È stato anche consigliere regionale del Friuli-Venezia Giulia, nonché sindaco di Muggia dal 1º dicembre 1996 al 24 giugno 2001.

Biografia Nato ad Aiello del Friuli (Udine), di famiglia ed origini sicule all'età di 6 anni si trasferisce a Trieste. Lasciata la scuola dopo la terza media, a 16 anni inizia a lavorare a Trieste in un negozio di alimentari (diventato in seguito parte della catena Bosco).

L'8 gennaio 1980, all’età di 27 anni, apre il suo primo negozio insieme alla sorella in Strada Vecchia dell’Istria, che lo descrive come "80 mq di fatica e felicità". In seguito apre un supermercato in via Grimani (1982) e uno a San Rocco di Muggia (1986), che grazie al suo successo imprenditoriale riceverà la Medaglia d’oro per la più alta produttività imprenditoriale a metro quadrato in Italia.

Sindaco di Muggia e Trieste Nel 1996 s'iscrive a Forza Italia e alle elezioni comunali in Friuli-Venezia Giulia dello stesso anno si candida a sindaco di Muggia (Trieste), sostenuto da una lista civica di centro-destra, raccogliendo il 37,96% dei voti al primo turno e accedendo al ballottaggio con il candidato de L'Ulivo Giorgio Rossetti (30,54%), dove viene eletto a sorpresa col 53,15% contro Rossetti fermo al 46,85%.Cavalcando l'onda della forte popolarità ottenuta durante la guida di Muggia, alle elezioni amministrative del 2001 si candida a sindaco di Trieste, sostenuto da una coalizione di centro-destra formata da Forza Italia-Centro Cristiano Democratico-Cristiani Democratici Uniti, Alleanza Nazionale (AN) e Lega Nord, raccogliendo il 48,71% e accedendo al ballottaggio col candidato de L'Ulivo, nonché uomo di fiducia legato al sindaco uscente Riccardo Illy, Federico Pacorini (42,55%), dove viene eletto primo cittadino ottenendo il 53,36% dei voti e superando Pacorini (46,64%). Come sindaco di Trieste è anche presidente del Teatro Lirico Comunale Giuseppe Verdi.

Alle amministrative del 2006 si ricandida per un secondo mandato, sostenuto da Forza Italia, AN, Unione di Centro, Partito Repubblicano Italiano, Lega Nord, Lista per Trieste e una propria lista civica Dipiazza Sindaco, ottenendo il 48,63% dei voti e andando al secondo turno col candidato de L'Unione Ettore ROSATO, noto per aver dato il nome alla legge elettorale cosidetta Rosatellum, (48,32%), dove viene confermato sindaco del capoluogo giuliano con il 51%;

Durante l'elezione del Presidente della Repubblica nel 2006 ha ottenuto 3 voti nel quarto (e ultimo) scrutinio. Il 23 maggio 2008 viene eletto presidente dell'Aeroporto Friuli-Venezia Giulia S.p.A. che gestisce l'aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari.

Consigliere comunale e regionale Non potendo candidarsi per un terzo mandato consecutivo da sindaco, alle elezioni amministrative del 2011 si candida al consiglio comunale di Trieste, con la sua lista civica personale Dipiazza per Trieste a sostegno del candidato sindaco di centro-destra Roberto Antonione, risultando eletto consigliere comunale, ottenendo il record di preferenze nonostante la sconfitta elettorale della sua coalizione contro lo sfidante di centro-sinistra Roberto Cosolini.

Alle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 2013 si candida con la lista Autonomia Responsabile, a sostegno del presidente uscente Renzo Tondo, risultando eletto consigliere regionale del Friuli-Venezia Giulia, come il più votato nel collegio di Trieste con 9.424 preferenze, ricoprendo l'incarico di capogruppo del gruppo consiliare Autonomia Responsabile.

Il 9 aprile 2014, in vista delle elezioni europee di quell'anno, scioglie la riserva e annuncia la propria candidatura al Parlamento europeo, tra le liste del Nuovo Centrodestra - Unione di Centro nella circoscrizione Italia nord-orientale, lasciando quindi Forza Italia, raccogliendo 12.218 preferenze ma risultando non eletto.

Ritorno a sindaco di Trieste Nel 2016 rientra in Forza Italia e, in vista delle elezioni amministrative di quell'anno, si candida per la terza volta a sindaco di Trieste, sostenuto da una coalizione di centro-destra composta da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia (FdI) e le liste Partito Pensionati - Giovani e Lavoratori, Dipiazza per Trieste e Stop - Prima Trieste, raccogliendo il 40,8% dei voti al primo turno e accedendo al ballottaggio con il sindaco uscente di centro-sinistra Roberto Cosolini (29,21%), dove viene eletto sindaco col 52,63%, superando Cosolini fermo al 47,37%, e tornando alla guida della città dopo cinque anni.

Alle amministrative del 2021 si ricandida per un quarto mandato da sindaco, sostenuto da FdI, Lega, Forza Italia, Noi con l'Italia, Cambiamo Trieste e Dipiazza per Trieste, ottenendo il 46,89% dei voti al primo turno, nonostante le aspettative di Dipiazza e di altri esponenti della coalizione di centro-destra come Matteo Salvini e Antonio Tajani di vincere subito, e accedendo al ballottaggio col candidato del centro-sinistra Francesco Russo (31,67%), dove viene eletto nuovamente sindaco con il 51,29% dei voti contro il 48,71% di Russo. Il 3 novembre 2021 presenta la composizione della sua giunta comunale.

Durante l'elezioni per il Presidente della Repubblica del 2022 ha ottenuto 4 voti nel secondo scrutinio.

Controversie

Tensioni con la stampa A novembre 2025 si è reso protagonista di un duro attacco contro i giornalisti Rai del Friuli-Venezia Giulia, definiti "schifosi sinistri", a seguito di un servizio giornalistico riguardante la sua presunta assenza a una cerimonia degli alpini.

Dichiarazioni sessiste A dicembre 2025, durante un dibattito al consiglio comunale di Trieste, Dipiazza si è rivolto alla consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Alessandra Richetti affermando «Non mi sono mai fatto comandare da una donna», scatenando dure proteste e la sospensione della seduta, rifiutandosi poi di scusarsi visto che ama le donne «in maniera incredibile».

Sessismo e body shaming Il 6 gennaio 2026 Dipiazza ha condiviso un post sui propri canali social che ritraeva un fotomontaggio della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein con le sembianze di una befana, accompagnato dalla didascalia "Auguri Befana". L'episodio lo porta ad essere accusato di fare sessismo e body shaming; il Partito Democratico ha condannato il gesto definendolo misogino, volgare e un esempio di body shaming istituzionale.

In risposta Dipiazza ha minimizzato l'accaduto, sostenendo che si trattasse di uno scherzo e lamentando un doppio standard rispetto alle offese ricevute in passato da Giorgia Meloni.

Onorificenze

Note

Bibliografia Beniamino Pagliaro, Trieste, la bella addormentata, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine 2011. ISBN 88-6391-072-3

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