Eclettica figura del Seicento italiano, si mosse con disinvoltura fra arte, commercio, fede e potereBrunello Mannini, "1713: il burocrate, la fede, il potere: il testamento di Francesco Terriesi provveditore della dogana di Livorno". La Ballata - Periodico d'arte e Cultura - Livorno -1998.

Nato a Firenze da una ricca famiglia di mercanti, sin dalla giovane età mostrò un'inclinazione particolare per i viaggi, curando per il padre Camillo, diversi interessi in Europa. In particolare si dedicò al commercio di tessuti e di opere d'arte. La sua principale vocazione, però, risultò essere l'attività diplomatica, che lo vide (1670-1691) tra i protagonisti del mondo cattolico londinese durante la Gloriosa rivoluzione che seguì il cosiddetto Complotto papista (The Popish Plot).

Il primo periodo londinese (1668-1677) Nel 1668 all'età di 33 anni, si trasferì a Londra.

"La Florentine House" La creazione della Florentine House, in un altro contesto, non avrebbe rivestito una rilevanza particolare. Tale azione, invece, permise al Terriesi la sua prepotente introduzione nella vita economico-diplomatica della Londra del XVII secolo.

In quel periodo l'Inghilterra aveva stabilito un vero e proprio cartello, con imposizione di doppi dazi doganali per tutti gli operatori stranieri, Toscana compresa.

Ferdinando II, Granduca di Toscana, vedeva così transitare per il suo paese tutti i prodotti del Mediterraneo, in particolare sete e tessuti preziosi, che giunti al porto di Livorno, lasciavano l'Italia, dirette in Inghilterra, solo tramite navi inglesi, escludendo di fatto ogni intervento dei mercanti toscani. Invano il Granduca tentò di ottenere l'accreditamento di un addetto commerciale fiorentino a Londra, munito dei previsti privilegi doganali. Propose una gamma di nomi, sia tramite il residenteIl residente era un diplomatico facente funzioni di Ambasciatore. Tale figura non era prevista dall'Inghilterra per gli stati minori, inglese a Firenze, sia mettendosi in contatto direttamente con Carlo II re di Inghilterra. La resistenza dei mercanti londinesi e il tradizionale protezionismo inglese avevano provocato sempre un fermo diniego. La motivazione ufficiale fu quella di non turbare gli equilibri raggiunti negli ambienti londinesi, dove ancora forti erano i sentimenti xenofobi, dopo il grande incendio del 1666.

Nonostante questo palese ostracismo, nei mesi che seguirono fiorì, senza nessuna agevolazione doganale, una casa commerciale italiana, denominata, appunto, Florentine House, ad opera del mercante toscano. Nel giro di pochi mesi, i commercianti inglesi a Livorno videro sensibilmente diminuire i loro introiti, in quanto non solo non riuscirono più ad importare seta e broccati in Inghilterra, ma si videro tagliati fuori anche dall'esportazione in Italia della lana. Esportazione, che da allora in poi, fu curata da operatori toscani, che la barattavano direttamente con la seta ceduta nel punto di transito londinese del Terriesi. I grandi volumi commerciali dovuti alla sua capacità imprenditoriale e le sue relazioni a Londra, riuscirono a battere la doppia e iniqua imposizione doganaleStefano Villani, Note su Francesco Terriesi (1635-1715) mercante, diplomatico e funzionario mediceo tra Londra e Livorno - Estratto da: Nuovi Studi Livornesi Vol. X 2002-2003 pp. 60-61-62 .

Da "Agente ufficioso" a "Console della Nazione Fiorentina".

Questi successi, trasformarono rapidamente il Terriesi in un solido ed importante punto di riferimento per gli Italiani, che transitavano per l'Inghilterra. Successivamente, nel 1669, ebbe la grande opportunità di accogliere il principe Cosimo figlio del Granduca Ferdinando II, con il quale nacque un intenso rapporto di fiducia, che avrebbe poi favorevolmente influenzato il futuro della sua vitaStefano Villani, Note su Francesco Terriesi (1635-1715)mercante, diplomatico e funzionario mediceo tra Londra e Livorno - Estratto da: Nuovi Studi Livornesi Vol. X 2002-2003 pp. 60-61-62 .

I diplomatici toscani accreditati presso le autorità inglesi, erano stati fino ad allora, componenti della famiglia Salvetti Antelminelli, verso i quali i Medici avevano vecchi debiti di riconoscenza. Ma Giovanni, ultimo residente dei Salvetti, fu esautorato, avendo dimostrato di essere totalmente inadeguato alle esigenze della corte medicea, i cui desiderata andavano ben oltre l'ordinaria amministrazioneAnna Maria Crinò, Il complotto papista nelle relazioni inedite dei Residenti granducali alla corte di Londra (1678-1681). - Edizioni di Storia e Letteratura - Via Lancellotti 18 - Roma - 1954 - pp. 20-21 Stefano Villani, Note su Francesco Terriesi (1635-1715)mercante, diplomatico e funzionario mediceo tra Londra e Livorno - Estratto da: Nuovi Studi Livornesi Vol. X 2002-2003 pag. 60-61-62 .

Dal 1670, incomincia una assidua e regolare corrispondenza con il granduca e la sua segreteria. Oltre il normale disbrigo degli affari correnti, il Terriesi inviava relazioni sulla cultura, sull'arte, la letteratura, opere di antiquariato e controversistica religiosa. Il granduca da parte sua si rivolgeva a lui per acquisti di monete rare, medaglie e dipinti. Sempre, a quanto minuziosamente riferito nelle sue pubblicazioni da Stefano Villani, il Terriesi intratteneva, per il monarca toscano, rapporti con vari artisti inglesi dell'epoca, come il miniaturista Samuel Cooper ed il pittore Richard Gibson. Curava l'invio di tutte le edizioni di libri inglesi, ritenute interessanti. Sua è stata la divulgazione in Italia, sempre per il tramite del granduca, della traduzione inglese del Principe di Machiavelli . Fu introdotto a corte con l'incarico di gratificarne gli esponenti più in vista. Tra questi la stessa regina Caterina di Braganza e la duchessa di Cleveland, favorita del re, alle quali venivano consegnati i periodici doni inviati da Cosimo IIIAnna Maria Crinò, Fatti e Figure del Seicento Anglo-Toscano. Documenti inediti sui rapporti letterari, diplomatici, culturali fra Toscana e Inghilterra - Leo S. Olshki Editore - Firenze - 1957 Pag.145.

Introduzione che inevitabilmente lo coinvolse negli affari culturali e artistici di Re Carlo II Stuart, che, come noto era un grande collezionista d'arte.

Il Terriesi, pur non avendo alcuna investitura diplomatica, si muoveva a corte con disinvoltura. Nel contempo, era noto per tenere un atteggiamento sobrio e virtuosoGregorio Leti, Del Teatro Britannico overo historia dello Stato antico, e presente, corte, governo spirituale, e temporale, leggi, massime, religioni & avvenimenti della Grande Brettagna - Parte II - Ed. Robert Scott - Londra 1683 - pp. 384-385. Circostanza che, se da una parte gli valse a non suscitare invidie e maldicenze nell'insidioso ambiente dei mercanti londinesi e della piccola comunità italiana di Londra, dall'altra gli consentì di svolgere, senza particolari ostacoli, la sua naturale attività di mercante, in vari campi, acquisendo così notevole esperienza, con risvolti economici di non piccolo conto. La montante isteria anticattolica, suggerì, tuttavia, al granduca di tutelare il suo ormai insostituibile uomo di fiducia. Decise, quindi, di coprirlo di una certa immunità, con la nomina a "Console della Nazione Fiorentina". Copertura di cui il Terriesi non volle comunque avvalersi, per non turbare i rapporti con il Salvetti, che continuava ad essere il residente toscano a Londra.

Per nove anni, quest'uomo toscano, affiancò alla sua attività mercantile, quella diplomatica e di corrispondente del granduca. La nutrita raccolta delle sue lettere, conservate nell'archivio di Firenze, ci ha lasciato, oltre che un particolareggiato ed eloquente resoconto della società inglese della fine del XVII secolo, anche un ricco spaccato dei rapporti socio culturali, tra la comunità italiana e la complessa società londinese del tempo.

Breve soggiorno fiorentino (1679-1680)

Nell'estate del 1677, Francesco Terriesi, lasciò l'Inghilterra. I motivi di quest'abbandono non sono noti. Dopo un viaggio che lo portò a soggiornare in vari paesi d'EuropaGermania, Fiandra, Olanda e Francia - Gregorio Leti, Op. cit., pag. 384, fece ritorno a Firenze.

Il rientro, tra l'altro, fu motivato dai suoi affari in patria. Infatti l'importante patrimonio di famiglia era vincolato alla clausola della primogenituraIstituto di diritto successorio , in base al quale il patrimonio era considerato indivisibile e di spettanza del primogenito maschio, o suo successore, con esclusione delle figlie femmine, che non avevano alcun diritto legittimo.. Il precario stato di salute del fratello Pompeo, di lì a breve lo avrebbe trasformato in uno fra più ricchi ed onorevoli signori della Firenze del tempo. Nel suo testamento si fa riferimento ad un cospicuo patrimonio immobiliare, dislocato nel Mugello, consistente in boschi, mulini e vaste fattorie con a capo pregiate dimore seicentesche, nonché fondachi e svariati immobili a FirenzeAnna Maria Crinò, Il complotto papista nelle relazioni... Op. cit., pag 13 .

Nel testamento altresì fa una precisa distinzione tra il patrimonio di famiglia e quello, suo personale, acquisito in Inghilterra e successivamente a Livorno.

In definitiva le ragioni patrimoniali lo chiamavano a Firenze, mentre le ragioni del cuore, ovvero la sua passione per la diplomazia ed i rapporti con il granduca e la corte inglese, lo richiamavano a Londra. Dove Cosimo III, lo invitò nuovamente a tornare, per assumere, nel gennaio del 1679, l'incarico di "agente ufficiale del granducato di Toscana a Londra", in sostituzione definitiva del residente Salvetti Antelminelli.

Il secondo periodo londinese (1678-1691)

L'inizio del suo nuovo soggiorno londinese concise con un episodio, quanto mai problematico, che vide l'omicidio di Edmund Berry Godfrey. Tale evento sancì l'avvio di una feroce campagna anti cattolica, causata dal presunto "complotto papista", poco verosimilmente ordito dai gesuiti per assassinare re Carlo e restaurare la chiesa cattolica in InghilterraTale presunto complotto risultò del tutto inventato. Negli anni successivi, i responsabili vennero screditati ed arrestati. In tutto questo periodo, il Terriesi, intrattenne il Granduca con numerose lettere ricche di notizie e particolari preziosi al fine di comprendere la condizione dei cattolici in questa poco edificante pagina della storia inglese. Lui stesso nel novembre del 1678, fu arrestato e la sua corrispondenza sequestrata. Probabilmente le conseguenze sarebbero state fatali, se casualmente sulla via della prigione il drappello dei gendarmi capeggiati da Charles BertieCharles Bertie non avesse incontrato sir. Robert SouthwellRobert Southwell, diplomatico irlandese che garantì gli stretti rapporti che l'agente toscano aveva con Cosimo IIIAnna Maria Crinò, Il complotto papista nelle relazioni... Op. cit., pag. 32 .

Negli anni che seguirono e fino al 1685, l'attività diplomatica del Terriesi continuò regolarmente. Unico fatto rilevante, fu la lunga controversia tra il monarca toscano e Carlo II, per ottenere gli onori regi per i suoi diplomatici, come era accaduto per quelli della monarchia sabaudaStefano Villani, Note su Francesco Terriesi... Op. cit., pag. 66 .Barcia Franco, Gregorio Leti, informatore politico di Principi Italiani. Ed. F. Angeli -Milano 1987 pp. 115-138, 140-142.