Il Capitolo generale dell'Ordine è un'assemblea, elettiva e legislativa, di frati dell'Ordine francescano, convocata periodicamente, come avviene per gli altri ordini mendicanti.

I capitoli generali nei primi decenni di vita dell'Ordine A livello istituzionale, gli Ordini mendicanti avevano fatto propri alcuni elementi tipici degli ordini monastici, in particolare la struttura tipica dei cistercensi, che vedeva il Capitolo generale come supremo organo collegiale di governo dell'Ordine. È vero che non esiste, in ambito cistercense, una figura paragonabile al ministro o maestro generale (l'abate di Cîteaux o gli abati delle case-madri hanno un ruolo differente), eppure sia gli Ordini monastici nati dalla riforma dell'XI-XII secolo sia i Mendicanti avevano in comune proprio il fatto che la suprema autorità era rappresentata dal Capitolo: neanche i superiori generali potevano modificare o revocare gli statuti (diffinitiones) emessi dal Capitolo, e a maggior ragione le Costituzioni in esso promulgate.

Membri del Capitolo generale erano: il ministro generale (che convocava ufficialmente il Capitolo stesso) o – in caso di vacanza – il vicario, i ministri provinciali e i superiori delle vicaríe, un rappresentante dei custodi di ogni provincia eletto dai custodi stessi (custos custodum) e alcuni rappresentanti eletti (discreti) per ogni provincia, che comunque non avevano voce attiva nell'elezione del ministro generale (Costituzioni del 1260).

Storicamente, la scadenza era triennale: già la "Regola non bollata" del 1221 aveva stabilito che il Capitolo fosse convocato una volta ogni tre anni, nel periodo di Pentecoste. Cfr. anche Francesco d'Assisi, Regola bollata, VIII, ibidem, pp. 127-128. Un Capitolo straordinario veniva radunato per l'elezione del nuovo ministro generale, in caso di morte, di promozione (diversi ministri generali furono creati cardinali) o di dimissioni del ministro precedente; dopo la celebrazione di un Capitolo elettivo straordinario, normalmente, si ricominciava a contare il triennio a partire dall'anno del Capitolo stesso.

Nei primi secoli di storia dell'Ordine, venne normalmente rispettata la prassi di convocare l'assemblea capitolare, alternativamente, una volta al di qua e una volta al di là delle Alpi, prassi inaugurata dal ministro generale Giovanni da Parma.

Tra i primi capitoli generali della storia dell'Ordine, particolarmente degno di nota è quello celebrato a Narbona nel 1260, in cui i delegati prendono atto che circolano ormai molte vite di Francesco e decidono che le si raccolga tutte e se ne compili una sola, che soddisfi gli obiettivi che l'Ordine si pone. Il nuovo ministro generale appena eletto, Bonaventura da Bagnoregio, si assume questo compito. Nel capitolo celebrato a Parigi nel 1266, poi, si deciderà di distruggere tutte le vite di Francesco, per lasciare soltanto quella, appena approvata, scritta da Bonaventura.

I capitoli generali tra 1274 e 1316 Gli eventi che si registrano nel 1274 e nel 1316 si richiamano tra di loro e in qualche modo sembrano racchiudere, come entro una cornice, lo sviluppo di un periodo abbastanza omogeneo per le problematiche che emergono, i conflitti che si verificano, le svolte a volte drammatiche che si registrano.

Sono gli anni che vanno dal Capitolo francescano di Lione (maggio 1274) al Capitolo di Napoli (maggio 1316), e quindi anche dalla elezione del ministro generale Girolamo d’Ascoli a quella di Michele da Cesena. Sono gli anni in cui la chiesa romana è governata da papa Gregorio X e dagli altri papi fino a Giovanni XXII (eletto il 7 agosto 1316); anche due assemblee conciliari stanno quasi agli estremi del periodo individuato: il secondo concilio di Lione (7 maggio – 17 luglio 1274) e il concilio di Vienne (16 ottobre 1311 – 6 maggio 1312).

