Con la locuzione contrasto di interessi ci si riferisce ad alcuni metodi, intesi a combattere l'evasione fiscale, basati, per l'appunto, sull'instaurazione di un contrasto tra l'interesse di chi vende e di chi compra beni o servizi.

Scaricare le spese sostenute

Di metodi per raggiungere questo scopo ne sono stati concepiti diversi, ma comunemente la locuzione fa riferimento alla possibilità per l'acquirente di “scaricare”, ovvero portare in detrazione fiscale, le spese sostenute e debitamente documentate. Si tratta di un tema molto popolare, riproposto di frequente sui diversi media sia dal pubblico che da personaggi autorevoliSi vedano, ad esempio, i commenti affluiti a questo articolo di Maria Silvia Sacchi, Per piacere, mi dà lo scontrino? Così si combatte l'evasione fiscale , La ventisettesima ora, Corriere.it, 01/09/2011.Marco Tarquinio, Se non ora quando?, Avvenire, 01/09/2011.Glauco Masotti, Il "contrasto di interessi"? Meglio una lotteria!, Scribd.com, Novembre 2011. Vi sono anche documenti elaborati da alcune organizzazioni sindacali e imprenditorialiRiforma del fisco, le proposte della Cisl, CISL Veneto, 17/03/2010.Il documento di Rete imprese Italia sull'economia sommersa , 17/01/2011. a sostegno dell'adozione di questo metodo. Nella campagna elettorale per le elezioni del febbraio 2013 la proposta è stata rilanciata da diversi esponenti politici tra cui AlfanoElezioni 2013, Alfano: “Se vinciamo, la detrazione dalle tasse di ogni scontrino”, ilfattoquotidiano.it, 20.02.2013 e Di PietroL'evasione fiscale e la bufala del contrasto di interessi , ruffini.blogautore.espresso.repubblica.it, 19.02.2013. In Italia vi è anche l'opinione diffusa che tale metodo sia alla base del sistema fiscale statunitense, dove, secondo la vulgata corrente, sarebbe possibile, all'atto della denuncia dei redditi, portare in detrazione tutte (o quasi) le spese sostenute, mentre questo non corrisponde al veroMaria Cecilia Guerra, Alberto Zanardi, Ma il contrasto di interessi non è la soluzione , LaVoce.info, 20.11.2006.. Questa popolarità non sembra scalfita dalle analisi critiche di Maria Cecilia Guerra e Alberto ZanardiMaria Cecilia Guerra, Alberto Zanardi, Come funziona (o non funziona) il contrasto di interessi , LaVoce.info, 20.11.2006, che evidenziano la sostanziale inefficacia del metodo nel raggiungere il suo obbiettivo, ovvero battere l'evasione fiscale e recuperare introiti per l'erario. Tale analisi critica è stata ripresa ed anche ampliata da vari autoriContrasto di interessi, una bufala italiana , Phastidio.net, 27/08/2011.

Esempi pratici di contrasto di interessi Di seguito alcuni approfondimenti per comprendere in pratica cosa significhi contrasto d'interesse, al fine di individuare alcuni potenziali punti deboli.

Caso semplificato Poniamo 100€ documentati (fattura o scontrino) di cui diciamo 20€ di IVA per semplicità. Su 100€ euro (cioè 80€ netto IVALe tasse o i contributi si pagano sui ricavi al netto dell'IVA ma è un esempio molto semplificato per far capire a tutti il meccansimo complessivo.) il professionista dovrà pagare circa 30-40% di imposte su quel imponibile, poniamo 35€ (aliquota per reddito medio-basso). A questo punto è sufficiente praticare al cliente uno sconto di 10€ sull'importo senza IVA, facendogli pagare 70€ invece che 80€. È vero che il fornitore incassa 70€ invece che 80€, perdendo 10€ di profitto, ma se avesse documentata la transazione avrebbe dovuto pagare ben di più di imposte (35€).

Si comprende che maggiore è l'importo della transazione nonché l'aliquota reddituale del fornitore, il contrasto d'interesse è ancor meno vantaggioso.

Senza IVA deducibile Si immagini l'esempio di un falegname che richieda 1.500€ + IVA per la realizzazione di una cucina e proponga uno sconto di 200€ per non emettere fattura.

Come ulteriore semplificazione ipotizziamo una tassazione IRPEF fissa del 25% che è la media tra i 2 scaglioni più diffusi.

