La neurologia è la branca della medicina che si occupa dello studio delle malattie del sistema nervoso centrale e periferico.

Gli attuali traguardi raggiunti nella diagnosi e nella cura delle patologie nervose sono tuttavia il risultato di un percorso travagliato durato migliaia di anni. Nell'antichità dominava infatti una visione teurgica della medicina, che attribuiva la malattia a cause divine.

Ad ogni modo sarà necessario attendere il trascorrere di molti secoli prima che le conoscenze sul sistema nervoso risultino abbastanza esaurienti da fornire adeguate soluzioni in ambito terapeutico. Partendo dal Medioevo, quando il rinnovato interesse per lo studio anatomico del corpo permette le prime importanti acquisizioni scientifiche, passiamo così per l'età moderna, dove la comprensione della fisiologia e della patologia del sistema nervoso unita ad una sempre maggiore pratica sperimentale porta a numerose ed importanti scoperte. Arriviamo, infine, ai giorni nostri, dove lo sviluppo della tecnologia biomedica ha consentito l'ingresso di innovativi strumenti di diagnosi clinica che permettono una sempre più efficace risposta terapeutica.

Gli Antichi I dati ottenuti dallo studio su reperti ossei tramite indagini paleopatologiche evidenziano una pratica di particolare interesse adoperata fin dall'antichità: la trapanazione del cranio. I primi tentativi risalgono al Mesolitico, intorno al 10000 a.C. Circa la metà dei crani esaminati mostra segni di ricrescita ossea, che attestano la sopravvivenza della persona sottoposta all'operazione. Tale intervento era motivato probabilmente dall'osservazione di un miglioramento delle condizioni di salute in seguito al sollevamento dei frammenti di una frattura cranica, o ancora per consentire, secondo le teorie animistiche, la fuoriuscita del “demone” causa della malattia.Damiano Rondelli, Storia delle discipline mediche, pagina 167, Edizioni Medico-Scientifiche Hippocrates, Milano, Gennaio 2001

Egitto

Nel papiro egizio di Edwin Smith, copia del 1700 a.C. di uno scritto risalente circa al 3500 a.C., vengono descritti 48 casi clinici con le relative indicazioni terapeutiche. Il testo contiene i più antichi riferimenti alle funzioni e alle malattie del sistema nervoso, tramite alcune brevi descrizioni di traumi cranici e delle relative complicazioni, come in questo passo che sembra riferirsi a un caso di afasia:

La civiltà egizia tuttavia non acquisì informazioni anatomiche di rilievo sul sistema nervoso, dal momento che l'asportazione del cervello per permettere l'imbalsamazione avveniva tramite l'inserimento di uncini attraverso le cavità nasali.

Grecia

Tuttavia il punto di svolta fu rappresentato da Ippocrate di Coo, . La sua opera Il morbo sacro riveste un interesse notevole sia dal punto di vista storico, in quanto rappresenta la prima descrizione pervenutaci dell'epilessia, sia sul piano del pensiero scientifico, poiché viene affermata la causalità naturale e razionale delle malattie. Dal seguente estratto possiamo cogliere la novità del messaggio ippocratico:

La descrizione clinica della crisi risulta altrettanto accurata:

Quest'opera dunque contiene già una soddisfacente descrizione della crisi epilettica (interpretata secondo la teoria umorale) sotto gli aspetti eziologici e fisiopatogenetici ed afferma rigorosamente la causalità naturale dell'epilessia come delle altre malattie.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagine 168-169

Poco tempo dopo Erofilo di Calcedonia distingue i nervi in sensitivi e motori, descrive i ventricoli cerebrali e la confluenza dei seni venosi durali. Nello stesso periodo il contemporaneo Erasistrato (con cui Erofilo fonda la scuola medica d'Alessandria d'Egitto) situa la sede del pensiero nella porzioni inferiore del quarto ventricolo, che chiama "calamus scriptorius”.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagina 170

Roma Nel periodo romano Areteo di Cappadocia (II sec. d.C.) descrive accuratamente diverse malattie neurologiche, tra cui l'epilessia, la paralisi, la vertigine e la cefalea.

