Il De medicina è un trattato scritto dall'enciclopedista e medico romano Aulo Cornelio Celso. Composto probabilmente tra l'impero di Augusto e quello di Tiberio,Angiolo del Lungo, prefazione del "De medicina", pag.XXVII il trattato faceva parte di un compendio sulle scienze antiche quali l'agricoltura e la filosofia, chiamato dall'autore De artibus. Unico superstite pervenutoci, esso rappresenta una delle più vaste fonti di informazioni sulle pratiche mediche dell'epoca.
Struttura Il trattato è diviso in otto capitoli o libri, divisi a seconda l'argomento trattato. In particolare, Celso ha aggiunto alle classiche categorie ippocratiche della chirurgia, dietetica e farmaceutica la nuova scienza denominata medicina empirica. Gli argomenti trattati sono:Dino Pieraccioni, introduzione del "De medicina", pag.IX
Igiene (libro I) Dietetica (libro II) Semeiotica (libro III) Anatomia patologica (libro IV) Farmacologia e Lesioni (libro V) Malattie locali (libro VI) Chirurgia (libro VII) Ortopedia (libro VIII)
Durante tutto il trattato, Celso adotta il medesimo approccio per la trattazione delle malattie: prima dà una descrizione di quelle generali, che colpivano tutto il corpo, poi affronta ognuna separatamente a seconda del luogo o del modo in cui esse si presentano. Questo metodo, largamente utilizzato da altri medici quali Galeno, Rhazes e Avicenna è denominato “dalla testa ai piedi”, una sorta di check-up medico a partire dall'alto.
Libro I
Dopo un proemio in cui accenna alla nascita della medicinaCelso,"De medicina", pag. 3 e a tutta la tradizione mitologica di Asclepio importata a Roma dai greci, Celso narra le origini della scienza medica a partire dal suo più autorevole esponente, Ippocrate, il primo a separare questa scienza dalla filosofia naturale.Celso, "De medicina", pag. 5 Di seguito, percorre l'avanzare della medicina nell'età classica e in quella alessandrina, dando particolare attenzione a colui che per primo si azzardò a sperimentare le teorie sul corpo umano con l'ausilio dell'autopsia e della vivisezione: Erasistrato. Per finire, analizza la tragica situazione della medicina romana, in mano a ciarlatani e persone non competenti; in particolare Celso riporta la figura di Asclepiade,Angiolo del Lungo, prefazione del "De medicina", pag.XXII fondatore della medicina “empirica”, in pieno contrasto con il rigore della scienza ippocratica.
Dopo il proemio, Celso dedica il resto del libro all'igiene, e a come le persone sane debbano preservare la propria salute.Celso, "De medicina", pag. 24 Celso raccomanda di evitare gli eccessi, fare esercizio e mangiare due volte al giorno; in seguito tratta di come la costituzione, l'età, il temperamento e fattori ambientali quali la temperatura e il clima possano interferire con il normale decorso della malattia.Celso, "De medicina", pag. 28 Infine, tratta di malanni semplici quali il mal di testa, il mal di stomaco, del corpo sciolto e di come rifuggire le epidemie.
Libro II
Dopo un breve proemio in cui riconosce l'autorità di Ippocrate,Celso, "De medicina", pag. 46 Celso riprende il discorso intrapreso nel primo libro riguardo quali climi, età, costituzioni e temperamenti siano favorevoli al mantenimento della salute. In seguito, si occupa di una prima individuazione dei segni di malattia e di morte,Celso, "De medicina", pag. 59 spesso consistenti in un'alterazione dell'aspetto o delle funzioni vitali del paziente, e in particolare fa attenzione all'espulsione di alcuni umoriLa teoria umorale era stata creata da Ippocrate per spiegare le cause di tutte malattie attraverso degli squilibri nei liquidi del corpo quali l'urina, vomito, espettorazioni di vario genere e feci; subito dopo elenca le malattie più frequenti dell'epoca, che tratterà in seguito.
