L'ebraismo considera come peccato la violazione di uno qualsiasi dei comandamenti divini e insegna che il peccato è un atto e non uno stato dell'essere. Il genere umano peraltro non fu creato con un'inclinazione a fare il male, ma possiede tale inclinazione solo "dall'adolescenza" ( ).
Bibbia ebraica
Le persone hanno la possibilità e abilità di controllare questa inclinazione al peccato () e di scegliere il bene invece del male attraverso un atto di coscienza ().The Testimony of Scripture , e in varie lingue L'ebraismo usa il termine "peccato" per includere violazioni della Legge ebraica (Halakhah) che non sono necessariamente un cedimento di morale. Secondo la Jewish Encyclopedia: "L'uomo è responsabile del peccato perché è dotato di libero arbitrio ("behirah"); egli è per sua natura fragile, e la tendenza della mente sarebbe verso il male: «perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza» (; Yoma 20a; Sanhedrin 105a). Di conseguenza Dio nella Sua misericordia interviene a permettere che gli esseri umani si pentano e siano perdonati.JewishEncyclopedia.com: "SIN" (peccato) " L'ebraismo ritiene che tutte le persone pecchino in vari momenti della propria vita, e che tuttavia Dio possa mitigare la Sua giustizia con la misericordia.
Terminologia La lingua ebraica usa diversi termini per "peccato" (oltre a khata) ognuna con un suo significato specifico. La parola pesha, o "infrazione", indica un peccato commesso per ribellione. La parola avera significa "trasgressione", mentre la parola avone, o "iniquità", sta a significare un peccato commesso per mancanza di morale ed integrità. La parola più comunemente tradotta con "peccato" – khata – letteralmente significa "smarrirsi". Poiché la legge ebraica, la Halakhah, fornisce la vera "via" (o percorso) per vivere, così il peccato comporta un allontanamento, uno smarrimento di quella via.
L'ebraismo insegna che gli esseri umani nascono dotati di libero arbitrio e moralmente neutrali, con una yetzer hatov, (letteralmente "buona inclinazione", secondo alcuni una tendenza verso la bontà, secondo altri una tendenza verso una vita produttiva e a preoccuparsi del prossimo), oltre ad una yetzer hara, (letteralmente "l'inclinazione al male", secondo alcuni una tendenza verso il male, e secondo altri una tendenza verso il comportamento cattivo ed egoista).
Ruolo dell'ortoprassi
Gli ebrei riconoscono due tipi di "peccato": le offese contro altre persone e le offese contro Dio. Le offese contro Dio si devono considerare come violazioni del patto (l'alleanza tra Dio e i Figli di Israele). Dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme, gli ebrei hanno creduto che il retto agire ("ortoprassi") (in opposizione al retto credere) sia il modo per una persona di espiare i propri peccati. Il Midrash Avot de Rabbi Natan afferma infatti quanto segue:
Nell'ebraismo si reputa che tutti gli esseri umani abbiano il libero arbitrio e possano scegliere il tipo di vita che desiderano condurre. Esiste quasi sempre una "via di ritorno", se la persona lo desidera profondamente. (Anche se i testi citano alcune categorie per le quali la via di ritorno è estremamente difficile, come per il calunniatore, il pettegolo abituale, e la persona maligna).
