Il rapporto tra il filosofo tedesco Martin Heidegger e il nazismo è stato, ed è tuttora, oggetto di una controversia e di diverse interpretazioni da parte degli studiosi. A tale dibattito si è aggiunto quello derivato dalla pubblicazione nel 2014 dei primi Quaderni Neri, che hanno rivelato forti presenze di antisemitismo nella sua filosofiaAd esempio, alla presa di posizione del curatore della pubblicazione dei Quaderni Neri nei volumi 94, 95, e 96, Peter Trawny per il quale Si è opposto il figlio di Heidegger, Hermann Heidegger, storico e curatore testamentario delle opere del filosofo tedesco, nonché diretto curatore di alcuni volumi della Martin Heidegger Gesamtausgabe che, in un suo articolo del 6 agosto 2015 pubblicato dallo Die Zeit di Amburgo, ha ribadito che il filosofo non è mai stato antisemita(Cfr. qui)..
La vicenda La discussione sul presunto coinvolgimento nelle vicende storiche e politiche del nazismo concerne il periodo in cui Heidegger assunse la carica di rettore dell'Università di Friburgo nel 1933. Fu allora che egli aderì al Partito NazionalsocialistaCfr. ad esempio, Guida a Heidegger (a cura di Franco Volpi), p. 319.. In questa occasione Heidegger pronunciò un discorso dal titolo L'autoaffermazione dell'università tedesca, nel quale difendeva l'autonomia dell'istituzione universitaria rispetto alla cosiddetta "scienza politicizzata", ma senza alcun riferimento al Partito nazista.Cfr. il Discorso di rettorato pronunciato da Heidegger il 7 maggio 1933.
Nello stesso anno, tuttavia, il 3 novembre pronunciò un altro discorso, dal titolo Appello agli studenti tedeschi, in cui si espresse in questi termini: «Non teoremi e idee siano le regole del vostro vivere. Il Führer stesso e solo lui è la realtà tedesca dell'oggi e del domani e la sua legge»; concluse poi il discorso ufficiale con la frase del saluto nazista, «Heil Hitler».Heidegger e i nazisti A ogni modo si dimise dall'incarico di rettore nel 1934, pur continuando a insegnare; da quel momento in poi Heidegger non partecipò più direttamente all'azione politica del nazismo.Per avere informazioni circa la ricezione sulla stampa italiana dell'intera vicenda, è possibile consultare i documenti pubblicati on line al seguente link: .
Le reazioni Molte sono state le reazioni e le interpretazioni, in particolare di condanna, seguite a questi discorsi pronunciati dal pensatore tedesco. Alcuni suoi allievi o discepoli, come Karl Löwith o Emmanuel Lévinas,E. Levinas, Alcune riflessioni sulla filosofia dell'hitlerismo (1934), trad. it. Quodlibet, 1997. hanno preso le distanze sin dagli anni Trenta e Quaranta, sottolineando anche quanto l'esplicito anti-umanismo dell'opera heideggeriana abbia contribuito, in un certo senso, all'elaborazione di un'ideologia totalitaria, negatrice dei diritti umani quale quella nazista.K. Löwith, Der europäische Nihilismus (1940), Il nichilismo europeo. Considerazioni sugli antefatti spirituali della guerra europea, trad. it., Laterza, Roma-Bari 1999. Altri, come Hans-Georg Gadamer, hanno preso le difese del maestro,Cfr. l'intervista a Gadamer, Heidegger fu un gran genio senza coraggio, 22 maggio 2001. sottolineando la superficialità di molte accuse, spesso scarsamente documentate e tendenziose,Gadamer, Superficialità e ignoranza. In merito alla pubblicazione di Victor Farias, in Risposta a colloquio con Martin Heidegger, pp. 175 e segg., op. cit. che non tengono conto di come Heidegger, nei suoi corsi degli anni '30, abbia anzi cercato di mostrare il fondamento nichilistico del nazismo, soprattutto in relazione al biologismo razziale.Nelle lezioni del '33 il filosofo avviò lo strappo da Hitler, dall'archivio storico del Corriere della Sera, 16 aprile 2011.
