Il caso dell'Enrica Lexie, conosciuto anche come caso dei due marò, è una controversia internazionale tra Italia e India sorta in merito all'uccisione di due pescatori indiani di cui furono accusati due fucilieri di marina italiani (marò), Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie come nuclei militari di protezione, e al loro arresto da parte della polizia indiana.

I militari italiani sono stati accusati di aver ucciso il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala (Stato dell'India sud-occidentale) Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano. Il 31 gennaio 2022, il procedimento a carico dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è stato archiviato dal GIP di Roma poiché la loro condotta è stata ritenuta consona a "una situazione tale da far pensare a un attacco di pirati".

Cronologia dei fatti 2012 15 febbraio. A circa 20,5 miglia nautiche dalle coste indiane del Kerala, la petroliera battente bandiera italiana Enrica Lexie naviga in rotta di trasferimento da Galle (Sri Lanka) verso il Gibuti, con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri di marina (il capo di 1ª classe Massimiliano Latorre, il secondo capo Salvatore Girone, il sergente Renato Voglino, il sottocapo di 1ª classe Massimo Andronico e i sottocapi di 3ª classe Antonio Fontana e Alessandro Conte) del 2º Reggimento "San Marco" della Marina Militare in missione di protezione della nave mercantile in acque a rischio di pirateria. Verso le 16:30 UTC+5:30, lEnrica Lexie incrocia il peschereccio indiano St. Antony (con un equipaggio di 11 persone) e i marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, sparano in direzione dell'altra nave. Poco dopo il St. Antony riporta alla guardia costiera del distretto di Kollam di essere stato fatto oggetto di colpi di arma da fuoco da parte di una nave mercantile; colpi che hanno ucciso due membri dell'equipaggio: Ajeesh Pink (o Ajesh Binki), di 20 anni, e Valentine Jelastine (o Gelastine), di 44 anni. La guardia costiera indiana contatta via radio lEnrica Lexie chiedendo se sia stata coinvolta in un attacco pirata e, dopo aver ricevuto conferma dalla petroliera italiana, richiede alla stessa di attraccare al porto di Kochi. Dopo un contatto con la società armatrice, il comandante dellEnrica Lexie, Umberto Vitelli, asseconda le richieste della guardia costiera indiana e attracca nel porto indiano. Nella notte dello stesso giorno viene effettuata l'autopsia sui corpi dei due pescatori indiani. 17 febbraio. I due marinai indiani vengono entrambi sepolti e la nave italiana viene posta in stato di fermo. 19 febbraio. I due fucilieri di marina (marò) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l'accusa di omicidio. La Corte del Kollam dispone che i due marò siano tenuti in custodia presso la guesthouse della Central Industrial Security Force indiana invece che in una normale prigione. 22 febbraio. L'Italia, attraverso il console generale Gianpaolo Cutillo, e i due fucilieri italiani presentano una petizione all'Alta Corte del Kerala chiedendo di annullare la denuncia (FIR - First Information Report) presentata contro i marò per difetto di giurisdizione dei tribunali indiani e per immunità funzionale dei militari italiani. 25 febbraio. Un team della polizia del Kerala effettua una perquisizione a bordo della Enrica Lexie e sequestra le armi trovate. 28 febbraio. Il governo italiano chiede che l'analisi balistica sia condotta con la partecipazione di esperti italiani. La Corte del Kollam respinge la richiesta, ma accorda che un team di esperti italiani possa presenziare agli esami balistici condotti da tecnici indiani. Gli esami balistici condotti dalla polizia indiana accertano che a sparare contro il St. Antony sono stati due fucili Beretta in dotazione ai marò. Per l'Italia il caso è seguito dal sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura. L'Italia rivendica la propria giurisdizione sulla vicenda poiché coinvolge "organi dello Stato operanti nel contrasto alla pirateria sotto bandiera italiana e in acque internazionali". 5-6 marzo. Il tribunale di Kollam dispone il trasferimento dei fucilieri nel carcere ordinario di Trivandrum.

