Biografia Origini e aneddoti

Mnesarete era originaria di Tespie, in Beozia;. forse la sua famiglia, di estrazione aristocratica, emigrò ad Atene nel 371 a.C., l'anno in cui Tebe distrusse Tespie e ne espulse gli abitanti, non molto tempo dopo la battaglia di Leuttra..

In base a un frammento del commediografo Timocle si può pensare che nella sua infanzia Frine, ridotta in povertà, trovasse sostentamento con la raccolta dei capperi e con gli aiuti economici dei suoi amanti. Già in questo frammento Mnesarete viene menzionata come Frine ("rospo"), soprannome che, secondo Plutarco, era stato scelto per il colore olivastro della sua carnagione, mentre, secondo Eleonora Cavallini, era adoperato per nascondere il suo vero nome, imbarazzante data la professione esercitata (Mnesarete significa infatti "colei che fa ricordare la virtù"), e in "funzione antifrastica e scommatica" (al pari di quello adottato da molte altre etere).

Galeno racconta che la sua bellezza era naturale e che quindi non faceva uso di trucco, a differenza della maggior parte delle etere dell'epoca..

Ermippo di Smirne ricorda che Frine si mostrava sempre in pubblico con un vestito aderente al corpo e non andava mai ai bagni pubblici, creando così una maggiore curiosità collettiva a riguardo del proprio corpo. Si racconta che solo in occasione delle Eleusinie e delle Posidonie scendeva nuda in mare, coi capelli sciolti: secondo Ateneo Apelle si ispirò a questa scena per dipingere la sua Venere Anadiomene..

Secondo Diogene Laerzio un giorno Frine tentò il filosofo Senocrate: rifugiatasi nella sua casa, ottenne di dormire nel suo letto, ma non riuscì a sedurlo, tanto che disse di aver dormito non con un uomo, ma con una statua..

Relazione con Prassitele

Secondo le consuetudini sociali dell'Atene dell'epoca, Frine, in quanto donna libera e meteca, poteva arricchirsi e diventare famosa, possibilità di cui si avvalse quando, tra il 364 e il 363 a.C., iniziò una relazione con lo scultore Prassitele, secondo gli antichi di natura amorosa, ma forse solo "professionale".. Rappresentazioni scultoree L'Afrodite cnidia Secondo alcune testimonianze antiche, Prassitele la usò come modella per la realizzazione della famosa Afrodite cnidia,.. anche se altri autori antichi sostengono che la modella sarebbe stata un'altra etera amata da Prassitele, Cratine.. Di qui alcuni autori ipotizzarono che Prassitele avesse tratto ispirazione dal volto di Cratine e dal corpo di Frine, ma sembra più probabile che Cratine sia semplicemente un'erronea trascrizione del nome Frine..

Frine, che secondo Ateneo di Naucrati "era più bella nelle parti che non si vedono", prestandosi a fare da modella a una statua di Afrodite nuda, opera considerata particolarmente scandalosa ad Atene, probabilmente acquisì grandissima notorietà..

Statue commissionate da Frine Secondo Ateneo, Prassitele scolpì due statue su commissione di Frine. La prima raffigurava Eros e fu collocata nel santuario del dio a Tespie, città natale di Frine, assieme a una statua di Afrodite e a un ritratto scultoreo di Frine,.. molto più piccolo della statua di Afrodite. La seconda, in oro, o, come suggerisce Pausania il Periegeta, in bronzo dorato,. raffigurava Frine stessa in piedi e fu posta, senza che sulla sua esistenza, a motivo del gran numero di attestazioni esistenti, esista un qualsiasi dubbio, nel santuario di Delfi,.. tra due sculture raffiguranti Apollo. In considerazione del fatto che la terza guerra sacra aveva impedito, per tutta la durata del decennio precedente, qualunque offerta votiva al santuario di Delfi da parte di stranieri, questa statua, le cui spese, secondo Ateneo, erano ricadute sugli abitanti di Tespie e, secondo Claudio Eliano, erano state pagate dai "più dissoluti fra i Greci",. era probabilmente posteriore al 346 a.C., epoca nella quale - al contrario di Frine, che, essendo ormai affermata e benestante, faceva parlare della sua fortuna anche i commediografi contemporanei - Prassitele era ormai in declino, con la conseguenza che si è ipotizzato che non sia stato lui a scolpire la statua.. Qualunque fosse il materiale della statua di Delfi e chiunque l'abbia scolpita, essa era di notevole potenza provocatoria, visto che non era consuetudine erigere statue di etere, tantomeno nei luoghi sacri e "accanto a re e regine".. Essa suscitò dunque grande scalpore in tutto il mondo greco, e specie in quel filosofo (da identificare, secondo Ateneo e Plutarco, in Cratete di Tebe, o in Diogene di Sinope secondo Diogene Laerzio.) che la definì "monumento all'incontinenza dei Greci".

