Le lingue sinotibetane (汉藏语系, hànzàng yǔxì) sono una delle principali famiglie linguistiche dell'area asiatica, da cui derivano alcune tra le più importanti lingue parlate nel continente asiatico e nel mondo, come il cinese moderno standard e dei dialetti prestigiosi come il cantonese, il tibetano e il birmano. In più, dalla pronuncia in Primo Cinese Medio (una varietà antica di cinese), deriva la pronuncia del vocabolario cinese nelle lingue sino-xeniche, cioè il giapponese, coreano e vietnamita (vocabolario sino-giapponese, sino-coreano, sino-vietnamita).

In totale, secondo il linguista Harald Hammarström, conta circa 500 lingue, di cui moltissime sono minori.

La ricostruzione di questa lingua, che è ancora agli esordi, si chiama "proto-sino-tibetano/Proto-Sino-Tibetan" (PTS) o "Trans-Himalayano" e si può paragonare come parallelismo al proto-indoeuropeo, che però è geograficamente centrato in Europa e non nell'Asia Orientale. Stando a un paper di Laurent Sagart, Guillaume Jacques e Yunfan Lai del 2018 e pubblicato nel 2019, "Dated language phylogenies shed light on the ancestry of Sino-Tibetan", la famiglia Sino-Tibetana (e dunque il Proto-Sino-Tibetano) è nata "circa 7200 anni fa" ("around 7200 B.P.", ovvero Before Present), quindi attorno alla fine del sesto millennio avanti Cristo.

Secondo uno studio glotto-cronologico di sette lingue sino-tibetane (contro le 50 dell'articolo di Sagart-Jacques-Yunfa per capire la nascita della famiglia) di William S-Y. Wang in "Three windows on the past" (1998), le lingue hanno mostrato i primi segni di perdita di unità "6000 anni fa" (1998-6000= -4002). Pertanto, approssimando il tutto, una separazione (sulla base di un numero minore di lingue) si può datare intorno al 4000 a.C.

Classificazione La classificazione delle lingue sinotibetane è una questione molto dibattuta. La classificazione è resa problematica da diversi fattori, tra cui il fatto che molte lingue sono dotate di una ricca tradizione scritta (come il cinese, il tibetano e il birmano) mentre altre sono dotate di sola tradizione orale. Dal 1937 al 2013 sono state elaborate diverse teorie linguistiche e diverse ipotesi di modelli filogenetici per i linguaggi della famiglia sinotibetana. Se per molte sottofamiglie linguistiche è stato possibile ricostruire con un certo margine di certezza scientifica sia le derivazioni che le parentele tra diverse lingue, (come nel caso delle lingue lolo-birmane), giunti al 2016 tuttavia non è stata ancora elaborata una ricostruzione soddisfacente di un presunto linguaggio "proto-sinotibetano" antecedente i gruppi linguistici che si cerca di classificare.

Classificazione classica di James Matisoff (1978) e divisione del proto-sino-tibetano La classificazione di James Matisoff, del 1978 suddivideva la famiglia in due domini:

lingue sinotibetane lingue sinitiche lingue cinesiFamiglia che include il cinese mandarino. lingua bai lingue tibeto-birmane lingue tibeticheIl cui maggior esponente è il tibetano. lingue lolo-birmaneChe includono il birmano, e la lingua Yi. Secondo la classificazione classica e più nota, il proto-sino-tibetano si è suddiviso nel gruppo sinitico e nel proto-tibeto-birmano. La prima lingua sinitica attestata è il cinese antico (i gusci di tartaruga con i caratteri incisi e messi a crepare sul fuoco per fare divinazioni più antichi risalgono al 1250 a.C., durante la Dinastia Shang). Da questa lingua, a cui si affiancano le lingue delle altre culture cinesi neolitiche, poi tutte sparite e/o soggiogate dagli Hua 华 (oggi, a partire dalla Dinastia Han, si usa la parola 汉 Han), sono nate le lingue Bai e il Proto-Min, ricostruito da Jerry Norman e da cui discendono le lingue Min (e.g. l'Hokkien, di famiglia Minnan). Dopodiché è evoluto in Cinese degli Han Orientali, una varietà intermedia, per poi culminare nel Primo Cinese Medio, parlato durante le Dinastie del Nord e del Sud, la Dinastia Sui e il Rinascimento Cinese (Dinastia Tang e Dinastia Song, dinastia sotto alla quale si parla il Tardo Cinese Medio). In questo periodo, cioè quello del Primo Cinese Medio, nascono tutte le altre famiglie di dialetti cinesi, come l'Hakka, il cantonese/Yue e lo Wu, accomunate dall'essere piuttosto conservative a differenza degli altri dialetti settentrionali (Gan, Xiang). Il Tardo Cinese Medio, durante il khanato mongolo (Dinastia Yuan) e le dinastie successive (Ming e Qing, l'ultima diastia imperiale cinese) ha continuato a evolvere in Primo Mandarino, Mandarino Medio e Mandarino Tardo-imperiale (in questi due periodi è stato creato il guanhua).