Nella terza parte del libro delinea i diversi modi e strumenti con cui si ottiene la guarigione"De medicina", pag. 83. Tralasciando per il momento i medicinali, individua il principio base della guarigione nella sottrazione, l'aggiunta o lo spostamento degli umori all'interno del corpo. Le tecniche più usate sono:
Salasso: largamente utilizzato nella cura delle febbri, spesso come ultima risorsa, doveva essere calibrato in base alle forze del paziente Coppette: ciotole di rame o corno, se scaldate e applicate sul corpo provocano, in misura minore, lo stesso effetto del salasso; adatte a pazienti più deboli. Purghe: da dividersi in medicinali (come l'elleboro) e in clisteri, muovono il corpo. Il loro uso è stato diffuso a Roma da Asclepiade. Gestazione: esercizio ginnico per stimolare la sudorazione, da fare sulle portantine, in nave o sul cocchio. Astinenza dal cibo: completa o parziale, sempre consigliata al principio di ogni malattia. Vomito: manuale o medicinale, utile in alcune febbri Fregagioni: speciale massaggio utile per rassodare e sciogliere il corpo, una sorta di fisioterapia atta per riprendersi dopo un lungo male Sudore: da suscitare con l'esercizio o la sauna, utile contro le febbri.
Infine, Celso inizia la parte vera e propria di dietetica,Celso, "De medicina", pag. 108 facendo una distinzione tra cibi e bevande forti, medie o deboli, utilizzabili in diversi momenti del decorso della malattia, e conclude dividendo i vari cibi a seconda dei loro effetti sul corpo.
Libro III
Nel terzo capitolo del trattato Celso indaga i sintomi comuni a numerose malattie, in particolare le febbri.Celso, "De medicina", pag. 122 Egli le divide a seconda della durata e della regolarità di esse, individuandone tre tipi:le febbri erano molto frequenti all'epoca quartana, terzana e quotidiana. Celso propone un metodo di diagnosi basato su alcune variabili, quali la gravità e la durata degli ascessi, la presenza di sudore, la regolarità più o meno spiccata della febbre, la stagione e la costituzione del malato. Il metodo di cura proposto si basa principalmente sull'amministrare cibo al paziente nei tempi giusti, solitamente subito dopo un ascesso di febbre in modo che esso non andasse a togliere le forze al malato; utilizza lo stesso procedimento per il salasso, che inficiava sulle forze rimaste al paziente. In generale, Celso raccomanda di far attenzione ad ogni sintomo, quali battito cardiaco, mal di testa, brividi, freddo, lingua secca e ipocondri dolenti. Inoltre dedica una particolare attenzione alle infiammazioni,Celso, "De medicina", pag. 147 che distingue a seconda di quattro caratteri:
Rubor (rossore) Tumor (gonfiore) Calor (bruciore) Dolor (dolore)
Nella seconda parte, si appresta a descrivere le varie forme di follia,Celso, "De medicina", pag. 156 da lui divisa in frenesia (una sorta di eccitazione eccessiva), malinconia (depressione dovuta alla bile nera) e la follia vera e propria. Nei primi due casi, utilizza metodi come il gioco, il dialogo, la lettura e la musica, lasciando le catene, le percosse e le punizioni solo per i folli violenti; in qualsiasi caso, egli constata come la solitudine non faccia che aggravare le condizioni mentali del paziente.
Nell'ultima parte, affronta alcune malattie che colpiscono l'intero corpo,Celso, "De medicina", pag. 164-186 tra cui trovano spazio le cardiopatie e la letargia, caratterizzate da estrema debolezza; l'idropsia o ritenzione idrica, dove si evacuano liquidi in eccesso col ferro rovente; la tisi, che cura col trasferimento in luoghi più salubri, come Alessandria; il mal caduco o epilessia, cronico, che cura con delle cauterizzazioni al cranio; Il morbo regio o ittero, così chiamato perché prevedeva il divertimento e una vita “da re” durante il periodo di remissione della malattia; l'elefantiasi, deformazione curata con i salassi, e la paralisi, apoplettica o localizzata, difficilmente guaribile se non scomparsa al primo salasso.
