Bucchiànico (Vicchiènëchë in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.

Geografia fisica

La località, sita a pochi chilometri dal capoluogo Chieti, è posta su un colle, tra le valli del fiume Alento e Bucchianico Foro. Il suo territorio, in prevalenza collinare, è segnato da diverse formazioni di calanchi.

Storia Dalla preistoria all'età Romana

Il territorio di Bucchianico, data la vicinanza con la pre-romana città di Teate, era già abitato con terreni in parte disboscati e utilizzati per coltivazioni, e ciò in ragione del fatto che il distretto Marrucino svolse per secoli la funzione di vastissimo e ricco agro di Teate, che divenne municipium, con propri magistrati e governo ma sotto il controllo di Roma, cui pagherà un tributo. Nelle località Santa Maria Casoria, Pubbliconi, Pian di Maro e sulla collina stessa del paese sono stati trovati degli stanziamenti rurali romani, e la collina del castello ospitava verosimilmente un santuario dedicato ad Ercole: tutto questo perché la naturale direttrice di espansione di Teate non poteva che essere l'ovest, per cui molte gentes teatine promossero attività agricole nell'agro di Bucchianico, e di alcune di esse c'è pervenuta traccia, come gli Asinii, gli Aufidii, i Nevii, i Sulpicii, i Vettii, i Lutii, i Mucii, che ebbero proprietà nell'agro a meridione di Teate e a buon diritto possono considerarsi come colonizzatrici del posto e in un certo senso progenitrici della stirpe locale (ne sarebbero una "spia" gli attuali cognomi bucchianichesi, nonché chietini, Sulpizio, Di Luzio, Di Muzio, Vezio, ecc.). In particolare sono documentati i possedimenti degli Aufidi nella zona di Casoria, i cui sepolcreti furono rinvenuti nel 1836 e una lapide funeraria venne citata dal Mommsen. Durante i secoli dell'Impero l'utilizzazione di ampia parte dell'attuale terra di Bucchianico s'estese di molto e si consolidò nel tempo, e forse la prima terra massicciamente colonizzata fu quella del versante sinistro dell'Alento, e poi Casoria, Frontino, Piana, in cui sono stati raccolti reperti databili a quell'epoca. Se però l'agro fu precocemente abitato, la collina rimase certamente vuota, perché coperta di boschi, priva d'acqua e soggetta a tutti i venti, e l'unico motivo che potesse privilegiare il suo inurbamento, cioè il bisogno di sicurezza fu, fino alla caduta dell'impero, inesistente.

Il Medioevo

La decadenza dell'impero s'avvertì in provincia in maniera molto meno marcata della Capitale, per cui a Teate e dintorni seguitò la vita di sempre, finché un tragico incidente si verificò nel 410, quando un improvviso cruento assalto dei Visigoti mise a ferro e fuoco Teate: le campagne, in cui case ville e villani erano ormai alla mercé di qualsiasi assalitore, furono abbandonate, perché i loro abitanti conversero su Teate, mentre la parte di essi che non riuscì o non volle essere ricoverata rimase dispersa sul territorio, creando progressivamente delle agglomerazioni da cui ebbero origine centri ancora esistenti, quali, nelle vicinanze, Ripa Teatina, Villamagna, Tollo, Manoppello, Scafa, ecc. Agli Ostrogoti succederanno i Goti, che nel 535 furono sconfitti dal bizantino Belisario, e il dominio Bizantino in Abruzzo durò poco, sostituito da quello Longobardo, ma lasciò tracce significative, tra tutte la "prammatica sanzione" giustinianea, che delegò molti poteri ai vescovi locali e rimase in vigore fino all'arrivo dei Normanni, nell'XI secolo. In tutti questi anni è da escludere una vera e propria colonizzazione della collina, e forse i primi “vici” sorsero nei luoghi ove nacquero le prime chiese: Santa Maria di Bassano, San Giovanni, Sant'Ilario cui si affiancheranno i relativi castelli, che continuavano a far capo all'ormai denominabile Chieti, che coi Longobardi dopo il 600, fu promossa a sede di “gastaldia”, da cui dipenderà buona parte dell'Abruzzo citeriore.

