Le rive della morte (El río y la muerte) è un film del 1955 diretto da Luis Buñuel ambientato in un villaggio costiero chiamato Santa Bibiana che all'inizio viene presentato alla maniera di un documentario per meglio dichiarare l'impronta realista dell'opera.
Trama In un paese messicano vige una esasperata legge dell’onore che non si ferma davanti a niente come per esempio quando Felipe viene schiaffeggiato e sfidato da Romulo mentre è ricoverato all’ospedale e inserito totalmente in una macchina respiratoria che gli lascia all’esterno visibile soltanto la faccia. Questo perché il padre di Felipe aveva appena ammazzato il padre di Romulo. Nel paese ognuno ha una pistola, perfino il parroco. Un profondo fiume divide il paese dal cimitero e quando una persona è assassinata la società permette all’assassino di conservare la sua vita in solitudine dopo aver attraversato il fiume. Il finale della storia è la rottura di questa feroce legge che vigeva quasi per dare una perversa soddisfazione agli abitanti di quel paese.
Distribuzione Il film è stato presentato alla 15ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1954. La versione restaurata di Le fleuve de la mort dal 1 aprile 2026 esce nelle sale cinematografiche francesi, su Telerama è presentato come un oggetto filmico interessante impregnato delle ossessioni del regista spagnolo sulla morte e sui suoi rituali.
Accoglienza Giulio Cesare Castello stigmatizza l'opera e il regista stesso scrivendo che El rio y la muerte «mi ha rafforzato nella vecchia convinzione che questo regista costituisca uno fra i più clamorosi equivoci della storia del cinema. Nella quale B., a ben guardare, non esiste». Il critico continua definendo come una tematica non banale, già affrontata da Ejzenstein con stupenda intuizione, sia sfociata nel ridicolo senza tralasciare la facile retorica di una finale riappacificazione. Giorgio Cremonini, dopo aver citato il passo di Castello nel suo libro su Buñuel, riporta di seguito un parere diametralmente opposto di Edoardo Bruno tratto da Tendenze del cinema contemporaneo (Samonà e Savelli, Roma 1965), dove il critico scrive «di quella morte messicana sulla quale Ejzenstein aveva costruito la grande parata di Que viva Mexico!, B. traccia un ritratto ampio, crudele e affascinante al tempo stesso; [...]».
Critica Alberto Cattini definisce "irriconoscibile" il Buñuel del Rio y la muerte e questa è l'unica osservazione che si legge nel suo volume dedicato al regista.
Nel 2026 Marcos Uzal su Cahiers du cinéma dedicando un articolo alla riedizione e al restauro di Le Fleuve de la mort scrive di certe meraviglie del primo periodo messicano di Buñuel (1946-1955) ancora sottostimate. Individua così una specie di triologia composta da Salita al cielo (1954), On a volé un tram e Le fleuve de la mort, dove il personaggio principale è in qualche modo il popolo messicano ritratto nelle proprie comunità particolari in dei luoghi precisi, attraverso dei racconti di fatti di cronaca come quelli che alimentano le colonne dei giornali locali.
Note
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Categoria:Film drammatici Categoria:Film diretti da Luis Buñuel