Libro IV
Celso inizia il quarto libro facendo una breve descrizione dell'anatomia del corpo,Celso, "De medicina", pag. 191 secondo l'ordine “dalla testa ai piedi”. Dopo aver nominato i vari organi in greco e latino (ciò poteva causare confusione, dato che stomaco in greco è ventricolo, e la trachea è stomaco), divide i vari tipi di tessuti: nervosi, come le pareti del ventricolo; spugnosi come il polmone; e muscolosi come il cuore, anche se di esso e del pancreas ammette di non poter aggiungere nulla riguardo allo scopo, ma solo descriverli (la circolazione ancora non era stata scopertail primo a provarne l'esistenza fu William Harvey, medico inglese, nel 1628). Quindi comincia affrontando le numerose malattie del capo,Celso, "De medicina", pag. 195 quali la cefalgia e l'idrocefalia, la paralisi della lingua e il tetano (che ammetteva solo l'uso del salasso nella cura).
Celso poi descrive le malattie dell'apparato respiratorio come catarro, tosse e infreddatura, per passare poi all' e le difficoltà respiratorie (dispnea, asma e ortopnea), curabili con salasso. Particolare attenzione viene data allo sputar sangue,Celso, "De medicina", pag. 211 in quanto sintomo molto frequente, dovuto spesso a diabrosi o anastomosi; dopo le irritazioni dell'esofago, Celso passa ai polmoni, descrivendo pleurite e peripneuma (che affronta con l'ausilio di coppette e medicinali). Celso poi descrive l'epatite, il male alla milza e alle reni,Celso, "De medicina", pag. 223-236 caratterizzate da dolore acuto, gonfiore, vomito, e ulcere; dopo aver parlato di colera e del morbo celiaco, affrontabili con il vomito ripetuto, l'autore si concentra sulle malattie dell'intestino: prima affronta i dolori del tenue con il salasso, poi le varie malattie del crasso, quali dissenteria, lienteria, la diarrea (affrontabili con i clisteri) e l'infestazione da vermi, eliminabili attraverso dei vermicidi.
Dopo un primo accenno ai dolori all'utero e alla vescica, il testo si interrompeCelso, "De medicina", pag. 240 per i capitoli riguardanti le esulcerazioni di essi e sui calcoli, a noi non pervenuti.
Dopo una breve descrizioni dei dolori articolari, alle cosce e alle ginocchia, il libro si conclude.
Libro V
Nel quinto libro Celso introduce l'uso dei medicinali,Celso, "De medicina", pag. 250 enunciandone i pro e i contro; l'uso dei farmaci era al centro del dibattito tra medici di tutte le epoche, e, se vedeva favorevoli Erofilo e Erasistrato, mentre trovava in forte opposizione Asclepiade.
Formati da una mescolanza di sostanze semplici e comuni differenti nel peso e nelle proporzioni, i medicinali confezionati dagli antichi potevano essere divisi in:
emostatici suppurativi aperienti (che aprono i pori della pelle) detersivi (disinfettanti) corrosivi consumativi caustici escariotici (cicatrizzanti) discussivi (disperdono la materia in eccesso) attrattivi e repulsivi (richiamano o respingono la materia) ammolienti quelli atti a far cadere la crosta, a levigare le asprezze e a far carne
In seguito Celso spiega la preparazione di numerosi medicinali, dando vita ad un vero e proprio ricettario:
Celso quindi spiega come preparare i malagmi (pestati di fiori e steli), empiastri (pestati di metalli, semi-liquidi), i pastilli (come gli empiastri, ma solidi), gli acopi (liquidi contro le lesioni ai nervi), diversi antidoti, le pillole (compresse con vari effetti, ma di disturbo per lo stomaco), e i pessari (medicamenti avvolti nella lana, citati anche nel giuramento di Ippocrate, utilizzati per l'aborto e per l'espulsione del feto morto).