roghi invece gli assegnò l'atletica leggera, di cui Brera era del tutto a digiuno ma che imparò presto ad amare, dedicandovi in seguito alcuni saggi e ricoprendo, tra il 1953 e il 1956, la carica di consigliere nazionale della FIDAL.

Nel 1949 la Gazzetta lo mandò come inviato speciale al Tour de France, conteso quell'anno dai tre italiani Fiorenzo Magni, Gino Bartali e Fausto Coppi; il quotidiano vendette un enorme numero di copie e a Brera fu offerta la posizione di direttore, all'età di 30 anni (il più giovane nella storia del giornalismo italiano), assieme a Emilio De Martino e poi Giuseppe Ambrosini. Si dimise dalla direzione della Gazzetta nel 1954 dopo uno scontro con la proprietà che lo aveva accusato di filo-comunismo per aver dato troppo risalto al record mondiale dei 5000 m del sovietico Vladimir Kuc, mettendolo in prima pagina.Sulle cause delle dimissioni, vedi Ada Gigli Marchetti, Il Giorno: cinquant'anni di un quotidiano anticonformista, FrancoAngeli, 2007, p. 137.

L'anno dopo Brera partì per gli Stati Uniti rispondendo all'invito del Dipartimento di Stato americano che offrì un’esperienza di alcuni mesi ai giornalisti europei affinché descrivessero ai propri lettori l'universo sportivo del Paese nordamericano. Brera viaggiò negli Stati Uniti tra aprile e luglio 1955 inviando i propri articoli da freelance a due testate italiane: Tempo, e L'Illustrazione Italiana, e al francese L'Equipe. Sul quotidiano d’oltralpe apparve l'intervista all’allora presidente del CIO, lo statunitense Avery Brundage che, rispondendo a una domanda di Brera, si schierò per l'assegnazione a Roma dei Giochi Olimpici del 1960 Gli articoli di Gianni Brera sono stati raccolti nel volume Viaggio in America, Torino, 2026..

Nel 1956 venne chiamato da Gaetano Baldacci a dirigere la redazione sportiva del neonato quotidiano Il Giorno. L'edizione del lunedì, con l'inserto sportivo, aumentò le vendite di 30-40 000 copie. Nel frattempo proseguì la sua collaborazione con il Guerin Sportivo di cui curava lo spazio delle risposte ai lettori, la celebre rubrica dell'Arcimatto, dove discuteva degli argomenti più disparati. Rimase al Giorno fino al 1967, quando assunse la direzione del Guerin Sportivo. Negli anni settanta scrisse nuovamente per La Gazzetta dello Sport e per un breve periodo (1979-1982) lavorò per Il Giornale di Indro Montanelli, fino a quando nel 1982 passò a la Repubblica, cui restò legato fino alla morte.

Tra le numerose testate su cui Gianni Brera scrisse vi sono anche il quotidiano francese L'Équipe e quello ungherese Népszabadság. I suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue. Si devono a Brera anche numerosi libri: manuali, saggi, romanzi, racconti e opere teatrali e radiofoniche. Il suo romanzo più celebre fu indubbiamente Il corpo della ragassa (1969), che nel 1978 venne adattato per il cinema da Alberto Lattuada, con la regia di Pasquale Festa Campanile; a seguire Brera scrisse Naso bugiardo (1977, riedito nel 1998 con il titolo La ballata del pugile suonato) e Il mio vescovo e le animalesse (1983), che insieme con Il corpo della ragassa compongono la cosiddetta "Trilogia di Pianariva", in quanto tutti ambientati nei dintorni dell'immaginario borgo della provincia pavese di Pianariva.

Comparve a lungo in televisione nelle trasmissioni La Domenica Sportiva (anche accanto all'amico Beppe Viola), Il processo del lunedì e L'Accademia di Brera (per l'emittente Telelombardia).

Sposatosi nel 1943 con Rina Gramegna (1920-2000), ebbe quattro figli: Franco (n. e m. 1944), Carlo (pittore, 1946-1994), Paolo (scrittore, 1949-2019), Franco (musicista, 1951-2025). Fu quest'ultimo figlio a scrivere un articolo, pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 22 dicembre 1992, in cui dichiarò, tra l'altro, che suo padre Gianni era sempre stato ateo.

Brera morì circa alle 3.20 di notte di sabato 19 dicembre 1992, in un incidente automobilistico. La sera di venerdì 18 si recò a una cena a Maleo, assieme agli amici Pierangelo Mauri e Vittorio Ronzoni, viaggiando seduto sul sedile posteriore della Ford Sierra di uno di loro. Di ritorno, sulla strada che collega Codogno a Casalpusterlengo, una Lancia Thema guidata dal ventiquattrenne Guido Quartieri, che procedeva in senso opposto all'elevatissima velocità di circa 170 km/h, sbandò e invase la carreggiata dove viaggiava l'auto con a bordo Brera, scontrandosi con essa e uccidendone sul colpo i tre occupanti.La Stampa del 20.12.1992 - numero 348 - pagina 10 in "La sciagura" - "Uno schianto tremendo e poi l'incendio". Brera è sepolto nel cimitero della natia San Zenone al Po, nella tomba familiare. Due anni dopo, al processo, Guido Quartieri patteggiò una pena di un anno e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo plurimo.

L'ideologia calcistica e le polemiche Gianni Brera, cultore dello studio del carattere nazionale,Alessandro Cavalli, Reflections on Political Culture and the "Italian National Character", Daedalus, Vol. 130, No. 3, Italy: Resilient and Vulnerable, Volume II: Politics and Society (Summer, 2001), p. 124. ha legato indissolubilmente il proprio nome alla filosofia calcistica del gioco all'italiana, ovvero catenaccio e contropiede.

L'idea di togliere un attaccante e aggiungere un difensore esentato da marcature (il cosiddetto "libero") nacque in Svizzera negli anni trenta. Il successo dell'innovazione si misurò al mondiale del 1938, in cui la Svizzera riuscì ad eliminare la Germania. Il termine "verrou" con cui gli svizzeri definirono quella tattica fu tradotto letteralmente con "catenaccio" in italiano. Fu solo nel corso degli anni cinquanta e sessanta che tale modulo fu adottato in Italia: Gipo Viani e Nereo Rocco furono gli sperimentatori, Gianni Brera il "teorico".

Brera sosteneva la necessità di adottare il catenaccio in Italia per riportare il calcio giocato nel Paese ad alti livelli internazionali. Diceva, tra le altre cose, che gli italiani non erano fisicamente all'altezza di altri popoli e che, di conseguenza, non potevano impostare un calcio sistematicamente offensivo per 90 minuti: a trascinare al successo sarebbero stati, a suo avviso, sempre personaggi di confine che - come Cavour e De Gasperi nella storia politica del Paese - si prendevano in carico la Nazionale emancipandola da tecniche offensive per giocare d'astuzia, economizzando le energie e utilizzando tattiche di opportunità.