In precedenza ha ricoperto le cariche di sottosegretario di Stato alle Comunicazioni nel secondo governo Berlusconi, sottosegretario di Stato e viceministro allo Sviluppo economico nel quarto governo Berlusconi.

Senatore della Repubblica dal 2013 al 2022, dov'è stato capogruppo della rinata Forza Italia nella XVII legislatura, è stato deputato alla Camera dal 1994 fino al 2013 in cinque legislature, ricoprendo vari incarichi parlamentari, tra cui quello di presidente della 9ª Commissione Trasporti della Camera nella XIV Legislatura.

Biografia Nato a Milano il 18 settembre 1947, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, inizia a fare l'editore di televisioni locali.

Abbandonando l’università, nel 1974 fonda, assieme a Marco Taradash, la TVL Radiotelevisione Libera (già Telelivorno), di cui assume la carica di Presidente sino al 1976, la seconda emittente televisiva privata in Italia che contribuì alla rottura del monopolio radiotelevisivo italiano e gettando le basi del futuro mercato dell'emittenza privata.

Ricopre l'incarico di direttore generale dell'emittente televisiva Canale 51 (già Milano TV), di proprietà dell'editore Alberto Peruzzo, dal 1977 al 1983. In quest'ultimo anno diventa direttore generale dell'emittente televisiva "Rete A", sempre di proprietà di Peruzzo, mantenendo l'incarico per due anni fino al 1985.

Dopo l'esperienza di Millecanali, rivista del settore elettronico-informatico come giornalista pubblicista, nel 1986 viene chiamato da Salvatore Ligresti ai vertici di Telelombardia come amministratore delegato, rimanendo fino al 1990. Secondo la biografia ufficiale del Ministero dello sviluppo economico, Romani "nello stesso periodo è anche corrispondente di guerra, in particolare seguendo la rivoluzione rumena del 1989, la guerra dell’ex Jugoslavia e i conflitti in Iran-Iraq".

Nel 1990 Romani dirige fino al 1995 Lombardia 7, emittente televisiva privata che fonda mettendosi in proprio, nota per i servizi a luci rosse attraverso il 144.Scheda su Governo.it, consultato in data 8-10-2011

Nel marzo 2025, insieme a Giovanni Toti, Paolo Liguori e Andrea Ruggieri tra gli altri, fonda Philia Associates, un’agenzia di comunicazione con sede a Milano che lavora con le piccole e medie imprese.

Vita privata Residente a Cusano Milanino, è sposato con Stefania Bolzon e padre di tre figli: Federico, Lucrezia e Lavinia.

Carriera politica

Deputato di Forza Italia Con la discesa in campo nella politica di Silvio Berlusconi, viene chiamato, grazie alle sue conoscenze nella concessionaria Publitalia 80 di Berlusconi, per una candidatura alle elezioni politiche del 1994 alla Camera dei deputati nel collegio elettorale di Cinisello Balsamo, per il Polo delle Libertà in quota Forza Italia, dove viene eletto deputato con il 45,88% dei voti. Nella XII legislatura della Repubblica è stato vicepresidente della 4ª Commissione Difesa, componente della 6ª Commissione Finanze, della Giunta delle elezioni e della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo.

Alle elezioni politiche del 1996, dove il Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi venne sconfitto, grazie al patto di desistenza con Rifondazione Comunista, da L'Ulivo, venne riletto deputato nel collegio elettorale di Busto Garolfo con il Polo, con il 35,13 dei voti contro i candidati de L'Ulivo Gian Angelo Mainini (32,99%) e della Lega Nord Abramo Bellani (31,88%). Nella XIII legislatura della Repubblica è stato componente della IX Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni e capogruppo della Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, oltre ad aver ricoperto il ruolo di membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera.

Responsabile del Dipartimento nazionale informazione radiotelevisiva di Forza Italia, nel 1998 venne nominato coordinatore regionale di Forza Italia della Lombardia, succeduto a Dario Rivolta e mantenne l'incarico fino al 2005, venendo poi sostituito da Mariastella Gelmini.