In una lettera privata ad Hannah Arendt, sua studentessa e amante per un periodo, Heidegger si difende dalle accuse di antisemitismo. Nell'inverno del 1932/1933 Arendt scrive una lettera a Heidegger chiedendogli se fossero vere alcune dicerie su sue presunte condotte "antisemite", non conserviamo il testo della lettera della Arendt, ma conserviamo la risposta di Heidegger:
Heidegger rispose pubblicamente alle accuse solo in un'intervista del 1966, uscita postuma, in cui sostenne che durante il suo rettorato aveva rifiutato l'ordine di un capo delle SA di affiggere il Manifesto sugli ebrei, proibito il rogo di libri davanti all'università e, come affermò, aveva cercato di non far togliere dalla biblioteca i libri di autori ebrei.Ormai solo un Dio ci può salvare (1966).
Nel 1987 un libro di Victor Farias ha sollevato nuovamente la polemica,Victor Farias, Heidegger et le nazisme, Verdier, Lagrasse 1987; trad. it. di M. Marchetti e P. Amari, Bollati Boringhieri, Torino 1988. del resto mai sopita, sulla compromissione biografica e filosofica di Heidegger con l'ideologia e la vicenda storica del nazismo. Le tesi di Farias, tuttavia, sono state criticate a fondo da François Fédier, pensatore francese, allievo di Jean Beaufret, che ne ha denunciato la mancanza di basi documentali e l'intento esclusivamente diffamatorio.François Fédier, Heidegger e la politica. Anatomia di uno scandalo, ed. it. a cura di Gino Zaccaria, trad. di Maurizio Borghi, Egea 1993. In ogni caso, ancora oggi molti ritengono che Heidegger non abbia mai pronunciato un'abiura esplicita riguardo al nazismo,Le opinioni di alcuni sostenitori di questa tesi sono riportate in AA.VV., Risposta a colloquio con Martin Heidegger, trad. it. di Carlo Tatasciatore, Guida, Napoli 1992. sebbene egli in realtà abbia fornito varie spiegazioni del suo coinvolgimento politico, come, ad esempio, in un'intervista al periodico tedesco Der Spiegel,Parte dell'intervista è pubblicata ne Il colloquio di «Der Spiegel» con Martin Heidegger, in AA.VV., Risposta a colloquio con Martin Heidegger, op. cit., pp. 107 e segg. pubblicata, per suo stesso volere, dopo la sua morte.Si veda il breve riepilogo nell'intervista a Nicolas Tertulian per l'Enciclopedia Multimediale delle scienze filosofiche .
Si è discusso anche se Heidegger non abbia mai condannato nemmeno l'Olocausto; risulta in effetti che egli non abbia mai pubblicato nulla sul tema, né sui campi di sterminio nazisti, ma che tuttavia li abbia menzionati con accezione negativa in un discorso sulla tecnica e gli usi negativi di essa.Thomas Sheehan, "Heidegger and the Nazis", a review of Victor Farias' Heidegger et le nazisme, in The New York Review of Books, Vol. XXXV, n°10, June 16, 1988, pp.38-47 In una conferenza del 1949 dal titolo Das Ge-stell ("dell'imposizione"), dichiarò: «L'agricoltura è ora un'industria motorizzata per la produzione di cibo - in essenza, una cosa analoga alla produzione di corpi nelle camere a gas e nei campi di sterminio, al bloccare e affamare delle nazioni, alla fabbricazione di bombe all'idrogeno».
Ulteriori reazioni di condanna Di recente il filosofo torinese Maurizio Ferraris ha ricordato come:
Anche Emmanuel Faye nel suo libro Heidegger. L'introduzione del nazismo nella filosofia,E. Faye, Heidegger, l'introduction du nazisme dans la philosophie. Autour des séminaires inédits de 1933-1945, Parigi, 2005. ha sostenuto che l'intero pensiero filosofico di Heidegger sarebbe completamente, seppur in maniera celata, permeato dall'ideologia nazista. Il libro intende dimostrare come non solo la "persona" Heidegger sarebbe stata a pieno titolo inserita negli schemi della burocrazia tedesca di quegli anni, ma come il suo pensiero avrebbe ereditato termini e concetti dalla propaganda nazista; profonde influenze nell'ontologia di Heidegger (quindi, nel settore che più lontano sembra dal fatto politico "privato") avrebbero avuto testi come il Mein Kampf di Adolf Hitler, la cosiddetta "biologia della razza" e le riletture nazionaliste dei poeti del romanticismo tedesco.
