La storia della Spezia inizia con gli insediamenti permanenti dell'epoca romana, anche se l'area dove sorge la città era già abitata fin dalla preistoria.
I primi insediamenti
Tre importanti strutture megalitiche sono state scoperte sul promontorio del Caprione, sul monte Capri e presso Tramonti. Le numerose statue stele e i reperti dell'età del bronzo e dell'età del ferro ritrovati in varie occasioni sulle alture e nella piana del Golfo e nelle vallate adiacenti testimoniano come in particolare il territorio spezzino e le terre circostanti furono abitati già in tempi preistorici (protoliguri).
Nel 1886, durante i lavori di scavo del Bacino Grande dell'Arsenale marittimo, a circa 12 metri di profondità furono ritrovate due statue stele considerate le più antiche mai rinvenute in Lunigiana. I due reperti, purtroppo dispersi nella seconda guerra mondiale, sono stati messi in relazione a quelli ritrovati a Pierre aux Moines nel nord della Francia. Nel vicino quartiere di Pegazzano e in quello levantino del Limone, sono state invece ritrovate due sepolture a cassetta risalenti alla tarda età del ferro.
Reperti umani preistorici sono stati rinvenuti nella Grotta dei colombi sull'isola PalmariaU.Mazzini, Storia del Golfo della spezia, Accademia Lunigianese, La Spezia, 1981.
Tipici insediamenti dell’età del Rame, del Bronzo e del Ferro erano i castellari, paesi fortificati sulle alture a scopo difensivo. Resti considerevoli di castellari si trovano anche nello spezzino (Pignone, Zignago).
Prima di Roma
Il popolo dei Liguri occupava il territorio che dall’Italia settentrionale si estendeva alla valle del Rodano e alla Catalogna. Il poeta Esiodo, li definì tra i più antichi abitanti del mondo.
È probabile che il riparo del golfo spezzino (Portus LunaeÈ ipotizzabile che gli con il termine "luna", equivalente a "porto", gli etruschi intendessero già il golfo di Spezia.) e la costa di levante, strategici per le loro caratteristiche di approdi naturali eccezionalmente protetti, siano stati frequentati anche da naviganti fenici, greci oltre che etruschi.
A levante il fiume Macra (Magra) costituiva il margine del territorio ligure verso quello etrusco mentre il golfo fu alternativamente controllato dagli Etruschi e dai Liguri che peraltro si spinsero a controllare anche Pisa.
Agli inizi del III secolo a.C. il golfo era dominato dagli Etruschi. Nel 264 a.C., a loro spese, Roma si espande fino a Pisa e, conclusa la Prima guerra punica, dal 238 a.C. entra in conflitto con i Liguri della Riviera e dell'Appennino. Nel 236 a.C. il console Cornelio Lentulo Caudino decide di insediare un avamposto romano nel Portus LunaeL'insediamento inizialmente militare poi divenuto, con la pacificazione della regione, quella che Strabone definisce una piccola città ("Luna è città e porto, là dove la città è piccola e il porto invece è molto grande...") era probabilmente ubicato a San Vito di Marola..
Nel 234 a.C. la flotta romana, comandata da Quinto Fabio Massimo al suo primo consolato, si scontra con quella dei Liguri liberando così il controllo della rotta costiera verso la GalliaQuesta vittoria gli permise di celebrare un Trionfo e di dedicare un tempio ad Onore e Virtù. Cicerone, De natura deorum, II, 23.. Nel corso della sua espansione verso nord Roma comprende l'importanza di Genova che diventa il suo porto di rifornimento navale e di scambio verso la pianura padana. Altre parti del territorio ligure si mantengono ostili alla penetrazione romana così che, a differenza di Genova rimasta leale verso Roma, alcune tribù di Liguri dell'Appennino parteggeranno per Annibale e suo fratello Asdrubale fornendo loro contingenti di truppe, esploratori e guide. Altre tribù liguri invece si manterranno neutrali.
Quando Annibale nel 218 a.C. dà inizio alla Seconda guerra punica muovendo contro Roma e l'Italia, per fermarlo in Provenza il console Scipione parte con una flotta di sessanta navi lunghe da Pisa alla volta di Genova e di Massalia (l'odierna Marsiglia) costeggiando il golfo spezzino e la costa ligurePolibio, III, 41.
