Naqada III o semainiano è l'ultima delle tre fasi della cultura di Naqada dell'Antico Egitto predinastico, successiva alle fasi di Naqada I e Naqada II. Secondo le datazioni al radiocarbonio, la cultura di Naqada III è collocata approssimativamente tra il 3325 e il 3000 a.C., tra il 3350 e il 2920 a.C. circa secondo altre stime, o tra il 3200 e il 3000 a.C. Il periodo si articola in più sottofasi — IIIA1, IIIA2, IIIB, IIIC1, IIIC2 e IIID — la cui cronologia relativa è ancora oggetto di ricerca e discussione tra gli specialisti, data la scarsità delle fonti archeologiche e la difficoltà di identificare con certezza i sovrani attestati.

Durante il Naqada III il processo di formazione dello Stato, iniziato durante il Naqada II, raggiunge la sua fase conclusiva: fanno la loro comparsa sovrani a capo di regni indipendenti e in conflitto tra loro, i cui nomi sono noti per lo più da iscrizioni su ceramiche o lastre in pietra provenienti dalle sepolture. Tra questi figurano Iri Hor, Scorpione II e Ka, appartenenti alla cosiddetta Dinastia 0, corrispondente al Naqada IIIB. Al Naqada IIIA è invece ricondotta la Dinastia 00, termine introdotto da Günter Dreyer per indicare i sovrani locali del periodo precedente.

Il periodo si conclude con la formazione di un unico Stato e l'avvio del periodo dinastico. Narmer, tradizionalmente identificato con il semi-leggendario Menes, è considerato il primo unificatore dell'Egitto e fondatore della I dinastia egizia, appartenente all'epoca tinita (da Tini, città di origine dei sovrani).

Il Naqada III è caratterizzato da importanti innovazioni: la comparsa dei primi geroglifici egizi, l'uso regolare del serekht per indicare il nome del sovrano, le prime necropoli reali — tra cui Umm el-Qa'ab ad Abido — e una produzione materiale ricca che include tavolozze cerimoniali in grovacca, statuette di alta qualità e ceramiche con decorazioni caratteristiche.

Cronologia e suddivisioni

Il Naqada III è l'ultima fase della cultura di Naqada, che costituisce il periodo preistorico più importante dell'antico Egitto. A seconda delle fonti, è datato approssimativamente tra il 3325 e il 3000 a.C., tra il 3350 e il 2920 a.C. circa secondo altre stime, oppure tra il 3200 e il 3000 a.C. Il periodo corrisponde alle «date di sequenza» (Sequence Dates, abbreviate SD) da 63 a 76 stabilite da Flinders Petrie. Dal punto di vista della cronologia del Vicino Oriente antico, il Naqada III si colloca alla transizione tra il Calcolitico e la prima età del bronzo.

La periodizzazione della cultura di Naqada fu elaborata originariamente da Petrie nei primi anni del Novecento, a partire dagli scavi condotti nelle necropoli preistoriche dell'Alto Egitto. Il sistema di Petrie si basava su una seriazione tipologica della ceramica, che permetteva di stabilire una cronologia relativa indipendentemente da dati assoluti. Nel corso del Novecento la periodizzazione è stata progressivamente rivista e affinata. Il Naqada III è attualmente suddiviso nelle sei sottofasi IIIA1, IIIA2, IIIB, IIIC1, IIIC2 e IIID secondo la cronologia di Hendrickx, revisione aggiornata del sistema di Kaiser che distingueva ulteriormente il Naqada IIIB nelle sottofasi IIIB1 e IIIB2; ciascuna sottofase corrisponde a specifiche caratteristiche del repertorio ceramico e funerario.