In seguito Galeno apporta importanti contributi neurologici, specialmente nelle opere De usu partium corporis humani libri XVII e De anatomicis administrationibus libri XV. Galeno descrive sette paia di nervi cranici, dimenticando il nervo trocleare e considerando il nervo olfattivo un'estroflessione del tessuto cerebrale. Risulta inoltre molto accurata la sua descrizione dell'apoplessia, che distingue in quattro varietà, e introduce il termine emicrania per evidenziare l'unilateralità di questa forma di cefalea.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagine 170-171

Dal Rinascimento al XVIII secolo XIV – XVI secolo

Durante il Trecento si afferma un rinnovato interesse per la pratica della dissezione del corpo umano, nonostante il sapere venga spesso trasmesso in maniera acritica, influenzato dalle teorie degli autori classici.

Berengario da Carpi, nella sua opera Isagogae breves (1523), fornisce quella che è storicamente considerata come la prima rappresentazione dell'encefalo caratterizzata da una sufficiente accuratezza. È inoltre il primo anatomista a negare l'esistenza della struttura nota come "rete mirabile", cardine della fisiologia di Galeno.

Secondo Galeno infatti lo “spirito vitale”, portato alla base del cervello dalle arterie carotidi, si dirama in un intricato reticolo vasale – la rete mirabile, appunto – trasformandosi in “spirito animale” che, distribuendosi lungo i nervi periferici cavi, dota il corpo di sensibilità e movimento. Questa formazione anatomica tuttavia, ben evidente in alcuni animali, è del tutto assente nell'uomo e costituisce una prova di come l'osservazione di Galeno si basasse anche sullo studio di specie animali inferiori.

Un primo, timido distacco dalla tradizione galenica si ebbe grazie all'opera di Andrea Vesalio, medico personale dell'imperatore Carlo V, considerato il fondatore dell'anatomia moderna. Nel suo capolavoro, il trattato di anatomia De humani corporis fabrica (1543), Vesalio afferma:

Vesalio respinge anche altri aspetti della neurologia galenica, tra cui il fatto che i nervi siano cavi. A proposito del nervo ottico, egli asserisce:

Al di là del puro aspetto informativo, la negazione della visione galenica fu il punto di svolta che aprirà la strada verso una completa revisione del sapere medico, che da secoli ristagnava intorno alla tradizione classica. Nel settimo libro della Fabrica, infine, troviamo per la prima volta rappresentate nei dettagli numerose strutture come il nucleo caudato, il talamo, i plessi coroidei e vi è una chiara distinzione tra sostanza grigia e sostanza bianca.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagine 173-174

Costanzo Varolio, professore di Anatomia a Bologna, raffigura per la prima volta il ponte nell'opera De nervis opticis (1573), mentre le raffinate incisioni in rame del sistema nervoso dell'anatomista Bartolomeo Eustachi saranno riscoperte solo nel XVIII secolo.

XVII secolo

Il Seicento vede gli albori della fisiologia. Dal punto di vista delle patologie nervose, importanti apporti si hanno dagli studi di Jacob Kepfer sull'emorragia cerebrale e di Thomas Sydenham sulla chorea minor. L'anatomista italiano Gabriele Falloppio descrive le anastomosi dei grossi vasi alla base dell'encefalo e migliora la conoscenza di alcuni nervi cranici (trocleare, abducente, trigemino, glossofaringeo).Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagina 176