Per facilità di calcolo usiamo l'IVA al 20%

Il cliente è un dipendente con uno stipendio lordo mensile di 2.000€ e netto di 1.500€

Nel seguente scenario simuleremo quanto metterebbero in tasca il cliente dipendente, il falegname e lo Stato nel caso si scegliesse il pagamento in nero scontato a 1.300 € senza fattura Cliente Falegname Stato ricavo iniziale 2.000 € 1.300 € spese deducibili lordo 2.000 € IRPEF 25% -500 € 500 € netto 1.500 € 1.300 €spese indeducibili -1.300 € mette in tasca 200 € 1.300 €500 € Il cliente riceve dall'azienda uno stipendio lordo di 2.000 €. Avendo scelto il pagamento in nero, non può scaricare nulla, gli verranno trattenute in busta 500 € di IRPEF. Per cui riceve uno stipendio netto di 1.500€ con cui pagare il falegname 1.300 €.

In tasca rimarranno al cliente 200 €.

Il falegname, non avendo pagato alcuna tassa, riceverà 1.300 € puliti.

Lo Stato metterà in tasca 500 € di IRPEF.

Se il cliente chiedesse la fattura al falegname, quindi decidesse di pagare a prezzo pieno 1.500 + IVA, otterremmo:

con fattura Cliente Falegname Stato ricavo iniziale 2.000 € 1.500 € spese deducibili 1.500 € lordo 500 € 1.500 € IRPEF 25% -125 € -375 €500 € netto 375 € 1.125 €spese indeducibili -300 € di IVA 300 € mette in tasca 75 € 1.125 €800 € Come possiamo vedere, richiedendo il pagamento con fattura, il cliente ha uno stipendio lordo di 2.000€. Scarica 1.500 € di spese del falegname. Ne rimangono 500€ su cui paga un IRPEF di 125€

Tuttavia deve ancora farsi carico dell'IVA, che di fatto annulla tutto il risparmio. Il cliente esce perdente e si ritrova in tasca solo 75€

Il falegname pagando l'IRPEF mette in tasca 1.125 €

Lo Stato ha guadagnato da entrambi, portando a casa ben 800 €

Apparentemente, numeri alla mano, sembra che il sistema non riesca nel suo intento, a causa dell'imposta sull'IVA.

Con IVA deducibile I sostenitori del contrasto di interessi asseriscono che l'esempio sopra riportato è fuorviante, perché nel momento in cui l'IVA viene esclusa dalle spese deducibili, non può essere considerato contrasto di interessi, in quanto il sistema porta benefici, solo se è possibile scaricare tutto.

Riprendiamo l'esempio del falegname, in cui simuleremo ciò che i sostenitori definiscono il vero contrasto di interessi:

IVA 0% spostata all'interno dell'IRPEF

IRPEF 45% (ha assorbito l'IVA)

senza fattura Cliente Falegname Stato ricavo iniziale 2.000 € 1.300 € spese deducibili lordo 2.000 € IRPEF 45% -900 € 900 € netto 1.100 € 1.300 €spese indeducibili -1.300 € mette in tasca -200 € 1.300 €900 € Il cliente riceve dall'azienda uno stipendio lordo di 2.000 €. Avendo scelto il pagamento in nero, non può scaricare nulla, gli verranno trattenute in busta 900 € di IRPEF. Per cui riceve uno stipendio netto di 1.100€ con cui pagare il falegname 1.300 €.

Al cliente non rimarrà in tasca niente. Anzi dovrà prendere dai propri risparmi altri 200 €. Ecco che pagare in nero diventa costoso.

Il falegname, non avendo pagato alcuna tassa, riceverà 1.300 € pulite.

Lo Stato metterà in tasca 900 € di IRPEF.

Anche per lo Stato il vero contrasto d'interessi ha portato beneficio. Ha aumentato le sue entrate anche col pagamento senza fattura. Con l'IVA ne prendeva solo 500€ ora ne riceve 900€

Se il cliente chiedesse la fattura al falegname, quindi decidesse di pagare a prezzo pieno 1.500, otterremmo:

con fattura Cliente Falegname Stato ricavo iniziale 2.000 € 1.500 € spese deducibili 1.500 € lordo 500 € 1.500 € IRPEF 45% -225 € -675 €900 € netto 275 € 825 €spese indeducibili mette in tasca 275 € 825 €900 € Richiedendo la fattura, il cliente mette in tasca ben 275 € Pertanto ha interesse a richiederla, perché ha un beneficio.

Si noti come lo Stato, sia con fattura che senza, metta in tasca sempre 900 € In ogni caso ne esce vincitore.

Il falegname è costretto a pagare le tasse.