Atteggiamenti antimacedoni di Frine Alceta, storico macedone, mette in evidenza la connotazione politica della statua di Frine collocata a Delfi, ricordando come essa recasse sul supporto di marmo pentelico la dedica "Frine, figlia di Epicle, tespiese", forse incisa col beneplacito degli aristocratici di Tespie, ma secondo Pausania il Periegeta voluta dalla stessa Frine. Tale scritta è in grande e provoca contrasto con il fatto che l'opera fosse posta fra la statua del re di Sparta Archidamo III e quella del re di Macedonia Filippo II, entrambi nemici dei Beoti e il secondo, per di più, beffato pure dal fatto che Frine fosse legata all'oratore ateniese Iperide, convinto antimacedone..

Tracce dell'antimacedonismo di Frine si possono rinvenire anche in un altro aneddoto: Frine avrebbe infatti promesso di finanziare la ricostruzione delle mura di Tebe, dopo che nel 335 a.C. erano state distrutte da Alessandro Magno, purché sulle stesse mura fosse stata apposta la scritta «Alessandro le distrusse, le rifece l'etera Frine» (),. dicitura però non attestata, al pari dell'esistenza della donazione, negli scritti di Diodoro Siculo, che d'altro canto conferma comunque la datazione dell'opera di ricostruzione sotto Cassandro.. Questa iscrizione ricordava da un lato la crudeltà dei Macedoni nei confronti di Tebe, cui fa riferimento anche Iperide nel suo Epitaffio, mentre dall'altro costituiva una sfida alla tradizione secondo cui i nomi delle etere non potevano essere incisi sugli edifici pubblici..

Processo per empietà Accuse contro Frine

Servendosi di un'orazione scritta da Anassimene di Lampsaco,. Eutia accusò Frine di empietà, in un anno imprecisato, ma probabilmente posteriore al 350 a.C. (ci sono diverse ipotesi) e ricorrendo a un procedimento giudiziario che, per Eleonora Cavallini, poteva essere un'eisangelia. L'empietà () era un crimine che comportava la pena capitale...

I capi d'accusa per colei che Iperide attesta fosse un'ex amante di Eutia,. secondo un trattato anonimo intitolato Τέχνη τοῦ πολιτικοῦ λόγουI, 390 Spengel = Anonymus Seguerianus 215 = Eutia, fr. 2 Sauppe erano la partecipazione a feste oscene nel Liceo, la promiscuità di tiasi maschili e femminili, l'introduzione di una nuova divinità (il culto misterico di Isodaite, in base a quanto si ricava da .) e, secondo una possibile interpretazione di Posidippo, la dilapidazione del patrimonio altrui..

Secondo Craig Cooper è probabile che Eutia evocasse anche l'accusa di corruzione dei giovani, dato che il Liceo era frequentato da molti giovani ateniesi. Queste accuse, poco consistenti dal punto di vista strettamente giuridico, derivavano probabilmente dal celato malcontento degli Ateniesi più tradizionalisti per il comportamento esibizionistico e sfrontato di Frine, che nel frattempo era diventata molto più agiata degli stessi cittadini,. al punto di potersi permettere di tenere fra i suoi seguaci, in cambio del proprio aiuto economico, addirittura un membro dell'Areopago, tale Grillione.

