Secinaro (Secinere in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Fa parte della comunità montana Sirentina, della quale è sede. Il suo territorio ricade all'interno del parco naturale regionale Sirente-Velino.
Geografia fisica Territorio
Centro agricolo della Valle Subequana, addossato alle pendici nord-orientali del monte Sirente, interrotto a mezza costa da un vasto altipiano carsico (Prati del Sirente), lungo una strada (S.P. 11 Sirentina) che sale al vicino altopiano delle Rocche. L'abitato digrada verso il solco inciso da un subaffluente di destra dell'Aterno.
Il suo territorio è tornato di recente alla ribalta per via di un "campo di crateri" a cui si attribuisce un'origine meteoritica. Il più grande dei crateri misura 140 metri di diametro e ospita un lago; l'origine del campo di crateri è ancora controversa in quanto alcuni studiosi ritengono che il lago sia di origine antropica e che si tratti di un abbeveratoio per greggi, altri che sia di origine vulcanica.
Le altre strutture, con diametri decrescenti dai 20 metri ai 2 metri, sono totalmente colmate e normalmente invisibili, possono essere viste solo al momento dello scioglimento delle nevi con un'illuminazione solare radente. Di certo il laghetto non è una struttura carsica e la sua formazione in epoca storica è confermata anche dai test al radiocarbonio, ma sono ancora necessari studi geologici per accertare l'origine di tutte le strutture. A giudizio del filologo Felice Santarelli, il toponimo "Secinaro" deriverebbe da Cecina-ara nel senso di altare dedicato alla dea Cecina, ma la tradizione orale del luogo fa invero riferimento ad una dea "Secina" o "Sicinna".
Storia Preistoria e periodo italico
I reperti più antichi datano al Paleolitico superiore e precedono, in ordine cronologico, quelli dell'età del Rame e del Ferro. Gli scavi tuttora in corso in contrada Cerrenzana, lungo la provinciale per Castelvecchio Subequo, hanno ad esempio restituito un sito archeologico in cui sono riemersi tre differenti livelli stratigrafici corrispondenti ad altrettante epoche dell'antichità: età calcolitica: vasi di ceramica impressa, pesi per reti da pesca e punte di freccia; Età del ferro: frammenti di un disco di bronzo traforato di stile ellenistico; periodo italico: tomba bisoma a fossa circondata da sepolture neonatali sottocoppo.S. Cosentino e G. Mieli, Un villaggio della prima età dei metalli, in AA.VV., Tracce di millenni a Secinaro, Archeores, Avezzano, 2007.
I reperti di epoca italica sono assai più numerosi. Alcuni tra essi si trovano nel Museo Nazionale dell'Aquila e in quello di Chieti; quel poco che resta dei reperti conservati a Secinaro è collocato in un vasto ambiente ricavato, originariamente come autorimessa, dall'antico ossario della chiesa parrocchiale di San Nicola. Il territorio di Secinaro, analogamente al resto della Valle Subequana, si trovava anticamente attestato nell'area di competenza degli antichi Peligni Superequani che, a completamento del processo di romanizzazione, venne inclusa nella Regio IV Augustea. Il processo di romanizzazione del territorio ebbe inizio nel IV secolo a.C. con la stipula dei patti paritari tra Roma e le popolazioni italiche, ma giunse a definitivo compimento solo al termine della guerra sociale del I secolo a.C. In tale occasione, dopo la sconfitta della lega italica e la perdita di Corfinium, gli abitanti della Valle Subequana divennero a tutti gli effetti cittadini romani.
