La città di Vicenza è al centro naturale di un territorio, delimitato a nord dalla fascia delle Prealpi - le Piccole Dolomiti, l'Altopiano di Asiago e il Massiccio del Grappa - a sud dai Colli Berici, a ovest dalle vallate dell'Agno e dell'Alpone e ad est dall'apparato fluviale dei fiumi Astico, Bacchiglione e Brenta, che per secoli hanno messo in comunicazione l'entroterra alpino con la Costa adriatica.
Su questo territorio hanno costruito la propria storia la città e una miriade di altre comunità locali: 121 Comuni, ciascuno con le proprie caratteristiche e una propria identità, spesso fortemente rivendicata e simboleggiata dal campanile.
Si tratta di un territorio ricco di risorse, l'estrazione di minerali nella fascia prealpina, sfruttata fino in età recente e teatro di insediamenti da parte di popolazioni germaniche, le cave di pietra nei Berici, l'utilizzo dei boschi - un tempo abbondantemente presenti sulle pendici dei monti come in pianura - e la coltura della vite nelle zone collinari. La ricchezza d'acqua, data dai fiumi e dalle numerose risorgive, ha permesso che la pianura si ricoprisse di campagne coltivate e di pascoli, favorendo la produzione di cereali e, da un certo momento in poi, anche l'industria tessile, una delle principali vocazioni del territorio.
Preistoria Età della Pietra I depositi stratigrafici rinvenuti nelle grotte e nei covoli (i ripari sottoroccia) dei colli Berici e delle montagne vicentine - che fornivano riparo a cacciatori e raccoglitori del Paleolitico e del Mesolitico (250.000 - 6.500 a.C.) - testimoniano di insediamenti ultramillenari e fanno del Vicentino una tra le aree meglio documentate nel panorama della preistoria italiana.
Particolarmente importanti sono le grotte di San Bernardino e della Paina a Mossano, di Trene a Nanto, del Broion a Longare. In queste grotte e ripari - che occupavano in modo non stanziale, essi fabbricavano e utilizzavano oggetti in selce, osso, legno, pelle e fibre vegetaliMariolina Gamba, in .
Importanti sono anche i ritrovamenti del Neolitico (6.500 - 3.400 a.C.) - in particolare quelli della zona delle Valli di Fimon - dove gruppi umani stabili vivevano in villaggi su palafitte e praticavano l'agricoltura e l'allevamento, accanto alle tradizionali attività della caccia e della raccolta
Età del Rame Durante l'Età del rame (3.400 - 2.300 a.C.) si ebbe la produzione di lame in selce a ritocco foliato e l'introduzione della metallurgia, documentata dal ritrovamento di oggetti nell'alto vicentino e nei Colli Berici. Significativi anche i reperti di tipo megalitico nel complesso funerario e cultuale di Sovizzov. anche Bocca Lorenza sulle pendici del monte Summano, all'interno della quale sono stati ritrovati reperti che testimoniano la frequentazione umana nell'arco di più millenni.
Età del Bronzo Anche durante l'Età del bronzo (2.300 - 950 a.C.) furono densamente abitate l'area berica e le aree pedemontane, dalle quali si potevano estrarre i minerali utili alla manifattura di oggetti. Oltre che di bronzo, di questo periodo abbiamo reperti in ceramica, osso e pasta di vetro.
Età del Ferro L'Età del ferro (metà X secolo a.C. - metà I secolo a.C.) è caratterizzata, oltre che dall'introduzione della metallurgia del ferro, dallo sviluppo della civiltà dei Veneti. Nel corso del VI secolo a.C. si formò, in posizione strategica presso la confluenza dei fiumi Astico e Retrone, un importante insediamento, che in seguito avrebbe originato la città di Vicenza. Esso colonizzò la fascia prealpina per sfruttare le sue risorse con la creazione di numerosi villaggi di case seminterrate, colonizzazione che raggiunse la massima intensità tra il V e il IV secolo a.C..
Ancora in epoca preromana si ebbe quindi una prima strutturazione sia dell'economia del territorio (agricoltura e allevamento, lavorazione della lana, della ceramica, dei metalli, scambi con le confinanti aree retica e celtica), che dell'organizzazione e del controllo di esso da parte della città egemone.