Trasgressione
La parola ebraica generica per qualsiasi tipo di peccato è "avera" (o "aveira" – letteralmente: "trasgressione"). Basandosi su versetti della Bibbia ebraica, l'ebraismo descrive tre livelli di peccato. Ci sono tre categorie di persone che commettono avera. La prima rappresenta chi commette avera intenzionalmente, o "B'mezid": questa è la categoria più grave. La seconda è per chi commette avera accidentalmente: chiamata "B'shogeg", sebbene la persona sia ancora responsabile della propria azione, viene considerata meno grave. La terza categoria è rappresentata da chi è "Tinok Shenishba", cioè una persona che è cresciuta in un ambiente assimilato o non-ebreo e non è a conoscenza delle leggi ebraiche appropriate e della Halakhah. Tale persona non viene considerata responsabile delle proprie azioni. Pesha (peccato deliberato - in ebraico moderno: crimine) o Mered (lett.: ribellione) - Un peccato intenzionale; un'azione commessa in disobbedienza a Dio (פשע pesha‘, peh‘shah). Linguisticamente, proviene dalla radice pasha`: ribellione, trasgressione, infrazione.Strong's Concordance, vedi voci H6588, H6586. Avon (lett.: iniquità) - Peccato di lussuria o di emozione incontrollabile, commesso consapevolmente, ma non come affronto a Dio.Strong's Concordance: H5771 (`avon, o oavown), da radice H5753. Linguisticamente, proviene dalla radice `avah: perversità, male morale (colpa, iniquità, malizia). Cheit - Peccato, disobbedienza o colpa non intenzionale. Linguisticamente deriva dalla radice khaw-taw col significato di "mancare, sbagliare il bersaglio (parlando di un arciere), peccare, inciampare".Strong's Concordance: H2399: chet`, da "chata": H2399 (חַטָּא chate), cfr. H2398, H2403.
Stati di colpa L'ebraismo sostiene che nessun essere umano è perfetto, e tutte le persone hanno peccato molte volte. Tuttavia, certi stati di peccato (cioè avon o cheit) non condannano una persona alla dannazione, solo uno o due peccati veramente gravi portano a qualcosa che si avvicini alla concezione standard dell'Inferno. La concezione biblica e rabbinica di Dio è quella di un Creatore che mitiga la sua giustizia con la misericordia. Sulla base delle opinioni di Rabbenu Tam nel Talmud babilonese (Trattato Rosh Hashanah 17b), si afferma che Dio abbia tredici attributi di misericordia (cfr. Nomi di Dio nella Bibbia):
Dio è misericordioso prima che la persona pecchi, anche se Dio sa che una persona è in grado di peccare. Dio è misericordioso verso il peccatore, anche dopo che ha peccato. Dio rappresenta la potenza della misericordia anche in aree che un essere umano non si aspetta o merita. Dio è compassionevole e allevia la punizione dei colpevoli. Dio è misericordioso anche con coloro che non sono meritevoli. Dio è lento all'ira. Dio è pieno di bontà. Dio è il Dio della verità, quindi possiamo contare sulle Sue promesse di perdonare i peccatori pentiti. Dio garantisce bontà verso le generazioni future, come le gesta dei grandi patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe) hanno beneficiato tutti i loro discendenti. Dio perdona i peccati intenzionali se il peccatore si pente. Dio perdona chi deliberatamente lo affronta/offende se il peccatore si pente. Dio perdona i peccati che si commettono in errore. Dio cancella i peccati di coloro che si pentono.
Dato che gli ebrei sono comandati di imitatio Dei, emulare Dio, i rabbini prendono in considerazione questi attributi divini quando interpretano la Legge ebraica e le sue applicazioni contemporanee.Samson Raphael Hirsch, Horeb 2 voll. (trad. Dayan I. Grunfeld), Soncino Press, 3ª ed., 1972, s.v.: "Mishpatim", pp. 215ff.
Occorre però ricordare che Dio non perdonerà all'infinito, specialmente se il peccatore si rivela impenitente, non disposto a riconoscere la sua condotta peccaminosa o il suo peccato. Esiste inoltre un peccato che è imperdonabile anche per Dio: l'apostasia, il volontario allontanamento dal Lui e/o dai suoi insegnamenti e leggi; e anche il commettere continuamente lo stesso peccato senza mai ravvedersene e senza mai cessare di commetterlo. Diventa una presa in giro nei suoi confronti, ed Egli non può permetterlo all'infinito.
Valore del pentimento
Il Talmud babilonese insegna che "Rabbi Yochanan e Rabbi Eleazar spiegano che fintanto che il tempio esisteva, l'altare espiava per Israele, ma ora la propria tavola serve ad espiare [quando i poveri sono invitati come ospiti]." (Trattato Berachot, 55a.)
Il pentimento stesso è una forma di espiazione (cfr. , et al.). La parola ebraica per il pentimento è teshuvah che letteralmente significa "ritorno (a Dio)." Il profeta Osea () dice: "Preparate le parole da dire e tornate al Signore".