Presidente della Commissione Trasporti Rieletto per la terza volta con la Casa delle Libertà alle politiche del 2001, nel medesimo collegio elettorale con il 54,15% dei voti. Nella XIV legislatura è stato vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Dal 21 giugno 2001 è stato presidente della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni e componente della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Ha rivestito il ruolo di presidente della Commissione trasporti e telecomunicazioni e successivamente di sottosegretario alle comunicazioni del governo Berlusconi III.

Romani ha partecipato alla stesura della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo (legge. n. 112/2004).

Ha dichiarato, circa il progetto della Lega Nord di federalizzare la RAI: "La Rai deve essere policentrica e non più romanocentrica, il paese è verticale, non orizzontale, bisogna che anche in Rai si pensi ai problemi del Nord, questo significa non vivere solamente a Roma. Non che io sia fissato su Rai2 a Milano, è importante però che la Rai sia a Milano, come a Roma, come a Napoli, come a Bari e in tutta Italia".

Alle politiche del 2006 è rieletto deputato, nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Lombardia 1.

Assessore comunale di Monza Il 13 giugno 2007 diventa assessore presso il comune di Monza nella giunta di centrodestra presieduta del sindaco Marco Mariani, dapprima all'urbanistica, quindi dal novembre 2007 all'Expo 2015. Come assessore all'urbanistica, Romani viene criticato e contestato per favoritismi immobiliari alla famiglia BerlusconiPaolo Romani giura da Napolitano come nuovo ministro dello Sviluppo, Sole 24 Ore, 4 ottobre 2010, interessata alla costruzione di Milano 4 nell'area del quartiere residenziale Cascinazza di Monza.Ecco perché Romani non può diventare ministro dello Sviluppo Economico, Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2010 Rimane in carica fino al 2012.

Alle elezioni politiche del 2008 viene nuovamente eletto per la quinta. e ultima volta, deputato nelle liste del Popolo della Libertà, sempre nella circoscrizione Lombardia 1.

Sottosegretario e Viceministro allo Sviluppo economico Romani entrò a far parte del governo Berlusconi IV come sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni. Ne diventò vice ministro l'8 maggio 2009 e ministro il 4 ottobre 2010.

Da lui, nel 2009, ha preso il nome il "piano Romani". Tale piano consisteva nel portare la banda larga a 20 Mbit/s al 96% della popolazione, e almeno a 2 Mbit/s alla parte restante, entro il 2012. Rappresentava una prima soluzione parziale per il territorio italiano, prevedendo 800 milioni di euro in un progetto complessivo da 1,47 miliardi. Per mesi vi furono rallentamenti di vario genereBanda larga: il governo congela 800 milioni, Il sole 24 ore, 4 novembre 2009Banda larga, nuovo stop "I soldi alla fine della crisi". La Repubblica, 5 novembre 2009, e vennero fatte pressioni per sbloccare i fondi da parte di Telecom Italia, dell'AGCOM (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta. Il 17 settembre 2010 venne annunciata una definitiva riduzione dei fondi a soli 100 milioni, che avrebbero potuto già ricomprendere la quota di finanziamento proveniente dalle regioniDove sono gli 800 milioni per la banda larga italiana? . B2B24.it (Il Sole 24 ore), 17 settembre 2010.. L'annullamento del piano suscitò dubbi sul futuro sviluppo economico e culturale italianoTroppe Parole per la Banda Larga niente Fatti per Internet Superveloce, Corriere della Sera, 17 settembre 2010.

