La cicca è ciò che resta di una sigaretta o di un sigaro dopo il suo uso. È detta anche mozzicone di sigaretta/di sigaro o, con accezione assoluta, semplicemente mozzicone. Nella stessa accezione assoluta, in contesti linguistici meridionali, si usa anche il termine mozzonemozzone, in Vocabolario Treccani on line, istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.
Con il termine cicca si usa indicare anche il mozzicone spento di sigaro che alcuni usano masticare, un'azione, questa, che in italiano è denominata ciccarecicca, in Vocabolario Treccani on line, istituto dell'Enciclopedia italiana Treccaniciccare, in Vocabolario Treccani on line, istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.
A dispetto della loro apparenza inoffensiva, le cicche sono causa di rilevanti problemi ecologici, sia nel campo della gestione dei rifiuti sia nel campo della gestione forestale. Tali problemi sono particolarmente legati all'abitudine diffusa di disperderle nell'ambiente, sia naturale che urbanizzato, un gesto apparentemente innocuo che implica, invece, pesanti ricadute ambientali, giungendo, in alcuni casi, a integrare pesanti profili di responsabilità penale. Oltre agli aspetti ecologici, la disseminazione e l'ubiquità delle cicche negli spazi pubblici può essere anche percepita come uno dei più sgradevoli sintomi di degrado del tessuto ambientale e del decoro urbano, in misura inferiore solo all'abbandono di feci per le strade.
Assumono un certo rilievo, inoltre, aspetti relativi all'igiene e alla sanità, legati al rischio di intossicazione per ingestione, particolarmente in soggetti di età infantile, anche se, in questo caso, il rischio appare più intrinsecamente legato a questioni di sicurezza domestica, piuttosto che alla disseminazione di cicche negli spazi pubblici frequentati dai bambini.
Etimologia
Il sostantivo cicca e il verbo ciccare derivano etimologicamente dai vocaboli francese chique e chiquer: si tratta, rispettivamente, di un sostantivo e di un verbo che condividono un'identica radice alla cui origine vi è un'onomatopea che richiama il rumore della masticazione.
Status giuridico Dal punto del diritto privato, nei sistemi romanistici, i mozziconi rientrano nella categoria delle res derelictae, ovvero delle cose mobili che, versando in stato di abbandono, non sono considerate proprietà di alcuno. Non appartengono invece alla categoria delle res nullius, dal momento che prima del loro abbandono erano di proprietà di qualcuno. In quanto proprietà di nessuno, le cicche possono essere oggetto di acquisto della proprietà mediante occupazioneAlessandro Crosetti e Nicoletta Manuale di diritto forestale e ambientale, Giuffrè Editore, 2008 ISBN 9788814142710 (p. 149).
Dal punto di vista della gestione e del diritto ambientale, le cicche sono da considerarsi un rifiutoAndrea Atzori, Pietro Baroni, Amedeo Levorato e Anna Moretto, La regolazione e il controllo dei servizi di gestione dei rifiuti urbani. Buone pratiche di regolazione locale, FrancoAngeli, 2010 ISBN 9788856829501 (p. 101), che rappresentano, da un punto di vista puramente numerico, la frazione più numerosa della spazzatura prodotta annualmente nel mondoM. St. J. Warne, Variation in, and Causes of, Toxicity of Cigarette Butts to a Cladoceran and Microtox, «Archives of Environmental Contamination and Toxicology», febbraio 2006, vol. 50, n. 2, Springer, pp. 205–212 () Dal punto di vista della sicurezza ambientale, anche quando smaltito in maniera adeguata, il mozzicone è da considerarsi un rifiuto pericoloso. A differenza di altri materiali congeneri, le cicche non rivestono alcun interesse economico, per via delle piccole dimensioni e dello scarso valore dei materiali di cui sono composte, salvo in passato, quando, in alcuni ambienti sociali, poteva registrarsi un interesse alla loro raccolta.
