Il Club Atletico Faenza Pallacanestro è stata la principale società cestistica di Faenza. Partecipò al campionato di serie A1 femminile fino alla stagione 2011-2012. Rimasta attiva per alcuni anni nel settore juniores, dal 2014 la società ha cessato formalmente di esistere.
È tuttora la società cestistica più titolata della Romagna. Sin dai primi anni del secondo dopoguerra ha giocato ai vertici della pallacanestro femminile italiana. È la società che vanta il maggior numero di partecipazioni al massimo campionato nazionale italiano: nella 2011-2012 ha raggiunto la cifra di 53 partecipazioni, di cui 16 consecutive. Dal 1990 al 2014 il presidente della società è stato Enrico Piombini.
Storia La nascita, la promozione e la Serie B La sezione Pallacanestro della polisportiva Club Atletico Faenza nasce nell'estate del 1948 (anche se una squadra di pallacanestro femminile esisteva già dal 1945Faenza era stata liberata il 16 dicembre 1944. e subito contribuisce a far nascere nel cuore dei faentini l'amore per la pallacanestro. Ufficialmente, la prima affiliazione alla Federazione Italiana Pallacanestro avviene nel 1950, con la matricola societaria n. 114 nazionale (per la Fip è ufficialmente il più vecchio club femminile italiano).
La scalata ai vertici del basket femminile italiano è rapida. La squadra impiega solo tre anni per raggiungere la serie A: i primi due anni in Promozione regionale, poi un anno di Serie B come trampolino di lancio per la massima serie. Parte del merito va alle nazionali Anna Maria Franchini e Lucia Linari, ma uno degli artefici di questo importante traguardo è sicuramente l'allenatore Ernesto Miccoli. Faenza disputa il primo campionato di Serie A nella stagione 1951-52.
Il periodo d'oro della Serie A
Nel 1951-1952 il Club Atletico Faenza si trova dunque ad affrontare la sua prima stagione nel massimo campionato. Sono anni epici per il Faenza, con le partite casalinghe che venivano disputate nel campetto in cemento della Settimana Faentina, con squadre fatte praticamente in casa e il sostegno della numerosa cornice di pubblico, che con tanta passione assisteva ad ogni partita.
Gli anni cinquanta vedono l'Omsa Faenza, guidata in panchina da Ernesto Miccoli e in campo da Anna Maria Franchini e da Lucia Linari, protagonista di memorabili sfide con la Bernocchi Legnano, con la Ginnastica Comense, con l'A.P. Udinese, con l'Autonomi Torino e con la Ginnastica Triestina. I risultati migliorano con il passare degli anni, infatti il 6º posto della prima stagione viene eguagliato in quella successiva del 1952-53. Nel 1952 arriva il primo sponsor, il calzificio Omsa, fondato dall'imprenditore forlivese Paolo Orsi Mangelli. Il sodalizio con la squadra durerà ben 16 anni, fino al 1968. Il cammino dell'Omsa Faenza è in crescendo: si passa al 4º posto nel 1953-1954 che viene ulteriormente migliorato l'anno dopo, quando nel 1954-1955 l'Omsa Faenza si classifica al 2º posto, a tre punti di distanza dalle tricolori della Bernocchi Legnano.
Il 1954-1955 è un anno pieno di sorprese, difatti giunge il titolo di Migliore realizzatrice del campionato di Serie A per Anna Maria Franchini ed ulteriore evento è la partita amichevole tra la Nazionale italiana e la formazione austriaca (organizzata tra l'altro dalla società faentina) alla quale assistono circa 2000 persone. Vince l'Italia 57 a 30. Da segnalare nel campionato 1955-1956 la presenza della giocatrice danese Tove Christensen, ricordata per essere stata la prima straniera nella storia della società. Nella stagione stessa viene eletto come nuovo presidente della società Riccardo Cimatti, al posto di Bruno Argnani, che aveva guidato il consiglio per le prime stagioni. Le aspettative sono tante, inizialmente l'obbiettivo di partenza è quello di lottare per il vertice e l'inizio è dei migliori, tanto che alla 5ª giornata l'Omsa si ritrova sola in testa alla classifica. Poi le sconfitte contro Bernocchi Legnano e contro l'Autonomi Torino, spengono i sogni di gloria: infatti le faentine chiudono al 4º posto il torneo, con Anna Maria Franchini che bissa il titolo dell'anno precedente, confermandosi Miglior realizzatrice del campionato di Serie A. Nel 1956-57 si ripete l'assalto al tricolore, con l'Omsa Faenza che insegue per tutto il campionato la Ginnastica Triestina, anche se a 2 punti dal traguardo le speranze si infrangono, ma cosa positiva per il Faenza è il terzo titolo consecutivo di miglior realizzatrice del campionato centrato da Anna Maria Franchini, che a fine stagione prende la decisione di ritirarsi.
