La letteratura vittoriana è la letteratura britannica nel periodo di regno della regina Vittoria (1837-1901).
Nel Regno Unito, l'età vittoriana fu caratterizzata nella sua prima metà (fino al 1860 circa) dalla rivoluzione industriale, e nella seconda (pressappoco fino al 1900) dall'espansione coloniale, frutto degli investimenti nel settore mercantile dei capitali accumulati dall'attività manifatturiera tessile.
Panorama dell'era vittoriana La prima metà
Se l'età vittoriana è stata esaltata per le sue grandi innovazioni scientifiche e tecnologiche quali la ferrovia, la propulsione ad elica, l'illuminazione a gas e il telegrafo (1844), la maggior parte della critica posteriore e attuale ha ravvisato in essa, a torto o a ragione, una mancanza di profondità artistica e di impegno sociale tra gli intellettuali, accusati spesso di conformismo e superficialità: i critici più severi hanno fatto nomi significativi quali Charles Dickens, William Makepeace Thackeray (1811-1863), Anthony Trollope (1815-1888), Benjamin Disraeli e Robert Louis Stevenson.
La seconda metà Tuttavia il quadro di insieme tradisce molti dettagli non trascurabili, se è vero che molti degli stessi letterati vittoriani puntano il dito contro il sistema quanto più ci si avvicina alla seconda metà del secolo. Pur tenendo per buono la società della prima metà favorisce l'uso di tecniche oleografiche, la seconda, dalla morte del principe consorte (1861), sostituito dal liberale Principe di Galles (il futuro Edoardo VII), vede affiorare al contrario sempre più voci di dissenso come quelle di Thomas Hardy, Joseph Conrad, Oscar Wilde e Robert Louis Stevenson, promotori di una vera e propria reazione antivittoriana, inversione di rotta su cui pesa in larga misura la stagnazione economica che segue al primo boom industriale. La reazione antivittoriana è destinata a sfociare nelle nuove e spesso controverse avant-garde del secolo successivo con epigoni del calibro di Ezra Pound e T.S. Eliot.
Dati storico-sociali Fine di un'epoca La fine del romanticismo etico (1798-1832), immerso nella freschezza della natura e alimentato dai desideri libertari della Rivoluzione francese, subisce un brusco arresto quando i maggiori capofila del movimento (come Percy Bysshe Shelley, George Byron, John Keats) muoiono nella prima giovinezza: fa quindi il suo ingresso la Rivoluzione Industriale, fonte di ricchezza per il paese ma anche di forti ingiustizie sociali ed economiche a cui il First Reform Bill (1832) e i successivi cercano di fare fronte. Nei primi anni dell'Ottocento, non a caso, cambia il significato di arte e cultura. Se la prima era sinonimo di mestiere e il pittore era considerato un artigiano, culture (it. coltura agricola) assume anche il significato di attività intellettuale. La comparsa dell'industria (non più intesa come artigianato) determina dunque una separazione tra intelletto e materia: ciò che è meccanico non è più considerato creativo e per arte si intende solo l'attività dell'intellettuale. Il romanticismo si contrappone ideologicamente a tutto ciò che vuol dire produzione di massa, ed è proprio ora che nascono i concetti di originale e di genio così come li intendiamo oggi: in un certo senso questo accade in quanto il letterato si identifica in quanto diverso dalla propria società, la società dei consumi dalla quale si sente isolato ma da cui dipende economicamente.
Restaurazione e riforme In Europa il Congresso di Vienna riporta sul trono i regimi reazionari, ma per i sovrani tornati al potere non è più possibile restaurare l'Ancien Régime: la società aveva già oltrepassato un punto di non ritorno, perché il continente sconvolto da Napoleone Bonaparte aveva compreso che un cambiamento radicale della società doveva e poteva essere possibile. Le rivendicazioni della plebe, oppressa da classi aristocratiche che avevano ormai perso la loro funzione sociale, si traducono in Inghilterra nelle rivendicazioni operaie, in parte soddisfatte dalle riforme: l'eliminazione dei cosiddetti borghi putridi. Furono così nominate le circoscrizioni elettorali comprese nelle proprietà della grande aristocrazia rurale, esigue per abitanti ma in grado di portare più voti in parlamento di quelle delle grandi metropoli. L'eliminazione di questa ingiustizia rappresenta un passo decisivo nella modernizzazione del sistema elettorale.