Euganei e Veneti Secondo alcuni autori, i primi abitanti del territorio vicentino furono gli Euganei; tra l'inizio del IX secolo a.C. e la fine dell'VIII, essi vennero scacciati verso le valli montane dall'invasione dei Veneti, che provenivano dalla regione Danubiana, dando origine ai 34 oppida delle Euganeae gentes di cui parla Plinio nella sua Naturalis HistoriaA detta di Catone il Censore, citato da Plinio nella sua Naturalis historia, III, 24. Ma Plinio è del I secolo d.C...
Forse tra l'VIII e il III secolo a.C. le due popolazioni si fusero. Nella zona del Monte Summano sono state trovate sia tombe con cadavere rannicchiato (costume proprio degli Euganei), che resti di salme cremate (come usavano i Veneti).
Di sicuro, quando arrivarono i Romani, i Veneti che li accolsero pacificamente e con essi subito si allearono, erano la popolazione dominante; quando ricevettero il riconoscimento della cittadinanza romana secondo lo jus romanum, furono iscritti alla tribù Menenia.
Nelle valli vicentine abitate dagli Euganei (quelle dell'Agno, del Chiampo, la Val d'Astico e la Val Leogra) nessun resto archeologico ritrovato in queste zone fa cenno ai quatuorviri o alla tribù Menenia; si ritiene quindi che, anch'esse soggette al dominio di Roma, fossero sottoposte allo jus latinum..
Alcuni studi relativi ad antichi villaggi di popolazioni probabilmente euganee, come quelli di Bostel in comune di Rotzo e di Castellare in comune di Caltrano che furono distrutti da incendio, hanno formulato l'ipotesi che - intorno al 200 a.C. o poco dopo - i romani abbiano compiuto delle spedizioni militari contro le genti dei monti che, a differenza di quelle venete della pianura, si dimostravano ostili all'occupazione di Roma e scendevano a rapinare le popolazioni sottostanti..
Epoca romana
Con l'arrivo dei romani nella seconda metà del II secolo a.C., vi fu una completa assimilazione della popolazione veneta. Vicetia nel 49 a.C. divenne municipium romano optimo iure, cioè con pienezza di diritti civili e politici e iscritta alla tribù Menenia..
Il municipium comprendeva tutta la pianura intorno a Vicenza, arrivando a ovest e a nord fino a dove ora si trovano Arzignano, Montecchio Maggiore, Sovizzo, Schio e Chiuppano, mentre le popolazioni delle valli prealpine del Chiampo, dell'Agno, del Leogra e dell'Astico godevano solo dello jus latiumIl diritto latino (jus latium) era uno status civile che in epoca romana si situava a livello intermedio tra la piena cittadinanza romana e lo stato di non cittadinoIn queste zone infatti non si sono trovate lapidi o iscrizioni riferentesi al municipium. . Ad est il municipium Vicetiae era delimitato dal fiume Brenta, a sud confinava con quelli di Padova e di Verona, arrivando a comprendere i territori degli attuali comuni di Montegalda, Noventa e Lonigo. Bassano e sotto la sua giurisdizione vi era anche Acelum, l'odierna Asolo..
I Romani costruirono numerose strade, sia per scopi commerciali che militari, per avere cioè la possibilità di spostare rapidamente le truppe. Dopo la via Postumia furono costruite molte altre che si dipartivano a raggiera da Vicenza: una, uscendo a nord della città, giungeva in zona pedemontana seguendo il torrente Orolo un'altra, seguendo la riva destra dell'Astico, conduceva a Montecchio Precalcino, Sarcedo, Carrè, Chiuppano e Caltrano, risalendo poi la Val d'Astico..
Il territorio venne centuriato, cioè organizzato secondo lo schema che prevedeva un reticolo ortogonale di strade, canali e appezzamenti agricoli destinati ai coloniTracce di centuriazione si trovano ancora nelle zone di Schio e di San Vito di Leguzzano. . Secondo l'uso romano, i proprietari terrieri risiedevano in città e controllavano il territorio, dal quale ricavavano le risorse per pagare i tributi erariali.