Gli anni seguenti invece sono anni di ringiovanimento con Gigliola Albonetti e con Lidia Marchetti nuove leader della squadra, sempre sotto la guida dell'ormai esperto Ernesto Miccoli. Il team faentino inizia il campionato 1957-58 con tre successi in quattro giornate, lanciandosi al comando della classifica assieme allo Stock Trieste, ma nel quinto turno soccombe proprio nel confronto diretto contro le giuliane. Poi l'Omsa prosegue su buoni livelli, restando sempre nelle zone alte della classifica, concludendo però al 4º posto insieme all'Autonomi Torino. Nella stagione 1958-59 continua l'opera di ringiovanimento: sono inserite in prima squadra le quindicenni Noretta Casadio e Gigliola Monti e la quattordicenne Giovanna Resta. Si tratta della più giovane squadra della serie A, guidata dalla capitana Maria Rosa Dalmonte. Il campionato inizia in salita con una netta sconfitta contro le campionesse d'Italia dello Stock Trieste, ma poi le faentine si rifanno vincendo gli incontri con le avversarie alla loro portata, distanziando le zone basse della classifica. Il campionato si conclude con l'Omsa al 7º posto. La salvezza matematica arriva alla penultima giornata, con un bel successo interno contro la rivale diretta Autovox Roma. Gigliola Albonetti e Lidia Marchetti risultano le due migliori realizzatrici, "chiocce" di un gruppo di giovani atlete.
L'Omsa affronta il campionato 1959-60 con una strepitosa Lidia Marchetti, che diventa il nuovo punto di forza della squadra. Vanno segnalate le belle vittorie contro l'Usat Torino e contro l'Ozo Milano, quest'ultima battuta grazie ad un canestro finale di Gigliola Albonetti. L'Omsa conclude al 6º posto, tenendo a distanza le zone basse della classifica.
Gli anni sessanta e il ritorno in Serie B
Nel 1961 viene costruito quello che per tanti è stato la casa del Club Atletico Faenza Pallacanestro, il palasport che verrà intitolato all'ingegnere Dino Bubani, suo progettista e dirigente della società cestistica per tanti anni. Il PalaBubani viene inaugurato il 26 dicembre 1961 con l'amichevole vinta contro le francesi del Nizza. Procede di pari passo l'allestimento di una squadra vincente: alle veterane Albonetti e Marchetti si aggiunge la giovane pivot Giovanna Resta (che aveva esordito quattordicenne nel 1958, vedi sopra). L'Omsa riprende la sua ascesa verso il vertice, prima con i quarti di finale persi contro le campionesse in carica dell'Udinese nella stagione 1960-61, poi con l'eliminazione nel girone di play-off nel campionato 1961-62. Il campionato 1962-63 inizia nel migliore dei modi con Faenza dapprima capolista solitaria e poi stabilmente nei piani alti della classifica, finché nel girone di ritorno arriva una sconfitta inaspettata con la Pejo Brescia, a causa di un tiro sulla sirena sulla cui validità si discute a lungo. Il pubblico faentino non ci sta e la FIP squalifica pesantemente il PalaBubani. Alla fine la compagine di Ernesto Miccoli chiude al 4º posto.