Quanto invece alle lingue sino-tibetane senza più le lingue sinitiche (si ricorda che sono direttamente attestate con scritture l'antico cinese e le lingue che ne derivano), hanno cambiato nome in lingue tibeto-birmane e la ricostruzione della lingua unificata, effettuata da Paul K. Benedict e rifinita da James Alan Matisoff, si chiama "proto-tibeto-birmano"/Proto-Tibeto-Burman/PTB (Burman, rispetto a "Burmese", significherebbe più precisamente "birmanico" e non "il birmano"). A sua volta, il proto-tibeto-birmano si è suddiviso in proto-tibetico (ricostruito da Nicolas Tournadre, 2013. Da esso deriva il tibetano antico, da cui discendono le lingue tibetiche) e nelle lingue lolo-birmane, la cui proto-lingua si chiama proto-lolo-birmano/Proto-Loloish/Proto-Nisoic (ipoteticamente, l'abbreviazione sarebbe PLB). Da queste lingue derivano la famiglia di lingue Lolo e il birmano antico.

La famiglia sinotibetana, secondo il linguista Harald Hammarström, contiene circa 500 lingue, in gran parte lingue minori. Di queste, secondo James Matisoff, circa 250-300 sono tibeto-birmane e quasi metà di esse sono minori (solo 9 lingue hanno oltre un milione di parlanti). Secondo invece Ethnologue sono di più, 441. Il birmano è quella più parlata con circa 32 milioni di persone. Otto milioni di tibetani parlano una delle diverse lingue tibetane. Secondo lo stesso Matisoff, è difficile capire quante siano effettivamente le lingue tibeto-birmane siccome talvolta ne vengono scoperte di nuove e per la difficoltà in dei casi a dividere una "lingua" da un "dialetto".

I tibeto-birmani, secondo un articolo di Bo Wen, Xuanhua Xie et al. (Analyses of Genetic Structure of Tibeto-Burman Populations Reveals Sex-Biased Admixture in Southern Tibeto-Burmans, scritto nel 2003 e pubblicato nel 2004), derivano da una migrazione verso il sud di alcune tribù dalla Cina nord-occidentale. Queste tribù, le Di-Qiang, entrarono in contatto con le tribù native austroasiatiche e Mon-Khmer. Da questo studio genetico emerge che si sono anche mescolati geneticamente tra loro. La migrazione viene datata "nel periodo delle Primavere e Autunni, circa 2600 anni fa" (il periodo va da 771 a.C. al 476 a.C.). Siccome questo periodo è ricordato per le guerre sanguinarie tra 120 feudi, poi riuniti dalla prima dinastia imperiale, la Dinastia Qin, si può ipotizzare che siano avvenute per le guerre (in futuro, molte altre migrazioni avrebbero avuto come protagonisti dei profughi di guerra). L'avvenimento che dà inizio a questo periodo è la caduta della Dinastia Zhou, che è costretta alla fuga in un piccolo territorio, l'unico che controlla saldamente. La tribù che sconfisse gli Zhou, i Quanrong, era del gruppo Qiang e abitava proprio nella Cina nord-occidentale.