In questo periodo l'Ordine dei Minori raccoglie e rielabora l'eredità di Bonaventura di Bagnoregio (morto il 15 luglio 1274, pochi mesi dopo la sua nomina a cardinale): sono gli anni dello scontro più aspro con il clero secolare (soprattutto francese) a proposito della liceità e della libertà dell'apostolato dei Minori nella cura pastorale, come pure è il periodo della discussione interna all'Ordine sulla povertà, sull'uso povero dei beni materiali, e sulla interpretazione più o meno rigorosa della Regola.

Strettamente connesso con questo secondo nodo di discussione e di conflitto sarà il problema della “corrente” spirituale all'interno dell'Ordine. Proprio negli anni intorno al 1274, infatti, Pietro di Giovanni Olivi comincia ad imporsi all'attenzione dei suoi superiori (per la prima volta una sua opera, un trattato sulla Vergine Maria, viene data alle fiamme). Pietro di Giovanni Olivi, Ubertino da Casale, Angelo Clareno, sono soltanto alcuni di questo gruppo molto eterogeneo di frati che, rifacendosi ad un filone di traditiones risalenti sino ai primi compagni di Francesco d'Assisi, si richiamano ad una osservanza più rigorosa della Regola francescana. Il 1318 sarà l'anno della definitiva condanna degli Spirituali, ormai sospinti e rinchiusi nell'area dell'eresia (con la pubblicazione della lettera bollata Gloriosam Ecclesiam del 23 gennaio 1318).

Capitolo di Lione III (maggio 1274) (Capitolo elettivo: viene eletto ministro generale Girolamo d’Ascoli)

Emerge in questo Capitolo il problema dell'ostilità del clero secolare nei confronti dei Francescani: al Concilio che si sta celebrando contemporaneamente proprio a Lione si sono alzate le voci dei vescovi contro i Mendicanti. Bonaventura, già cardinale, convince i Francescani a prendere delle decisioni che potrebbero contribuire a stemperare la tensione (Statuti di Lione. L'intero articolo rappresenta la principale raccolta degli statuti e degli altri atti di questi Capitoli.): esecuzione stretta delle Costituzioni e pratica della povertà, rinuncia temporanea al diritto di esenzione che permetteva ai Minori di ascoltare le confessioni senza l'autorizzazione del parroco, condanna della raccolta di offerte nelle chiese, rinuncia ad accettare terreni sui quali in futuro qualcuno potrebbe avanzare dei diritti.

Capitolo di Padova I (maggio 1276) Il ministro generale Girolamo d'Ascoli è assente: una caratteristica del suo generalato sarà il grande numero di missioni diplomatiche a lui assegnate dai papi. Nel 1276 è in viaggio verso Costantinopoli, a nome del papa Innocenzo V, e scrive ai capitolari chiedendo loro di accogliere le sue dimissioni e di nominare vicario Bonagrazia da San Giovanni in Persiceto; i capitolari, tuttavia, rifiutano. Girolamo riceve notizia di questo rifiuto quando è ad Ancona, e rinuncia alla missione in Oriente. Il capitolo dispone anche che nei conventi vengano create delle prigioni per i frati ribelli (anche se il testo della disposizione è generico, è chiaro che l'obiettivo sono gli Spirituali: in quello stesso anno viene incarcerato Angelo Clareno; anche Ruggero Bacone viene posto in un carcere francescano a Parigi, sebbene non se ne conosca il motivo).

Capitolo di AssisiAi Capitoli tenuti in Assisi non si attribuisce un numero ordinale, poiché è difficile stabilire il numero e l'entità dei primi Capitoli, celebrati quando Francesco era ancora in vita. (maggio 1279) (Capitolo elettivo: viene eletto ministro generale Bonagrazia da San Giovanni in Persiceto)

Girolamo d'Ascoli è già stato nominato cardinale, ma presiede il Capitolo nel quale verrà eletto il suo successore.

Il papa Niccolò III Orsini scrive ai capitolari una lettera di elogio dell'Ordine francescano, con l'esortazione ad osservare la Regola e gli statuti e a conservare l'unità fraterna. Da parte sua, il Capitolo si appella al papa, invocando il suo intervento contro chi attacca i frati e la Regola francescana. In risposta a questa richiesta (ripetuta anche da Bonagrazia, che dopo la sua elezione si recherà dal papa stesso a Soriano), Nicolò III riunirà una commissione cardinalizia che curerà la stesura della bolla Exiit qui seminat (1279). Viene elaborata e promulgata una nuova redazione delle costituzioni narbonesi del 1260, note come Assisienses.

