Un serial killer, o assassino seriale, è un pluriomicida di natura compulsiva che uccide persone con caratteristiche comuni - come genere, età, sesso o professione -, con o senza regolarità temporale e con un modus operandi specifico.La natura compulsiva dell'azione, talvolta priva di movente, è in genere legata a traumi della sfera emotivo-sessuale, come isolamento sociale, comportamento irregolare, ossessioni narcisistiche, sessuali e altri.
Inoltre, a causa delle motivazioni precedenti, il soggetto spesso associa i suoi traumi e i moventi (distaccati dalla vittima) alle persone uccise, così si sviluppa un modus operandi che l'assassino applica a ogni omicidio. Può trattarsi di uno specifico metodo di omicidio, di una regola che l'assassino segue o di una tipologia di persone che uccide.
Origini e significato del termine
La "paternità" della denominazione di serial killer è generalmente attribuita ai profiler Robert Ressler e John E. Douglas, agenti speciali dell'FBI, primi a studiare in maniera sistematica il fenomeno dell'omicidio seriale dagli anni sessanta del XX secolo; ; ; .
Il primo utilizzo della definizione di "assassino seriale" ("Serienmörder") compare in Germania in un articolo scientifico del 1930, "Die Düsseldorfer Sexualverbrechen", scritto dal criminologo tedesco Ernst Gennat, investigatore e direttore della polizia criminale di Berlino nella prima metà del ventesimo secolo, in riferimento al caso di Peter Kürten, il "vampiro di Düsseldorf".
Tuttavia, vanno rilevate anche altre ipotesi relative alla definizione e al concetto.Reperibili su diverse pubblicazioni: dall'articolo in tedesco «Unterwelt», pubblicato su "Frankfurter Zeitung" il 18 maggio 1931 e scritto dal sociologo e teorico del cinema Siegfried Kracauer sul film M di Fritz Lang (in seguito ripubblicato in "From Caligari to Hitler. A psychological history of the German film", Princeton (NJ) 1947, trad. it. nuova ed. a cura di L. Quaresima, Torino 2001), fino alle attribuzioni più recenti, come quella proposta nel 2004 dalla scrittrice Ann Rule nel suo "Kiss Me, Kill Me" del 2004 e relativa al detective Pierce Brooks, promotore nel 1985 del Violent Criminal Apprehension Program (ViCAP), unità interna all'FBI, o quanto all'espressione affine serial murderer dallo storico Peter Vronsky che nel suo "Serial Killers: The Method and Madness of Monsters" ricorda che essa appare nel libro di John Brophy "The Meaning of Murder" del 1966, mentre il termine "serial murder" entrò nell'uso popolare statunitense dalla primavera del 1981, quando fu utilizzato dal "The New York Times" per il serial killer di Atlanta Wayne Williams.
Caratteristiche dei serial killer
Il serial killer è colui che commette due o più omicidi in località distinte, intervallati da un periodo di tempo, caratterizzato da una fase di "raffreddamento emozionale".
I serial killer possono essere suddivisi in serial killer organizzati e disorganizzati. Il serial killer organizzato si configura come individuo psicopatico, dotato di un quoziente intellettivo al di sopra della media, solitamente ben inserito in ambito sociale e razionale, e meticoloso. Nel caso, invece, del serial killer disorganizzato, si fa riferimento a un soggetto affetto da sociopatia, ridotto senso della realtà e a una forte impulsività.
Le motivazioni psicologiche dell'assassino seriale possono essere estremamente diverse, ma in gran parte dei casi sono legate a pulsioni di potere o a pulsioni sessuali, soprattutto con connotazioni sadiche. La psicologia dell'assassino seriale è spesso caratterizzata da una sensazione di inadeguatezza e da un basso livello di autostima, legati talvolta a traumi infantili come umiliazioni, bullismo o abusi sessuali, oppure a una condizione socio-economica particolarmente deprimente.; ; ; Il crimine costituisce in questi casi una fonte di compensazione da cui trarre una sensazione di potenza, di riscatto sociale. Queste sensazioni possono derivare sia dall'atto omicida in sé, sia dalla convinzione di poter superare in astuzia la polizia. L'incapacità di provare empatia per la sofferenza delle proprie vittime, altra caratteristica comune agli assassini seriali, è spesso descritta con aggettivi come psicopatica o sociopatica. Associata al sadismo e al desiderio di potere, essa può condurre alla tortura delle proprie vittime o a tecniche di uccisione che coinvolgono un supplizio prolungato nel tempo della vittima.
Molte assassine seriali sono considerate vedove nere, cioè donne che uccidono prevalentemente per ragioni economiche o di guadagnoKelleher, Michael D.; Kelleher, C.L. (1998), Murder Most Rare: The Female Serial Killer p. 12 e che preferiscono avvelenare o strangolare le loro vittime, mentre per i killer uomini l'omicidio comprende un grande coinvolgimento fisico e ciò include quindi armi bianche, armi da fuoco, o comunque qualsiasi oggetto che possa essere utilizzato come arma.
Data la natura morbosa, psicopatica e sociopatica della condotta criminale dell'assassino seriale, nella maggior parte dei processi l'avvocato difensore invoca l'infermità mentale. Questa linea di difesa, però, fallisce quasi sistematicamente nei sistemi giudiziari, come quello degli Stati Uniti, in cui l'infermità mentale è definita come l'incapacità di distinguere bene e male al momento in cui l'atto criminale si è consumato. I crimini degli assassini seriali sono quasi sempre premeditati e l'omicida stesso trova, non raramente, la propria motivazione nella consapevolezza del significato morale dell'omicidio.
