Pur non avendo mai ricoperto alcuna importante carica nella città (che si mantenne sempre istituzionalmente una Repubblica), egli si poté considerare il massimo uomo di Firenze all'indomani della morte del padre Giovanni (dal quale raccolse l'eredità economica), e in particolare con il ritorno glorioso dall'esilio nel 1434.

Grazie alla sua politica moderata, egli riuscì a conservare il potere per oltre trent'anni fino alla morte, gestendo lo Stato in modo silenzioso attraverso suoi uomini di fiducia e permettendo, in questo modo, il consolidamento della sua famiglia al governo di Firenze. Abile diplomatico, riuscì a capovolgere le alleanze politiche italiane all'indomani della morte di Filippo Maria Visconti, facendo alleare Firenze con l'antica rivale Milano (guidata ora dall'amico Francesco Sforza) contro la Repubblica di Venezia, risolvendo le guerre decennali italiane con la stipulazione della pace di Lodi del 1454.

Amante delle arti, Cosimo investì gran parte del suo enorme patrimonio privato (dovuto all'oculatissima gestione del Banco di famiglia) per abbellire e rendere gloriosa la sua città natale, chiamando artisti e costruendo edifici pubblici e religiosi. Appassionato della cultura umanistica, fondò l'Accademia neoplatonica e favorì l'indirizzo speculativo dell'umanesimo fiorentino del secondo Quattrocento. Per i suoi meriti civili, all'indomani della sua morte la Signoria lo proclamò Pater Patriae, cioè «Padre della Patria». La fama di Cosimo continuò a essere generalmente positiva nel corso dei secoli (eccetto Simondo Sismondi che vedeva in Cosimo il tiranno, soppressore delle antiche libertà repubblicane), in quanto la sua amministrazione della Repubblica gettò le basi per il periodo aureo che toccò il culmine sotto il governo del nipote, Lorenzo il Magnifico.

Biografia Origini familiari e formazione (1389-1410) Figlio di Giovanni di Bicci e di Piccarda Bueri., Cosimo fu educato presso il circolo umanista del monastero dei Camaldolesi dove, sotto la guida di Roberto de' Rossi., apprese il latino, il greco, l'arabo e nozioni teologico-filosofiche, oltreché artistiche.. Sensibile alla nuova cultura, Giovanni permise inoltre che il figlio continuasse a frequentare i circoli umanistici anche dopo la fine del ciclo di studi, entrando in confidenza con Poggio Bracciolini, Carlo Marsuppini e Ambrogio Traversari.. Oltre alla formazione umanistica, Cosimo ricevette, secondo la tradizione familiare, nozioni di mercatura e finanza dal padre Giovanni che, nel corso della sua vita, era riuscito a diventare il finanziatore della Chiesa romana e a creare un'immensa fortuna economica, rinforzando di conseguenza la posizione dei Medici a Firenze..

Giovanni de' Medici e la Curia Pontificia (1410-1420)

Concilio di Costanza Nel 1414 Cosimo, che sarebbe stato nominato priore di Firenze l'anno seguente., accompagnò l'antipapa Giovanni XXIII (al secolo Baldassarre Cossa, esponente della fazione "pisana" durante il Grande scisma d'Occidente) al Concilio di Costanza. Probabilmente Cosimo si trovò in compagnia degli umanisti Poggio Bracciolini e Leonardo Bruni:, all'epoca al servizio di Giovanni presso la curia pontificia.. Nel marzo 1415, dopo che Giovanni XXIII cadde in disgrazia e fu imprigionato a Heidelberg, Cosimo si allontanò da Costanza, viaggiando prima in Germania e Francia e ritornando a Firenze solo nel 1416 e ., data in cui sposò la giovane Contessina de' Bardi, rampolla di una delle famiglie più antiche e insigni di FirenzeCome delinea , il matrimonio tra Cosimo e Contessina fu felice e ben impostato su d'un'"armonia complementaria". La moglie di Cosimo, infatti, oltre a gestire la casa e a curare i figli, aiutò il marito a gestire i traffici commerciali dell'ormai influente banco mediceo, che aveva ramificazioni in tutta Europa.. Nel 1417, dopo l'elezione di Martino V, un agente del padre di Cosimo si occupò della liberazione del Cossa, pagandone il riscatto di 30 000 fiorini. e ottenendone il rilascio l'anno dopo e .. Con la morte dell'antipapa, Cosimo e il padre furono nominati esecutori delle volontà testamentarie, curando a Firenze la realizzazione del sepolcro del papa deposto nel Battistero di San Giovanni, opera di Donatello e Michelozzo.