Composizione e aspetto
Il tipo di mozzicone, il suo stato e il suo odore, dipendono dalle caratteristiche del prodotto (tabacco e confezionamento) oltre che dall'uso a cui è stato sottoposto (aspirazione del fumo o consunzione spontanea; intensità dell'aspirazione; condizioni di fine uso): Sigaretta con filtro: la cicca misura meno di un terzo della lunghezza della sigaretta e si compone del filtro (un cilindro di fibra sintetica – acetato di cellulosa – rivestito in carta colorata), alcuni avanzi di tabacco e brandelli della cartina che lo avvolge, parzialmente consumati e carbonizzati, insieme a resti di cenere. A volte, il filtro è leggermente bruciacchiato. Dopo il consumo, gli elementi costitutivi della cicca (filtro, carta, tabacco) rimangono impregnati delle sostanze che sono destinati a filtrare e trattenere, in maniera più o meno satura a seconda dell'intensità con la quale la sigaretta è stata fumata. Sigaretta senza filtro: la cicca si compone di sola carta, tabacco e cenere. Mancando il filtro fibroso, è generalmente più corta. L'uso di un bocchino può permettere il consumo totale del tabacco, in modo da non lasciare alcun mozzicone residuo. Fabbricazione industriale: la cicca è di forma cilindrica. Fabbricazione personale: la cicca ha una forma più irregolare, vagamente cilindrica, rastremata verso la parte che viene a contatto delle labbra.
La forma finale assunta dalla cicca conserva informazioni anche sul modo in cui essa si è prodotta, se a seguito di uno spegnimento intenzionale (come avviene nella maggior parte dei casi) o se per effetto di una consumazione e spegnimento spontanei. La sua forma può indicare la modalità di spegnimento intenzionale: fortemente curvata se ha subito uno schiacciamento con le dita attraverso una pressione esercitata all'estremità, o appiattita nel senso della lunghezza se è stata pestata con un piede. Alcune cicche possono conservare quantità più rilevanti di tabacco a causa dell'interruzione precoce dell'aspirazione.
Sociologia
La cicca del sigaro, o anche di una sigaretta arrotolata a mano, viene talvolta trattenuta in bocca anche dopo che si è spenta per essere ciancicata tra le labbra.
Mestieri legati alla raccolta delle cicche In passato, il poco tabacco residuo poteva destare perfino un certo interesse economico, tanto che vi erano persone dedite abitualmente a raccattare le cicche abbandonate, nei luoghi più frequentati o dove si realizzavano accumuli. L'interesse poteva essere diretto, il poter fumare la parte residua della sigaretta o del sigaro, oppure indiretto, il ricavo di piccolo guadagno derivante dal recupero e dalla rivendita del tabacco superstite. La persona dedita a tale attività era detto "ciccaiolo", o, con inflessione letteraria, "ciccaiuolo"ciccaiolo, in Vocabolario Treccani on line, istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Si trattava di persone per lo più misere o in condizione di indigenza, tanto che l'attività del ciccaiolo era accompagnata da un'aura alquanto umiliante e denigratoria, perfino negli anni di estrema povertà che contraddistinsero l'immediato secondo dopoguerra italiano. A tale proposito, ad esempio, è tramandato un significativo aneddoto, proveniente dal mondo del cinema italiano, che vede protagonista il regista Vittorio De Sica durante le lavorazioni del suo Ladri di biciclette e il bambino Enzo Staiola, attor giovane del film neorealista: il regista nasconde alcune cicche nella tasca del bambino e lo offende personalmente, accusandolo, con termine romanesco, di essere un "ciccarolo", un espediente dettato dal mestiere per ottenerne le lacrime ai fini della verosimiglianza dell'interpretazione scenicaDe Sica & Zavattini: parliamo tanto di noi, Editori Riuniti, 1997 ISBN 88-359-4198-9 (p. 106)Giovanna Grassi, De Sica, spunta un inedito con "Ladri di biciclette", Corriere della Sera, 8 settembre 1999. Analoghi fenomeni sociologici toccano in diversi contesti nazionali: in Francia, ad esempio, i clochard e gli indigenti dediti alla raccolta dei mozziconi in tempi di penuria economica venivano detti mégotiers (dal francese mégot, cicca/mozzicone di sigaretta).
