Porta Santo Stefano (pôrta ed Stra Stêven o pôrta San Stêven in bolognese) è una delle porte urbane della terza cinta muraria di Bologna.

Descrizione Porta Santo Stefano sorge sulla strada per Firenze, da cui si raggiungono prima San Ruffillo e poi Rastignano, nel punto in cui essa cambia nome da via Santo Stefano a via "Augusto Murri" in prossimità dei viali di circonvallazione.

La porta si compone di due edifici a pianta quadrangolare in stile neogreco, progettati dall'architetto Filippo Antolini, disposti uno di fronte all'altro nella piazza omonima, in mezzo ai quali scorre via Santo Stefano.

Storia La porta fu innalzata nel XIII secolo contestualmente alla costruzione dell'ultima cerchia muraria cittadina. Nel corso dei due secoli successivi fu più volte ristrutturata e restaurata, fu gravemente danneggiata da colpi di artiglieria durante un assedio nel 1512, con la distruzione della torre originaria. L'anno successivo fu nuovamente munita di cassero.

Nel 1843 gli edifici precedenti furono completamente demoliti e venne costruito un nuovo passaggio monumentale, chiamato barriera gregoriana, costituita dai due edifici tuttora esistenti, progettati da Filippo Antolini per ordine di Papa Gregorio XVI. Con la sistemazione della strada della Futa, da Porta Santo Stefano cominciò a transitare la gran parte del traffico e degli scambi con Firenze: la barriera allora assolveva il compito di casello daziario per le merci che entravano in città. La porta era chiusa da due pilastri e una grande cancellata di ferro (ancora esistenti e riposizionati all'ingresso del Parco dei Giardini Margherita, dalla parte di porta Castiglione). L'ultimo ingresso a porta Santo Stefano fu quello del Re d'Italia Vittorio Emanuele II.

XX secolo Con l'abbattimento delle mura nel 1902 i due edifici di Porta Santo Stefano persero la propria funzione originaria. Nel secondo dopoguerra ebbero svariati usi: uno fu un bagno pubblico fino al 1970, e due anni più tardi venne assegnato al circolo anarchico "Camillo Berneri"; il secondo fu sede sin dal 1945 della sezione "Bentini" del PSI, mentre al piano terra ospitava alcune associazioni come il Comitato per Bologna Storica e Artistica e il Coro Euridice, poi una stazione dei vigili urbani del quartiere.

Nel 1997 il secondo cassero venne occupato da alcuni collettivi, prevalentemente universitari, che lo ribattezzarono "Atlantide". Presentandosi come uno spazio aperto alla città, in breve tempo divenne la sede di diverse realtà e iniziative, come il movimento locale delle Tute Bianche ma ospitando anche soggettività transfemministe e collettivi punk come il Nulla Osta. L'intersezione tra queste realtà, legate al separatismo femminista, al movimento LGBT (al suo interno prese forma il collettivo Antagonismo Gay) e alla scena hardcore punk, rese Atlantide un centro molto attivo a livello locale e nazionale per il movimento radicale queer..

Il 9 ottobre 2015 Atlantide venne sgomberata; dopo una decina di anni d'abbandono, il cassero è stato ceduto in concessione all'Ordine degli architetti di Bologna, con l'intento di ospitare la biblioteca e l'archivio dell'ente.

Note

Bibliografia

Voci correlate Mura di Bologna

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