La sua attività da sottosegretario e viceministro è stata costellata da polemiche per la presunta collateralità rispetto a Mediaset. Tra le azioni contestate: il lobbying (concertato con quella del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri) per impedire a Sky di ottenere dalla Commissione europea e dal suo commissario Joaquín Almunia una deroga per partecipare all'asta sulle frequenze per il digitale terrestre. L'intervento di Romani e Confalonieri causò l'irritazione di AlmuniaDigitale, Sky e banda larga; Romani e Mediaset a braccetto, La Repubblica, 4 ottobre 2010. Il "Financial Times" scrisse «il governo italiano usa trucchi per condizionare la Ue» Il canale Cielo di Sky dovette rimandare l'avvio delle trasmissioni, previsto per il 1º dicembre 2009, a causa della mancanza di autorizzazione a trasmettere sul digitale terrestre da parte di RomaniRomani, due anni di servizi , L'Espresso, 6 ottobre 2010. il progetto di una nuova rete telefonica superveloce, lanciata assieme a Vodafone Italia e Wind e rimasto al palo. Secondo la Repubblica, l'obiettivo sarebbe stato quello di dotare Mediaset di una rete propria, scorporando e acquisendo la proprietà della rete Telecom. Romani avrebbe manovrato, senza successo, per sostituire Franco Bernabè con l'amico Stefano Parisi di Fastweb; quindi, avrebbe richiesto una consulenza a Francesco Caio, che concludeva con la raccomandazione di scorporare la rete e suddividerla tra tutti gli operatori. Romani avrebbe quindi pianificato l'azione assieme a Caio e Confalonieri, all'oscuro di Telecom, ma l'operazione venne bloccata. l'autorizzazione a Mediaset a occupare il canale 58 per il digitale ad alta definizione (agosto 2010), considerata un regalo a un privato per permettergli di sperimentare l'alta definizione prima del beauty contest, modalità alternativa e meno concorrenziale rispetto alla gara d'asta. la mancata definizione di una gara d'asta per passare alla banda larga le frequenze televisive liberate col passaggio al digitale terrestre.

Decreto Romani Le proposte inserite nel decreto Romani (D.Lgs. n. 169/2010) di inizio 2010 su cinema, web e televisioni, avente l'obiettivo iniziale di recepire una direttiva europea sugli audiovisivi (Direttiva europea 2007/65/CE Audiovisual Media service dell'11 dicembre 2007)) vennero giudicate da più parti controverse. Tra queste: il taglio della pubblicità dal 18% al 12% per le emittenti pay TV, provvedimento che avrebbe danneggiato Sky, unico concorrente di Mediaset (quest'ultima raccoglie pubblicità soprattutto dalle reti in chiaro)Corriere della Sera, 15 dicembre 2009 il cosiddetto bavaglio al web (equiparazione dei siti internet alla disciplina delle TV), visto in relazione alle vie legali adite da Mediaset contro Google per la condivisione illecita di video tutelati da copyright su YouTube; il provvedimento non fu presente nel testo finaleRepubblica , 23 luglio 2010 le misure di "tutela dei minori": il divieto di trasmissione di film v.m. 14 al di fuori della fascia notturna, anche su richiesta, misura considerata punitiva verso il mercato del porno on demand di Sky. l'SMS che avrebbe avvisato i genitori che il figlio stava navigando in un sito hard (misura di parental control infine espunta dal testo finale); Romani venne criticato in questo caso anche per il suo passato di direttore della televisione privata Lombardia 7, che trasmetteva contenuti erotici. La delibera dell'AGCOM di attuazione del decreto Romani imponeva alle web TV di pagare 3.000 euro e presentare una notevole quantità di documenti prima di incominciare le attività, ostacolando così un settore in crescita e potenziale concorrente dei canali televisivi tradizionali. La misura colpiva particolarmente le web TV a trasmissione continua (anziché on demand), che avrebbero dovuto attendere per 60 giorni l'autorizzazione dell'Autorità. Alle web TV si applicavano anche gli obblighi di rettifica e di tutela dei minori (divieto di video v.m. 14 dalle 7 alle 22:30, anche on demand). Le sanzioni andavano da 15.000 a 2 milioni di euro. Romani aveva inizialmente dichiarato sulla questione: "Basterà una semplice dichiarazione di inizio attività".