Leconomia bizantina fu per secoli una tra le più solide del bacino del Mediterraneo anche per via della felice posizione di Costantinopoli, al centro delle rotte commerciali che collegavano l'Europa continentale con il Levante e i Paesi dell'Estremo Oriente attraverso la Via della seta.
Molti studiosi collocano l'apice della potenza economica bizantina al VII secolo, fino alle conquiste arabe del vicino oriente che segnarono l'inizio di un periodo di declino e di stagnazione. Le riforme di Costantino V prima e una ritrovata stabilità politico-militare sotto gli imperatori della dinastia dei Macedoni permisero, tuttavia, un recupero delle glorie antiche, e mai l'impero perse la fama derivata dallo sfarzo e dalle ricchezze accumulatesi nella capitale.
Questa fase durò fino alla seconda metà del XII secolo quando rivolgimenti politici indebolirono il prestigio imperiale mentre diveniva sempre più forte la concorrenza dei mercanti delle Repubbliche marinare italiane, specialmente Venezia.
La IV crociata con la seguente conquista della capitale e di gran parte delle province dell'Impero segnò la fine della prosperità; anche se successivamente la dinastia dei Paleologi riuscì a restaurare l'impero, non fu però in grado di rinnovarne anche le fortune.
Una delle basi economiche dello stato era il commercio ed i conseguenti introiti doganali che, tuttavia, a partire dall'XI secolo iniziarono a scemare dal momento che i Basileis concessero sempre maggiori esenzioni alle Repubbliche Marinare per acquistarsi il loro appoggio, e le conquiste da parte dei crociati non fecero altro che portare alle estreme conseguenze questo processo.
Storia economica e fiscale L'economia dell'Impero romano d'Oriente soffrì molto meno, rispetto all'Impero romano d'Occidente, le incursioni dei barbari. Nell'anno 150 il tesoro ricavava solidi, all'anno 215 otteneva solidi, durante il regno di Diocleziano gli introiti ammontavano a 9,4 milioni di solidi su di un totale di 18 milioni., e infine sotto il regno di Marciano le entrate annuali erano stimabili a 7,8 milioni di solidi consentendo così di accumulare circa libbre di oro o solidi per il tesoro imperiale.
Tale riduzione, secondo Warren Treadgold, è addebitabile ad una moderata riduzione della produttività agricola e della popolazione, per quanto bisogna considerare che i pochi dati relativi alla popolazione cittadina dimostrino una tendenza lievemente positiva tra i secoli III e V DC;. per questo si può affermare che il regno di Marciano segnò l'inizio di tale crescita..
La ricchezza di Costantinopoli si può ricavare da alcuni dati: Giustino II spese libbre d'oro per celebrare il proprio consolato, alla morte di Anastasio I la tesoreria aveva in cassa oltre 23 milioni di solidi o libbre d'oro, e Giustiniano agli inizi del regno poté contare su un surplus di oltre solidi.
Sempre Giustiniano, prima delle sue campagne di riconquista dell'Africa e dell'Italia, poteva contare su un introito di di solidi, da lui ulteriormente incrementato a seguito delle campagne.
Nonostante ciò, la Peste, le ingenti spese dovute alle Guerre romano-persiane con i conseguenti pesanti tributi da lui pagati ai sovrani SasanidiNorwich, Byzantium: The early centuries, 195, 229260 e le libbre d'oro di costo per la ricostruzione di Santa SofiaHeather, La caduta dell'impero romano, 283, esaurirono il tesoro.
Onerosi furono gli esborsi ed i sussidi pagati dai successori di Giustiniano ai nemici: Giustino II pagò monete d'argento agli Avari, sua moglie Sophia comprò una tregua di un anno da Cosroe I con l'esborso di solidiNorwich, Byzantium: The Early Centuries, 269 e Tiberio II Costantino pagò libbre d'oro ogni anno per quattro anni.
Quando l'imperatore Eraclio I cambiò lingua ufficiale dell'impero dal Latino al Greco, intorno al 620, il solidus fu sostituito dal Nomisma
Il VII e VIII secolo Le Guerre arabo-bizantine ridussero ad un terzo il territorio imperiale, provocando nel VII secolo un profonda crisi economica che depresse anche le entrate fiscali, stimabili nel 780 a nomismata. I principali cespiti furono l'imposta fondiaria e quelle commerciali, con ricavi pari rispettivamente a e a nomismata.
