Nel febbraio 2020, il vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza, e il vescovo di Gibuti, Giorgio Bertin, hanno avviato congiuntamente i passi preliminari per l'apertura della causa di beatificazione della Tonelli.
Biografia Annalena era secondogenita in una famiglia di cinque figli: i genitori erano il Dott. Guido e Teresina Bignardi. Entrambi i genitori, originari di Castel Guelfo di Bologna, dopo un brevissimo periodo passato a Milano, giungono a Forlì nel 1941 dove il padre lavorerà presso il locale Consorzio agrario mentre la mamma si occuperà dei numerosi figli. A cinque anni frequenta la scuola elementare «Melozzo degli Ambrogi», poi le medie «Giovanni Pascoli» e infine il liceo classico «G.B. Morgagni». Al termine del liceo, nel 1961, si iscrive alla facoltà di legge a Bologna e subito dopo parte con l'American Field Service per Boston, a Cambridge dove frequenta l'ultimo anno della scuola, conseguendo il diploma a pieni voti. Nel 1962 torna a Bologna e riprende gli studi.
Pur essendo impegnata nello studio, lavora alla creazione dell'opera "Opera Don Pippo" che si occupa di «ragazze svantaggiate e rifiutate dalle loro famiglie». S'interessa dell'assistenza alle famiglie che allora risiedevano nel «Casermone», «la bidonville della mia città», del quale presenta all'allora commissario prefettizio la realtà abitativa con una serie di diapositive; collabora con la S. Vincenzo de' Paoli; si iscrive alla FUCI della quale diviene presidente; coinvolge le sorelle e diverse amiche nell'assistenza ai bambini presso il brefotrofio, «una istituzione per bambini non voluti nati fuori dal matrimonio»; s'interessa ai problemi del Terzo Mondo promuovendone la conoscenza anche attraverso film, conferenze e organizzando il primo campo di Chiffonniers (cenciaiolo) al quale partecipò l'Abbé Pierre; ispira la fondazione del «Comitato per la lotta contro la fame nel mondo» di cui fa poi parte. Il Comitato nasce nel 1963 come gruppo apartitico e non religioso. S'interessa anche del carcere minorile e frequenta il gruppo di preghiera di don Arturo Femicelli presso la chiesa del Miracolo. Nel ’67, nella sua ricerca di radicalità evangelica, pone con mamma Chiara a Lagrimone (PR) la prima pietra per la costruzione del monastero delle clarisse francescane «Regina Mundi».
Il Kenya primo solco di Missione Nel '68 si laurea a FerraraLibro "Lettere dal Kenya edizioni EDB con una tesi su «La responsabilità penale del minore». L'anno successivo parte, a 25 anni e con il supporto del Comitato contro la fame nel mondo di Forlì, che aveva aiutato ad avviare la sua attività, per Chinga (Nyeri), Kenya, come insegnante di scuola superiore delle Missioni Consolata di Torino. Durante il mese di vacanze estive va con le Piccole Sorelle di Cuneo in Uganda per assistere alla visita di papa Paolo VI e a novembre termina il servizio a Chinga. Fa domanda per lavorare direttamente alle dipendenze del governo del Kenya, a condizione di essere assegnata a Wajir. Questo era, infatti, il villaggio nel deserto del nord-est del Kenya che aveva in precedenza visitato e scelto perché rispondeva alla sua esigenza di «predicare il vangelo con la vita» nel mondo musulmano, secondo la spiritualità di Charles de Foucauld.
A febbraio del 1970 inizia a insegnare presso la Scuola superiore maschile di Wajir (inglese e letteratura africana, biologia, matematica e storia) e il 14 marzo viene raggiunta dalla prima compagna, Maria Teresa. Nel 1972 le viene regalato dall'autorità locale un terreno sul quale sorgerà il Centro di riabilitazione. In maggio ne inizia la recinzione, in agosto arriva la seconda compagna: Liliana, il 20 novembre firma il contratto di costruzione che inizierà in dicembre. A febbraio viene inviata dal governo come preside a Mandera, una cittadina al confine tra Somalia ed Etiopia e le viene assegnata una casa nella quale vivrà con le compagne, mentre a Wajir prosegue la costruzione del Centro. In ottobre viene raggiunta dalla terza compagna: Maria Assunta. Altre compagne a periodi più o meno lunghi si avvicenderanno nel tempo.