25 marzo. Diversi organi di stampa italiani pubblicano notizie relative a una perizia balistica redatta dal perito Luigi Di Stefano, che si qualifica come ingegnere ed esperto in indagini legate a incidenti aerei, e che scagionerebbe i due marò italiani. La perizia viene illustrata in una conferenza tenuta in una sala della Camera dei deputati il 16 aprile. In seguito l'affidabilità della perizia e la credibilità del suo autore vengono messe in dubbio. 19 aprile. Senza attendere l'esito della petizione presentata presso l'Alta Corte del Kerala, l'Italia e la difesa dei marò si rivolgono alla Suprema Corte dell'India chiedendo di annullare il procedimento penale intrapreso contro Latorre e Girone e di dichiarare illegale la loro detenzione. 20 aprile. Viene raggiunto un accordo extragiudiziale con gli eredi legali (Doramma, moglie di Valentine Jelastine, coi suoi due figli minorenni, e le due sorelle di Ajeesh Pink) dei due pescatori uccisi in base a cui l'Italia s'impegna a pagare una compensazione di dieci milioni di rupie (142 000 euro) per ognuna delle due vittime. Sia l'Italia sia gli eredi dei pescatori indiani presentano una petizione all'Alta Corte del Kerala per ottenere l'approvazione dell'accordo. Secondo l'accordo, gli eredi accettano di ritirare incondizionatamente l'opposizione presentata contro la petizione della difesa dei marò per il rigetto del FIR emesso contro i militari italiani e ogni altro procedimento legale, compresa ogni altra accusa in essi contenuta, mentre l'Italia accetta di pagare quanto convenuto per motivi umanitari e caritatevoli, come segno di mutuo rispetto e gesto di buona volontà fra i due Stati sovrani, ma senza che ciò possa comportare un riconoscimento di responsabilità o la rinuncia all'immunità di cui godono i beni e i cittadini italiani in base alla legge e la loro sottomissione alla giurisdizione delle corti indiane. 24 aprile. L'Alta Corte del Kerala approva l'accordo economico raggiunto dall'Italia con gli eredi legali dei due pescatori indiani uccisi. 27 aprile. L'Alta Corte del Kerala approva l'accordo economico extragiudiziale raggiunto fra l'Italia e Freidy, proprietario del St. Antony, per il pagamento di una compensazione di 1 700 000 rupie, circa 24 000 euro. 30 aprile. La Corte Suprema dell'India dichiara "illegali" gli accordi economici extragiudiziali raggiunti dall'Italia con i parenti dei pescatori indiani uccisi e il proprietario del peschereccio St. Antony, considerandoli come un mezzo per cercare di aggirare il sistema giudiziario indiano tacitando le parti offese con la profferta di denaro. 2 maggio. La nave Enrica Lexie, ancora sotto sequestro nel porto di Kochi e con a bordo gli altri quattro fucilieri, viene rilasciata su decisione della Corte Suprema indiana, dietro la garanzia da parte dell'Italia che i quattro fucilieri sarebbero comparsi, se richiesti, dinnanzi alle autorità giudiziarie o altra autorità pubblica indiane. 18 maggio 2012. Il comando della guardia costiera di Neendakara trasmette al tribunale il charge sheet con le accuse contro i marò. I fucilieri italiani sono accusati di omicidio ai sensi dell'art. 302 del codice penale indiano. 25 maggio. In seguito a un ricorso italiano, i fucilieri vengono trasferiti alla Borstal School di Kochi, dove sono confinati in locali separati. 29 maggio. L'Alta Corte del Kerala respinge la petizione presentata dalla difesa dei marò il 22 di febbraio, affermando che i due militari italiani sono soggetti alla giurisdizione penale dei tribunali indiani, nonostante fossero a bordo di una nave straniera, e che pertanto la guardia costiera di Neendakara ha agito correttamente nel registrare il caso e procedere con le investigazioni. 30 maggio. L'Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (142 000 euro) ciascuno, che deve essere garantita da due persone di nazionalità indiana, stabilendo l'obbligo di firma giornaliero e quello di non allontanarsi dalla zona di competenza del commissariato locale. Ai due fucilieri viene anche sequestrato il passaporto. I due marò vengono quindi trasferiti all'albergo Trident di Fort Kochi. Ottobre. Una delegazione italiana viene inviata in India dal Ministro della difesa Giampaolo Di Paola al fine di seguire più da vicino la questione. La delegazione è composta, fra gli altri, dal generale Pasquale Preziosa dell'aeronautica militare italiana e dal colonnello Ruggiero Capodivento dell'Arma dei Carabinieri. 4 novembre. L'India ratifica l'accordo del 10 agosto 2012 tra il governo italiano e quello indiano sul trasferimento delle persone condannate, che consente agli italiani condannati in India di scontare la pena in patria. L'Italia lo ha già ratificato con la legge 26 ottobre 2012, n. 183. 20 dicembre. Il governo italiano riesce a ottenere dall'Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i marò per trascorrere le vacanze natalizie in Italia, valido fino al 4 gennaio 2013. Il permesso è concesso subordinatamente a varie condizioni, tra cui la principale è l'obbligo di rientro in India alla scadenza; questa condizione viene garantita dal ministro degli esteri italiano e deve essere ulteriormente garantita dall'ambasciatore e dal console italiano in India con una dichiarazione giurata (affidavit). I due fucilieri arrivano in Italia il 22 dicembre, accolti all'aeroporto di Ciampino dal presidente del Senato e, al Quirinale, dal presidente della Repubblica. Nel corso del soggiorno in Italia vengono anche interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo.

2013

3 gennaio. Girone e Latorre rientrano in India. 18 gennaio. La corte suprema indiana sentenzia che lo stato del Kerala non ha giurisdizione per procedere contro i due militari italiani poiché i fatti non sono avvenuti nelle sue acque territoriali e che il governo centrale di Nuova Delhi dovrà consultarsi con il presidente della corte suprema prima di formare una corte speciale che dovrà decidere sulla questione della giurisdizione, cioè se i marò dovranno essere processati in India o in Italia, dato che "i marò non godevano di quella immunità sovrana" che avrebbe determinato automaticamente la giurisdizione italiana. Inoltre, secondo la Suprema Corte, è illegittima la detenzione cui sono stati sottoposti i militari italiani poiché il procedimento poteva essere cominciato solo a discrezione delle autorità centrali dell'Unione Indiana.. I due marò vengono trasferiti a Nuova Delhi e, su richiesta italiana, alloggiati nell'ambasciata italiana, con la proibizione di lasciare la città senza il permesso della Corte Suprema e l'obbligo di firma settimanale presso la stazione di polizia di Chanakaya Puri. 22 febbraio. A Girone e Latorre è concesso un permesso di 4 settimane per tornare in Italia in occasione delle elezioni politiche con la semplice garanzia di una lettera ufficiale firmata dall'ambasciatore italiano in India. Al loro arrivo a Roma, il giorno successivo, vengono accolti dal presidente del Consiglio dei ministri italiano Mario Monti. 9 marzo. Il governo indiano avvia a Nuova Delhi le procedure per la costituzione della Corte Speciale che dovrà decidere sulla vicenda dei due fucilieri.