Hollywood Babilonia è un libro di Kenneth Anger uscito in Francia nel 1959 (col titolo Hollywood Babylone), che traccia una sorta di storia "infame" degli scandali, dei casi di cronaca nera e dei retroscena squallidi della colonia cinematografica di Hollywood, dagli esordi fino agli anni cinquanta. Ha avuto appendici e un nuovo volume (Hollywood Babilonia II) nel 1984, per coprire gli anni successivi.
Storia Il libro fu scritto a metà degli anni cinquanta e pubblicato in francese una prima volta nel 1959 da J.J. Pauvert, come Hollywood Babylone. L'edizione statunitense fu pubblicata nel 1965 per la Associated Professional Services di Phoenix, ma la ricchezza di dettagli scabrosi, legati spesso a personaggi ancora viventi, determinò uno scandalo che sottopose il libro a una rapida censura. Di fatto fu distribuito solo dieci anni dopo dalla Straight Arrow Press, nel 1975. La copertina riporta una foto di Jayne Mansfield che posa mettendo in mostra in maniera volgare i seni. Nel 1979 fu curata l'edizione italiana, tradotta da Ida Ombroni ed edita da Adelphi.
Nel 1984 fu pubblicato un sequel, Hollywood Babylon II, di formato più ampio e con notizie un po' più accurate, con episodi dagli anni venti agli anni settanta, ma che non ricevette l'attenzione del primo libro.
Per anni l'autore ha parlato della pubblicazione di un Hollywood Babylon III e in un'intervista del 2010 disse che il libro era già pronto, ma fermo in un cassetto "per la presenza di un intero capitolo su Tom Cruise e scientology".
Nel 2008 è uscito un libro intitolato Hollywood Babylon: It's Back! scritto da Darwin Porter e Danforth Prince, che non ha nessun legame con Anger: quest'ultimo non ha denunciato gli autori, ma ha detto di aver lanciato loro una "maledizione" della scuola di Thelema.
Contenuto Scritto con uno stile beffardo e sagace, ricco di giochi di parole e doppi sensi, il libro delinea una contro-storia di Hollywood attraverso alcuni casi emblematici che, dall'epoca del muto, avrebbero via via trasformato l'immagine della "Città dei Sogni" in quella di un luogo di perdizione, peccato, miseria e talvolta incubo. Ricco di immagini, tra cui alcune molto forti legate a scene di delitti, suicidi o incidenti, il libro prende spunto dalla Babilonia in cartapesta ricreata agli albori della storia hollywoodiana per le scene di Intolerance, film del 1916 di D. W. Griffith: da allora l'ombra della metropoli antica, eguagliata e superata dal sobborgo cinematografico di Los Angeles, sarebbe "caduta su Hollywood come un serpente arcaico [...imprimendo...] il marchio di Nuova Babilonia a Hollywood, il cui influsso malefico rivaleggiava con la leggendaria depravazione del modello originale".
Capitoli Alba di peccato
Il primo capitolo parla della nascita di Hollywood e dei suoi primi colossal, tra cui spicca Intolerance di D. W. Griffith, con le sue mastodontiche scenografie babilonesi che restarono per anni a marcire nei pressi di Sunset Boulevard. Nasceva in quegli anni lo star system, con la predilezione del pubblico per certi interpreti, trasformando il disprezzato ruolo dell'attore in qualcosa di fondamentale importanza commerciale, fonte di fama e di reddito. L'autore chiama questi "nuovi sovrani" la "Gente d'Oro", che attraversarono gli anni dieci in uno stato di grazia, reggendo con disinvoltura questa nuova parte assegnata loro dalla società, oppure cedendo e venendo risucchiati presto dall'anonimato. Nella colonia cinematografica dell'epoca esisteva una libertà pressoché totale, limitata solo negli anni successivi, che faceva sì che andasse sullo schermo un po' di tutto, dalle torbide allusioni sessuali della prima vamp Theda Bara (che Anger definisce, contrariamente alla sua immagine cinematografica, una "borghesuccia timorata e perbenino"), alle menzioni esplicite sull'uso di stupefacenti, come la cocaina che compariva in farse della Keystone con Douglas Fairbanks (il detective "Coke Ennyday", "cocaina tutti i giorni").
