Castel di Sangro (Caštiéllë in dialetto castellano) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila, in Abruzzo. Tradizionalmente parte integrante del Sannio, costituisce il principale centro dell'Alto Sangro, attivo centro turistico data la vicinanza agli impianti sciistici di Roccaraso, Pescocostanzo e Rivisondoli.
Geografia fisica Territorio La città sorge sul limitare di una valle molto ampia, sulla riva destra del Sangro, nel bacino dell'Alto Sangro. Le sorgenti di questo corso d'acqua si trovano nei pressi della cittadina di Pescasseroli, nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Prima di raggiungere il territorio comunale di Castel di Sangro, il Sangro si immette nel lago di Barrea, un bacino artificiale creato nel 1951. Dopo aver attraversato l'abitato di Castel di Sangro, il Sangro riceve l'acqua di altri affluenti e può essere considerato non più torrente, ma fiume. Presso Villa Santa Maria, in provincia di Chieti, il Sangro si immette nel lago di Bomba, un altro bacino artificiale. Il Sangro termina il proprio percorso sfociando nel Mar Adriatico.
Clima
Castel di Sangro è caratterizzata da un clima appenninico, reso più rigido dagli influssi di aria fredda provenienti dall'Adriatico e dalla vicinanza ai massicci montuosi del Greco e delle Mainarde. Le estati sono secche e ventilate, con temperature che possono superare i 30 gradi. Rispetto al resto dell'Alto Sangro, gode di un clima più gradevole e relativamente meno nevoso.
Storia Età antica In seguito alla scoperta, ad opera di Antonio De Nino alla fine del XIX secolo, della vasta necropoli di Campo Consolino, presso la vicina Alfedena, è possibile affermare che le prime testimonianze certe di popolazioni stanziali nell'area di Castel di Sangro risalgono al VII secolo a.C.
La posizione della necropoli non è casuale, poiché nelle sue vicinanze sorgeva l'antica Aufidena, un abitato di età italica, descritto nelle fonti antiche come uno dei principali insediamenti sanniti dell'intera area. Questo insediamento preromano si trovava in località Curino presso l’abitato dell’attuale Alfedena, ove gli scavi del De Nino e successivamente del Mariani, nella seconda metà del XIX secolo, ne hanno inequivocabilmente identificato l’acropoli.
Nel 298 a.C., nel periodo conclusivo delle guerre sannitiche, Aufidena venne conquistata dai romani. Così, l'Alta Valle del Sangro subì la romanizzazione, con tutti i mutamenti sociali, politici ed economici che questo processo comportava. Successivamente, il territorio di Aufidena venne inserito nella IV regione augustea Sabina et Samnium ed attribuito alla tribù rustica Voltinia.
Un quadro particolarmente significativo di questa fase storica è restituito dai diversi reperti archeologici rinvenuti: elementi architettonici e scultorei a carattere funerario, epigrafi, bolli laterizi, attrezzi da lavoro e monete offrono una documentazione articolata della vita quotidiana in età romana.In questo contesto assume particolare rilievo una lamina bronzea, realizzata con tecnica a sbalzo e doratura, raffigurante un toro nell’atto di incedere, la presenza di fori per il fissaggio e l’ornamentazione a bende consentono di identificarla come elemento decorativo applicato a un manufatto ligneo, probabilmente parte di una rappresentazione scultorea o di un apparato cerimoniale connesso al rituale del suovetaurilia. Tale interpretazione trova un significativo riscontro nel confronto iconografico con le raffigurazioni presenti sull’Arco dei Cambieri (o Arco degli Argentari) di Roma, presso la chiesa di San Giorgio in Velabro.Mario Rainaldi, Introduzione del direttore del Museo Aufidenate: il valore in gioco, riflessioni sulla gestione, in Castel di Sangro - Tecnologie e Progetti, Volturnia Edizioni, ISBN 979-12-81774-26-1.
Età medievale Il lungo periodo di pace interna assicurato dalla conquista romana si interruppe tra gli ultimi decenni del VI secolo e la metà del VII secolo, quando il territorio corrispondente all'attuale Abruzzo fu diviso fra i due ducati longobardi di Spoleto e di Benevento. Per tutto l'alto Medioevo, nonostante il territorio di Castel di Sangro facesse parte del ducato di Benevento, fu l'Ordine benedettino, rappresentato dal monastero di San Vincenzo al Volturno, a costituire l'unico vero centro di potere nella zona. Verso la metà dell'XI secolo l'abitato di Castel di Sangro si trovava nell'attuale sito e per indicarlo comparirono le prime attestazioni del nome Castrum Sari. In questo periodo sul Colle San Giovanni fu eretto un castello sui resti di fortificazioni preesistenti, probabilmente di età antica.
Nel corso del X secolo, Castel di Sangro era compreso all’interno del Ducato di Spoleto, una delle principali entità territoriali dell’Italia centrale. Dopo la disgregazione dell’Impero carolingio e la spartizione sancita dal trattato di Verdun, il Ducato assunse un ruolo di collegamento tra le aree controllate dall’Impero germanico e i territori soggetti all’influenza del papato. Sotto il regno di Ottone I, e con l’emissione del Privilegium Othonis nel 962, l’autorità imperiale cercò di rafforzare il controllo su queste zone anche in ambito ecclesiastico. Castel di Sangro, situata nella parte meridionale del Ducato, si trovava quindi in una posizione di passaggio, interessata sia dalle dinamiche politiche tra impero e papato, sia dai legami crescenti con i principati longobardi di Capua e Benevento. È in questo quadro che iniziano ad affermarsi alcune famiglie locali, tra cui i Borrello, che seppero inserirsi negli equilibri regionali mantenendo un certo margine di autonomia.
