La clipeologia (dal latino clipeus «scudo»Per la forma "a scudo" attribuita ai cosiddetti dischi volanti, con la parte centrale superiore svettante simile all'umbone di un antico scudo.) o paleoufologia è la branca dell'ufologia che si occupa dei presunti contatti con oggetti volanti non identificati che sarebbero avvenuti nel passato, anche remoto, dell'umanità. La disciplina prende il nome dalla presunta corrispondenza individuata dai suoi sostenitori con alcuni testi dell'antichità latina, nei quali compaiono riferimenti a «scudi volanti» o «fiammeggianti», interpretati come descrizioni di fenomeni assimilabili agli UFO. Al pari dell'ufologia, la clipeologia è una pseudoscienza e le sue affermazioni non hanno valore scientifico.

Origine Nel suo libro del 1953 intitolato Flying Saucers, l'astronomo e scettico Donald Menzel riportò uno strano fenomeno raccontato da Plinio il Vecchio e lo spiegò come un fenomeno naturale; in seguito a ciò, alcuni studiosi e appassionati di UFO hanno cominciato a ricercare nei testi di autori antichi i racconti di strane apparizioni nei cieli, compilando liste di tali fenomeni e ritenendoli simili, spesso acriticamente, ai moderni UFORichard Stothers, Unidentified Flying Objects in Classical Antiquity, The Classic Journal 103,1-2007.

Il termine clipeologia fu coniato nel 1959 dall'italiano Umberto Corazzi, che lo fece derivare dalla parola "clypeus", nome dello scudo dei legionari dell'Antica Roma, in riferimento ai racconti di apparizioni di "clypei ardentes" (scudi di fuoco) riferiti da vari autori latiniMalini-Campaniolo, op.cit.. In Italia le idee inerenti alla clipeologia vennero diffuse dalla rivista Clypeus, fondata a Torino nel 1964 dal giornalista Gianni SettimoFranco Ossola, Dizionario enciclopedico di ufologia, SIAD Edizioni 1981, voce "Settimo, V. Gianni"., mentre al di fuori dell'Italia il termine clipeologia non ebbe fortuna e si preferì quello di paleoufologiaPier Luigi Sani, Clipeologia e archeologia spaziale, Il Giornale dei Misteri, n. 214, agosto 1989.

Tra i principali sostenitori di queste teorie vi sono gli italiani Gianni Settimo, Solas Boncompagni, Pietro Panetta e Paolo Navone, il francese Robert Charroux e i britannici W. Raymond Drake, Desmond Leslie e Harold T. Wilkins.

Nella letteratura romana Il primo a usare il termine clipeus per indicare un oggetto volante fu lo scrittore latino Plinio il Vecchio, che nella Naturalis historia (II, 100) riferisce il prodigio «Clipeus ardens ab occasu ad orientem scintillans pervolavit solis occasu» («Uno scudo infuocato, scintillante, attraversò il cielo da occidente a oriente al tramonto del sole»). Nel IV secolo lo scrittore Giulio Ossequente nel Liber Prodigiorum (cap. 45) riferì l'apparizione di un oggetto circolare simile a uno scudo nel cielo (traendo forse l'informazione da una fonte comune). Infine, riferimenti a clipei flagrantes («scudi fiammeggianti») compaiono anche nelle Naturales quaestiones di Seneca, che nel Libro I (1,15) scrive: clipei quoque et alia complura ignium genera («anche scudi [luminosi] e numerosi altri generi di fuochi»), includendo tali manifestazioni tra i fenomeni luminosi osservabili nel cielo, e nel Libro VII (20,2) menziona i clipei ardentes o clipei flagrantes («scudi ardenti» o «fiammeggianti») come fenomeni celesti sottoposti all'indagine naturalistica.

Campo di interesse La clipeologia afferma che il fenomeno dei presunti avvistamenti di UFO non sarebbe esclusivo dell'epoca contemporanea, ma che oggetti sconosciuti sarebbero stati testimoniati in cielo anche in passato, e che tali testimonianze sarebbero assimilabili a quelle contemporanee. Oggetto di interesse dei clipeologi sono le opere letterarie e artistiche del passato come testi sacri, cronache, diari di viaggio, libri di bordo, dipinti, ecc.Malini-Campaniolo, op. cit., nell'ambito dei quali affermano di identificare presunte testimonianze di avvistamenti di oggetti inusuali.

La clipeologia si differenzia dall'archeologia spaziale, corrente dell'archeologia misteriosa, perché quest'ultima è orientata a ricercare le tracce della presunta presenza di visitatori extraterrestri in epoca preistorica e protostorica nei reperti archeologici; le due discipline vengono tuttavia ritenute complementari. Si differenzia inoltre dalla teoria degli antichi astronauti perché quest'ultima non si limita a supporre che siano avvenuti avvistamenti di UFO nei secoli passati, ma ritiene che alcuni popoli antichi abbiano avuto contatti con visitatori extraterrestri e che questi abbiano influenzato lo sviluppo della civiltà umanaMalini-Campanioli, op. cit..

Il limite temporale della clipeologia non è chiaramente definito: secondo alcuni autori, dovrebbe terminare nel giugno del 1947, data in cui è iniziata l'ufologia a seguito dell'avvistamento di Kenneth Arnold; secondo altri autori dovrebbe invece terminare con la prima guerra mondiale, periodo in cui l'aereo cominciò a diffondersiFranco Bandini, op. cit., mentre secondo altri dovrebbe terminare quando cominciano a essere diffuse le fonti giornalistiche, cioè nell'Ottocento.

Riferimenti in letteratura

Secondo i sostenitori delle teorie clipeologiche, nella letteratura antica vi sarebbero numerose segnalazioni di oggetti volanti che si muovevano nel cielo. Spesso tali fenomeni sono stati attribuiti a divinità o entità soprannaturali, ma in altri casi, come nelle cronache o in altri testi storici, gli autori avrebbero cercato di descrivere ciò che vedevano senza confonderlo con immagini mitiche o religiosePier Giorgio Viberti, op. cit..

Diodoro Siculo ha raccontato che nell'Antica Grecia il condottiero Timoleone avvistò una torcia volante durante un viaggio in mare tra la Grecia e la Sicilia.

Nell'Antica Roma, autori come Plinio il Vecchio, Tito LivioTito Livio, Ab urbe condita, libro XXI, cap. 62, 4: «navium speciem de caelo adfulsisse» "dal cielo era apparsa la visione splendente di navi". e Giulio Ossequente hanno raccontato l'apparizione nel cielo di torce, fiaccole e scudi ardenti e riferito anche l'apparizione di due soli o due lune, mentre Seneca nelle Naturales quaestiones ha riferito dell'apparizione di travi luminose; Cicerone, nel De divinatione, ha riferito anche di un'apparizione del Sole di notte.

Anche nelle cronache del Medioevo si trovano riferimenti a scudi ardenti, come quelli comparsi in cielo a Sigiburg nel 776 e descritti negli Annales Laurissenses, all'epoca di Carlo Magno, ma anche a croci luminose, come quella comparsa a Firenze nel 1301 e descritta dallo storico Dino Compagni nella Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi.

Nel Rinascimento vi sono riferimenti a travi volanti infuocate, come quella segnalata da Leone Cobelli nel 1487 a ForlìLeone Cobelli, Cronache Forlivesi e quella segnalata da Benvenuto Cellini vicino a Firenze intorno al 1550Benvenuto Cellini, La Vita, Autobiografia. Nel 1487 Giacomo Trotti scrisse da Milano che apparve "una balla [palla] de focho assai grossa in aere a Cassino, la quale vien in castello per lo barcho [parco] adirectura a la torre del castello sopra la camera dove se fece la dieta [riunione], et lì la despare [scompare]". Nel 1496 Bernardino Corio scrive che "di notte sopra il castello [di Milano] apparvero grandissimi fuochi" a preannunciare la morte della duchessa Beatrice d'Este. Quest'ultima apparizione è stata messa in relazione da alcuni storici con quella avvenuta esattamente nei medesimi giorni sul cielo di Parma, come raccontato da Ludovico Cavitelli nei suoi annali: una "fax ignea" cioè una fiaccola (un bagliore di fuoco), con tre stelle nella parte inferiore e altrettante nella superiore, del colore del prassino, con orribili facce d'uomini, apparve in cielo e fu udita muggire; contemporaneamente i campi erano corrosi dai bruchi. Dello stesso avvenimento parla Elia Cavriolo nella sua Storia di Brescia, sebbene riferendolo all'anno successivo: "apparve in cielo una falce che sopra di sé aveva tre sanguinose stelle, e sotto tre altre di color verde, ed apparve un'orribil faccia d'uomo che con grandissimo spavento de' riguardanti muggiva in aria. E l'eruche, et altri vermi, non solo nocere all'Herbe, et a sterpi, ma agl'huomini ancora".Storia della citta di Parma continuata: 1484 - 1500. 5, Angelo Pezzana, Ducale Tip., 1859, pp. 342-343.