Storia Formazione dello Stato

Il periodo protodinastico egizio fu caratterizzato da un processo progressivo di unificazione politica, culminato nella formazione di un unico Stato e nell'avvio del Periodo arcaico. È in questa fase che la lingua egizia fu registrata per la prima volta in forma di geroglifici. Lungo il corso del Nilo sorsero numerose piccole città-stato che, nel corso dei secoli, si ridussero attraverso conflitti e conquiste a tre entità principali nell'Alto Egitto: Thinis, Naqada e Ieracompoli (Nekhen). Stretta tra Thinis e Nekhen, Naqada fu la prima a essere assorbita. Thinis conquistò poi il Basso Egitto, mentre il rapporto tra Thinis e Ieracompoli/Nekhen rimane incerto: le due entità potrebbero essersi unite pacificamente, con la famiglia reale thinita al governo di tutto l'Egitto. I re thiniti furono sepolti ad Abido, nella necropoli di Umm el-Qa'ab.

Il periodo fu segnato da conflitti costanti con le popolazioni del Delta del Nilo, presumibilmente per il controllo delle redditizie rotte commerciali con il Levante, fonte di legname pregiato, vino e altre merci di grande valore.

La «Città dell'Oro» e i rapporti con la Mesopotamia

Il nome «Naqada» (in egizio antico Nubt) significa letteralmente «Città dell'Oro», e riflette la straordinaria ricchezza aurifera del deserto orientale egizio e la posizione strategica di Naqada e della città antistante di Copto per il commercio di quel metallo prezioso. Lo sfruttamento dei metalli preziosi del deserto orientale, unito allo sviluppo dell'agricoltura nella pianura alluvionale — che generava surplus agricolo in grado di alimentare la domanda di manufatti artigianali — rese questa regione economicamente molto più avanzata rispetto al Basso Egitto coevo.

Naqada si trovava al centro di una rete commerciale aurifera che stimolò il coinvolgimento diretto di mercanti mesopotamici, che portarono con sé artisti e personale specializzato, introducendo stili e pratiche della Mesopotamia. Lo sfruttamento dell'oro favorì probabilmente anche lo sviluppo delle prime strutture proto-statali organizzate in Egitto. Le importazioni mesopotamiche furono particolarmente intense durante la tarda fase Gerzeana (Naqada II), in corrispondenza delle culture Protoletterata b e c della Mesopotamia (periodo di Uruk).

La produzione aurifera è documentata dalla creazione di manufatti in oro risalenti già al 3500 a.C. circa. L'estrazione avveniva principalmente nei graniti antichi e recenti del deserto orientale, attraverso cave a cielo aperto e scavi sotterranei di modesta profondità.

Espansione nel Basso Egitto

Le popolazioni del Naqada II e del Naqada III si espansero progressivamente verso nord, nel Basso Egitto, soppiantando la cultura di Maadi. La città di Maadi fu conquistata già durante il Naqada IIc-d. Entro la fine del Naqada II, verso il 3200 a.C., le culture del Basso Egitto furono assorbite dalla cultura di Naqada dell'Alto Egitto. I siti della cultura maadiana di Buto, Tell Ibrahim Awad, Tell el-Rub'a e Tell el-Farkha furono abbandonati e cedettero il posto alla cultura del Naqada III.

Relazioni con il Levante

Esistono solide prove archeologiche di insediamenti egizi nel Canaan meridionale durante il periodo protodinastico, interpretati come colonie o empori commerciali. Gli archeologi Pierre de Miroschedji e Moain Sadeq hanno proposto una classificazione dell'attività egizia nel Levante in tre aree distinte: una zona di insediamento permanente comprendente Tell es-Sakan (che potrebbe essere stato il centro amministrativo) ed En Besor; un'area di frequentazione stagionale lungo la costa settentrionale; e, oltre queste, una zona di interazione tra Egizi e Cananei verso est e nord.

Innovazioni tecnologiche

Il Naqada III fu un periodo di notevoli innovazioni culturali e tecnologiche, alcune delle quali costituiscono le prime attestazioni note nella storia dell'antico Egitto. È in questa fase che compaiono i primi geroglifici egizi, impiegati inizialmente a scopi amministrativi e cerimoniali. Le prime narrazioni grafiche su tavolozze da cosmesi risalgono al Naqada III, così come il primo uso regolare del serekht, il cartiglio rettangolare che racchiudeva il nome del sovrano e ne affermava l'autorità regale.