Sul finire dell'XI secolo fu uno dei principali castelli della Terra Borellense, cioè il vasto feudo della famiglia di probabili origini franche ma legata in questo periodo ai Normanni pugliesi, mentre nel XII secolo passò sotto il controllo dei Di Sangro. Per quanto riguarda il XIII secolo, nel 1228 le truppe del cardinale Colonna incendiarono e distrussero il borgo e il castello di Castrum Sari per punire l'appoggio dato da Rinaldo II di Sangro all'imperatore Federico II di Svevia.
Nel frattempo, sul trono del Regno di Sicilia alla dinastia normanna seguì quella sveva, che regnò fino al 1266, quando venne sconfitta da Carlo I d'Angiò. Nel 1273 il primo re angioino spezzò l'unità amministrativa del Justitiaratus Aprutii, creando due nuove province: l'Abruzzo Ulteriore e l'Abruzzo Citeriore. L'Alto Sangro, trovandosi a sud del fiume Pescara, venne inserito nell'Abruzzo Citeriore. Intanto la dinastia dei Di Sangro si estingueva nella linea maschile e tra il XIII secolo e il XVI secolo furono le famiglie dei d'Aquino, dei d'Avalos, dei d'Afflitto e dei Caracciolo a contendersi il dominio di Castel di Sangro e degli altri feudi alto sangrini.
Nella seconda metà del XV secolo l'industria armentizia, in seguito al riordino attuato dall'amministrazione aragonese, rappresentava la principale fonte di reddito per le popolazioni dell'Abruzzo montano. Castel di Sangro, difatti, trovandosi lungo i percorsi di due importanti tratturi, quali il Pescasseroli-Candela e L'Aquila-Foggia, costituiva uno dei principali centri attraversati dalla Via degli Abruzzi, l'asse commerciale che attraverso gli altipiani e le valli fluviali dell'Abruzzo interno collegava Napoli alle fiorenti città dell'Italia centrale come Perugia e Firenze. Nonostante a Castel di Sangro si fosse sviluppata, grazie ai commerci, una piccola borghesia, la maggior parte della popolazione viveva di un'economia prevalentemente di sussistenza che ne rendeva omogenee le condizioni di vita.
Età moderna Nel 1656 gli abitanti di Castel di Sangro furono colpiti da un'epidemia di peste che però non spense la vivacità della piccola borghesia castellana, tanto che quasi un secolo più tardi, nel 1744, Carlo III di Borbone insignì Castel di Sangro del titolo di città. Nel 1647 ci furono anche sommosse masanelliane a Castel di Sangro e nella vicina Alfedena, che furono represse.
Età contemporanea
Castel di Sangro non ebbe benefici dall'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d'Italia e la crisi generale della fine del XIX secolo contribuì al declino della pastorizia transumante. Nel 1799 Castel di Sangro fu al centro di una battaglia scatenata dall'occupazione francese dell'Abruzzo. Il generale abruzzese Giuseppe Pronio, capo della milizia filoborbonica, organizzò la repressione contro i francesi del generale Thiébault a Castel di Sangro, posta a metà strada dalla via degli Abruzzi per Isernia e Capua. La resistenza popolare fu sanguinosa; lo stesso Thiébault annota nelle sue memorie che i francesi dovettero sostenere ripetuti assalti alle mura e alle case, fortificate dalla popolazione, e migliaia di francesi perirono, non distruggendo per vendetta il paese perché dovettero acquartierarsi e ripartire il giorno seguente.
Nuovamente con l'unità d'Italia, Castel di Sangro continuò a prosperare, grazie alla costruzione della ferrovia Sulmona-Isernia e all'allargamento del perimetro urbano fuori Porta Napoli. Quando nel primo ventennio del Novecento Roccaraso assurse a centro scelto d'Abruzzo per le piste da sci, Castel di Sangro, per la vicinanza, divenne meta sempre più frequentata.
Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1943, Castel di Sangro fu uno dei comuni dell'Abruzzo ad essere designato dalle autorità fasciste come luogo di internamento civile per i profughi ebrei stranieri presenti in Italia. Gli internati furono 20, uno dei gruppi più numerosi nella provincia dell'Aquila.Ebrei stranieri internati in Abruzzo. Dopo l'8 settembre 1943 l'arrivo delle truppe tedesche rese la situazione drammatica. Ciononostante, tutti gli ex-internati riuscirono a sfuggire alla cattura.
Per la zona si assestò il fronte della linea Gustav. Il 7 novembre 1943 i tedeschi distrussero l'intero centro abitato per rallentare l'avanzata delle forze alleate. Il primo dicembre dello stesso anno un caccia tedesco, colpito da proiettili di una pesante contraerea, atterrò nella Piana Santa Liberata, armato con una bomba da cinquecento chilogrammi.
Le sofferenze subite dalla popolazione castellana durante il periodo bellico vennero riconosciute mediante il conferimento alla cittadinanza della medaglia di bronzo al merito civile.
Attualmente Castel di Sangro è una città a forte vocazione sportiva e turistica, grazie all'ampia disponibilità di strutture sportive e turistiche; in inverno, prevalentemente per gli sport sulla neve, essendo stazione sciistica e parte del comprensorio Skipass Alto-Sangro; in tutte le stagioni per la notevole gamma di specialità sportive di tutti i tipi, dal tennis, al trekking, alla pesca sportiva e il calcio.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 17 maggio 2002.
Il gonfalone è un drappo partito di rosso e di giallo.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Basilica di Santa Maria Assunta