Urbanesimo e situazione ambientale La scena vittoriana è dominata dalla nuova architettura del ferro, del vetro e del cemento, dai mattoni corrosi e anneriti dalla fuliggine delle fabbriche che insieme alle forti nebbie genera lo smog (da smoke, “fumo” + fog, “nebbia”). Le città diventano ora grandi metropoli per la massiccia immigrazione delle plebi impoverite fuggite in massa dalle campagne: le terre demaniali utilizzate dai contadini e dai pastori più indigenti vengono vendute dal governo agli imprenditori più ricchi e recintate dai nuovi proprietari, e viene impedito il diritto di pastorizia concesso su suolo pubblico (fenomeno delle enclosures).
I canoni della nuova edilizia popolare sono prevalentemente dettati non tanto dall'estetica quanto da necessità funzionali ed economiche: è l'utilitarismo a dominare il paesaggio, in nome della “contentezza del maggior numero possibile di persone”. Il privilegio della quantità si traduce in un sensibile deterioramento della qualità della vita.
Il vapore
I cilindri delle macchine a vapore consentono il miracolo tecnologico ed economico del secolo: il primo tratto ferroviario sperimentale viene inaugurato nel 1825 da Stephenson, mentre i battelli a vapore, a cui lo statunitense Fulton aggiunge la propulsione ad elica nel 1838, velocizzano rapidamente trasporti e produzione.
Divisioni di classe Ma le ricchezze determinate dall'abbattimento dei costi e dalla produzione in serie restano distribuite assai inegualmente e il sovrappopolamento degli operai nelle metropoli, stipati in condizioni anguste peggiora l'incidenza delle malattie, della criminalità e della prostituzione, mentre il consumismo nelle classi più abbienti tende a dare alla stessa chiesa anglicana un carattere di facciata, vista quasi come garante della rispettabilità e dell'ordine, contro la sua originale vocazione spirituale.
L'Oxford Movement
A fianco della chiesa ufficiale si diffondono però numerose confessioni evangeliche alternative e crescono quelle non-conformiste come i quaccheri e i metodisti: il disagio di questa crisi spirituale e la secolarizzazione della società spacca la stessa comunità ecclesiale dall'interno determinando la nascita verso la metà del secolo dell'Oxford Movement. Predicando il ritorno nostalgico al cattolicesimo medievale esso produce in effetti la defezione di una piccola ma influente élite del clero anglicano verso il cattolicesimo romano o il ripiegamento su posizioni ad esso vicine (destando grande scandalo nell'alta e media borghesia).
I preraffaelliti
Nel campo dell'arte, questo desiderio di ritorno al passato è animato da nostalgie romantiche: si fanno strada i Preraffaelliti che vagheggiano un ritorno al medioevo trasfigurato in tele che ritraggono i personaggi mitici dei racconti di Malory (il ciclo arturiano). In architettura il loro gusto pende decisamente verso il gotico: John Ruskin (1819-1900), considerato l'ispiratore del gruppo (il cui capofila fu però Dante Gabriel Rossetti), scrive Le pietre di Venezia (Stones of Venice), ove sottolinea l'importanza di una pianificazione urbana in armonia con la natura e la tradizione e soprattutto concepita a misura d'uomo.
L'utilitarismo
John Stuart Mill e Jeremy Bentham sono al contrario i maggior sostenitori dell'utilitarismo assieme a Thomas Robert Malthus, matematico che studia le curve demografiche: questi propone la pianificazione delle nascite allo scopo di garantire il benessere sociale e l'ordine politico. Si diffonde l'idea che utilità sia sinonimo di benessere e il benessere coincida con il bene: l'uomo medio vittoriano è un inguaribile ottimista, convinto che la tecnologia sia in grado di risolvere tutti i problemi umani, materiali e spirituali. L'orgoglio nazionale inglese raggiunge le sue massime vette con la conquista dell'India ma il primato coloniale è, non per caso, il prodotto delle conquiste scientifiche del secolo.