Un'altra innovazione attribuita a questo periodo è la navigazione a vela. Le prime raffigurazioni di imbarcazioni a vela in Egitto risalgono al Naqada III, documentate su ceramica decorata e tavolozze cerimoniali. Questa invenzione, tuttavia, non fu indipendente: le prime attestazioni di imbarcazioni a vela nel Golfo Persico risalgono al periodo Ubaid della Mesopotamia (c. 5500–5000 a.C.), millenni prima delle prime rappresentazioni egizie.

Cultura materiale

Il Naqada III è caratterizzato da una produzione materiale ricca e articolata, che riflette sia la crescente complessità delle strutture sociali e politiche del periodo sia l'intensificarsi dei contatti commerciali con la Mesopotamia e il Levante. Rispetto alle fasi precedenti si osserva una progressiva standardizzazione dei repertori ceramici e una trasformazione delle arti figurative: le elaborate sculture in avorio del Naqada II lasciano spazio alle grandi tavolozze in grovacca a decorazione narrativa, mentre la produzione statuaria continua a sviluppare le convenzioni iconografiche predinastiche. I materiali preziosi di provenienza esotica — lapislazzuli dall'Afghanistan, corniola dall'India e dall'Arabia, oro dal deserto orientale — testimoniano l'ampiezza delle reti di scambio che alimentavano le élite di questo periodo.

Tavolozze cerimoniali

Durante il Naqada III le elaborate sculture in avorio caratteristiche del Naqada II furono progressivamente sostituite da tavolozze cerimoniali in grovacca. Molte delle tavolozze più note appartengono a questo periodo, tra cui la Tavolozza della caccia (Hunters Palette) e la Tavoletta di Narmer. Nella fase iniziale del Naqada IIIA (sottofasi IIIA1 e IIIA2) le tavolozze cerimoniali sono prevalentemente di forma rettangolare.

Ceramica

La ceramica del Naqada impiega principalmente due tipi di argilla. Il primo è un'argilla grigia di origine alluvionale, ricca di ossido ferroso, che diventa rossa o bruna in cottura ossidante. Il secondo tipo è un'argilla di origine calcarea o marnosa — ottenuta da corsi d'acqua e uadi — con alto contenuto di calcio, di colore giallastro o bianco allo stato crudo e cremoso dopo la cottura. La maggior parte della ceramica del Naqada III appartiene a questo secondo tipo.

Il Naqada III praticò in varia misura quasi tutti i tipi ceramici noti del periodo Naqada, ma la produzione fu prevalentemente monocroma, con decorazioni semplici a rilievo. I principali tipi, classificati da Petrie con le sue "date di sequenza", sono: ceramica chiara (tipo L, Late ware), in argilla marnosa calcarea: divenne la produzione dominante del Naqada III ceramica decorata (tipo D, Decorated ware), con superfici beige-rosate e pitture in ocra o bruno: scomparve con l'inizio del Naqada III ceramica a cima nera (tipo B, Black Top ware), con corpo rosso lucidato e cima nera: è un tipo arcaico già noto dalla cultura di Badari ceramica di forme elaborate (tipo F, Fancy Forms) comprende vasi di foggia fantasiosa o zoomorfa ceramica rossa lucidata (tipo P, Polished Red ware) è presente nelle fasi Naqada IIB, IIC e IID ceramica grezza (tipo R, Rough ware) ha inclusi vegetali che bruciano in cottura producendo una superficie irregolare ceramica a manico ondulato (tipo W, Wavy-handled ware) comprende vasi con manici ondulati che nel tempo divennero di forma cilindrica.

Durante il Naqada IIIA la ceramica decorata (D) e quella rossa lucidata (P) calarono sensibilmente, mentre la ceramica chiara (L) aumentò notevolmente; la ceramica a manico ondulato (W) sussistette solo con decorazione a bande. Nel Naqada IIIB la ceramica L dominò la produzione, affiancata da importanti quantità di ceramica W sotto forma di vasi cilindrici incisi; la ceramica grezza (R), in particolare nelle varianti a base appuntita, risultava in declino.

Statuette