Dopo aver studiato per diventare infermiera, Annalena trascorse oltre un decennio nella città di Wajir prendendosi cura degli indigenti e dei malati. Già nel 1976 divenne responsabile di un progetto pilota dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la cura della tubercolosi nei nomadi. Tonelli invitò i malati nomadi affetti da tubercolosi ad accamparsi davanti al Centro di Riabilitazione per Disabili che gestiva con le altre volontarie che si erano unite a lei per servire persone poliomielitiche, cieche, sordomute e disabili. Questo approccio, accettato dai pazienti, ha garantito l'assunzione della terapia nel corso dei sei mesi di trattamento necessari ed è stato adottato dall'OMS come DOTS (Directly Observed Therapy Short).
Tonelli ha anche creato una scuola per sordi a Wajir, i cui diplomati sono poi andati in altre parti dell'Africa di lingua somala per avviare delle scuole. Un ex alunno di questa scuola per sordi di Wajir e due donne sorde di Wajir hanno fondato le prime scuole di lingua dei segni somala.
Torna poco dopo a Wajir e lascia l'insegnamento alle dipendenze del governo per dedicarsi al servizio di malati e poveri. Annalena scrive nel 1990 nel curriculum vitae: «Fondato, con tre compagne, una fisioterapista, un’infermiera, ed un’assistente sociale, il Walaal Farahsan Rehabilitation Centre for the Disabled in Wajir, Provincia del Nord-Est del Kenya. Nel centro facevamo riabilitazione nel senso più vasto della parola. Ci occupavamo in particolare dei malati di Poliomielite e di quelli con danni cerebrali. Ci occupavamo anche di ciechi e sordi che portavamo a scuole speciali nel down country. Per i disabili organizzammo una sala di fisioterapia, una bottega per lavori di ortopedia, un asilo, due classi a livello elementare, un centro di educazione speciale per pazienti psichiatrici, un laboratorio di taglio e cucito, attività di giardinaggio e falegnameria Abbiamo accuratamente evitato di approntare un grande modello, ma abbiamo organizzato tutte le attività per renderle immediatamente fruibili come Centro Diurno. Nel corso di questi 12 anni abbiamo insegnato a 24 ex- pazienti le varie fasi della nostra attività. La presenza di quegli operatori con altre tre italiane e una fisioterapista tedesca giunta più tardi per unirsi alla nostra comunità favorirono un servizio esteso ad un gran numero di derelitti, malati terminali e socialmente esclusi. Il centro era aperto giorno e notte. Come il tempo passava diventavamo parte sempre più vitale della comunità locale. Tutte insieme abbiamo condiviso battaglie, successi e fallimenti tentando di vivere una migliore qualità di vita come fratelli e sorelle di un SOLO DIO e come parte inseparabile di quel mondo».'
Nel 1975 Annalena e Maria Teresa sono vittime di un attacco e vengono picchiate selvaggiamente da una banda di ladri. Nel terreno su cui sorge il Centro di riabilitazione inizia la costruzione dell'eremitaggio «unico al mondo» che chiamerà «Beata Angelina» e nel quale verranno sparse, secondo la sua volontà, le sue ceneri nel 2003.
Il 1º settembre 1976, su richiesta del Ministero della Sanità, come supervisore di tutto il programma, apre la TB Manyatta ai primi pazienti. È questo un servizio agli ammalati di tubercolosi che impegnerà Annalena per la maggior parte del suo tempo. Si rivelerà un'opera di estremo successo specie per l'applicazione del DOT. Si tratta di un metodo di somministrazione dei farmaci antitubercolari che sono direttamente consegnati al paziente, che deve deglutirli di fronte a un operatore. Annalena scrive ancora nel suo curriculum vitae: «Il progetto era pensato specificamente per il controllo della tubercolosi tra i nomadi somali del deserto del Kenya… Insieme allo staff keniota ci occupammo di tutti gli aspetti della salute incluso il trattamento, i suoi effetti collaterali, la ricerca dei contatti. Con le mie compagne ci interessavamo dell’aspetto sociale dando lavoro ai pazienti e alle loro famiglie, terapie occupazionali e follow-up per i dimessi. Nel corso dei nove anni in cui mi sono occupata del progetto sono stati trattati e accuditi 1500 pazienti. Il tasso di default (ricadute) dal trattamento antitubercolare in questa società nomade diminuì drasticamente quando aumentammo gli aiuti alle famiglie anche con l’inizio dei lavori alla Manyatta con le sue capanne tradizionali in un campo ai confini della città».