I pettegolezzi esistevano, ma non facevano da padrone sulla stampa. Il pubblico accorreva sempre più numeroso al cinema e gli anni venti si aprirono come l'epoca d'oro del cinema americano, per la travolgente attività creativa e per gli incassi stratosferici, che permettevano agli addetti una vita fatta di follie a ripetizione. Nasceva in quegli anni però anche un sottile e strisciante paura nevralgica che tutto potesse svanire da un momento all'altro: stelle si offuscavano improvvisamente e ognuno si domandava chi sarebbe stato il prossimo capro espiatorio. In queste circostanze il pubblico si dimostrava inflessibile: una divinità fragile veniva abbattuta, mentre una nuova stella non aspettava altro che di sorgere.
Ideali infranti Il primo grave scandalo che coinvolse un personaggio di Hollywood fu quello del suicidio di Olive Thomas, nel 1920, attrice denominata "la ragazza ideale" sposata al fratello dell'influente Mary Pickford, Jack, a sua volta definito come "ragazzo ideale". Ma i retroscena della sua scomparsa rivelarono una realtà ben lontana dall'idillio, in cui i due sposini erano vittime della tossicodipendenza da eroina. I titoloni con "Olive Thomas schiava della droga!" generarono uno scandalo che si abbatté su Hollywood, con le associazioni di Protezione e Prevenzione che si scagliarono contro il mondo del cinema e lo stesso arcivescovo di Chicago Mundelein che si scomodò per pubblicare un libro che metteva in guardia le giovani donne dai pericoli di Hollywood.
Fastidi grassi
Il secondo grande scandalo che sporcò per sempre la reputazione di Hollywood è quello della star delle comiche Roscoe "Fatty" Arbuckle, accusato di omicidio a sfondo sessuale della starlette Virginia Rappe durante una festa senza freni tenutasi a San Francisco il 5 settembre 1921. La ricostruzione di Anger è colpevolista nei confronti del comico "ciccione" della banda di Mack Sennett, che finì senza lavoro e sul lastrico, sofferente di alcolismo e dimenticato da tutti (a parte l'amico Buster Keaton), fino alla sua morte per infarto a 46 anni.
Panico alla Paramount Nel giro di meno di un anno alla Paramount, casa produttrice dei film di Arbuckle, scoppiò un altro scandalo con l'assassinio del suo regista William Desmond Taylor, in cui erano implicate alcune star dell'epoca quali Mabel Normand e Mary Miles Minter in alcuni torbidi risvolti sessuali.
All'insegna delle forbici Per rifare la faccia all'industria del cinema arrivò allora a Hollywood William Harrison Hays, che promulgò, quale presidente dell'appena costituita associazione della Motion Picture Producers and Distributors of America Inc., il suo famoso codice di regolamentazione della condotta, con "clausole di moralità" nei contratti coi divi, e dei contenuti cinematografici, che bandì qualsiasi cosa sconveniente.
Una serie di investigatori privati venne sguinzagliata per creare rapporti sulla moralità dei divi del cinema, fornendo presto una lista nera ai produttori, un elenco che si rivelò molto peggiore delle aspettative, con centodiciassette professionisti hollywoodiani ritenuti pericolosi per la loro condotta nella vita privata.
Wally senzapensieri Uno dei primi della lista era Wallace Reid, divo di punta della Paramount già provata dal ritiro dei film di Arbuckle e di Mary Miles Minter. Reid era un tossicodipendente da morfina che aveva iniziato a consumare la sostanza per reggere al ritmo forsennato delle riprese dei film d'azione motoristica, nel cui genere si era specializzato. Nel 1922 venne spedito in un manicomio privato e il 18 gennaio 1923, a trent'anni, morì nella sua cella. Sua moglie, Dorothy Davenport, fu un'attivista contro il consumo delle droghe e girò gli Stati Uniti in lungo e in largo per fare conferenze sull'argomento.