Un testo epigrafico del I secolo a.C. proveniente dalla località "La Ira" fa riferimento ad un iter paganicam, probabilmente un antico percorso tratturale che doveva connettere perpendicolarmente il Tratturo Celano-Foggia col Tratturo L'Aquila-Foggia secondo la direttrice Goriano Sicoli-Paganica (Statulae - pagus o vicus Fuficulanus). L'iter in questione fu probabilmente finanziata dai pagi — ciascuno per il proprio tratto di competenza territoriale — in cambio di una parte dei proventi della transumanza che il fisco di Roma riscuoteva nei pressi di Peltuinum (Prata d'Ansidonia) in occasione del censimento annuale delle greggi. Probabilmente i pagi contribuivano a convogliare le greggi nel punto censuario affinché i pastori transumanti non potessero esimersi dal pagar dazio ai Romani e questi ultimi remuneravano forse l'investimento dei pagi con una compartecipazione al gettito erariale sulla base del numero di capi transitati. Appare quantomeno suggestiva una lettura in questo senso della locuzione "ex p[ecunia] s[ua]" che compare nel cippo secinarese anziché immaginare una "p[agi] s[ententia]" che non sembra oltretutto costituire provvedimento amministrativo tipico dei pagi superequani.
Dal testo dell'iscrizione si evince che l'opera fu curata da un collegio di tre magistri. Un'altra epigrafe secinarese riferisce di una fontana collaudata da un collegio di tre edili.Sul pagus che sorgeva bel territorio di Secinaro si veda, tra gli altri, E. Ricci, Ubicazione di Superaequum e spigolature peligne, Sulmona, 1984. L'esegesi delle fonti epigrafiche superequane induce a sospettare che le magistrature italiche abbiano cessato le loro funzioni a partire dalla metà del I secolo a.C., in concomitanza con l'istituzione del municipium romano di Superaequum, per essere sostituite dai duoviri di diritto romano. L'istituzione del municipium rappresenta la tappa finale di un lunghissimo processo di romanizzazione che ebbe inizio verso la fine del V secolo d.C.. Tale processo subì un'accelerazione improvvisa in concomitanza con la fine della seconda guerra Sannitica, episodio militare in cui i Romani compresero a pieno l'importanza del controllo militare dell'Abruzzo interno per un disegno di egemonia peninsulare.
Età romana
La tradizione letteraria vuole che i resti del municipium siano da ubicare sul pianoro di Macrano in Castelvecchio Subequo. Lo stato delle conoscenze attuali non consente un'ubicazione precisa di "Superaequum" e basti pensare che resti completi di cinte murarie, reti fognarie o altri indizi utili a localizzare e circoscrivere il presunto nucleo urbano del municipium non sono ancora tornati alla luce. Macrano è la località in cui sono tornate alla luce iscrizioni relative al pagus Vecellanus (dunque un insediamento che gli stessi Romani definiscono pagus in una pubblica iscrizione di età municipale).Il punto viene più volte evidenziato da E. Ricci nella sua ampia produzione su Superaequum.
Troviamo i Superequani attestati epigraficamente in tre iscrizioni (due localizzate in Castelvecchio Subequo e una in Secinaro). Il testo dell'iscrizione secinarese menziona la civitatis superaequanorum. Il processo di municipalizzazione di Superaequum si realizzò nella tarda età cesariana se non augustea e, comunque, più tardi rispetto ai due municipi peligni di Corfinium e Sulmo. L'argomento principale a favore di una ritardata municipalizzazione di Superaequum è costituito da una serie di iscrizioni localizzate nei territori di Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno e Molina Aterno in cui risulta attestata la presenza di duoviri municipali (il duovirato è la forma di governo tipica dei municipia creati dopo la riforma amministrativa di Giulio Cesare).Wonterghem, van F., Corfinium, Superaequum e Sulmo, Olschki, 1984.. Il testo di un'iscrizione secinarese menziona i quattruoviri, magistrati di diritto romano notoriamente attestati a Corfinium e Sulmo ma assenti a Superaequum (non a caso Mommsen sospettava che l'iscrizione in questione fosse giunta a Secinaro da Corfinio). Alcuni autori contemporanei, partendo dal presupposto che l'iscrizione secinarese data al periodo di Aureliano, hanno immaginato che il quattuorvirato possa essersi sostituito al duovirato nella tarda età imperiale. Cosicché non vi sarebbe necessità di espungere l'iscrizione secinarese dal corpus delle iscrizioni latine di Superaequum.In questo senso M. Buonocore, L'epigrafia latina di Superaequum, 1984, giustifica la presenza dei quattuorviri in un municipium retto da duoviri.