Dalla basilica dei Santi Felice e Fortunato e dalla cattedrale di Santa Maria Annunciata sappiamo che verso la fine del IV secolo il cristianesimo aveva attecchito in città, mentre nulla sappiamo delle campagne, dove i primi reperti di carattere religioso risalgono ai secoli VIII e IX.
Alto Medioevo Il ducato longobardo di Vicenza
Pur non avendo testimonianze dell'epoca riferite alla situazione locale, si può ritenereMarchiori, op. cit., p.5 che verso la metà del VI secolo, Vicenza apparisse spopolata e il suo territorio parzialmente incolto, dopo aver subito le conseguenze della lunga guerra greco-gotica.
Città e territorio probabilmente ebbero una parziale ripresa con l'arrivo dei Longobardi. Vicenza - le pochissime informazioni scritte che ci sono pervenute, relative al territorio vicentino, sono tratte dalla Historia Langobardorum di Paolo Diacono. - fu probabilmente eretta subito a ducato per contrastare Padova, ancora occupata dagli imperialiIl Ducato di Vicenza nacque, secondo Giovanni Mantese, nel 602 (anno della distruzione di Padova), ma molti studiosi ne accreditano la nascita già dalla conquista di Vicenza nel 568., rivestendo un ruolo strategico regionale di un certo rilievo. Ruolo che si accrebbe dopo la conquista di Padova nel 602. e il suo declino come città con sede ecclesiastica e civile: Vicenza poté estendere il proprio territorioAd est arrivò alle porte di Padova, a sud e ad ovest guadagnò larghe zone del territorio atestino, comprese Cologna e San Bonifacio, zone che appartengono ancora alla diocesi di Vicenza. e rafforzare la posizione di preminenza che occupava nell'area dell'Italia nord-orientale.
Varie ipotesi sono state formulate sull'origine longobarda di toponimi, di alcune chiese, di sepolcreti ritrovati nel Vicentino. L'insieme degli elementi dimostra che questo popolo, peraltro non molto numeroso, occupò l'intero territorio dell'antico municipium romano, sia la città che divenne sede ducale, sia le aree periferiche di pianura e pedemontana. Più difficile è invece dimostrare l'origine longobarda dei singoli elementi, anche se vari autori locali in età moderna hanno recuperato tradizioni orali, tratto deduzioni da toponimi, spesso dando interpretazioni che risentivano dello spirito e degli orientamenti del proprio tempo.
La contea franco-carolingia e la riorganizzazione feudale del territorio La natura strategico-militare del ducato mantenne sicuramente per i due secoli dell'occupazione longobarda (568 - 774) l'unità politica del territorio. Unità che, come avvenne in tutta l'Italia settentrionale, probabilmente si sbriciolò a motivo dell'anarchia politica subentrata al periodo franco-carolingio (dal 774 alla metà del IX secolo).
Un secondo fattore contribuì alla disgregazione del territorio: sia Carlomagno sia i suoi successori posero le basi di quello che sarebbe stato il regime feudale, donando a vassalli, a vescovi e a monasteri ampi possessi comprendenti curtes, villae e terreni, come beneficio per i servizi resi o per cercare di ingraziarsi i favori divini.
Alla base di questa frammentazione e riorganizzazione del territorio vi erano le curtes longobarde, suddivisioni che erano state fatte con criteri ponderati, tenuto conto e della qualità dei terreni e del reddito che se ne poteva trarre, nonché dell'omogeneità delle popolazioni. A determinare i confini erano i corsi dei fiumi e le montagne. Le curtes erano dei veri comprensori che sfruttavano le risorse locali a bene di tutta la comunità comprensoriale; secondo qualche storico erano delle grandi aziende agrarie che producevano quanto era necessario al consumo locale, ma rette da criteri amministrativi.
Dopo le donazioni carolinge e la nascita del regime feudale vi erano curtes di diritto regio (juris nostri, ad nostram jurisditionem pertinentes); altre di diritto pubblico, che facevano capo al conte, altre ancora di carattere misto (come la Val d'Astico) o appartenevano a istituzioni religiose (come monasteri o capitoli)Simeone Zordan, La Valle dell'Astico …, op. cit., pp. 37-39.
L'organizzazione feudale dell'Alto Vicentino Verso il X secolo le curtes nel territorio dell'Alto vicentino erano: