Nel linguaggio dell'economia, e della sociologia dell'organizzazione (ma anche in quello della biologia, dell'etologia, e dell'ecologia), le vacancy chain, o catene di opportunità, sono particolari meccanismi asincroni di sostituzione e allocazione che agiscono in condizioni di scarsa disponibilità e realizzano, attraverso sequenze (chain), una redistribuzione di risorse tra i membri di organizzazioni sociali ed economiche.
Il rovesciamento di paradigma sotteso dalla teoria delle vacancy chain consiste nel focalizzare l'attenzione non sul movimento delle singole risorse scambiate tra i membri, ma su quello risultante della "lacuna" (vacancy) creata in origine dalla risorsa liberata, il cui spostamento è il risultato del processo di allocazione.
Il campo di applicazione del concetto di catena di opportunità si è rivelato essere molto vasto, tanto che il termine "risorsa" va inteso in senso lato, facendo riferimento non solo a risorse materiali, ma anche a concetti immateriali, come una posizione lavorativa all'interno di un'organizzazione aziendale, o uno status sociale.
Il meccanismo delle vacancy chain fu enucleato ed enunciato per la prima volta da Harrison White, maggior studioso dell'argomento, sociologo laureato all'università di Princeton con un curriculum in fisica teorica maturata con il completamento di una precedente esperienza dottorale al Massachusetts Institute of TechnologyRonald R. Breiger, «», in: George Ritzer (a cura di), Encyclopedia of Social Theory, Vol. 2, 2005, p. 885. (MIT).
Storia Tali catene si incontrano in presenza di determinate condizioni (enunciate e codificate da Harrison White), quando ci si trova di fronte a una nuova risorsa che fa il suo ingresso nel sistema, oppure quando una risorsa già esistente si rende disponibile agli altri per effetto dell'abbandono, dell'allontanamento o del venir meno del possesso da parte di uno dei membri. Il primo caso si ha, ad esempio, quando una nuova unità unità abitativa diventa disponibile perché costruita ex novo o resa di nuovo agibile da un intervento di ristrutturazione edilizia. Il secondo caso si verifica quando una risorsa già detenuta viene "liberata" dal possesso del soggetto titolare: questo può avvenire, ad esempio, per effetto di una morte, o della decisione di cessare un'attività economica, o dell'abbandono di un'abitazione per trasferimento in altra città o per un ricongiungimento ad altro nucleo familiare (matrimonio, instaurazione di una convivenza, ritorno di un individuo alla famiglia di origine, ecc.), per un ricovero in casa di riposo, ecc.
Risale al 1941 un ampio studio condotto da T. H. Frank sul mercato statunitense delle auto nuove e usate, in cui emerse l'esistenza di meccanismi di sostituzione in sequenza, che l'autore riconobbe come cruciali per il funzionamento e per la fluidità del mercato complessivo dell'industria automobilistica. Lo studio confermava un'intuizione già interiorizzata dagli operatori di settore fin dall'inizio del XX secolo, circa la necessità, da parte di venditori e concessionari, di farsi carico del ritiro e della rivendita dell'auto usata posseduta dai loro potenziali acquirenti.
Un secondo studio, negli anni sessanta del Novecento, incentrato sul mercato immobiliare di Manhattan, fu portato avanti da Frank Kristof, direttore del settore ricerca e pianificazione del New York City Housing and Redevelopment BoardIvan Chase, La vita in un guscio, Le Scienze, settembre 2011, p. 77.
La piena enucleazione del fenomeno, e il conio dello stesso termine vacancy chain, si devono ai fondamentali studi di Harrison White e di suoi allievi e collaboratori all'Harvard University (tra cui Ivan Chase e Michael Schwartz). Questi studi portarono alla modellizzazione matematica e confluirono nell'importante pubblicazione del 1970, per la Harvard University Press, di Chains of Opportunity. System Models of Mobility in Organizations, opera destinataria del Premio Pitirìm Sorokin conferito dall'American Sociological Association nel 1971.
Descrizione del processo
Le vacancy chain originano dalla nuova disponibilità di una risorsa (nuova, o già esistente), un evento che innesca una serie di mutamenti e "aggiustamenti" che avvengono in sequenza: un primo soggetto avrà la possibilità di appropriarsi della nuova risorsa; se lo farà, libererà, probabilmente, anche un'altra risorsa da lui abbandonata perché ritenuta meno confacente; spinto dallo stesso motivo, un secondo soggetto potrà finire per occupare il "vuoto" lasciato dal primo e, al contempo, potrà generare, a sua volta, un nuovo vuoto occupabile, liberando una risorsa da lui ritenuta meno "adatta". Un terzo potrà muoversi a sua volta, e così via, fino all'estinzione del processo dopo un certo numero di passi. Questa catena di riposizionamenti, che parte dalla prima lacuna e giunge a un termine, dà luogo a quello che si definisce come vacancy chain. L'arresto di una catena avviene in corrispondenza di una risorsa, l'ultima, che non viene occupata da nessuno per vari motivi: essa può essere distrutta o riconosciuta come inutilizzabile (ad esempio, nel caso di demolizione di un'automobile o di un'abitazione), o perché, per i motivi più diversi, non incontra le preferenze di potenziali soggetti, o può sparire dall'orizzonte perché redistribuita ad altri (ad esempio, una posizione lavorativa lasciata libera non viene più rimpiazzata; oppure, il carico di lavoro di quella posizione viene redistribuito e riassorbito in azienda).
Condizioni
Perché un processo di allocazione sia guidato dal meccanismo delle vacancy chain, è necessario che, nel loro complesso, le risorse che entrano in gioco siano accomunate, in astratto, da alcune caratteristiche condivise, codificate in modo preciso da Harrison Withe: deve trattarsi di qualcosa di individuabile, riutilizzabile, e definibile in termini di unità discrete. Sono poi richieste ulteriori condizioni: una risorsa può essere occupata solo da un soggetto alla volta; le risorse in gioco devono essere molto desiderate dai soggetti dell'organizzazione (che desiderano appropriarsi di risorse a loro meglio confacenti, come case più grandi, o più belle, o in posizione più comoda e favorevole); le opportunità devono essere relativamente rare, cioè in numero piccolo e scarso in relazione al numero di persone che potrebbero avervi interesse; inoltre, la maggior parte dei componenti dell'organizzazione deve poter già disporre di una risorsa dello stesso tipo, in modo da lasciarne dietro di sé una libera (lacuna= nel momento in cui optano per la nuova; infine, vi è la condizione più importante di tutte: ogni risorsa deve poter essere occupata da un soggetto solo quando è stata resa libera da qualcun altro.
Paradigma interpretativo
È importante notare la diversa prospettiva da cui si analizza il fenomeno della mobilità secondo il modello vacancy chain: l'interesse dello studioso si appunta sull'"opportunità" che si sposta all'interno del sistema e non sul movimento dei soggetti coinvolti nell'occupazione/appropriazione delle risorse: in termini più precisi, una vacancy chain non è da considerarsi come il movimento di soggetti che si riposizionano per acquisire nuove risorse disponibili, ma come il fenomeno duale, in cui a muoversi è la stessa "lacuna" lasciata libera (e questo spostamento, come ovvio, avviene in senso opposto a quello degli individui). Quello proposto da Harrison White è un rovesciamento di paradigma rispetto alla tradizionale visione della mobilità nelle organizzazioni: in un sistema di impiego, ad esempio, lo studio delle vacancy chain si appunta non sui percorsi lavorativi dei soggetti a fare "carriera" (muovendosi in senso inverso rispetto ai soggetti) sono invece le "lacune"Daniel Felsenstein, Joseph Persky, Virginia Carlson; Job vacancy chains in metropolitan labor markets, presentato al 42º European Congress of the Regional Science Association, Dortmund, Germany, 27-31 agosto 2002 (p. 4). Questo rovesciamento di paradigma comporta alcune semplificazioni nell'approccio: la principale riguarda il fatto che si offre a un'efficace modellizzazione matematica mediante un processo markoviano; la seconda è rappresentata da un vantaggio in termini di raccolta dei dati e rappresentazione dell'informazione, sia in termini di quantità che di tempo: nel tenere traccia di ogni singolo soggetto va tenuto conto che ciascuna persona, di norma, mantiene per un tempo relativamente lungo una stessa posizione, secondo una durata valutabile nell'ordine di grandezza di anni, se non di decadi (si pensi a un posto di lavoro o a un'abitazione di proprietà o in affitto), mentre la sopravvivenza di una lacuna, di solito, ha una durata molto più effimera, misurabile in termini mesi se non di settimane (ad esempio: una casa sfitta o in vendita, un'offerta per un posto di lavoro).
In quest'ottica, il fenomeno può essere descritto in questi termini: una "lacuna" fa la sua comparsa nel sistema, quindi si sposta per un certo numero di passi, infine scompare dall'orizzonte osservativo, in un tempo valutabile nell'ordine di mesi.
Effetti
Le catene di scambi asincroni note come vacancy chain producono il risultato di migliorare la condizione dei singoli individui coinvolti negli scambi, con un effetto che si riverbera sul benessere dell'intera organizzazione/comunità: l'effetto benefico generale sarà tanto maggiore quanto più lunga sarà la catena o quanto maggiore sarà il valore delle singole unità, mentre costi unitari più bassi o catene più brevi produrranno minori benefici. L'impatto, in termini di benefici, è molto superiore rispetto alla competizione tout court: in quest'ultima, due soggetti (o due gruppi) si contendono una risorsa e solo uno dei due (l'individuo o il gruppo vincitore) avrà benefici dall'esito della contesa. Al contrario, perfino in vacancy chain brevi, che richiedono solo 2 o 3 passi, si ottiene un vantaggio per il doppio o il triplo dei soggettiIvan Chase, La vita in un guscio, Le Scienze, settembre 2011, p. 76.
Un'analisi retrospettiva di Ivan Chase (basata sul già citato studio di T. H. Frank sul mercato di auto nuove e usate negli Stati Uniti) ha stimato, nel 1941, una lunghezza media delle catene pari a circa tre acquirenti, una conferma di quanto sia importante, per chi vende automobili, prendersi cura del destino delle vetture usate dei clienti.
Applicazioni
Mercati immobiliari
Un ambito in cui tali meccanismi si manifestano in modo è quello del mercato del settore immobiliare di una città o di un'area urbana (e, in effetti, studi iniziali sul fenomeno hanno riguardato proprio un mercato immobiliare, quello di Manhattan degli anni sessanta, da Frank Kristof, direttore del settore ricerca e pianificazione della New York City Housing and Redevelopment Board. Lo studio fu esteso poi ad altri singoli mercati immobiliari, non solo americani, o all'intero settore immobiliare statunitense. Ma fenomeni simili ricorrono anche in una vastissima serie di ambiti, come quello dei terreni agricoli, quello degli affitti, il mercato delle automobili di seconda mano, quello di altri oggetti usati, ecc.
Mercato del lavoro