Faye propone un ridimensionamento notevole della figura di Heidegger e una relativizzazione del suo pensiero al periodo storico nel quale fu elaborato; esso non si distinguerebbe, se non per sfumature e maggiore abilità di sintesi e organizzazione, dal pensiero dei molteplici intellettuali che operarono nel e a favore del regime nazista, e che con la fine del regime nazista sarebbero divenuti pura e semplice testimonianza di un periodo storico. Faye è anche autore di alcuni articoli di quotidiano, in cui sostiene che già nel 1922 a Todtnauberg, con la moglie Elfride, Heidegger avrebbe predisposto, vicino a un ostello della gioventù, la sua Hütte (capanna, baita), dove la moglie sarebbe stata incaricata, secondo la testimonianza di Günther Anders, di attirare nei movimenti giovanili nazionalsocialisti degli studenti.
Il volume collettaneo del 2007 Heidegger à plus forte raison vuole tuttavia dimostrare la completa inattendibilità del libro di E. Faye.M. Amato, Ph. Arjakovsky, M. Conche, H. Crétella, F. Dastur, P. David, F. Fédier, H. France-Lanord, M. Gallou, G. Guest, A. Schild, Heidegger à plus forte raison, Fayard, Paris, 2007. Una raccolta di contributi poi confluiti nel volume è disponibile al sito Paroles des Jours.
I "Quaderni neri" Fatta salva quindi l'adesione di Heidegger al nazismo, certamente secondo una visione del tutto personale dello stesso, adesione che egli non ritratterà mai, diversi studiosi si sono interrogati se la sua filosofia potesse contenere anche delle posizioni antisemite.
Hadrien France-Lanord (specialista di Heidegger) nella voce Antisémitisme del Le Dictionnaire Martin Heidegger (curato da Philippe Arjakovsky, François Fédier, Hadrien France-Lanord, Editions du Cerf, 2013) afferma, nel 2013, testualmente (p. 27):
Il rifiuto di considerare Heidegger antisemita, fu la posizione di importanti studiosi quali, ad esempio, il già citato Rüdiger Safranski («Heidegger antisemita? Non lo fu nel senso del folle sistema ideologico dei nazionalsocialisti. Risulta evidente che né nei corsi di lezioni né negli scritti filosofici, né nei suoi discorsi e pamphlets politici si possono trovare osservazioni antisemite e razziste.», p. 309) e Bern MartinCfr. Martin Bern, Martin Heidegger und der Nationalsozialismus in Martin Heidegger und das "Dritte Reich". Ein Kompendium (a cura di Martin Bern), WBG, Darmstadt, 1987, pp. 14-50..
Donatella Di Cesare Cfr. Donatella Di Cesare, Heidegger e gli ebrei - I "Quaderni neri", Torino, Boringhieri 2014, versione mobi pos. 152 rileva anche come tale posizione di rifiuto nel considerare Heidegger come un "antisemita" sia stata condivisa da molti allievi ebrei di Heidegger quali Karl Löwith, Hans Jonas, Hannah Arendt e Herbert Marcuse che pure non gli fecero mancare critiche.
Nel 2014, tuttavia, la casa editrice tedesca Vittorio Klostermann di Francoforte, casa editrice che cura la Gesamtausgabe di Heidegger prevista in 102 volumi, ha dato alle stampe i volumi n. 94, 95 e 96 contenenti i primi Schwarze Hefte ("Quaderni Neri", taccuini in cui il filosofo raccoglieva, rivedendoli, i suoi pensieri, di fatto una vera e propria opera filosofica) titolati come Überlegungen (Riflessioni, dal II al XV; il I è andato perduto) che coprono il periodo compreso tra il 1931 e il 1941. Questi testi, fino a quel momento sconosciuti in quanto mai pubblicati, contengono delle affermazioni chiaramente antisemite. Così nei 1.694 passaggi numerati nelle Überlegungen (a cui vanno aggiunte le 120 pagine dell'ultimo volume che non contengono la numerazione), Heidegger cita per quattordici volte temi inerenti agli ebrei e all'ebraismo, sette di questi quattordici passaggi sono chiaramente antisemiti.