Nel 215 a.C. dal Portus Lunae, al comando del generale Manlio Torquato, parte una spedizione in Sardegna rivolta a debellare la sollevazione di Amsicora. Della spedizione fanno parte anche il poeta Quinto Ennio e Marco Porcio Catone; il luogo di Luna sarà poi citato, nel 205 a.C., negli Annali dello stesso scrittore Quinto EnnioLunai portum, est operae, cognoscite, cives! (Il porto di Luna è straordinario, dovreste vederlo cittadini!), Annali..
Con la definitiva sconfitta di Annibale a Zama nel 202 a.C. i Romani riprendono la campagna contro i Liguri che avevano continuato ad opporre una tenace resistenza alla penetrazione romana, chiudendosi nei castellari e soprattutto svolgendo agili azioni di guerriglia rese possibili dalla conoscenza della rete di percorsi montuosi e dei boschi del territorio.
Diretto in Spagna contro i Cartaginesi, nel 195 a.C. il console Marco Porcio Catone, con venticinque navi lunghe ed un poderoso esercito, fa sosta nel Porto di LunaIl console arrivò nel Portus Lunae... e partì da Luna., Tito Livio XXXII, 8,5.
Gli Apuani nel 193 a.C., forti di ventimila uomini, attaccano il territorio di Luna e di Pisa, rinnovando la guerra contro RomaTito Livio, XXXIV, 56.. Questa seconda fase di scontro si concretizza in una lunghissima campagna militare, che durerà fino al 155 a.C., nel corso della quale i Romani vantarono, secondo vari storici, almeno quindici vittorie e una grave sconfitta.
Nel 186 a.C. i Liguri infliggono una dura sconfitta alla legione del console Quinto Marzio Filippo a Saltus MarciusForse l'attuale località di Marciaso, nei pressi dell'odierna Fosdinovo). Secondo un'altra ipotesi la località dell'imboscata era il Monte Caprione.: nella battaglia i Romani perdono circa quattromila legionariUna legione romana contava cinquemila soldati.; i superstiti riescono a raggiungere Portus LunaeLa notizia del disastro arriva a Roma assieme a quella della morte del pretore Acinio in Spagna. Il Senato invia un messaggero al pretore Calpurnio che si trova a Portus Lunae per informarlo degli eventi ordinandogli di partire per la Spagna, ma, come riferisce Livio, arrivato a Luna il messaggero scopre che il pretore è già partito.. Nel 185 a.C. il console Gaio Sempronio Tuditano movendo da Pisa entra in terra ligure, la devasta arrivando al fiume Macra e a Portus Lunae.
I Liguri Apuani sono severamente sconfitti dai proconsoli romani Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tamfilo nel 180 a.C.; più di quarantamila persone vengono deportate nel Sannio e ripartite in due pagi, quello dei liguri BebianiCon centro a Bebio, nei pressi dell'odierna Circello. e quello dei liguri CornelianiAffinché fosse conclusa la Guerra Ligure alla fine il senato romano inviò nella provincia i consoli P.Cornelio Cetego e M.Bebio Tanfilo, che nel consolato non avevano ancora compiuto nulla di memorabile. I Liguri Apuani, che prima dell'arrivo dei consoli non si attendevano atti di guerra, sopraffatti all'improvviso si consegnarono (all'incirca dodicimila uomini). Cornelio e Bebio, avendo consultato per lettera il senato e credendo che non ci sarebbe stata nessun'altro modo di porre fine della guerra ligure, decisero che tutti i Liguri Apuani dai monti venissero deportati in luoghi campestri lontano dalla patria affinché non avessero nessuna speranza di ritorno. Il popolo romano aveva un campo pubblico nel Sannio, che era stato dei Taurasini, e il senato, volle deportare i Liguri Apuani in quel luogo. I consoli dichiararono che tutte le popolazioni degli Apuani erano discese dai monti con i figli e le spose e avevano portato con sé tutte le loro cose. I Liguri attraverso i loro legati pregavano i Romani di non essere costretti ad abbandonare i loro penati, i luoghi, le case, i sepolcri degli antenati e promettevano che avrebbero consegnato armi ed ostaggi. Ma non avendo ottenuto nulla e non avendo né forze né risorse per sostenere una guerra, obbedirono all'ordine. Furono deportati a spese pubbliche quarantamila uomini con donne e fanciulli. Dopo che la cosa fu compiuta, Cornelio e Bebio con l'esercito fecero ritorno a Roma e per loro dal Senato fu decretato un Trionfo. Questi consoli furono i primi fra tutti a conseguire un Trionfo anche se non avevano compiuto alcuna guerra, Tito Livio, Ab urbe condita.. A questa prima deportazione ne segue un'altra di altri settemila Liguri l'anno successivoA.C.Ambrosi, Appunti sui Liguri Bebiani e Corneliani, Annali del Museo Civico della Spezia, vol.1, 1977-1978..
