Importante membro di Cosa nostra, godeva di grande prestigio all'interno dell'organizzazione. Dopo l'arresto fu uno dei primi mafiosi a cominciare a collaborare con la giustizia, durante le inchieste coordinate dal magistrato Giovanni Falcone; le sue rivelazioni permisero, per la prima volta, una dettagliata ricostruzione giudiziaria dell'organizzazione e della struttura della criminalità siciliana. Il suo contributo viene tuttora considerato fondamentale per aver dato inizio al declino del potere mafioso.
Biografia Le origini e l'infanzia
Nacque a Palermo il 13 luglio 1928 in una famiglia benestante, ultimo di diciassette figli, dei quali conobbe solo dieci, poiché gli altri erano già morti alla sua nascita. La madre, Felicia Bauccio, era casalinga mentre il padre, Benedetto Buscetta, era uno dei vetrai più apprezzati del quartiere. Fin da giovane condusse una vita irrequieta; secondo quanto egli stesso raccontò, ebbe la sua prima esperienza sessuale a otto anni, pagando con una bottiglia d'olio. Frequentò la scuola fino alla seconda media, ma con l'arrivo della seconda guerra mondiale abbandonò gli studi per dedicarsi ad altre attività. Iniziò a delinquere già durante l'adolescenza, organizzando attività illegali nel mercato nero, come il furto di generi alimentari e la falsificazione delle tessere per il razionamento della farina, diffuse durante il ventennio fascista. Durante il conflitto, si recò a Napoli insieme a un gruppo di siciliani, prendendo parte ad azioni armate contro alcuni soldati tedeschi e a episodi di saccheggio. Questo episodio contribuì a renderlo particolarmente noto a Palermo e ad accrescere il suo prestigio. Al suo ritorno in città, cominciò ad essere chiamato don Masino da chi lo ammirava e rispettava, ancora prima di entrare ufficialmente nel mondo mafioso.
L'ingresso in Cosa nostra
Nel 1944, a soli 16 anni, dopo la classica fuitina, sposò Melchiorra Cavallaro, dalla quale ebbe quattro figli: Felicia nel 1946, Benedetto nel 1948, Domenico e Antonio (Benedetto e Antonio saranno vittime della lupara bianca nel corso della seconda guerra di mafia). Dopo le nozze con la Cavallaro partì per Torino, dove trovò lavoro in una fabbrica di specchi, riuscendo a farsi apprezzare perché conosceva bene il mestiere, appreso nella bottega gestita a Palermo dal padre e dai fratelli. La nascita della primogenita Felicia lo portò a dover tornare a Palermo, tornando alle dipendenze del padre. Venne affiliato a Cosa nostra nel 1945, all'età di 17 anni, ed entrò a far parte del mandamento palermitano di Porta Nuova che già lo teneva sotto osservazione.P. Arlacchi, Addio Cosa Nostra. La vita di Tommaso Buscetta, Rizzoli, 1994.
Nel 1948, dopo la nascita del secondo figlio Benedetto, si trasferì in Argentina, aprendo una fabbrica di specchi a Buenos Aires. A causa della concorrenza fu costretto a rimodulare l'attività, ripiegando sulla realizzazione di portaritratti a specchio. Nel 1950, alla nascita del terzo figlio Antonio, si trasferì in Brasile, dove la sua fabbrica ebbe un discreto successo. Sua moglie tuttavia non riuscì ad adattarsi, tanto da non uscire più di casa e da spingere i figli a non imparare il portoghese, quindi, dopo aver venduto l'azienda, nel 1952 i Buscetta tornarono di nuovo a Palermo: qui Tommaso aprì un nuovo laboratorio a Termini Imerese insieme al fratello Fedele e si mise a disposizione del boss Gaetano Filippone, capo della "famiglia" di Porta Nuova, il cui gruppo svolgeva esclusivamente una funzione di supplenza dello Stato (appianava liti familiari, puniva i ladri, si occupava dell'assegnazione delle case popolari).
Nel 1955 Buscetta tornò, senza moglie e figli al seguito, a Buenos Aires, dove era in corso il colpo di Stato dei militari che avevano destituito il presidente Juan Perón. Dopo un mese di permanenza in albergo, dal quale non poteva uscire a causa del coprifuoco, tornò a Palermo. Si associò ai mafiosi Angelo La Barbera, Salvatore "Cicchiteddu" Greco, Antonino Sorci, Pietro Davì e Gaetano Badalamenti, con cui si occupò del contrabbando di sigarette e stupefacenti, diventando un pericoloso sicario e gregario specialmente alle dipendenze di La Barbera.
Nel 1958 venne arrestato a Taranto dai carabinieri mentre con due camion stava trasportando un carico di sigarette. Una volta tornato in libertà dopo aver scontato sei mesi di carcere, Gaetano Filippone lo redarguì pesantemente ricordandogli che, secondo il codice d'onore di Cosa nostra, non si poteva avviare un'attività illegale senza prima comunicarlo alla "famiglia"; il processo si chiuderà con una condanna a 55 milioni di multa, poi finita in prescrizione. Poco tempo dopo nel corso di un'indagine condotta dalla Guardia di Finanza, mentre si trovava in un albergo di Roma con l'allora amante, Wanda Persichini, venne arrestato insieme al corso Pascal Molinelli e al tangerino Salomon Gozal, indicati come i maggiori fornitori di sigarette e stupefacenti delle cosche siciliane, che si trovavano lì come lui; la contemporanea presenza dei due contrabbandieri rese la sua versione poco credibile e così trascorse tre mesi nel carcere di Regina Coeli.