Il capitolo prende la decisione di creare, nei suoi studia, un ciclo di studi di filosofia naturale, separando questo insegnamento da quello della teologia. È probabile che il capitolo generale abbia cercato di regolare un'attività che si era sviluppata nel decennio precedente in modo poco ordinato: sicuramente prima del 1269 un corso De caelo et mundo era tenuto da Thomas Bungay a Oxford e verso il 1271 un corso del genere era stato voluto da Bonaventura di Bagnoregio a Parigi, con Pietro di Giovanni Olivi come giovanissimo docente.

Capitolo di Strasburgo I (1282) Dopo che papa Martino IV, con la lettera bollata Ad fructus uberes del 1281, aveva concesso ai Mendicanti una facoltà d'azione pastorale quasi del tutto svincolata dalle autorità del clero secolare, il Capitolo francescano ordina – probabilmente per evitare che la polemica degeneri – di non servirsi di tutto questo potere concesso dal papa. Pertanto i frati dovranno ricordare ai fedeli il dovere della confessione annuale al proprio parroco, sancito dal decreto Omnis utriusque sexus del concilio Lateranense IV, così come dovranno astenersi dal criticare i preti secolari, conformarsi alle loro decisioni, e soprattutto evitare di servirsi del privilegio di confessare e predicare senza l'autorizzazione del vescovo o dei parroci soltanto in casi eccezionali.

Accanto alla polemica con il clero secolare per la cura d'anime, comincia a delinearsi anche la questione degli Spirituali: il Capitolo affida a sette maestri dell'Università di Parigi (tra i quali i futuri generali Arlotto da Prato e Giovanni Minio da Morrovalle) l'esame delle opinioni di Pietro di Giovanni Olivi. Questo esame sfocerà nella condanna di trentaquattro proposizioni dell'Olivi: un memoriale con l'elenco di queste proposizioni è mandato a tutti i conventi di Provenza e in un documento (Lettera septem sigillorum) vengono enunciate ventidue affermazioni che Olivi deve sottoscrivere in segno di ritrattazione. Olivi inizialmente accetta di sottomettersi, anche se in seguito affermerà di essere stato costretto senza che gli fosse data la possibilità di sostenere le proprie ragioni.

Capitolo di Milano I (maggio 1285) (Capitolo elettivo: viene eletto ministro generale Arlotto (o Atlotho) da Prato, dopo un anno e mezzo di sede vacante: Bonagrazia era morto il 3 ottobre 1283)

Il Capitolo si apre sotto la presidenza di Guillaume de Falgar, provinciale di Aquitania, che governerà l'ordine in qualità di vicario generale anche dopo la morte di Arlotto fino al Capitolo di Montpellier.

Dopo la sua elezione, Arlotto scrive una lettera circolare in cui richiama l'Ordine all'osservanza delle Costituzioni. Egli denuncia come la formazione dei nuovi professi sia spesso incompleta e superficiale, e raccomanda ai superiori di affidarli alla direzione di un religioso di provata esperienza. È presente anche un richiamo all'osservanza della povertà, soprattutto a proposito dei libri, che devono essere distribuiti equamente tra i religiosi di uno stesso convento e tra i diversi conventi da parte del ministro provinciale, soprattutto alla morte dei frati stessi.

In tema di povertà, tuttavia, bisogna ricordare che papa Martino IV, con la lettera bollata Exultantes in Domino, aveva appena istituzionalizzato la figura del “sindaco”, procuratore dei frati nella gestione dei beni materiali, nominato direttamente dai ministri e dai custodi. Il Capitolo approva tale privilegio e conferma che i ministri provinciali se ne possano servire, facendo attenzione, tuttavia, a ciò che potrebbe nuocere all'immagine dell'Ordine.

Viene interdetta la lettura delle opere di Pietro di Giovanni Olivi.

Capitolo di Montpellier (maggio 1287) (Capitolo elettivo: eletto ministro generale Matteo d'Acquasparta)