Il 10 febbraio 1984 inizia il massacro di Wagalla Libro: Blood on the Runway: The Wagalla Massacre of 1984 ed.Northern Publishing House. Tonelli è coinvolta nel recupero dei corpi e nella cura dei feriti. Viene più volte richiamata dalla polizia e fatta bersaglio di diversi attentati. Riesce comunque a mandare a Nairobi, alle ambasciate straniere, fotografie di mucchi di cadaveri e feriti e con l'aiuto di amici a fermare l'eccidio che mirava allo sterminio della tribù dei Degodia.
1985 Ormai sola con Linda e Inge continua nel suo servizio con i pazienti della Bismillhai Manyatta e del Centro di riabilitazione. Poi, nel tentativo di farsi dimenticare e a causa delle continue vessazioni, si stabilisce dalle piccole sorelle a Eastleigh (Nairobi) e frequenta un corso di somalo, ma il 5 agosto viene espulsa dal paese, in tre giorni, come "ospite non gradita". In ottobre-novembre-dicembre si ritira nella comunità monastica di Monteveglio, poi a Cerbaiolo, eremo francescano aggrappato alla rupe e affacciato su boschi fitti, a 4 km da Pieve S. Stefano. Annalena s'immerge in quell'oasi di pace, il cuore traboccante perché lì vi entrano tutti gli «amati beni lasciati a Wajir,i poveri, i malati… ne ho il corridoio e la cella affollati e sono disposta a cedere loro ogni giorno i posticini più ambiti e più vicini alla stufa e poi io li riscaldo con tutto il bene, la tenerezza, la nostalgia che dilaga dal mio cuore».
1986 Il 4 gennaio muore il padre, e lei si ritira per vari mesi in diversi eremi: Montevecchio di Romagna, Gamogna e di nuovo Cerbaiolo. In ottobre frequenta un corso di leprologia a Fontilles (Spagna).A dicembre è con Pina a Mogadiscio; incontra i «figli» che vengono dal Kenya con Linda e Maria Teresa.
Visita il Basso Giuba, il lebbrosario dell'isola Alessandra (nome italiano di una delle isole) alla ricerca di un eventuale nuovo «solco di missione».
Il rientro in Africa - la Somalia secondo solco di Missione
1987 Gennaio-novembre: ottiene dal Consolato somalo il Visa per un anno di volontariato gratuito a Belet-Weyne (400 km da Mogadiscio). Affiancando gli operatori dell'IMT imposta un lavoro di monitoraggio della tbc per tutta la regione dell'Hiran-Galgaduud e mette in funzione il vecchio dispensario alla periferia della città. «Ho prestato servizio volontario con l’Italian Medical Team, un Organismo dell’Istituto Italo Africano, che si occupava da cinque anni del Programma di Salute Primaria nella regione Hiran-Galgaduud in Somalia. Ero incaricata di tutto il lavoro di Controllo della Tubercolosi che comprendeva attività ambulatoriali e cura dei ricoverati in un Sanatorio con 50 letti alla periferia di Beled Weyne, capitale regionale. Con l’aiuto di colleghi mi occupai di programmazione, sviluppo e valutazione del programma e preparai operatori sanitari somali nel campo del controllo della tubercolosi».
Si verificano i primi casi di violenza, sequestri e bombardamenti nel nord da parte dei ribelli al regime di Siad Barre che dal 1969 detiene il potere. La repressione governativa è brutale: Amnesty International registra un alto record di violazione dei diritti umani.