Uno dei contributi di maggior rilievo durante questo periodo è dato da Thomas Willis, professore a Oxford, che nella sua opera Cerebri anatome (1664), fornisce una dettagliata e completa descrizione del sistema nervoso. Willis classifica i nervi cranici in dieci paia, descrive l'accessorio spinale (ricordato in suo onore come accessorius Willisii), e fornisce una descrizione accurata delle anastomosi presenti in corrispondenza della base cranica, che formano il circolo anastomotico di Willis. Aspetto fondamentale di questi studi è la comprensione del significato funzionale della morfologia dei grandi vasi posti alla base dell'encefalo. Willis infatti, tramite esperimenti sui cani, riconosce l'importanza dal punto di vista fisiopatologico di queste formazioni, che sono in grado di consentire un compenso ematico nel caso in cui le vie di comunicazioni principali risultino ostruite. Inoltre nella sua opera Cerebri anatome del 1664 conia il termine neurologia per indicare la disciplina che studia il sistema nervoso e fornisce la prima descrizione della miastenia grave.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagine 176-177

Durante il XVII secolo vi sono i primi tentativi di indagine microscopica del tessuto nervoso. La tecnologia del tempo risulta però insufficiente e questo spiega alcune cattive interpretazioni, come quella dell'anatomista olandese Frederik Ruysch, secondo il quale la corteccia cerebrale era costituita da piccolissimi vasi sanguigni. Risultati migliori furono conseguiti nel secolo successivo quando Felice Fontana, nel suo Traitè sur le venin de la vipere (1781), descrive il tronco encefalico come un fascio costituito da piccoli cilindri, avvalorando l'ipotesi sostenuta da Van Leeuwenhoek già nel 1717.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagina 177

XVIII secolo

Il diciottesimo secolo inizia con la prima osservazione dell'incrocio bulbare delle vie piramidali (decussatio piramidum), osservato nel 1709 da Domenico Mistichelli e descritto dettagliatamente l'anno successivo da Francois Pourfour da Petit.

Nel campo della neurofisiologia il principale esponente è Albrecht von Haller, autore degli Elementa physiologicae corporis humani. Von Haller distingue l'irritabilità (o contrattilità), proprietà comune a diversi tessuti, dalla sensibilità, caratteristica esclusiva del tessuto nervoso. Questi concetti, che non presentano riferimento alcuno agli spiriti galenici, costituiscono l'inizio della moderna fisiologia del sistema nervoso.Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagina 178

Il fenomeno dell'azione riflessa, già indagata da Cartesio che ne aveva fornito un'interpretazione in chiave meccanicistica, viene approfondito dagli esperimenti di Robert Whytt. Whytt descrive il riflesso pupillare alla luce e opera una netta distinzione tra azioni involontarie e volontarie. In particolare, tramite esperimenti sulla rana, dimostra che il riflesso è causato da connessioni nervose che non si realizzano nell'encefalo ma all'interno del midollo spinale.

Verso la fine del secolo nasce l'elettrofisiologia. Osservando la capacità di alcune specie di pesci, come le torpedini, di produrre una scossa elettrica, ci si interroga se anche il cervello sia caratterizzato da attività elettrica. È Luigi Galvani che riesce a dimostrare, tramite una serie di esperimenti sulla rana, la presenza di attività elettrica nel cervello, negando definitivamente l'antica ipotesi secondo la quale l'energia necessaria per l'attivazione e il funzionamento del sistema nervoso risiedeva nello “spirito animale".Rondelli, Storia delle discipline mediche, op. cit., pagina 179

Sul versante della neuropatologia è di fondamentale importanza l'adozione del metodo anatomo-clinico nello studio della malattie, propugnato fortemente dall'opera di Giovanni Battista Morgagni. Tra le sue numerose e dettagliate osservazione si ricordano una serie di importanti studi su l'idrocefalo, i tumori e la paralisi cerebrale.

In ambito clinico, William Cullen sostiene come la malattia manifesti un disturbo del sistema nervoso collegato ad un eccesso e ad una carenza della sua attività. Cullen respinge definitivamente la teoria umorale e distingue le malattie tra affezioni spastiche e adinamiche, dovute all'eccessiva o carente attività nervosa.