Bagni nello champagne Nonostante la censura di Hays, i divi di Hollywood si fecero più furbi e attenti nel difendere la propria vita privata. Nonostante l'avvento dei proibizionismo, i trafficanti di alcol lavoravano a pieno ritmo. Alcol adulterato, di provenienza clandestina, fu all'origine delle scomparse di Art Acord, divo dei western, e di Leo Maloney.
Eroine dell'eroina
Un attore gregario della troupe di Mack Sennett, "il Conte", era segretamente uno spacciatore che avviò all'eroina e ad altri stupefacenti numerosi personaggi dell'epoca, stroncandone le carriere. Vengono ripercorsi i casi di Barbara La Marr, Alma Rubens e Juanita Hansen.
I nuovi Dei Chi non aveva problemi continuò, seppure con maggiore discrezione, a fare la baldoria di sempre. Gli anni ruggenti a Hollywood sono costellati dagli eccessi sontuosi e dallo sfarzo reso possibile dai compensi stellari. Un lusso regale trionfava nelle abitazioni di Gloria Swanson, Rodolfo Valentino, Marion Davies, Pola Negri, Barbara La Marr, Harold Lloyd, Tom Mix, John Gilbert, Clara Bow, Charles Ray, Mae Murray e molti altri. Rubinetterie d'oro massiccio, macchine fuoriserie, barche e pellicce non erano poi così rari nella vita delle star. Incredibili feste venivano date nelle case in stile ispano-moresco, in cui l'alcol scorreva a fiumi, nonostante il proibizionismo.
Charlot e le ninfette Il capitolo parla dei chiacchierati flirt di Charlie Chaplin, da Peggy Hopkins Joyce alla minorenne Mildred Harris.
Lo-Lita Anche questo capitolo è dedicato a Chaplin e alla sua leggendaria relazione con la sedicenne Lilita McMurray (lui all'epoca aveva trentacinque anni) che, con l'astuzia della madre di lei, Nana McMurray, riuscì, dopo il matrimonio, due figli e un divorzio, a spillare un bel po' di soldi dalla celebrità.
La nave dei folli Una ricostruzione della scandalosa morte di Thomas H. Ince durante un party sulla barca privata del magnate William Randolph Hearst, alla presenza di numerosi divi, tutti reticenti. Nonostante il comunicato ufficiale parlasse di "indigestione", un domestico avrebbe diffuso la notizia, prima tra la comunità degli inservienti e poi arrivata ai giornali, di una morte per arma da fuoco, che il magnate della stampa avrebbe messo a tacere in qualsiasi modo. Forse legato a una scenata di gelosia verso la compagna Marion Davies, il misterioso sparo venne messo a tacere anche da una giornalista presente, che da allora ebbe una sfolgorante carriera sui giornali di Hearst: Louella O. Parson.
Rudy non era rude? La vita di Rodolfo Valentino e le accuse di scarsa virilità, fino alle leggende sulla sua morte, compresa la presenza di un gruppo di false camicie nere escogitata dall'impresa di pompe funebri.
Porco unno Un capitolo sulle dicerie di depravazione che circondavano la figura di Eric von Stroheim, le sue "orge" filmate a porte chiuse negli studios e le sue conoscenze di personaggi legati ai pionieristici praticanti del sadomaso.
Hollywood in prima pagina Il regno incontrastato di Louella Parsons e Hedda Hopper nelle prime pagine dedicate agli scandali cinematografici.
Ohibò, quella Bow!
La vicenda di Clara Bow e della pubblicazione, da parte di una domestica, del lungo elenco di suoi amanti. Ne nacque uno scandalo che, sebbene in sede giudiziaria vide la vittoria della Bow, portò a una graduale eclissi della sua carriera, con una serie di crolli nervosi che ne richiesero più di una volta il ricovero in strutture specializzate.
Cupo tramonto