Psicologia e sviluppo
Molti assassini seriali presentano disfunzioni di fondo. Spesso sono stati bambini maltrattati in senso fisico, psicologico o sessuale, anche se vi sono casi documentati in cui non risultano abusi. Da ciò potrebbe derivare la stretta relazione tra crimini e abusi subiti nell'infanzia. Ad esempio, John Wayne Gacy era spesso malmenato dal padre, deriso come "femminella" e insultato. Da adulto, stuprò e torturò 33 ragazzi accusandoli di essere "finocchi" e "femminelle", quando egli stesso era bisessuale. Richard Ramirez veniva spesso picchiato dal padre per motivazioni futili, mentre passava il tempo libero con il cugino reduce del Vietnam che gli raccontava della guerra e di come avesse ucciso e violentato numerose persone; in seguito alle violenze subite dal padre e anche a causa dei racconti morbosi riportati dal cugino, divenne il cacciatore notturno. David Berkowitz venne prima abbandonato dai genitori biologici; poi, alla morte per cancro della madre adottiva, venne abbandonato anche dal padre adottivo, che lo riteneva stupido, e da qui derivò il suo impulso all'omicidio. Albert Fish a cinque anni venne preso a frustate nell'orfanotrofio; da lì sviluppò le sue parafilie. In una coppia conosciuta come Barbie e Ken, Paul Bernardo (Ken) lo divenne quando scoprì di essere un figlio illegittimo.
Carroll Cole era stato violentato dalla madre, che voleva rapporti extramatrimoniali e forzava Cole a vederlo, picchiandolo e ordinandogli di assicurarle che non lo avrebbe detto al padre. In età adulta Cole uccise ogni donna "persa" che gli ricordasse sua madre, in particolar modo quelle donne sposate che cercavano avventure sessuali all'insaputa dei mariti. Di Pedro Alonso López, che nutrì un grande odio verso la madre, si sospettano almeno 350 omicidi: tutte le vittime erano donne che voleva punire per la misoginia sviluppata nel corso degli anni. Edmund Kemper veniva maltrattato dalla madre e dal padre, che successivamente lo abbandonò; da qui sviluppò fantasie violente che lo portarono a sterminare parte della famiglia. Ed Gein era figlio di una donna luterana e fanatica religiosa, che aveva trasmesso ai figli il concetto dell'innata immoralità del mondo, l'odio per l'alcolismo e il fatto che tutte le donne (esclusa lei) fossero prostitute; inoltre, il sesso era accettabile soltanto al fine di procreare. Ogni pomeriggio leggeva ai propri figli la Bibbia, in particolare passi dell'Antico Testamento che trattano della morte, dell'omicidio e della punizione divina. Una volta, sorprendendone uno mentre si masturbava nella vasca da bagno, gli afferrò i genitali, chiamandoli la "maledizione dell'uomo", e lo immerse nell'acqua bollente per punirlo. Ted Bundy, invece, aveva subito un trauma a causa della madre, che gli aveva mentito fino all'adolescenza, fingendo di essere sua sorella. La scoperta che quella che credeva essere sua madre era invece sua nonna e che quella che credeva essere sua sorella era invece sua madre gli sconvolse la mente.
Alcuni assassini seriali non sembrano essere soggetti a nessun tipo di abuso durante l'infanzia, anche se possono non essere stati riconosciuti e ceduti per l'adozione, oppure essere passati di parente in parente, creando il sentimento e la sensazione di non essere desiderati e senza radici, come, ad esempio, Gerald Stano. È spesso impossibile sapere esattamente cosa sia successo durante l'infanzia di ognuno, così alcuni di loro possono negare di aver subito abusi, mentre altri possono ingiustamente dichiarare di averlo subito; in tal modo sperano di catturare la compassione delle altre persone e dire agli psicologi ciò che desiderano sentirsi dire.
L'elemento di fantasia negli assassini seriali non va enfatizzato. Essi iniziano spesso a fantasticare di un assassinio durante l'adolescenza o anche prima. Le loro vite immaginarie sono molto ricche ed essi sognano a occhi aperti, in modo compulsivo, di dominare e uccidere le persone, spesso con elementi molto specifici della fantasia omicida che si renderanno evidenti nei loro crimini reali. Alcuni assassini sono influenzati dalle letture sull'Olocausto e fantasticano di essere responsabili di campi di concentramento. Comunque, in questi casi non è l'ideologia politica del nazismo ciò di cui godono o che li ispira, bensì semplicemente l'attrazione per la brutalità e il sadismo della sua applicazione.
Altri godono della lettura delle opere del Marchese de Sade, dal cui nome deriva il termine "sadismo" per via delle sue storie zeppe di stupri, perversioni, torture e omicidi. Molti fanno uso di pornografia, spesso violenta e incentrata sul bondage, anche se leggono riviste in cui vengono narrati veri casi di omicidio. Altri possono essere affascinati ed eccitati da materiale meno ovviamente discutibile. Jeffrey Dahmer, per esempio, affascinato dal personaggio dell'Imperatore Palpatine di Il ritorno dello Jedi, comprò addirittura delle lenti a contatto gialle per somigliare al personaggio malvagio, mentre diversi assassini seriali affermano che le loro fantasie sono state influenzate dalla Bibbia, in particolare dal Libro dell'Apocalisse. È il caso di Earle Nelson, omicida statunitense che strangolò e abusò dei cadaveri di almeno 22 o 25 donne.
Alcuni assassini seriali mostrano, nella fanciullezza, uno o più segnali di avvertimento noti come triade di MacDonald, composta da piromania, invariabilmente solo per il gusto di distruggere, crudeltà verso gli animali (zoosadismo) e enuresi oltre l'età in cui i bambini cessano di presentare tale comportamento.