La schita è una frittella composta da acqua, farina bianca e strutto, tipica dell'Oltrepò Pavese. È analoga alla bortellina piacentina.
Caratteristiche Diffusa in tutto l'Oltrepò Pavese (dove viene anche chiamata schita d'la nona, la schita della nonna) è conosciuta anche come farsùla o paradèla.
La schita, in dialetto, veniva anche chiamata cola in quanto l'impasto usato per fare la focaccetta era del tutto simile a quello usato come colla per la realizzazione della cartapesta o per incollare la carta.
In base alla tradizione, una volta fritta, viene mangiata senza nessun'altra aggiunta. Tuttavia oggi ci sono diverse versioni: dolce (aggiungendo un pizzico di zucchero oppure anche una goccia di miele) e salata. Si può accompagnare anche ai salumi locali.
Preparazione La schita è un piatto molto semplice, si prende una biella (ciotola), si mette un po' di farina, un pizzico di sale e si “bagna” il tutto con l'acqua. Poi si frigge in una padella, tradizionalmente con lo strutto, versando il preparato fino a stenderlo in modo omogeneo su tutta la superficie. Dopo qualche minuto si gira, si attende finché è ben dorata ed è pronta per essere servita.
De. Co. Ha ottenuto il marchio De.Co. (Denominazione comunale d'origine) nel comune di Fortunago..
Slow Food Nel novembre 2020 la Schita dell’Oltrepò Pavese è entrata a far parte dell’Arca del Gusto di Slow Food.
Note
Bibliografia Annalisa Alberici, La tavola del gran pavese – Enogastronomia, cultura, tradizioni e folclore in Lomellina, Oltrepò, Pavese, Franco Muzzio Editore, 1998 Robert Marchese, Le ricette di mio padre – Ricette e ricordi di cucina nella tradizione locale e specialità estere, vol. III, 2013 Andrea Vismara, Ricettario Pellegrino – La cucina italiana in cammino, Lit Edizioni SRrl, Roma, 2018
Voci correlate Bortellina
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