Banchieri di Martino V Nonostante l'amicizia che legava Giovanni con il Cossa, i Medici non persero il favore del nuovo pontefice Martino V, il romano Oddone Colonna eletto papa dal Concilio. Questi, per la restaurazione del dominio temporale pontificio, aveva bisogno di un grande prestito finanziario in quanto vi erano numerosi signorotti che, approfittando della debolezza papale, si erano slegati dalla fedeltà al pontefice. Pertanto si rivolse anche lui ai Medici, i cui interessi economici a Roma si consolidarono notevolmente, con la nomina nel 1420 di Bartolomeo de' Bardi, socio di Giovanni, quale gestore degli affari e dei conti della Curia.

Nascita del partito mediceo e fortuna del Banco Medici Nel 1420 Giovanni de' Medici si ritirò dalla vita economica attivaIn si viene a sapere che Giovanni de' Medici in punto di morte (avvenuta nel 1429, all'età di sessantanove anni) ricordò a Cosimo e a Lorenzo di praticare sempre la giustizia e la virtù, sia in ambito privato sia politico, mirando non a togliere, ma a dare alla comunità., lasciando in mano ai figli Lorenzo e Cosimo la gestione del Banco dei Medici. Il vero artefice dell'ulteriore espansione della rete finanziaria medicea fu però Cosimo: questi aprì filiali a Bruges, Parigi, Londra e nel resto delle principali città d'Europa, permettendo di acquisire un patrimonio talmente enorme da poter manipolare, nel silenzio, la vita politica della sua città. Si manifestò, infatti, fin dai primi incarichi politici (missioni diplomatiche a Milano nel 1420; Lucca nel 1423 e Bologna nel 1424), quella proverbiale prudenza di Cosimo che troverà piena realizzazione nel suo governo trentennale. Nonostante ciò, anche in questo decennio Cosimo mostrò notevole tatto politico, cercando di non far pesare eccessivamente la sua ricchezza economica e accontentandosi di poche caricheAlla morte del padre Giovanni, Cosimo era l'uomo più ricco della città. Nonostante la ricchezza, per non attirarsi le invidie delle altre famiglie fiorentine, Cosimo non ostentò mai questa fortuna. A dimostrazione di questa linea diplomatico-culturale, Cosimo affidò all'architetto Michelozzo l'edificazione di un modesto Palazzo in Via Larga, l'attuale Palazzo Medici Riccardi (cfr. ).. In questo periodo entrò a far parte dei Dieci di balia e degli Ufficiali del banco, incaricati della gestione del finanziamento della guerra della Repubblica fiorentina contro la città di Lucca tra il 1429 e il 1433..

Cosimo cominciò, quando era ancora in vita il padre, a fondare la propria influenza grazie a una costante opera di egemonizzazione delle cariche pubbliche, attraverso il ricorso spregiudicato a pratiche clientelari e corruzione; ma fu solo dopo la morte di Giovanni, nel 1429, che Cosimo si trovò a essere il capofamiglia e il rappresentante degli interessi medicei in Firenze.. Grazie alla ricchezza e al suo prestigio come mecenate Cosimo creò, attraverso anche matrimoni e alleanze di varia natura, un vero e proprio partito politico in grado di formare un'alleanza contro lo strapotere della fazione degli oligarchi guidata dagli Albizzi:

Difatti, allearsi con alcune famiglie patrizie (si ricordi il matrimonio del fratello Lorenzo con Ginevra Cavalcanti, quello di Cosimo stesso con Contessina de' Bardi e poi, dei suoi figli Piero con Lucrezia Tornabuoni da un lato, e di Giovanni con Ginevra degli Alessandri dall'altro.) era necessario perché i Medici, visti come parvenu dall'aristocrazia fiorentina, avessero quel prestigio necessario volto alla conquista del potere.