Conclusa la Guerra Ligure e pacificata la regione, nel 177 a.C. Senato romano ordina la fondazione della colonia di LuniL'odierna Luni Ortonovo. alla foce del fiume Magra e vi stabilisce duemila coloni.
Roma Le origini della Spezia sono legate alla colonizzazione romana nel golfo, con insediamenti addirittura anteriori alla fondazione, alla foce del Magra, della vicina colonia di Luni nel 177 a.C.Guida d'Italia, Liguria,Touring Club Italiano.
Conferme archeologiche di un cospicuo insediamento romano sul sito della Spezia nell'insenatura più profonda del Golfo sono emerse in varie occasioni. Nella zona di San Vito (Marola) nel 1914 sono state rinvenute tre anfore vinarie romane a una profondità di nove metri, databili al I secolo d.C. (mentre una calotta cranica è stata invece trovata a 14,50 metri di profondità e pertanto databile al 1000 a.C. circa). Ancora a San Vito furono rilevati dei resti di una villa romana, andati poi distrutti per la costruzione dell'Arsenale.
Altro reperto romano, scoperto nel 1901 per lavori in via Biassa nel luogo dell'antico Palazzo comunale, è un ponte di pietraNon a caso il ponte di pietra,lungo 34 metri con una luce di 12 metri, conduce a San Vito, luogo del primo insediamento militare romano. tuttora interrato e che presumibilmente scavalcava un torrente che costituiva il principale collettore delle acque nella piana del borgo.Fonte dalla
Nella zona a metà tra il Palazzo delle Poste e quello della Provincia esistono due pavimenti marmorei romani trovati all'epoca della costruzione del palazzo della ProvinciaI pavimenti rinvenuti furono esaminati da Ubaldo Formentini, all'epoca direttore del museo civico, il quale, non essendo evidentemente recuperabili, decise di farli ricoprire..
A Gaggiola è stata scoperta un'ara votiva.
Nella zona dellAntoniano (cioè dell'attuale Chiesa di San Venerio a Migliarina) esisteva un oppidum preromano, che forse è da identificarsi con il Boron indicato nella Tavola Peutingeriana come stazione; non a caso nella zona di Migliarina esiste una Via di Boron ripresa sicuramente dalla località menzionata nella Tavola Peutingeriana. Sempre nella zona della Pieve sono state raccolte ceramiche e scorie ferrose a conferma di un insediamento romano.
La presenza romana è ampiamente documentata anche in altre località costiere del Golfo, sia a levante che a ponente, come la Villa romana del Varignano nonché edifici a Fezzano, a Portovenere e a Muggiano. Nella zona Limone-Melara altri reperti romani fra cui una grande necropoli di una cinquantina di tombe.
Ricerche di archeologia subacquea nel golfo hanno anche rivelato numerosi relitti di navi onerarie romane ed i loro carichi di anfore e di marmo di Carrara. Altra scoperta subacquea è stata quella di due relitti romani a sud dell'isola del Tino.
Memorie dell'epoca classica ben più consistenti sono i vicini siti archeologici della città di Luni, di Bocca di Magra e di Ameglia. Le vicende del luogo si intrecciano comunque con le vicende di Luni stessa, il centro senza dubbio più importante di tutta la zona in epoca classica (foro, capitolium, basilica, anfiteatro).