Prima ipotesi di origine A questo punto potrebbe aprirsi una pagina significativa, forse basilare, per una vera e propria nascita di Bucchianico: attorno all'880 un attacco dei Saraceni fu portato addirittura su Teate, e sembra essere sicuramente dell'anno successivo quella che distrusse l'abbazia benedettina di Santo Stefano di Rivomare e la contigua città portuale di Buca, poco a nord di Vasto: di tale avvenimento ci dà notizia il "Chronicon" di Santo Stefano redatto da Rolando monaco. Di Buca, città frentana probabilmente sorta nei pressi di Punta Penna, parlarono molti scrittori d'epoca, come Plinio, Strabone e Pomponio Mela, ed è dunque probabile che, a seguito dell'attacco saraceno dell'881, fu abbandonata dai suoi abitanti, che in cerca di fortuna altrove s'indirizzarono verso zone sicure dell'interno possibilmente disabitate, per non suscitare risentimenti o astio nella popolazione residente e per mantenere una maggiore unità etnica. Tali considerazioni inducono allora a pensare che, proprio perché ancora disabitata, la collina di Bucchianico fosse colonizzata da questi profughi bucani, che probabilmente ricevettero il placet del vescovo teatino, dato che il primo insediamento sulla collina rimase sottoposto de jure alla curia vescovile di Chieti. A favore di questa tesi milita anche l'episodio del terremoto nel Molise del 1456, che distrusse completamente il paese di Ururi, assegnato 9 anni dopo dal vescovo di Larino ad un gruppo di albanesi in fuga dalla loro patria occupata dai Turchi. A favore della tesi dell'immigrazione bucana s'è espresso lo scrittore locale De Leonardis, il cui commentatore e critico Ernesto Jezzi assunse un atteggiamento possibilista: ciò senza contare, ma da sola la prova varrebbe poco, la trasformazione sequenziale Buca, Bucano, Bucclano, Bucanico, Bucchianico. Una prova indiretta, ma di peso non indifferente, che milita a favore di un'immigrazione iniziale, è che il numero degli abitanti di Bucchianico è stato sempre assai superiore del doppio o del triplo di quello dei centri vicini, v'è stata cioè censita una quantità di fuochi decisamente elevata che potrebbe trovare una plausibile giustificazione solo con apporti umani esterni. Quando il primo nucleo s'impiantò sulla collina forse fu semplicemente chiamato "villaggio" ed espresso nella lingua ormai presente da 200 anni, il longobardo, per cui il villaggio fu detto "Fara" o "faricciola" (piccola Fara), e prova potrebbe essere che il terziere più antico di Bucchianico ha conservato il nome antico di Farciola: il nome Bucanico o Bucclano entrò nell'uso molto più tardi, al tempo dei Normanni, perché fino ad allora l'appellativo corrente fu “Fara di San Silvestro”, dal nome della chiesa principale del borgo.

Seconda ipotesi di origine Nel Medioevo risulta nominato come Bullanicum o Bullanico di cui il suffisso -anicum indicava una proprietà prediale verosimilmente da Bucco, forse il nome di un patrizio romano che possedeva il territorio. Tuttavia la prima menzione è da ricercarsi nell'876 nel Memoratorium dell'abate casauriene Giovanni di Berardo quando cita le chiese di sant'Eleuterio e di san Paolo come possedimenti dell'abbazia di San Liberatore a Maiella come in pertinentia de Boclanico. Del resto dopo questa nomina nulla si sa sull'origine del nucleo abitato di Bucchianico, tuttavia tra il 979 ed il 1016 sul versante sud-orientale del crinale del colle dell'abitato l'iniziale aggregato rurale venne trasformato in oppidum trasformandosi in un aggregato urbano provvisto di mura.