Qualche timore emerge alla vigilia della stagione 1963-64, quando la Albonetti conclude la carriera ed Ernesto Miccoli lascia Faenza per il grande salto nella pallacanestro maschile al Gira Bologna. Il Club Atletico Faenza viene affidato prima al tecnico di casa Alfonso Saviotti (5º posto finale) e poi l'anno successivo a Ezio Scudellari (6º posto). Nel 1965-66 ma l'Omsa vede il ritiro di altre due grandi giocatrici, le ex Nazionali Marchetti e Resta e presenta al via una formazione giovanissima, 16 anni e 11 mesi di media, tutta formata da faentine, ad eccezione della trentaseienne bolognese Corbelli. Nonostante il rientro dell'allenatore Miccoli e la buona volontà delle ragazze, la squadra si rivela inesperta e inanella una serie impressionante di sconfitte. Quando la squadra sembra dare speranza di ripresa arriva la mazzata della FIP, che tramuta in sconfitta a tavolino la partita contro la Pejo Brescia e penalizza di 1 punto le manfrede per un fantomatico errore di tesseramento (poi smentito dalla stessa FIP regionale che lo aveva realizzato). È il colpo di grazia e l'Omsa retrocede dopo 15 anni in Serie B.
Ha avvio la ricostruzione; la società continua a credere nel proprio settore giovanile anche a costo di disputare campionati anonimi, o quasi, come quelli del 1966-67 e 1967-68. Nel 1968 Miccoli fa esordire tre giovani faentine che poi daranno vita al rilancio del club: Mariangela Piancastelli, Caterina Reggi e Elena Silimbani. Tutte e tre entreranno nel giro della Nazionale (oltre a Giovanna Venturi, già convocata). Con il ritorno all'attività di Gigliola Albonetti le speranze di un ritorno in serie A cominciano a farsi concrete, ma si spengono nel girone di semifinale, quando la società viene abbandonata dallo sponsor Omsa. L'anno successivo, con la nuova presidenza di Giuseppe Marabini, il sogno si realizza, con la vittoria interna contro Milano in un PalaBubani stracolmo: è il 24 maggio 1970. Come corollario alla promozione, Faenza conquista anche il titolo di campione d'Italia di Serie B, battendo in tre partite il Cus Cagliari, vincitore del girone Centro-sud.
Gli anni settanta e la prima volta in Europa Al termine della prima stagione in Serie A Faenza trova un nuovo sponsor, il liquore "Amarissimo Sanley", prodotto da un'azienda di Castel Bolognese, che contribuisce a sistemare la situazione economica. Soddisfatto, l'avvocato Marabini lascia la presidenza della società a Giovanni Massari, uno dei suoi più stretti collaboratori.
Nel campionato 1971-72 la squadra, guidata dal trio Piancastelli, Reggi e Albonetti, si salva abbastanza agevolmente e l'anno successivo conquista un meritato 6º posto e i quarti di finale di Coppa Italia. Il 1972-73 vede il ritiro definitivo dall'attività di Ernesto Miccoli, dopo 22 stagioni alla guida della squadra. La panchina passa al bolognese Giuseppe Comastri, che pilota le faentine al 6º posto finale dopo aver navigato anche nelle prime posizioni in classifica. Il 1973-74 vede l'arrivo del nuovo sponsor, la "Ceramica Cerdomus" (anch'essa di Castel Bolognese), ed il ritorno in panchina del faentino Alfonso Saviotti (già allenatore nel 1963-64). In prima squadra viene promossa la giovane guardia Jole Pirazzoli, a conferma della politica societaria dell'investimento sul settore giovanile. La squadra è protagonista di un buon campionato concluso con il ritorno a Faenza dopo 20 anni della Nazionale Italiana. L'evento si svolge il 20 aprile 1974 al PalaBubani, l'Italia affronta il Giappone. La Nazionale azzurra viene sconfitta 59-75 dalle nipponiche. L'anno successivo vede la Cerodomus lottare con le prime della classe, battendo fra le altre l'ambiziosa Standa Milano in un finale al cardiopalma che infiamma un PalaBubani gremitissimo. La classifica finale vede le faentine solamente al 6º posto, complice un infortunio alla Reggi, che in seguito abbandona l'attività agonistica.