Fascia basso reddito Esaminiamo come funzionerebbe il contrasto di interessi sulle fasce più deboli. Apparentemente un IRPEF così alto sembrerebbe esagerato per i più poveri.

Riprendiamo l'esempio del falegname, questa volta nei panni del povero. Ha ricavato 1.500€, ma per vivere li spende quasi tutti:

500 € per il mangiare

200 € di divertimento

500 € di affitto

per un totale di 1.200 €

IRPEF 45%

con fattura Falegname mangiaredivertimentoaffitto Stato ricavo iniziale 1.500 € 500 €200 €500 € spese deducibili 1.200 € lordo 300 € 500 €200 €500 € IRPEF 45% -135 € -225 € -90 € -225 €675 € mette in tasca 165 € 275 €110 €275 €675 € Dato che è possibile scaricare tutte le spese, il lordo su cui pagare le tasse è molto basso. Anche con un IRPEF così alto, le fasce più deboli vengono protette. Infatti il falegname riesce ancora a risparmiare, mettendo in tasca 165 €.

IVA vs IRPEF IRPEF è un'imposta diretta: viene pagata dal fornitore (il falegname che vende un mobile)

IVA è un'imposta indiretta: viene pagata dal cliente (che acquista il mobile)

Sul piano dell'equità sono preferibili le imposte dirette (IRPEF) che, commisurandosi alla ricchezza posseduta, si adeguano meglio alla capacità contributiva del soggetto.

Al contrario le imposte indirette come l'IVA sono poco solidali, perché tassano tutti allo stesso modo, anche i poveri, gli anziani, i bambini e chi non ha un lavoro. Sono più facili da riscuotere, perché inglobate nel prezzo finale. Ad esempio, quando si acquista un prodotto al supermercato.

Quando avviene una compravendita, lo Stato tassa entrambi gli attori, sia il fornitore (falegname), che il cliente.

Nella seguente tabella, analizzeremo i vari tipi di pagamento, segnando "win", quando la parte ha un guadagno e "lose" quando ha una perdita. Otteniamo queste condizioni:

pagamento fornitore (IRPEF) cliente (IVA)Stato con fattura classica IVA + IRPEF lose losewin in nero senza IVA e senza IRPEF win winlose contrasto d'interessi senza IRPEF win losewin contrasto d'interessi senza IVA lose win win

Se il falegname non pagasse tasse (IRPEF), non avrebbe ragione per dimenticarsi la fattura, perché tanto a pagare le tasse sarebbe solo il cliente con l'IVA. Ma questo potrebbe comunque trovare un fornitore più clemente, che non fatturi, pur di prendere il lavoro. Questa logica non può funzionare

Viceversa se il cliente non fosse tassato durante l'acquisto (IVA) potrebbe richiedere la fattura con serenità, perché tanto a pagare le tasse sarebbe solo il fornitore. Inoltre, potendo detrarre la spesa, sarebbe incentivato a farlo.

Il contrasto di interessi senza IVA fa leva proprio su questo principio, lo Stato: diventa amico del cliente abolendo l'IVA spinge il cliente a richiedere fattura, consentendogli di scaricare la spesa stimola a spendere di più per abbassare il proprio imponibile, stimolando la crescita di nuovi posti di lavoro Su quest'ultimo punto fautori e detrattori sono in contrasto. I detrattori sostengono che non sarebbe maggiormente tassato chi più guadagna, ma chi più risparmia e meno consuma, ovvero coloro che hanno stili di vita più sobri, e questo avrebbe anche conseguenze etiche ed ambientali inaccettabili.

I fautori invece sostengono che è molto meno etico tassare tutti indistintamente con l'IVA. Inoltre il 71% dell'economia italiana è ricoperto dal terziario, come ad esempio i servizi offerti da banche, assicurazioni, massaggiatori, colf. Lavori che hanno un basso impatto sull'ambiente.

Vantaggio finanziario Tutti gli esempi sopra non considerano che c'è, nel caso di transazione in nero, oltre alla componente econonomica, quella finanziaria rappresenta dal disporre immediatamente dello sconto (cliente) e/o dell'incasso pulito "a pronti" (fornitore), invece di sopportare il costo finanziario di avere risparmi proiettati nel futuro (cioè dopo la dichiarazione dei redditi e il relativo pagamento delle imposte al fisco) nel caso di transazione documentata e relativo procedimento contabile di deduzione. In pratica: subito liquidità certa oggi versus tasso d'interesse o inflazione o incertezza per cambiamenti di politica fiscale domani.