Di questi nomismata, gli stipendi delle truppe assorbivano circa nomismata, altri nomismata erano per ulteriori spese militari, nomismata per la burocrazia e per spese di altro genere. Restavano per le eccedenze, i trattati, le tangenti o i doni non più di circa nomismata l'anno.
Con l'avvento dell'VIII secolo la pressione araba alle frontiere si fece più debole, e questo permise ai Bizantini di rafforzare il loro controllo sull'Anatolia dove si sviluppò un fiorente allevamento anche grazie all'introduzione dei themata.
Nonostante ciò rimase il pericolo di incursioni nemiche, e questo a sua volta fece crescere una ricca produzione bellica, mentre l'aumento degli effettivi dell'esercito ebbe un riflesso positivo anche sul commercio dato che stimolò gli acquisti di merci e derrate alimentari.
Per tale motivo, sebbene la spesa militare fosse considerevole, parte dei costi venivano compensati dall'aumento degli introiti delle tasse sul commercio e di conseguenza si può dire che l'economia bizantina fosse quasi autosufficiente.
Le spese militari salirono nuovamente al tempo di Niceforo I, quando nell'806 un poderoso esercito arabo invase l'impero e l'imperatore fu costretto a pagare un riscatto di monete d'oro ed un tributo annuale di nomismataNorwich, Byzantium: The early centuries, 6.
La ripresa economica si consolidò sotto il regno di Teofilo il quale, alla sua morte, nell'842 DC, riuscì a lasciare in eredità al figlio nomismata. sebbene avesse distribuito monete d'oro ai cittadini di Baghdad a scopo propagandistico e fosse stato costretto, nell'838, a pagare al califfo un tributo di dinari.
Dopo la morte di Teofilo, sua moglie Teodora II, reggente per conto del figlio Michele III, ne proseguì la politica portando le riserve imperiali a nomismata, per quanto in seguito la politica fastosa di Michele III esaurì il tesoro che alla sua morte era di appena nomismata..
La dinastia Macedone Il lungo governo della dinastia macedone segnò una fase di prosperità sociale ed economica che iniziò dall'ascesa al trono di Basilio I, durante il cui regno le entrate aumentarono a nomismata e, sebbene le continue e costanti guerre contro l'Impero bulgaro ridussero i ricavi a circa nomismata, Niceforo II poté pagare a Svjatoslav I libbre d'oro nel 968 per invadere la Bulgaria.
La ripresa al tempo dei Macedoni è commisurabile da questi dati, risalenti all'850 circa: l'imposta fondiaria e quella personale garantivano 2,9 milioni di nomismata l'anno mentre le imposte commerciali rendevano nomismata. Gli stipendi dell'esercito assorbivano 1,4 milioni di nomismata, le altre spese militari , la burocrazia , le spese imperiali con un surplus di nomismata l'anno.
Infine, alla morte di Basilio II, nel 1025, le entrate annue risultavano pari a nomismata che gli permisero di accumulare una riserva per il successore di 14,4 milioni di nomismata, pari a libbre d'oro..
I Comneni Fino alla IV crociata l'Impero bizantino conservò un'immagine di ricchezza e lusso, alimentata dalla ripresa economica e sociale che, sia pure in forma sempre più precaria e tenue, proseguì fino al 1204.. Lo sfoggio del fasto e della ricchezza serviva ovviamente come strumento di propaganda per impressionare i viaggiatori stranieri e mantenere una forma di coesione sociale.
Ad esempio Liutprando da Cremona, inviato come ambasciatore a Costantinopoli nel 940, commentò con gran meraviglia lo sfarzo della residenza imperiale, delle portate e dei fini intrattenimenti,, Neumann, Sublime Diplomacy, 870-871 sebbene a seguito della sconfitta nella battaglia di Manzicerta e alla perdita dell'Asia Minore l'impero fosse entrato ormai in una fase decadente.