Esilio da Firenze

I nemici di Cosimo, come accennato prima, erano le antiche famiglie magnatizie degli Albizzi e degli Strozzi, a capo della politica fiorentina da oltre cinquant'anni. Queste erano riuscite infatti a prendere il potere a Firenze dal 1382, con la fine dell'esperimento del governo del popolo minuto insediatosi in seguito al Tumulto dei Ciompi, delineando già un panorama oligarchico-aristocratico che sarebbe perdurato a lungo:. Tra il 1382 e il 1417, le famiglie aristocratiche infatti furono guidate con autorità da Maso degli Albizzi, il quale rafforzò la sua dittatura interna con la conquista di Pisa del 1406 e la vittoria sulle truppe di Giangaleazzo Visconti. Il prestigio in politica estera acquisito da Maso degli Albizzi cominciò a scemare col figlio Rinaldo, che condivise il potere con altri due grandi magnati: Niccolò da Uzzano e Palla StrozziPer l'inquadramento storico generale, si veda .. Difatti, le interminabili guerre contro Filippo Maria Visconti duca di Milano non facevano che dissanguare Firenze di denaro e di uomini, rendendo debole la posizione dei magnati e facilitando l'ascesa dei Medici e dei loro alleati.. All'alba del 1430, Rinaldo e Palla Strozzi si accorsero della grave minaccia che costituiva Cosimo per il loro dominio e cercarono di intervenire esiliando con qualche pretesto il ricco banchiere, conati falliti a causa dell'opposizione dell'Uzzano.. Quando però questi morì nel 1432, l'opposizione all'arresto di Cosimo venne meno: e l'Albizzi e lo Strozzi procedettero all'incarcerazione presso il Palazzo dei Priori il 5 settembre 1433, incolpandolo di aspirare alla dittatura.. Lo stesso Cosimo raccontò in modo più dettagliato i particolari della sua cattura attraverso i Ricordi da lui scritti:

In questo frangente di pericolo per la famiglia Medici, si temette per la vita di Cosimo, tanto che il fratello Lorenzo lo credette ucciso in occasione della cattura. Incarcerato su ordine del gonfaloniere Bernardo Guadagni, Cosimo si rifiutò di mangiare il cibo passatogli dagli aguzzini, in quanto temeva di essere avvelenato. Dopo aver ottenuto che gli fosse portato il cibo da casa, con l'aiuto del guardiano, Federico Malavolti, Cosimo riuscì a corrompere con una grossa somma di denaro il gonfaloniere per il tramite di un suo familiare e a evitare così la condanna a morte.. Il governo oligarchico guidato da Rinaldo degli Albizzi, scisso da opinioni diverse e sotto le pressioni di altri Stati italiani favorevoli a Cosimo ricorda infatti che Cosimo, grazie alla sua attività di banchiere, fosse riuscito a stringere numerose amicizie a Ferrara e a Venezia, città che si offrirono di aiutarlo nel momento del bisogno. Inoltre, lo stesso Eugenio IV fece sapere che la Chiesa non avrebbe accettato che Cosimo, capo del banco mediceo che era la principale fonte finanziaria della Santa Sede, fosse condannato a morte, come ricordato da ., decise di commutare la pena in esilio e .. Scrive il Machiavelli nelle Istorie fiorentine:

Ritorno e trionfo politico

Cosimo si trasferì prima a Padova e poi a Venezia, dove si trovava una importante filiale del Banco Mediceo.. Ivi trascorse un esilio dorato come un monarca in visita ufficiale, e grazie alle sue potenti amicizie e alle buone riserve di capitali, poté influenzare, seppur da lontano, le decisioni della instabile Signoria oligarchica col fine di preparare il suo rientro. Più dettagliato il rapporto esposto da :. Approfittando della crisi del regime oligarchico, la Repubblica decise, nell'agosto del 1434, di nominare una balìa interamente filo-medicea che, poco dopo il suo insediamento, lo richiamò a Firenze. Paradossalmente il bando dei Medici da Firenze finì per consolidare il potere di Cosimo: l'influenza che Cosimo godeva sia presso le corti straniere, sia all'interno della stessa Firenze a causa delle sue fitte reti clientelari, non fece che indebolire progressivamente Rinaldo degli Albizzi e il governo a lui fedele:. L'entrata trionfale di Cosimo il 6 di ottobre., acclamato dal popolo, che preferiva i tolleranti Medici agli oligarchici e aristocratici Albizzi, segnò il primo trionfo della Casata..

Signoria de facto (1434-1464) Criptosignoria medicea