Datazione del processo La data del processo è estremamente controversa, dato che non ci sono punti di riferimento sicuri. Antony Raubitschek, ritenendo che Anassimene (colui che aveva scritto il discorso di Eutia) fosse stato precettore di Alessandro Magno prima di Aristotele (343/342 a.C.), propose una data vicina al 350 a.C., cioè prima del soggiorno di Anassimene in Macedonia.. Antonio Farina, partendo dagli stessi presupposti di Raubitschek, optò invece per una data vicina al 340 a.C., cioè dopo il ritorno di Anassimene ad Atene. Paul Girard propose il 347 a.C.. Eleonora Cavallini, ritenendo l'ira dei filomacedoni una delle cause del processo contro Frine, propose una data poco posteriore al 335 a.C., e quindi successiva alla battaglia di Cheronea, poiché in quel momento i Macedoni e i loro sostenitori erano molto potenti..

Resoconti antichi del processo Frine fu difesa personalmente dall'oratore Iperide, che per l'occasione compose una delle orazioni poi più celebri tra le sue e dell'antichità in generale, la Per Frine.

Secondo la tradizione, Iperide, sentendo la causa persa nonostante la sua orazione, avrebbe strappato la tunica di Frine, svelandone lo splendido corpo davanti ai giudici, che si convinsero della sua innocenza, dato che la bellezza non poteva essere colpevole. L'accusata venne assolta.È pura finzione, priva di ogni fondamento nelle fonti, l'affermare che Frine venne "portata in trionfo fino al tempio di Afrodite, mentre il retore della parte avversa venne cacciato dall'Areopago". Col riferimento ad Ateneo (assolutamente muto in materia), l'errore diventa inganno

Certamente Frine si comportò durante il processo in modo tale da cercare di portare i giudici dalla parte della difesa, come attestato da un frammento databile poco dopo il 290 a.C.. e attribuito a Posidippo, contemporaneo del processo, in cui si riporta che Frine supplicò i giudici uno a uno, prendendo loro la mano destra e piangendo. Solo in seguito, sebbene non ci siano scritti anteriori all'età ellenistica e romana che attestino un fatto del genere, emerse una versione dei fatti secondo la quale la difesa (o nella persona dell'accusata, o nella persona di Iperide) non si limitò a questo atto. Iperide, non essendo riuscito a convincere i giudici con la sua orazione, denudò il seno della sua assistita, secondo la testimonianza dello Pseudo-Plutarco e anche secondo quella, non troppo diversa dalla precedente, di Ateneo di Naucrati,. ritenuta, tra quelle conservatesi, quella più dettagliata, basata sugli scritti di Ermippo di Smirne, a sua volta basato su Idomeneo di Lampsaco... Alcifrone,. Filodemo di Gadara,. Sesto Empirico e alcuni trattati di retorica anonimi.. affermano che fu Frine a mostrare spontaneamente il seno. Marco Fabio Quintiliano riporta addirittura che l'accusata si denudò integralmente e di sua spontanea volontà.

Ateneo aggiunge che dopo il processo, per evitare che si ripetessero casi del genere, fu approvato un decreto in base al quale durante i processi nessun oratore difensore poteva levare lamenti e nessun accusato, uomo o donna, poteva essere esposto davanti agli occhi di tutti al momento del giudizio.

L'aneddoto del disvelamento del seno di Frine ebbe grande fortuna nell'antichità, tanto che nelle scuole di retoriche il processo di Frine era uno degli esempi classici di «appello alla pietà fondato sulla vista e non sulla parola, o meglio sulla parola e sulla vista».. Di contro, risulta controverso il fatto che Iperide fosse amante di Frine, riportato da molte fonti antiche: secondo Craig Cooper gli antichi per questa congettura, forse indebita, si basarono esclusivamente sulla Per Frine o ). mentre secondo Eleonora Cavallini proprio il fr. 171 è una prova chiave della relazione amorosa tra Iperide e Frine..

Implicazioni politiche del processo