La letteratura e il letterato vittoriano Il nuovo pubblico La letteratura vittoriana è ormai entrata nella logica del mercato editoriale moderno: se un tempo l'intellettuale era sotto la protezione di aristocratici tanto influenti quanto illuminati, ora per scrivere è necessario adattarsi ai gusti mutevoli del grande pubblico: è proprio l'eterogeneità dei lettori a ricattare in modo talora imprevedibile lo scrittore, la cui sopravvivenza dipende più dal numero di copie vendute che dal pregio intrinseco dell'opera.
Gli editori vittoriani L'insicurezza degli editori porta inoltre il letterato a pubblicare (e vendere) il suo romanzo "pezzo per pezzo", a fascicoli settimanali o quindicinali senza essere sicuro di poterla ultimare: compone quindi ogni episodio con elementi che lascia volutamente in sospeso per incrementare le aspettative del lettore, che corre incuriosito a comprare la puntata successiva, e così via. In questo modo furono pubblicati i romanzi di Charles Dickens, a partire dai "Pickwick Papers" (aprile-novembre 1836), richiesti dalla Chapman & Hall dopo i successi dei famosi bozzetti di costume (Sketches by Boz), caricature apparse sui grandi quotidiani inglesi cui Dickens fornì la trama delle storie.
Da grande lettore di Henry Fielding, questo primo canovaccio di personaggi picareschi lo incoraggiò a rinnovare la tradizione settecentesca, ma la gente comune si riconosceva nelle situazioni maturate da esperienze contemporanee (qui si svolge tutto intorno a un club, punto molto popolare di ritrovo frequentato da personaggi della piccola borghesia). Riviste come il Blackwood Magazine e Household Words furono tra quelle che fecero la fortuna dei grandi romanzieri vittoriani, per molti dei quali la scrittura non è più solo vocazione, ma un mestiere faticoso e spesso mal pagato: se a Walter Scott era servito a ripagare i debiti, a Dickens, Anthony Trollope e ad altri consente di entrare a far parte dell'alta società. In fascicoli vengono composte quasi tutte le grandi opere del secolo, poi ripubblicate generalmente in tre tomi come libri veri e propri.
Data la serie numerosa di puntate, l'opera finale diventa molto lunga, e reca talvolta segni malcelati delle cuciture tra un episodio e l'altro. Per lo stesso motivo l'età vittoriana vede il successo della short story o racconto breve, che aveva preso i primi passi dalla tale of terror, racconti brevi del terrore nati dal revival del gotico nella seconda metà del Settecento.
Il compromesso vittoriano (1832-1860 circa)
Periodo che vede da un lato prosperità e progresso (con l'invenzione del telefono, del telegrafo, delle fotografie ecc.), dall'altro grave povertà, disagi e profonda ingiustizia, per le classi più disagiate, creando un binomio tra conformismo etico, filantropia, moralismo e corruzione, ricerca di denaro, avidità che separava la vita privata dal più generale comportamento pubblico. Dato anche il carattere di transizione dell'età vittoriana, per molti critici è un ponte tra Romanticismo etico e modernismo. Oltre alle opere di Dickens, dobbiamo accennare a romanzieri quali Disraeli, Thackeray, le sorelle Brontë, e Trollope per l'influsso del naturalismo e del positivismo: quest'ultimo fu autore di bozzetti realistici ma non privi di satira di personaggi del clero anglicano. In ogni caso, proprio per il fatto di essere un periodo affascinato dalla scienza, la poesia ricopre un ruolo minore. Anche la prosa satirica sembra rinunciare alla verve mordace e trasgressiva che l'anarchia romantica aveva ereditato dai romanzieri settecenteschi (Jonathan Swift, Henry Fielding, Daniel Defoe).