Una volta tornato in libertà ebbe modo di frequentare i rappresentanti della famiglia Greco di Ciaculli – uno dei più noti, Michele Greco, diventerà il capo dei capi – e di conoscere i Corleonesi Luciano Liggio e Totò Riina. Divenne inoltre amico dei boss mafiosi italo-americani Charles "Lucky" Luciano e Joe Adonis, mandati in Italia perché dichiarati "indesiderabili" dagli Stati Uniti. In occasione di una tavolata in onore di Joe Bonanno raccolse le perplessità del boss italo-americano, preoccupato per la scarsa coesione delle famiglie dell'isola, proponendo di strutturare Cosa nostra con una sorta di governo per evitare spaccature e favorire una gestione pacifica dei vari affari; ciò porterà alla nascita della "Commissione", di cui si occuparono lo stesso Buscetta e Salvatore Greco.
Il ruolo nella prima guerra di mafia
Nel dicembre del 1962 la tranquillità all'interno di Cosa nostra venne scossa dall'omicidio di Calcedonio Di Pisa, che darà il via alla cosiddetta "prima guerra di mafia". Buscetta si schierò prima dalla parte di Angelo e Salvatore La Barbera, poi da quella di Salvatore Greco, tenendosi tuttavia nell'ombra per timore di essere ucciso. Buscetta finirà comunque nel mirino e, in particolare, sopravvivrà a un agguato nel centro di Palermo investendo i due sicari che stavano per sparargli. Nel 1963 Angelo La Barbera riuscì a sopravvivere a un agguato a Milano e venne arrestato mentre era ricoverato in un ospedale: la polizia, basandosi soprattutto su fonti confidenziali e ricostruzioni indiziarie, sospettò fortemente Buscetta, assieme al suo associato Gerlando Alberti, di essere fra gli autori dell'agguato e lo indicò come il principale sicario e sodale dei boss Pietro Torretta e Michele Cavataio, sospettandolo insieme a loro anche per la strage di Ciaculli, in cui morirono sette poliziotti. Negli anni successivi Buscetta ammetterà che aveva accettato l'incarico di uccidere La Barbera ma poi era stato anticipato da un altro gruppo di fuoco mafioso nel compiere l'agguato,John Dickie, Cosa Nostra, pp. 314-15 mentre per quanto riguarda la strage di Ciaculli e gli altri omicidi della prima guerra di mafia sostenne che erano imputabili soltanto a Michele Cavataio e non a lui per via della sua amicizia con Salvatore Greco.
In seguito alla strage, ricercato dalla polizia, fuggì in Svizzera e poi in Messico insieme alla sua nuova amante, la soubrette Vera Girotti (ex fidanzata del batterista Gegè Di Giacomo), conosciuta durante la bella vita fra i casinò e i locali della Costa Azzurra. Dopo qualche mese nascerà Alessandra, la loro prima figlia. Dopo un periodo di transizione trascorso in Canada e durato sei mesi, ottenne il visto per entrare negli Stati Uniti d'America, dove aprì una pizzeria con un prestito della famiglia Gambino dato che una buona parte delle risorse economiche che aveva accumulato stava finendo. Nel 1966 sposò la Girotti a New York e chiese alla prima moglie Melchiorra di raggiungerlo insieme ai figli, scelta che lo portò tuttavia a trovarsi in una situazione imbarazzante: avendo due famiglie, ognuna ignara dell'esistenza dell'altra, dovette dividersi tra due case. Aiutato dai figli Antonio e Benedetto, nel giro di poco tempo aprì altre due pizzerie.
Nel dicembre del 1968 Buscetta venne condannato in contumacia a dieci anni di carcere per associazione per delinquere nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia e, nello stesso processo, venne assolto per insufficienza di prove per le imputazioni riguardanti la strage di Ciaculli.
Nel 1971 la Commissione parlamentare antimafia della V Legislatura, presieduta dal deputato Francesco Cattanei, s'interessò alla figura di Buscetta indicandolo come uno dei principali boss mafiosi della nuova generazione e acquisì anche una lettera risalente al 1961 e firmata dal deputato democristiano Francesco Barbaccia in cui raccomandava al questore di Palermo di rinnovare il passaporto a Buscetta in quanto "persona che a me interessa moltissimo".
Gli anni negli Stati Uniti d'America e l'arresto in Brasile Nel 1970 Buscetta soggiornò sotto falso nome a Zurigo, Milano e Catania per partecipare ad alcuni incontri insieme a Salvatore Greco per discutere sulla ricostruzione della Commissione e sul coinvolgimento di Cosa nostra nel golpe Borghese. In occasione di tale viaggio, il 17 giugno 1970 in via Romilli a Milano, venne fermato ad un posto di blocco mentre viaggiava in auto con Gerlando Alberti, Salvatore "Cicchiteddu" Greco, Giuseppe Calderone, Gaetano Badalamenti e Gaetano Fidanzati, ma non venne riconosciuto poiché mostrò un passaporto falso, che recava il nome Adalberto Barbieri. Nello stesso periodo venne arrestato a Brooklyn e subito rilasciato dietro pagamento di una cauzione di dollari: il tentativo di chiedere la residenza con una falsa identità fallì poiché aveva provato ad usare il nome Manuel López Cadena, che apparteneva ad un sovversivo comunista messicano. Dopo tre mesi di carcere e una cauzione di 40 000 dollari (somma racimolata da Melchiorra e portata in America dal fratello Mariano secondo alcune fonti oppure pagata dall'altra moglie Vera secondo altre fonti), Buscetta venne rilasciato e trovò rifugio in Brasile, a Rio de Janeiro.