Uno strumento online utilizzabile per consultare le radici in proto-tibeto birmano e altre lingue sino-tibetane è lo STEDT (Sino-Tibetan Etymological Dictionary and Thesaurus), un dizionario curato da James Matisoff dell'Università di Berkley la cui versione finale è stata rilasciata nel 2015. Un paper di Laurent Sagart (2019) indica le correzioni di alcune etimologie sbagliate. Alla creazione dello STEDT hanno partecipato anche Nicolas Tournadre e William Baxter. La ricostruzione del cinese antico non sembra essere quella più recente del 2014.

Classificazione di George Van Driem (2001) Vi sono linguisti che respingono il modello che prevede una separazione iniziale tra questi due domini. Il modello di George Van Driem del 2001 propone una differente classificazione:

Lingue tibeto-birmane OccidentaliBarico, Brahmaputran, o Sal. Dhimal Bodo–Koch Konyak Kachin–Luic Orientali del NordSino-bodiche. del Nord ovestBodiche.: bodiche, kiranti, himalayano occidentale, tamangico e altre lingue a sé stanti del Nord estSinitico. del Sud del Sud ovest: lolo-birmano, carenico/Karen del Sud est: qiang, jiarongico alcune famiglie minori e linguaggi a sé stantiNepalese, nung, magar, ecc.

Classificazione Roger Blench e Mark W. Post (2013) Una delle classificazioni più recenti è quella del 2013 proposta da Roger Blench e Mark W. Post, linguisti che hanno giudicato opportuno non forzare l'appartenenza di alcune famiglie linguistiche (o singole lingue) all'albero genealogico del sinotibetano, preferendo invece considerarle elementi "isolati" ai quali destinare ulteriori sforzi di ricerca prima di procedere a nuovi tentativi di classificazione. Si tratta perciò di una classificazione più "cauta" di quelle elaborate dai linguisti degli anni precedenti.

Il dibattito è tuttora in corso e una genealogia largamente accettata, insieme alle ricostruzioni delle proto-lingue (che nel caso di queste lingue asiatiche è abbastanza complessa perché sono raramente attestate in tempi molto antichi e sono dotate perlopiù di una scarsa morfologia, poi persa nel caso del cinese a partire dal Primo Cinese Medio), può permettere una ricostruzione completa del proto-sino-tibetano.

Caratteristiche generali e confronti col cinese antico e col proto-tibeto-birmano Il proto-sino-tibetano era una lingua monosillabica, come anche il cinese antico gran parte dei vocaboli in proto-tibeto-birmano. Esattamente come quest'ultimo, una sillaba poteva essere preceduta da uno o due prefissi (era dotato di morfologia derivazionale). Non si sa se tra il prefisso e la consonante iniziale era inseribile una vocale (e.g. la vocale neutra schwa). Se era possibile, il prefisso poteva mutare in una sillaba secondaria e dunque formare una struttura sesquisillabica (le sillabe formate da sillaba secondaria blandamente attaccata e sillaba principale vengono dette "sesquisillabiche". Questa parola, un neologismo coniato da James Matisoff, deriva da una parola greca che significa "uno e mezzo". L'Old Chinese ricostruito da Baxter-Sagart, 2014, per esempio ha sillabe sesquisillabiche). Dopo la consonante iniziale Ci della radice, la sillaba aveva una vocale o dittongo o trittongo. Le parole aventi prefissi o simili da cui si ottiene un diverso significato a partire da una radice si trovano con la comparazione di vocaboli dal significato e aspetto esteriore simile (e.g. a livello di sillaba sono differenziati solo da un prefisso o da un mutamento di consonante). In generale, il metodo comparativo applicato alle ricostruzioni aggiornate e avanzate delle proto-lingue permette la ricostruzione delle singole sillabe e delle osservazioni generali sulla loro struttura. La grammatica di una proto-lingua si ricostruisce con i tratti grammaticali delle lingue che vi discendono, delle loro varietà più antiche attestate e/o la grammatica ricostruita delle proto-lingue. Per la precisione, se la classificazione di Matisoff è corretta, da una proto-lingua vanno fatti discendere il proto-tibeto-birmano e l'Old Chinese (le due ricostruzioni più recenti sono Matisoff, 2003 e Baxter-Sagart, 2014. La prima delle due è reperibile nel dizionario STEDT. Matisoff effettua anche comparazioni con l'Old Chinese, ma usa la ricostruzione di Karlgren, molto datata e diversa da quelle moderne).