Il vincitore di Manzicerta, Alp Arslan pretese un riscatto di monete d'oro per la restituzione dell'imperatore prigioniero Romano IV, sebbene poi ridusse la richiesta a monete d'oro e un tributo annuale di .. I Turchi Selgiuchidi, approfittando della debolezza imperiale, nel successivo periodo di venti anni occuparono l'Anatolia.
La ritrovata stabilità politica che seguì l'ascesa di Alessio I Comneno garantì una nuova fase ascendente, sebbene divenisse sempre più necessario l'aiuto dell'Occidente; in quel periodo fu svalutata la moneta e l'Hyperpyron sostituì il nomisma.
Alessio I, per ottenere l'appoggio di Enrico VI di Svevia, fu costretto a versargli monete d'oro. ed il nipote Manuele I spese denari per riscattare prigionieri crociati caduti nelle mani dei Mussulmani, denari per Boemondo III d'Antiochia, suo vassallo, nel 1165, denari per Rinaldo di Châtillon e per Baldovino di Ibelin nel 1180..
Manuele I spese anche, e molto, per garantirsi l'appoggio del clero e della popolazione versando, alla sua incoronazione, 2 monete d'oro per ogni capofamiglia e 200 monete d'argento annue alla Chiesa ortodossa..
Quando sua nipote Teodora Comnena andò sposa al re Baldovino III di Gerusalemme nel 1157, Manuele le diede una dote di monete d'oro e altrettanto per le spese di matrimonio, e regali (gioielli e abiti in seta), i quali, da soli, costavano monete d'oro.
Altrettanto onerosi furono per le casse bizantine i tentativi, falliti, di Manuele I di riconquistare l'Italia meridionale, il cui costo fu di hyperpyra o libbre d'oro., il dono di libbre d'oro al Papa e le spese di corte tra le quali l'acquisto di un gioiello (poi usato per l'incoronazione di Baldovino I di Costantinopoli) per oltre marchi d'argento.T. Madden, Crusades: The Illustrated History, 114
Nel XII secolo la principale fonte di ricchezza per lo stato fu il kommerkion, una sovrattassa doganale prelevata a Costantinopoli su tutte le importazioni e le esportazioni, che rendeva oltre hyperpyra ogni giorno. ovvero, combinato agli introiti dell'imposta fondiaria e personale, un reddito annuale di 5,6 milioni hyperpyra nel 1150..
Durante la dinastia Comnena furono, tuttavia, concesse numerose esenzioni ai dazi commerciali ai mercanti italiani per un mancato introito di hyperpyra l'anno, cui si aggiunse un indennizzo di hyperpyra o 1500 libbre d'oro per le perdite subite dai Veneziani nel 1171.J. Phillips,The Fourth Crusade and the Sack of Constantinople, 133 Infine, alla fine del regno di Manuele I, alcuni storici hanno calcolato che la somma usata per il mantenimento della famiglia imperiale sarebbe stata sufficiente per garantire gli stipendi ad un'armata di soldati.George Finlay,A History of Greece: The Byzantine and Greek empires, pt. 2, A.D. 1057-1453, 150, 150
La Decadenza dopo i Comneni e il Saccheggio di Costantinopoli Dopo la scomparsa dei Comneni, l'economia bizantina iniziò un processo di irreversibile decadenza dovuta all'impatto di diversi fattori: la crisi politica al tempo della dinastia degli Angeli, lo smembramento dell'Impero a seguito della IV crociata, l'espansione delle Repubbliche Marinare e l'avanzata dei Turchi (per quanto l'interazione dell'Impero con i territori perduti continuasse)..
Quando Isacco II Angelo divenne imperatore nel 1185, la folla fece irruzione nel palazzo, saccheggiando libbre d'oro, libbre d'argento e libbre di monete di bronzo.. Nel 1195 Enrico VI di Svevia obbligò l'imperatore Alessio III Angelo a versargli un tributo di libbre d'oro e nel 1203, quando fuggì da Costantinopoli, l'imperatore portò via libbre d'oro o hyperpyra...
A seguito della fuga di Alessio III venne restaurato Isacco II, ma l'incapacità imperiale di soddisfare le richieste dei crociati indusse costoro a rimanere nella città (a causa della crisi lo stato poteva pagare loro solo marchi d'argento o libbre d'argento su di un totale richiesto di marchi d'argento, pari a hyperpyra)..