Alla fine dell'anno 1000 esisteva sul crinale della collina una traccia viaria che conduceva al versante nord-orientale della collina, e su essa sorgerà il corso principale, e al colomo, detto "pizculum" o "pizzo", s'andava formando una via che ancora oggi prende il nome di Pizzoli. Nel 1034 sant'Aldemaro di Capua fondò il monastero di Santa Maria Maggiore e Sant'Urbano, monastero posto sotto il feudo del monastero di San Liberatore a Maiella (monastero anch'esso fondato dallo stesso santo), tuttavia, già nel 1033 esisteva nel centro abitato una confraternita di San Giacomo della chiesa dei Santi Angelo e Salvatore sita sul luogo dell'attuale caserma dei carabinieri. Pochi anni dopo il diploma di papa Niccolò, del 1059, le terre del comitato teatino furono conquistate dai Normanni, che, oltre a restituire o ristabilire i beni ecclesiastici, modificarono radicalmente l'amministrazione, che da troppo tempo era adagiata su antiche consuetudini: con i Normanni Teate diverrà importante e con essa Bucchianico, che rimase legata alla prima ma divenne autonoma, complementare e con pari dignità, e infatti entrambe divennero di pubblico demanio, come pure insieme ad esse molte città di cui i Normanni s'impadroniranno procedendo verso il Tronto: Vasto, Atessa, Lanciano, Guardiagrele, Ortona, Villamagna, Francavilla al Mare, Pescara, Città Sant'Angelo, Penne, Teramo: alla fine del XII secolo Chieti toccherà i abitanti, come pure Lanciano e Ortona, Bucchianico ne farà circa 4000, divenendo la quarta città dell'Abruzzo Citeriore, e a seguire vi furono Pescara con 3500, Guardiagrele con 3000, Francavilla con 2000, Villamagna con 1000, Ripa Teatina con 500, mentre altri centri vicini (Casalincontrada, Roccamontepiano, Serramonacesca e Vacri) erano appena in via di evoluzione da villaggio a paese. Bucchianico in quel periodo contò circa 15 chiese nel centro e altrettante nell'agro, nonché vari castelli, come quelli di Bassano, Mirabello, Sant'Ilario e San Giovanni. Nel 1076, dopo l'invasione normanna, il paese fu feudo di Roberto di Loritello, che nel 1095 dette il castello in giurisdizione al vescovo teatino Rainolfo. In questo periodo si vennero a creare due nuclei: il 1º corrispondente alla zona del Monastero di Santa Maria Maggiore e Sant'Urbano detta "Castellare" ed il 2º corrispondente al Castello e alla zona detta Farciola. La chiesa di San Michele Arcangelo venne costruita nel 1087. Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII secolo fu scelto di erigere un nuovo palazzo per l'università, come luogo fu scelto la piazza principale detta la "Platea Magna". la realizzazione del "Ridotto", la sala per le riunioni col popolo, completò la polifunzionalità dell'edificio: botteghe (piano terra e portico), religiosa (chiesa di san Michele al 1º piano) e politica (aula al 1º piano accanto alla chiesa). Nel XIII secolo gli ordini dei frati e monache mendicanti fondarono i conventi di Santa Maria delle Clarisse, Santissima Trinità dei Minori Conventuali, Di Santo Spirito dei Celestini e di Santa Maria Casoria dei Carmelitani. La fondazione di questi conventi portò ricchezza al paese fino a tutto il secolo successivo. Nello stesso secolo la politica contro il feudalesimo di Federico II di Svevia e Carlo I d'Angiò promulgò l'ampliamento dei centri urbani a discapito dei centri rurali, facendo così in modo che i due nuclei di Bucchianico vennero fusi in uno che si tese a svilupparsi lungo la strada che costeggiava il crinale raggiungendo man mano l'attuale conformazione urbana. Tra il XIII ed il XIV secolo, per volontà degli Svevi ed Angioini si venne ad instaurare una organizzazione politico-istituzionale di stampo comunale. Si venne ad erigere così la cinta muraria a difesa della città. In questo periodo, il paese era diviso nei Terzieri di Pizzoli, di Mezzo e di Castellara. Il paese era retto da un Giudice regio che veniva eletto, insieme al consiglio dell'Universitatis il 25 agosto. Gli abitanti di Bucchianico si riunivano nel consiglio comunale nella loggia comunale detta Pubblico Ridotto. Altri membri del comune erano il Mastrogiurato addetto all'ordine pubblico ed i Gracieri controllori dei prezzi sul mercato.

Dal XIV secolo ad oggi