La chiesa di San Giovanni Battista in Vico, o in Villico o Gerusalemme (dai Cavalieri di Malta, detti anche Gerolosomitani, che possedevano terreni in zona e avevano sede al Ronco, quartiere vicino alla chiesa stessa), detta comunemente chiesa dei Cappuccinini, è una chiesa di Forlì, che in origine sorgeva fuori dalle mura cittadine, oltre la Porta Cotogni nel vicariato est della diocesi di Forlì-Bertinoro.
Storia La chiesa venne realizzata in occasione del primo insediamento dei frati cappuccini a Forlì. I Cappuccini provenivano da Bologna e, all'epoca in cui a Forlì era vescovo monsignor Bernardo de' Medici (1528-1551), decisero di aprire nella città il terzo convento romagnolo. Ottenuta dal vescovo l'autorizzazione, i Cappuccini trattarono con Alessandro di Pietro Zanobio, abate di San Mercuriale, retta dai Vallombrosiani, per trovare un edificio che potesse ospitarli. L'abate concesse ai frati una piccola chiesa con annesso un edificio per l'alloggio (nel libro Campione conservato nell'archivio storico di Forlì, viene definita una "fabbrica"). La clausola era che, se fossero partiti i cappuccini, l'uso sarebbe tornato ai vallombrosiani. In questa modesta sistemazione, dal 1539, i Cappuccini abitarono per circa trent'anni, celebrando un Capitolo Provinciale e un Capitolo Generale.
Con la probabile crescita nel numero di monaci la piccola chiesa e l'edificio annesso risultarono insufficienti allo sviluppo della vita della comunità. Inoltre la zona si presentava paludosa e piuttosto lontana dalle porte cittadine. Paolo Bonoli, autore de La storia di Forlì dalle origini al 1661, riporta la notizia dell'abbandono del convento di San Giovanni Battista in Vico, equivocando la data, che colloca nel 1551, mentre nel Campione viene riportata la notizia che il vescovo di Forlì, Antonio Giannotti, aveva richiesto ai Vallombrosiani di riattivare il servizio religioso nella chiesa, rimastane priva, nel 1570, probabile data di spostamento dei Cappuccini. Questi si trasferirono entro le mura, edificando il complesso di San Giovanni Battista in Faliceto, che diviene quindi la seconda sede in ordine di tempo dei cappuccini a Forlì. Nel 1822 occuperanno l'ex convento dei Trinitari, oggi Santa Maria del Fiore, che abbandoneranno nel 2012.
Nel 1577 venne eliminato il complesso monastico e venne ristrutturata l'intera chiesa. Il nome cappuccinini divenne comune nel designare la chiesa dal 1588, quando, per breve tempo, ovvero fino alla soppressione, venne gestita dai Francescani Minori Conventuali Riformati, che indossavano un abito simile a quello dei Cappuccini, ma non erano in effetti Cappuccini. Da qui il nome popolare di Cappuccinini che resta alla chiesa stessa.
Nel 1884 la chiesa venne completamente ricostruita, mentre nel 1906, a seguito di una tempesta, fu necessario ristrutturare il campanile e parte della chiesa stessa.
Solo nel 1906, dopo l'abbattimento della cinta muraria cittadina, la chiesa venne dichiarata urbana. Nel 1939, il complesso dei Cappuccinini ricadeva in una zona soggetta al Piano Regolatore, ma i tempi si protrassero e in definitiva venne messo mano alla chiesa solo nel 1953. Tale intervento, voluto allo scopo di rispondere ad accresciute esigenze funzionali, comportò la creazione di una sorta di navata laterale destra, ricavata in parte da ambienti esistenti adiacenti all'aula, in fondo alla quale è ubicato un altare dedicato alla Madonna. Nel 1954, don Nicola Sintoni fece realizzare una sala teatrale dedicata a san Giovanni Bosco, ampliata nel 1964, con arena annessa, e destinata anche a proiezioni cinematografiche. L'insieme è stato oggetto di un intervento di consolidamento e restauro fra il 2014-2016.
Descrizione Esterno La pianta è a navata unica, terminante con un'abside semicircolare. Sul lato sinistro si hanno due cappelle laterali, fra le quali è innestato il campanile, che resta interno al corpo della chiesa. La zona sinistra termina con un altro ambiente adibito a sagrestia. Il lato destro ha subito variazioni con gli interventi novecenteschi e si presenta con una sorta di navata laterale terminante con un altare dedicato alla Madonna.
La chiesa è realizzata in muratura di laterizio intonacato. La struttura originaria era rivolta a occidente (come da regola che vuole l'abside collocato verso est) e dava verso la campagna e un cimitero, ma nell'Ottocento si scelse di cambiare orientamento, costruendo l'ingresso verso oriente, in modo che l'ingresso si trovasse in direzione della strada. La facciata, di sobrio impianto classico, è incastonata negli ambienti parrocchiali. Ha un portale centrale con sopra una modanatura e l'iscrizione con dedicazione: D O M IN HONOR S IOANN BAPT DICATUM. Più in alto, una finestra semicircolare dà luce alla controfacciata. Il tutto termina con un timpano di colore rosso bruno più scuro che presenta dentellature decorative.
Interno
Internamente la chiesa si presenta come un ambiente centrale con due cappelle a sinistra e una zona isolata a destra. La copertura è realizzata con una volta a botte costituita da archi che poggiano su paraste di ordine dorico composito. Ogni sezione della volta a botte termina con una lunetta che presenta una finestratura reale o dipinta.
Sull'altare maggiore si trova una tela di Francesco Fiorentini, raffigurante San Giovanni Battista e che imita un un'opera del Guercino custodita presso la pinacoteca civica.
L'intera decorazione pittorica si deve al lavoro del decoratore bolognese Aristide Reggiani e del pittore meldolese Cesare Camporesi e presenta finti bassorilievi e motivi ricorrenti con candelabre, fiori, cartigli. Nel catino absidale sono presenti le raffigurazioni delle Virtù Teologali, sotto forma di figure femminili, e in alto della colomba dello Spirito Santo, divisi da fasce di fiori.
Note
Bibliografia
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Categoria:Chiese di Forlì Forlì Giovanni Battista