La raccolta di cicche per terra era una pratica in voga anche nei Paesi Bassi, durante la seconda guerra mondiale, quando il tabacco era merce scarsa. In lingua olandese esisteva anche un apposito anglicismo per indicare il tabacco ricavato dalle cicche: bukshag (dall'inglese shag, tabacco trinciato per la fabbricazione manuale di sigarette), termine ormai caduto in disuso, vestigia desueta di un lessico di guerra appartenente a tempi lontani G. L. van Lennep, Verklarend oorlogswoordenboek. Amsterdam: Bert Bakker, 1988 ISBN 90-351-0612-1 (p. 40) Pierre Brachin, The Dutch Language: A Survey, Brill Archive, 1985 ISBN 9004075933 (p. 39) Bukshag da nrc.nl.
Modalità di abbandono delle cicche Ciò che resta di una sigaretta nelle mani di un fumatore è un oggetto normalmente privo di interesse, sgradevole alla vista e all'olfatto, di cui si rende necessario l'immediato smaltimento. Questo può avvenire in vari modi.
I fumatori possono disfarsi correttamente delle cicche depositandole in posacenere o in altri appositi contenitori, idonei allo scopo, ma la scarsa diffusione di questi ultimi, unita alla scomodità di tali situazioni, fa sì che spesso i fumatori preferiscano abbandonare i mozziconi al suolo, in vari contesti paesaggistici, sia urbani sia naturali, come è il caso, ad esempio, delle spiagge: questo fenomeno, dovuto in parte all'incuria e alla negligenza delle persone, è favorito, tuttavia, dalla mancanza di cestini per il loro corretto smaltimento.
Una possibile misura di contrasto è costituita dai divieti di fumo sulle aree prospicienti gli specchi d'acqua, marini e lacuali, o i margini fluviali. Emanati a volte da amministrazioni locali (ad esempio, una statistica statunitense, nel 2008, annoverava una sessantina di località, comprese anche alcune anche grandi città, come Chicago e San DiegoT. E. Novotny, K. Lum, E. Smith, V. Wang, R. Barnes, Cigarettes Butts and the Case for an Environmental Policy on Hazardous Cigarette Waste, «Int. J. Environ. Res. Public Health», 2009, 6, p. 1696), i divieti sono strumenti che, in ogni caso, non possono essere risolutivi, visto che i mozziconi possono raggiungere le spiagge del mare e degli specchi d'acqua trasportati dal ruscellamento. Rimane poi aperta la questione della efficacia di simili divieti, sia con una valutazione degli effetti prodotti, sia con un'analisi costi-beneficiT. E. Novotny, K. Lum, E. Smith, V. Wang, R. Barnes, Cigarettes Butts and the Case for an Environmental Policy on Hazardous Cigarette Waste, «Int. J. Environ. Res. Public Health», 2009, 6, p. 1697.
Nonostante la piccola taglia, le cicche tendono ad avere un impatto visivo piuttosto forte, dal momento che la loro visibilità è amplificata dalla ubiquità e dalla tendenza ad accumularsi in particolari luoghi, aiutate in tutto questo dalla grande longevità. Notevole è poi la negatività estetica dell'impatto visivo procurato dalla vista di mozziconi abbandonati, percepiti come sgradevolissimi simboli di sporcizia e interpretati come sintomi di degrado urbano e paesaggisticoT. E. Novotny, K. Lum, E. Smith, V. Wang, R. Barnes, Cigarettes Butts and the Case for an Environmental Policy on Hazardous Cigarette Waste, «Int. J. Environ. Res. Public Health», 2009, 6, p. 1701: in uno studio quantitativo condotto su un campione di popolazione italiana, basato sulla proposta di un questionario, i mozziconi di sigaretta si sono rivelati tra quelli la cui presenza sul suolo pubblico risulta tra le più sgradite, superati solo dalle deiezioni animaliAndrea Atzori, Pietro Baroni, Amedeo Levorato e Anna Moretto, La regolazione e il controllo dei servizi di gestione dei rifiuti urbani. Buone pratiche di regolazione locale, FrancoAngeli, 2010 ISBN 9788856829501 (p. 113).