Le cronache del Cinquecento hanno tramandato due famosi eventi, il Fenomeno celeste di Norimberga del 1561 e il Fenomeno celeste di Basilea del 1566.

Nel 1680 il cronista Erasmus Francisci nel libro Der Wunder ha riferito di avvistamenti di navi volanti avvenuti nei paesi del Nord Europa sul Mar Baltico nella seconda metà dei Seicento e in un caso avvenuto nel 1665 sarebbe apparso tra le navi un oggetto circolare avente la forma di "un cappello da prete"Illobrand von Ludwiger, Best UFO Cases -Europe, National Institute for Discovery Science, Las Vegas, 1998.

Riferimenti nella pittura italiana ed europea del Medioevo e Rinascimento Secondo alcuni ufologi, una delle possibili testimonianze del possibile passaggio di UFO in passato sull'Italia verrebbe dall'arte del XIV-XVI secolo. Infatti, secondo i sostenitori di tali teorie, alcuni dipinti sembrerebbero raffigurare corpi volanti le cui caratteristiche ricorderebbero da vicino quelle descritte dai testimoni di presunti avvistamenti o dai cosiddetti contattisti. Gli storici dell'arte forniscono per tali presunti UFO interpretazioni tradizionali.Diego Cuoghi, The Art Of Imagining UFOs., in Skeptic, July 2004, pagg. 43-51. Vedi anche Arte e UFO? No grazie, solo arte per favore.

Tra i principali vanno ricordate: la Madonna con Bambino e San Giovannino esposta nella sala di Ercole di palazzo Vecchio a Firenze, in cui pare apparire un oggetto somigliante a una nave volante; la Tebaide di Paolo Uccello, per la presenza di un oggetto volante "a cappello da prete"; la Glorificazione dell'eucaristia di Ventura Salimbeni, dove sembra essere rappresentato un globo simile a un moderno satellite; la Natività di Pinturicchio a Spello dove appare un globo luminoso dall'aspetto metallico; la Madonna di Foligno di Raffaello dove compare un grosso corpo luminoso che cade sul tetto di un edificio; l'Annunciazione di Ascoli di Carlo Crivelli; il Battesimo di Cristo di Aert de Gelder.

Critiche e spiegazioni scientifiche La clipeologia è una teoria che non ha nessun riscontro scientifico, dunque incontra l'opposizione degli scettici, ma anche tra gli ufologi si ammette che le presunte manifestazioni di UFO nel passato non possono essere provate con certezza. Il linguaggio usato dagli autori antichi è infatti pre-scientifico e le metafore usate nelle descrizioni derivano spesso dal mondo agricolo. A volte inoltre non è chiaro se l'autore stia descrivendo il fenomeno in modo neutrale o lo stia interpretando. Inoltre è stato obiettato che la descrizione dei fenomeni celesti viene effettuata secondo il moderno metodo scientifico a partire dal SettecentoIllobrand von Ludwiger, Best UFO Cases-Europe, National Institute for Discovery Science, Las Vegas, 1998. Per tali motivi, le interpretazioni dei clipeologi rimangono incerte e a volte appaiono piuttosto forzate.

Un'interpretazione scientifica di questi eventi descritti dagli autori antichi non è agevole; tuttavia in certi casi, dalla descrizione dei fenomeni e dal reperimento in altre fonti della registrazione di fenomeni naturali coevi sia di natura terrestre (terremoti, eventi meteorologici, ecc.) sia astronomica, è stato possibile ipotizzare spiegazioni scientifiche, come pareli, paraseleni, bolidi, stelle novae, aurore boreali e luci telluriche.

Riferimenti basati su fonti dubbie