Non mancano reperti che tradiscono possedimenti territoriali della stessa casa imperiale. Un'iscrizione latina proveniente da contrada "La Ira" in Secinaro è dedicata a Scribonia, seconda moglie dell'imperatore Ottaviano Augusto da lui stesso ripudiata dopo la nascita di Giulia. L'imperatrice Livia, raffigurata con acconciatura classicheggiante, è raffigurata in una scultura che potrebbe provenire, stando alla tradizione popolare, da un arco situato al passo di Forca Caruso. A questo stesso arco leggendario, topograficamente collocabile lungo la linea di confine tra Peligni e Marsi, sarebbe da riferire la testa marmorea dell'imperatore Tiberio, scultura che i frati di Castelvecchio Subequo hanno custodito nel chiostro del convento di S. Francesco fino a pochi decenni or sono. Particolarmente interessante è anche la statua (ormai scomparsa ma simile a quella dell'Augusto loricato proveniente dalla Villa di Livia in Prima Porta e custodita oggi nei Musei Vaticani) che raffigura il cavaliere Caio Scaefio Pollio, prefetto quinquennale e militare inviato da Tiberio a Superaequum per trasformare la Valle Subequana nella fucina della cavalleria romana.
Medioevo e Rinascimento
Dopo il crollo dell'Impero mancano informazioni sugli sviluppi di questa zona e l'ultima testimonianza in ordine di tempo prima del Medioevo è rappresentata dalla piccola catacomba cristiana di Castelvecchio Subequo edificata nel IV secolo d.C. Allo stesso secolo data anche un piatto di lenticchie carbonizzato, indizio eloquente di un pasto preparato e mai più consumato, che rappresenta l'ultima testimonianza del vicus di contrada Campo Valentino a Molina Aterno. A partire dalla fine del IV secolo d.C. si assiste all'abbandono dei pagi e dei vici superequani da parte delle rispettive comunità locali. Al IV-V secolo d.C. data inoltre l'origine dell'ormai celebre "formazione geologica" ubicata sui "Prati del Sirente" che, dopo aver sonnecchiato nell'indifferenza generale per lunghissimo tempo, è finita improvvisamente al centro di un'accesa disputa accademico-mediatica intorno alla sua natura.Si veda la voce Cratere del Sirente
Tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C. il territorio della Valle Subequana entrò nella diocesi di Valva, diocesi che confluirà nel Ducato di Spoleto a seguito dell'occupazione longobarda dell'Abruzzo. L'Alto Medioevo è un periodo caratterizzato da un buio storico piuttosto fitto. Troviamo a Secinaro un piccolo nucleo stanziale in contrada Castello (dove sorge l'attuale chiesa di San Nicola di Bari) e un secondo villaggio in pietra nei pressi dell'attuale località La Villa (trattasi della medioevale Longanum). Sappiamo che la Bolla Corografica di papa Onorio III risalente al 1223 riporta i nomi di due centri abitati in questo territorio: Secenalis e Longanum e che la successiva bolla di Lucio III menziona nove chiese in "Secenaro": S. Marie de Rosis, S. Nicolai, S. Egidii, S. Juste, S. Quirici, S. Johannis, S. Gregorii, S. Theodori e S. Marie. Quest'ultima, in particolare, potrebbe coincidere con la chiesetta di Santa Maria della Valle, il cui rudere è tuttora visibile in località La Villa e al cui interno si possono osservare tracce di un affresco distrutto a colpi di piccone probabilmente dagli Iconoclasti.