L'ebraismo insegna che la nostra relazione personale con Dio ci permette di rivolgerci direttamente a Lui in qualsiasi momento, come afferma : "Ritornate a me e io tornerò a voi" e : "E se l'ingiusto desiste dall'ingiustizia che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà." Inoltre Dio è estremamente compassionevole e perdona, come indicato in : "Non presentiamo le nostre suppliche davanti a te basate sulla nostra giustizia ma sulla tua grande misericordia."
La liturgia tradizionale dei Giorni del Timore Riverenziale (i Yamim Noraim, i Giorni del Pentimento, cioè Rosh Hashanah e Yom Kippur) afferma che la preghiera, il pentimento e la tzedakah (azioni caritatevoli) sono modi per pentirsi dal peccato. Nell'ebraismo i peccati commessi contro le persone (piuttosto che quelli contro Dio o nel cuore) devono prima essere corretti o rimediati nella maniera più appropriata e possibile dal peccatore; un peccato che non è stato riparato nel miglior modo possibile non lo si può considerare espiato.Samson Raphael Hirsch, op. cit., s.v.: "Teshuvah", pp. 242ff.
Altruismo contro egoismo
I rabbini riconoscono un valore relativamente positivo della yetzer hara: una tradizione la identifica con l'osservazione durante l'ultimo giorno della creazione che la creazione divina fu "molto buona" (l'opera di Dio nei giorni precedenti era stata descritta solo come "buona") e spiega che senza la yetzer hara non ci sarebbero matrimoni, figli, commercio o altri frutti del lavoro umano: l'implicazione è che yetzer haTov e yetzer hara sono meglio compresi non come categorie morali del bene e del maleNequdim, ma come orientamenti altruistici in opposizione a quelli egoistici; entrambi che possono servire la volontà divina se utilizzati correttamente.
O come Hillel il Vecchio riassunse: Se non sono per me stesso, chi sarà per me? Se sono per me stesso soltanto, che cosa sono? Se non ora - quando?"
Un'altra spiegazione afferma che, senza l'esistenza della yetzer hara, non ci sarebbe alcun merito nel seguire i comandamenti di Dio: la scelta ha senso solo se è stata davvero fatta una scelta. Quindi, considerando che la creazione prima era "buona", un episodio è diventato poi "molto buono" quando l'inclinazione al male è stata aggiunta, perché allora è stato possibile dire veramente che l'uomo può fare la scelta reale di obbedire i "mitzvot" (comandamenti) di Dio ottenendo quindi il bene ed il merito: anche se ciò risulta essere vero, l'ebraismo vede il rispetto e l'osservanza delle vie di Dio come un fine desiderabile in sé e per sé, piuttosto che un mezzo per ottenere un fine.Le 613 mitzvòt. Estratto dal "Séfer HaMitzvòt" di Maimonide, a cura di Moise Levy, Roma: Lamed, 2002. ISBN 88-87385-12-2.
Espiazione
La questione dell'espiazione dei peccati è discussa nella Bibbia ebraica (Tanakh), o Antico Testamento. I rituali dell'espiazione si svolgevano nel Tempio di Gerusalemme e venivano effettuati dai Kohanim, i sacerdoti d'Israele. Tali servizi e cerimoniali includevano canti, preghiere, offerte e sacrifici di animali noti sotto il nome di korbanot. I riti dello Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione, sono prescritti nel Libro del Levitico, cap . Il rituale del capro espiatorio, mandato nel deserto "per" Azazel,Azazel (aramaico: רמשנאל, ebraico: עזאזל, Aze'ezel arabo: عزازل Azazil) è un nome enigmatico presente sia nei testi sacri ebraici che in quelli apocrifi; il nome è presente anche con gli appellativi Rameel e Gadriel. La prima apparizione di questo nome si trova appunto nel Levitico 16:8,20-26, dove una capra è designata "per Azazel". era una di queste osservanze ().
Da notare che i concetti ebraici moderni di peccato ed espiazione non si basano esclusivamente su quelli esposti nella Bibbia ebraica, ma seguono anche le normative della Bibbia, apprese tramite la Legge orale.
Norme liturgiche